Sunday, March 30, 2008

Gli Albanesi hanno salvato tutti gli Ebrei in Albania durante la II Guerra Mondiale

In Albania tutti gli Ebrei sono stati salvati dagli Albanesi durante la Seconda Guerra Mondiale.
Importante, no? Noi per Perlasca abbiamo fatto (a ragione) film e rassegne, ma ciò che hanno fatto gli Albanesi per gli Ebrei è ancora poco noto.


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PeaceReporter
Albania - 28.3.2008
Skandenberg's list
In Albania tutti gli ebrei sono stati salvati durante la Seconda Guerra Mondiale
di Roberta Barazza
New York ha ospitato, nei mesi scorsi, una mostra che ha messo in luce la storia dimenticata degli ebrei salvati in Albania durante la Seconda Guerra Mondiale: ''Besa: A Code of Honor/Albanians who Rescued Jews during the Holocaust''.

Il fatto è poco noto, perchè il regime comunista di Enver Hoxha, nei quasi 50 anni di dittatura successivi alla Seconda Guerra Mondiale, ha tenuto nascosti questi e molti altri documenti, riapparsi poi nel 1990. Una delegazione statunitense, recatasi in Albania, ha avuto accesso agli archivi degli anni della dittatura di Hoxha. Joe Dioguardi, rappresentante del Congresso Usa giunto a Tirana, inviò a Tel Aviv le testimonianze relative agli ebrei salvati e i documenti furono confermati e ritenuti autentici.
Ora anche l'Albania è stata aggiunta all'elenco dei ''Giusti tra le Nazioni'', cioè quelle persone o enti che hanno salvato ebrei dall'Olocausto. Anzi l'Albania ha un primato eccezionale: è l'unico paese che può vantare di aver salvato tutti gli ebrei presenti nel suo territorio.
Prima della Seconda Guerra Mondiale gli albanesi in Albania erano circa 200 e, alla fine del conflitto, erano oltre 2000.
Presenze ebraiche nel territorio albanese sono testimoniate fin dai tempi dei romani.
Perchè poterono salvarsi tutti gli ebrei in Albania? Per l'isolamento di cui godeva questo paese in un contesto europeo invece fortemente influenzato dall'ideologia fascista e nazista, ma soprattutto grazie alla cultura albanese, basata su un codice morale detto kanun e in particolare su una sua parte detta Besa, secondo la quale è un dovere inderogabile difendere la vita umana di chiunque, anche a costo della propria.
Il codice kanun, che per vari aspetti determina ancora la cultura albanese, prescrive una serie di regole di comportamento che, durante le successive invasioni straniere in Albania, hanno rappresentato l'identità stessa del popolo albanese. Essere albanese significava, prima ancora che abitare nel territorio albanese o obbedire al potere politico di quel territorio, rispettare il codice kanun.

lo yad vashem a gerusalemmeNel corso della storia questo codice si è a volte contrapposto al potere in Albania. E nei casi di conflitto tra potere politico ufficiale e regole proposte dal kanun, quest'ultimo veniva prima del rispetto di altre forme di potere.
Il codice kanun ha anche aspetti ormai inaccettabili, come il delitto d'onore o il dovere di vendicare anche con l'omicidio i torti subiti.
Ma un aspetto positivo e straordinario di questo codice è quello che ha portato alla salvezza di tutti gli ebrei che si sono rifugiati in Albania per sfuggire dall'Olocausto: il codice prevede l'obbligo di difendere la vita umana minacciata, chiunque sia in pericolo, albanese o straniero. Anzi il codice kanun non riconosce la parola 'straniero': Esistono gli 'ospiti', ma non gli 'stranieri'.
Durante la Seconda Guerra Mondiale gli albanesi hanno nascosto gli ebrei nel loro territorio, sia per iniziativa privata, sia per scelta delle autorità che si sono rifiutate di consegnare ai fascisti nel 1939 e ai nazisti nel 1943, le liste con i nomi degli ebrei presenti nel territorio. Il pericolo di ritorsioni, specie durante l'occupazione nazista, era molto alto, ma i cittadini albanesi e le autorità difesero gli ebrei, nascondendoli nelle case, procurando loro documenti falsi, travestendoli da contadini, spostandoli da un luogo all'altro per sfuggire alla morte.
Se si pensa che nella regione dei Balcani, su circa 70mila ebrei in pericolo, solo il 10 percento è sopravvissuto all'Olocausto, la straordinaria importanza del comportamento dell'Albania in quegli anni risulta ancora più evidente. Anche gli albanesi del Kosovo, del Montenegro e della Macedonia hanno contribuito alla salvezza di molti ebrei aiutandoli a rifugiarsi in Albania che era, appunto, durante la Seconda Guerra Mondiale, il luogo più sicuro in Europa.

Tuesday, March 25, 2008

Rugantino

Ieri ho visto 'Rugantino' (registrazione RAI proposta in DVD con l'Espresso) con Enrico Montesano, per la regia teatrale di Garinei e Giovannini.
Lo spettacolo è bellissimo. La recitazione, tra gli altri, di Montesano, Aldo Fabrizi, Bice Valori, Alida Chelli, è straordinaria. Le musiche, tra cui 'Ciumachella' e 'Roma no' fa' la stupida 'stasera', bellissime.
I riferimenti alla tradizione delle maschere e della Commedia dell'Arte, che arriva fino a Benigni, sono evidenti.
Sembra che noi italiani siamo conosciuti come dei Rugantino. Il personaggio rappresenta l'immagine, se vogliamo stereotipata, dell'italiano tipico: 'bono de' core' e 'omo der popolo', un po' furbetto come Arlecchino, ma non cattivo. Gli piacciono gli scherzi e l'allegria, ma non è malvagio. Sembra che l'italiano sia da sempre contro la pena di morte: 'er boja' in quest' opera ambientata a fine '800, non era simpatico a nessuno e aveva persino perso la prima moglie per questo suo mestiere.
L'italiano non è il francese della 'grandeur' o l'inglese che si sente ancora erede dell'impero britannico. In Italia prevale la tradizione populista. Anche adesso non c'è una grande divisione sociale. Una vera alta borghesia in Italia non c'è mai stata.
Rugantino è l'italiano come lo si conosce all'estero: dongiovanni, bonaccione, furbo, allegro e spiritoso, ma incapace di grandi malvagità.
Ciò che si allontana nell'opera dallo stereotipo è, secondo me, la conclusione: troppo tragica. Tutto il musical è uno sfoggio di scherzi e burle, di allegria e voglia di vivere. E, alla fine, la morte di Rugantino lascia troppo amaro in bocca. Noi preferiamo le conclusioni da compromesso, stile Peppone e Don Camillo.
Anche in questo, però, c'è molto della tradizione italiana: la nostra incapacità di renderci conto della gravità dei problemi e della conseguenza delle nostre azioni. E anche l'idea che, in fondo, siamo sempre un po' vittime, in quanto 'popolo', cioè sottomessi, mai padroni, piuttosto servi, degli stranieri, dei potenti, siano essi i politici o il clero. C'è anche nell'opera l' autocommiserazione tutta italiana di chi subisce ingiustizie, ma non sa imporre la giustizia. Rugantino ci vede bene, capisce come stanno davvero le cose, sa chi ha torto e chi ha ragione, ma non può reagire, non riesce a trovare una soluzione, una via d'uscita.
E molto spesso, in 'Rugantino' e in tutta la storia italiana, finisce peggio del previsto.

Monday, March 24, 2008

Bush al Trubunale Internazionale dell'Aja

Secondo me Bush dovrebbe essere convocato dal Tribunale Internazionale dell'Aja che si occupa di crimini contro l'umanità.
Il suo intervento in Iraq non è giustificato. L'Iraq non c'entra quasi niente con il terrorismo internazionale e l' 11 settembre. Le armi di distruzione di massa, che hanno giustificato l'intervento, non sono mai state trovate.
Se lo scopo era quello di punire i terroristi e ristabilire la sicurezza nel mondo non hanno risolto molto: subito dopo l'attacco americano ci sono altri numerosi attentati in varie parti del mondo. In seguito sono stati catturati vari terroristi ma quasi nessuno in Iraq.
Sono circa un milione gli iraqeni morti in questi 5 anni di guerra.
I soldati americani morti sono circa 4000.
A questi si aggiungano i casi di violenze spesso mortali dovuti agli squilibri psichici riportati dai soldati rientrati in patria. Le persone uccise in USA dai soldati rientrati (spesso erano loro familiari o amici) sono circa 150.
A ciò si aggiunga il numero dei soldati rovinati dalla guerra: persone senza gambe, senza braccia o deformati in vari modi.
Vi sono poi le violenze subite dalle soldatesse americane da parte degli stessi commilitoni americani: circa 1 soldatessa su 3 ha subito violenze.
Si aggiunga a ciò la rovina di un paese intero: case, strutture sociali, monumenti, opere d'arte distrutti in Iraq.
Si aggiunga anche la crisi economica americana: molte famiglie americane sono a rischio mutui insolvibili; la disoccupazione è aumentata; la spesa per l'Iraq è enorme mentre la popolazione americana è in crescente difficoltà economica.
In questi giorni ho sentito le interviste a due autorevoli iraqeni: uno scrittore che ora vive a Parigi, e un prete cattolico. Entrambi hanno detto che la presenza americana ha rovinato il pease. Era meglio sotto Saddam Hussein, perchè non vi era libertà di espressione ma si viveva. Ora il pericolo di violenza e di morte è una costante. Non vi è la minima sicurezza. I generi di prima necessità sono molto meno di prima. La divisione tra gruppi etnici è aumentata. I cristiani sono a rischio continuo di violenza perchè si trovano tra due fuochi nel conflitto tra musulmani sunniti e sciiti, e lasciano sempre più il paese con conseguente grave perdita per tutto l'Iraq perchè se i cristiani sono solo il 4 % della popolazione, essi costituiscono quasi il 40 % della forza lavoro qualificata.
Tutto questo senza motivi validi.
Tutto questo in violazione del rispetto della sovranità nazionale, che si può giustificare solo in caso di gravi crimini contro l'umanità e nel tentativo di difendere vittime di violenza.
Qui la violenza maggiore è invece entrata in Iraq con l'esercito americano.

Sunday, March 23, 2008

Pensiero Puro

Sarà che ho frequentato soprattutto facoltà umanistiche, ma una cosa che sorprende nelle università italiane è lo scollamento tra realtà (concreta, sociale, delle altre persone) e il mondo degli accademici italiani. Sottolineo italiani perchè, secondo la mia esperienza in fatto di università straniere, all'estero la cosa è molto diversa.
In Italia ho studiato o lavorato nelle università di Udine, Venezia e Urbino.
All'estero nelle università di Klagenfurt (Austria), Varsavia (Polonia), Tetovo (Macedonia), West Lafayette (USA).
Ero impressionata in Italia dall'incapacità degli accademici italiani di porsi in relazione agli altri (o almeno a noi poveri studenti plebei) in maniera concreta. Con concreta intendo la loro incapacità anche solo di rivolgere la parola, comunicare in modo normale, dare informazioni concrete relative a corsi di studio, programmi accademici, attività universitarie.
Fino all'inverosimile: vi sembra possibile che un' assistente di tedesco non sappia darvi nessuna informazione su possibilità di studio e insegnamento in Germania? A me è capitato.
Vi sembra possibile che un professore con cui per un paio d'anni ho elaborato un tema di dottorato non mi abbia mai rivolto la parola se non in risposta a mie domande, non mi abbia mai mandato un'email anche solo per informazioni accademiche? Normal (in Italy), Watson.
Vi sembra normale che una persona frequenti da anni ben due università quasi quotidianamente, e all'improvviso le piomba addosso un problema molto grave che sconvolge visibilmente la sua vita tanto che da un giorno all'altra abbandona corsi e esami e non si fa più vedere, e nessuno chiede niente? A me non sembra normale, ma questo è quel che succede in Italia.
Dopo aver studiato tanti anni in Italia mi rendo conto ... di aver buttato via un sacco di tempo. Non per lo studio in sè, ma per ambienti accademici che danno pochissimo e che non ti arricchiscono per niente.

All'estero è molto diverso. Quando ho cominciato a studiare a Klagenfurt ero molto sorpresa anche solo dal fatto che col professore di dottorato si chiacchierasse con familiarità o si prendesse il caffè al bar o si andasse a pranzo insieme.
Quel professore, tra l'altro, diceva che 'Italien ist ein grosses Theater', e si riferiva in particolare alle università e alla teatralità e inconsistenza di tante loro attività.
Diceva anche che gli accademici italiani sono dei piccolo borghesi che, proprio perchè piccolo borghesi, ci tengono molto a distinguersi dai professori di scuola superiore o dai lettori delle università, un po' come i piccoli commercianti ci tengono molto a non essere confusi con i contadini. Capirai: col sistema universitario italiano basato sul merito (merito??), cioè su raccomandazioni e privilegi di famiglia, ovviamente la differenza tra insegnanti di scuola che per quanto bravi non potranno mai lavorare nelle università italiane, e loro, i docenti luminari delle accademie italiane, il divario è di certo incolmabile.
Poi vai in America e scopri anche lì che questo snobismo degli accademici italiani fa ridere i polli. Lì la familiarità tra studenti e accademici è enorme. E' quasi un unico mondo comune in cui l'interscambio tra studenti e studiosi è fluido e continuo. E questo ovviamente significa mobilità molto più dinamica tra le due sfere.
Poi ricordo che quando ho tradotto un libro di psichiatria uno psichiatra mi diceva che ancora oggi tra pratica psichiatrica e teoria molto spesso il divario è enorme. Per cui esimi studiosi continuano a scartabellare libri e a intendersene di pubblicazioni, ma magari non ne sanno molto di malati psichiatrici in carne ed ossa. Un professore italiano di cultura indiana mi ha anche detto che molti accademici italiani in questo settore sanno tutto su codici e libri di cultura indiana, ma non sono mai andati in India.

Insomma noi poveri mortali, a vedere certi comportamenti nel mondo accademico, diremmo: 'Ma questi non fanno niente di concreto, niente che valga qualcosa di reale'.
E invece no. Noi comuni mortali non cogliamo il valore di Pensiero Puro che si cela dietro questo comportamento che ci sembra quanto meno strano.
Loro pensano. Non serve a niente per la società, ma loro pensano. Che plebe ignorante, incapace di comprendere il valore del Pensiero Puro!

Saturday, March 15, 2008

3. Condanna USA e UE per l'attacco dei palestinesi alla scuola rabbinica.



HO CERCATO LA STESSA DECISA CONDANNA DA PARTE DI USA E UE PER L'ATTACCO DI ISRAELE AI PALESTINESI. NON L'HO TROVATA.

Tuesday, March 11, 2008

Il 'delitto' dei fratellini di Gravina

I fatti di cronaca successi a Gravina sono piuttosto inquietanti: ovviamente per la morte dei piccoli in luoghi che dovrebbero essere chiusi al pubblico per la sicurezza di tutti, ma anche per la piega presa dagli sviluppi dell'inchiesta.
Se la caduta accidentale del bambino finito nello stesso pozzo in cui sono stati ritrovati i poveri Ciccio e Torre non avesse fatto scoprire per caso i due cadaveri, il padre sarebbe rimasto in galera per tutta la vita accusato di duplice omicidio e occultamento di cadavere.
Che il padre dei fratellini fosse un manesco e che possa essere accusato anche di violenza sui piccoli, passi, ma che egli rischiasse di finire in carcere per tutta la vita in base a prove inesistenti e a ipotesi infondate, questo resta molto inquietante.
Chissà quanti sono in carcere senza prove effettive e in base a congetture che un caso fortuito come a Gravina potrebbe stravolgere.
La cosa ancora più inquietante è che i giudici, dopo aver appurato che i cadaveri non mostravano segni di violenza e che la caduta non poteva essere conseguenza di un delitto precedente, continuavano a ribadire l'accusa, e il Pappalardi rimaneva in carcere ancora per omicidio intenzionale. Evidentemente scocciava ai giudici, agli avvocati dell'accusa e a inquirenti vari, dover ammettere un clamoroso errore. Solo dopo vari giorni hanno finalmente ammesso che il padre non è direttamente responsabile dell'omicidio, bensì - notizia di oggi - di abbandono di minore.
Abbandono di minore? Ma se sono stati visti fino a pochissime ore prima della scomparsa proprio insieme al padre!
Certo che questi giudici ... pregare il cielo di non finirci tra le grinfie.
Si va dal delitto di Cogne in cui, onestamente, è sempre stato piuttosto evidente che c'era solo la madre in presenza del bambino ucciso, a un delitto in cui la giustizia italiana ha costruito gravi responsabilità, per caso rivelatesi poi infondate.

Monday, March 10, 2008

routine scolastica

In una delle scuole dove insegno i ragazzi sono un po' 'vivaci'.
Una mia collega mi ha raccontato che hanno inventato un gioco nuovo: il gioco del 'facciamo scappare il professore'.
Consiste nell'impedire, in modo organizzato, qualsiasi attività didattica finchè l'insegnante, esasperato, non ne può più e lascia la scuola. Guarda caso, lì gli insegnanti durano pochetto e c'è un via via continuo di personale con, credo, spese enormi da parte della scuola. Rinnovare continuamente contratti è di certo molto dispendioso.
Appena l'insegnante apre bocca per dire qualcosa relativo al programma, accendono la musica dei loro Hypod o interrompono subito ad alta voce per dire delle cose insignificanti, o urlano o fanno rumori strani con la voce o con oggetti.
Tutto ben organizzato, bisogna dirlo.
Ma nell'ultima lezione ho reagito dando 4 ad ogni cosa troppo strana. E siccome si vantavano di fregarsene del tutto delle proteste dell'insegnante, necessariamente i 4 sono fioccati.
Al che i ragazzi hanno cominciato a preoccuparsi.
Uno di loro, ho notato, mi ha anche filmata con il telefonino, sperando forse che andassi in escandescenze, ma non ha avuto molte soddisfazioni. Oltretutto questo viola la privacy ed è contro la legge; potrei farlo presente alle autorità, se volessi.
Tra le tante chicche sentite, c'è quella di un ragazzo che mi ha detto: 'Se ti trovo fuori ti spappolo il cervello'. O quella di uno che alla fine dell'ora ha cercato di rubarmi il registro, chiedendomi di dimostrare che è mio.
Ma dopo che son fioccati vari 4 e che i ragazzi, andati a protestare dal preside, hanno, aimè, sentito che per il momento i 4 restano sul registro, lo stesso ragazzo citato sopra ha cambiato politica e, venuto buono buono in prima fila con il libro ben aperto davanti, diceva ai suoi compagni: 'Ragazzi, buoni, la professoressa sta parlando' e mi mandava bacetti per farsi perdonare.
Che sia un buon sistema per tentare di insegnare qualcosa? Che altro potere abbiamo noi insegnanti?

Trionfo di Mastella ?

Non capisco il senso di trionfo di Mastella.
Contento di aver affossato un'inchiesta?
Mastella ha impedito l'inchiesta di De Magistris, e i giudici gli hanno dato ragione per gli errori di procedimento formale del PM.
Resta che le ipotesi di reato sollevate da De Magistris sono state messe a tacere e quindi non si saprà mai se Mastella è colpevole o innocente.
Nessuno diceva che Mastella era colpevole, visto che l'inchiesta non è neanche cominciata.
Ma Mastella può vantarsi di aver ragione solo se l'inchiesta che lui ha impedito può essere proseguita da De Magistris e si arriva a dimostrare la sua innocenza.
Mi sembra una cosa molto all'italiana: oscuriamo le accuse, le spostiamo, le mettiamo a tacere, visto che toccano i più potenti.

Sunday, March 9, 2008

dal Messico

Volevo far conoscere il lavoro di Rafael Rojas Pérez, di Città del Messico, che a soli 24 anni, dopo la laurea in italiano, ha già scritto 5 libri sulla lingua italiana e il suo insegnamento.
Ha una sua casa editrice, Coccolina Edizioni

www.coccolinaedizioni.com

(Coccolina è il nome del suo cane)

Ho collaborato per la pubblicazione del suo ultimo libro
'Esatto!', corso di italiano per stranieri.
Voglio ringraziare Rafael per avermi citata nell'intervista, ascoltabile nel sito sopra riportato, rilasciata a Adela Micha, presentatrice della principale radio nazionale messicana.

Thursday, March 6, 2008

scenette tra i banchi di scuola

A volte tra i banchi di scuola si assiste a scenette esileranti.
Dopo aver letto un brano su Dickens in inglese, ad uno studente di prima superiore chiedo:
'What's the topic of this passage?' (qual è l'argomento di questo brano?)
Risponde lo studente:
'The topic? Beh ... il caso più eclatante in Italia è quello di Pantani ...'
'Pantani?', chiedo esterefatta, mentre anche altri studenti in classe lo guardano sorpresi.
'Beh ... sì ... Pantani ... no? ... Ah, the topic ... Avevo capito il doping.'

Tuesday, March 4, 2008

Anno scolastico in Italia

Gli italiani non amano la semplicità, evidentemente. Lo dice tutta la nostra tradizione culturale e lo confermano molti stranieri.
A me sembra che si potrebbe semplificare di molto la struttura dell'anno scolastico in Italia.
Credo che sia più che sufficiente se lo stato offre ai ragazzi italiani un anno scolastico in cui i ragazzi devono studiare, e se non raggiungono una media sufficiente ripetono l'anno.
Penso che gli studenti dovrebbero ricevere alla fine di un anno scolastico una media simile al voto, comprensivo di tutte le materie, che ricevono alla maturità. Se la media è sufficiente bene, se no si ripete l'anno.
Troppo semplice?
L'anno scolastico, come è organizzato ora, è in stile superbarocco all'italiana: i ragazzi hanno una pagella alla fine di ogni quadrimestre. Però dopo il primo quadrimestre si devono recuperare le insufficienze del quadrimestre stesso ma anche del debito formativo, se non recuperato, dell'anno precedente. Queste insufficienze si recuperano con corsi costosissimi che ogni scuola deve organizzare verso marzo e che sono ore in più per i ragazzi che, se forse migliorano nelle materie del recupero, rischiano di peggiorare in altre.
Poi c'è quest'anno il complicatissimo problema se i corsi di recupero per gli studenti che non finiscono l'anno con tutte le sufficienze debbano essere fatti alla fine dell'anno scolastico, a giugno o luglio, o poco prima dell'anno scolastico successivo, a fine agosto o inizio settembre.
E poi se il ragazzo non ha recuperato l'insufficienza, a luglio o a settembre, che fa? E' bocciato o promosso? E lo viene a sapere a settembre?
Tutto questo con spese enormi da parte dello stato.
Ma non ci sono debiti pubblici dello stato ancora molto alti in Italia? E' intelligente una spesa scolastica così grande? Non è meglio fare un semplice anno scolastico in cui alla fine ogni studente ha un voto conclusivo medio che deve essere sufficiente? Se no ripete l'anno. Non può bastare?
I corsi di recupero sono pagati molto di più delle ore di lezione normali. Naturalmente fa comodo anche a me fare lezioni di recupero e le sto facendo. Ma non mi sembra un buon uso di denaro pubblico.
E' davvero necessario tutto questo barocco o sono bizzarrie di ministri di destra o di sinistra che devono sempre complicare qualcosa per dimostrare di aver cambiato il programma e aver lasciato la loro impronta nella storia dello stato italiano?

Monday, March 3, 2008

'Caos calmo'

Qualche giorno fa è uscito su Repubblica un articolo del solito giornalista americano critico nei confronti dell'Italia: dico solito perchè poi è comparsa subito la replica dell'intellettuale italiano di turno che accusa gli americani di essere troppo critici e superficiali nei confronti del nostro paese.
In quell'articolo c'era un'immagine che mi sembra, invece, azzecatissima: il giornalista americano diceva che gli italiani troppo spesso assomigliano a quel Nanni Moretti di 'Caos calmo' che sta sulla panchina, osserva le persone che passano, è un po' inebetito, certo anche per vicende personali dolorose, ma non agisce, è incapace di reagire ai problemi e preferisce vedere passare il mondo senza entrarvi.
Mi sembra molto azzeccata. E' vero che la superfretta che c'è in USA, dovuta ad un'organizzazione del lavoro superproduttiva, può sembrare eccessiva e impedire anche solo tranquilli e disinteressati rapporti umani, ma è sicuramente vero che spesso in Italia la gente vede problemi mastodontici ma nessuno muove un dito per risolverli. Oppure si agisce in modo teatrale, come se si sentisse la necessità di intervenire ma al massimo si mostra di interessarsene, senza in realtà fare qualcosa che serva davvero a risolvere i problemi.

Sunday, February 24, 2008

www.insegnareitaliano.blogspot.com

Qualche mese fa in USA ho costruito il blog www.insegnareitaliano.blogspot.com con il quale mi proponevo di raccogliere molte offerte di lavoro per insegnare italiano all'estero, come ho fatto io spesso in questi ultimi anni.
Di recente aggiorno poco il blog e, se c'è tempo, spero di riprendere a metterci le offerte che trovo. Ma una conseguenza molto piacevole di questo fatto è che ho ricevuto moltissime email di persone, specie giovani, laureati o laureandi, che vorrebbero insegnare all'estero. E spero di aver dato qualche utile informazione. So che alcuni sono già all'estero anche in seguito alle informazioni che ho passato. Sono molto contenta di aver sostenuto, in questo modo, la mobilità e la ricerca all'estero di lavori che non è sempre facile trovare nel nostro paese.

Tuesday, February 19, 2008

Italiani online

Le statistiche dicono che l'Italia è un paese con un livello di informatizzazione molto basso in Europa. Gli utenti web sono pochi; la diffusione di internet e computer è bassa.
Le solite statistiche negative nel confronto con gli altri paesi europei.
Però, bisogna dirlo, un primato informatico ce l'abbiamo: per phishing noi siamo i secondi nel mondo. Il 14,3 % della criminalità informatica di tutto il mondo parte dall'Italia. Ci supera solo la Spagna, con il 14,8%. Poi Brasile col 10,7 %, Israele con l'8,4%, Francia con il 6,5% e poi percentuali sempre più basse.
Significativo, no?


da La Repubblica del 18 febbraio 2008

Alitalia

Ieri sera ho visto il programma di Minoli 'La Storia siamo noi' su Rai3. L'argomento era l'Alitalia.
La compagnia di bandiera era nata subito dopo la guerra e fino agli anni ''60 funzionava benissimo, anzi sembra fosse una delle migliori in Europa.
Poi con la crisi del petrolio degli anni '70 cominciano i problemi.
Problemi che sono stati un po' tamponati dalle privatizzazioni e dalla distribuzione delle azioni tra i privati; cioè i lavoratori dell'Alitalia, dai semplici operai ai quadri dirigenti, partecipavano alle azioni della compagnia e in questo modo ottenevano non solo gli stipendi dati dal loro lavoro, ma anche degli utili derivanti dalle azioni. Questo andava bene fino a che l'Alitalia era una compagnia che produceva redditi. Ma quando i bilanci si sono fatti più rossi, la partecipazione azionaria non era più un grande vantaggio.
Negli anni '90 si pensava di costruire un grande centro aereo a Malpensa, un hub simile a quello di Francoforte o Londra. E la KLM si era dichiarata interessata a partecipare al progetto e sostenerlo anche finanziariamente, visto che riteneva Malpensa un possibile brillante fulcro del traffico aereo.
Poi per vari anni c'è stato un continuo tira e molla tra intenzione di proseguire nel progetto e freni per impedirlo: gli ecologisti non accettavano l'uso di Malpensa perchè la zona appartiene al Parco del Ticino; i governi che si son succeduti avevano idee sempre più confuse; col passaggio dal governo Prodi al governo D'Alema il nuovo Ministro Treu blocca il progetto; lo Stato Italiano entra in conflitto con la Regione Lombardia, in quanto i cittadini di Milano e della Lombardia ritenevano Linate, più vicino a Milano, una sede migliore per il traffico aereo.
La cosa che più mi ha colpito è che la povera KLM, che all'inizio era entusiasta del progetto e lo considerava una manna dalle potenzialità enormi, alla fine si è ritirata (e le si può dare torto?) perchè in Italia non si riusciva ad arrivare ad una decisione. E la poveretta addirittura ha dovuto pagare una multa enorme per ritirarsi da un progetto bloccato dall'Italia stessa. Ha accusato l'Italia di 'unreliability', cioè inaffidabilità (ma va?), e ancora una volta in Italia si son spesi molti soldi e non si è concluso niente.

Sunday, February 17, 2008

kosovo 2

Ora ho le idee più chiare su quanto l'autodeterminazione dei popoli sia lecita.
Penso che sia proprio lecita, se risponde alle democratiche intenzioni della maggioranza di una popolazione.
Nel caso del Kosovo, dopo la proclamazione di indipendenza la situazione è questa: la maggior parte degli stati riconosce o riconoscerà l'indipendenza del Kosovo. La Serbia e la Russia no. E anche altri stati sono contrari: Cipro, Spagna, Bulgaria ...
Penso che tutti i popoli, come le persone singole, abbiano il diritto all'autodeterminazione. Così come tutti gli stati hanno il diritto a riconoscerla o meno. Ma, in un contesto moderno, senza l'uso della violenza, bandita da tutti i codici civili.
La Serbia non vuole riconoscere l'indipendenza del Kosovo? Può tagliargli i viveri, se vuole. Anche la Russia. E' una loro scelta, e un loro diritto.
Ma se il Kosovo può sopravvivere da solo o con gli aiuti dei paesi che ne riconoscono l'autonomia, deve accettare eventuali ritorsioni economiche, ma resta liberissimo di scegliere come gestirsi.

dubbi

Premetto che non sono più cattolica e non ho chiese da difendere.
Premetto anche che lo scorso anno in USA mi rendevo conto che gli italiani sono visti come popolo dalla dubbia moralità e dai costumi alquanto depravati. E non solo in USA.
Un mio professore americano addirittura è arrivato a dire che nel passato si veniva in Italia più che per il tour culturale nei luoghi del Rinascimento o delle rovine romane, per fare turismo sessuale a buon prezzo.
E aggiungo che anche per me stare in Italia è un problema serio per l'insopportabile volgarità che una donna deve continuamente sopportare.
Ora, sorprende anche la forte avversione che si sente in Italia per la Chiesa Cattolica, tacciata continuamente per le sue interferenze nelle vicende italiane.
Avendo passato quasi un anno in USA, la cosiddetta interferenza della Chiesa Cattolica sbiadisce al confronto con la presenza continua di clero e religiosi nelle TV e media americani e nella vita quotidiana.
Il dubbio che mi viene è questo: è la Chiesa Cattolica che interferisce troppo, o sono gli italiani particolarmente allergici a discorsi puritani o moralisti perchè il clima generale è di degrado, volgarità e immoralità?

stalking

TG3 di oggi:
un siciliano ha stuprato qualche anno fa tre sorelline. E' stato in carcere per un anno, e poi è uscito. In questi giorni lo stesso stupratore ha stuprato un'altra bambina di 4 anni.

A me è andata meglio:
nel 2001 un maniaco comincia a seguirmi a Venezia rendendo la mia vita un inferno. Un caso di stalking, che sembra abbia portato solo pochi giorni fa alla prima condanna da parte di un tribunale italiano. Per allontanarmi ho perso la sicurezza economica, casa e lavoro. Sono stata anche molto all'estero a lavorare, per fortuna. Ora sono di nuovo in Italia, e il maniaco continua a seguirmi. Non c'ho mai avuto a che fare, ma dopo anni il problema è lo stesso. E torna a essere un problema serio rimanere in questo paese.

Saturday, February 16, 2008

Kosovo

Tutti col fiato sospeso per quel che succederà domani nei Balcani: la proclamazione unilaterale d' indipendenza del Kosovo.

Dopo le guerre nei Balcani degli anni '90, si diceva spesso che appartenere ad un'Europa unita avrebbe scongiurato altri simili disastri. Anche per questo c'è da augurarsi che tutti i paesi balcanici entrino presto nella Comunità Europa.

Domani si guarderà col fiato sospeso a ciò che sta succedendo nei Balcani, ma io penso che, proprio per il ruolo cresciuto dell'Europa in questi anni, non si arriverà ai disastri degli anni '90.
Improbabile che Belgrado da sola (anche se appoggiata dalla Russia, aimè) pensi di affrontare con le armi una decisione che trova concordi il Kosovo, quasi tutti i paesi europei, e gli USA.
Se si arriva ad una definizione pacifica di questo nuovo assetto geografico, vuol anche dire che l'Europa è diventata più unita e più forte. Staremo a vedere ...

Sono stata nei Balcani per molti mesi nel 2005 e 2006. Ero lì anche quando Rugova è morto, dopo molti anni di malattia. Ero lì anche quando il Montenegro ha proclamato l'indipendenza.
Ciò che mi ha sorpreso è che di una possibile indipendenza del Montenegro non si era quasi mai parlato. Da un giorno all'altro ci si accorge che i montenegrini preferiscono l'indipendenza (e una maggiore vicinanza all'Europa) alla compagnia dei loro cugini serbi.
Da un giorno all'altro. E l'hanno ottenuta subito.

Invece dell'indipendenza del Kosovo si parla da molto. Ma i kosovari non sono ancora riusciti a creare uno stato indipendente.
Ho sempre pensato che se c'è un popolo nei Balcani che merita l'indipendenza, quello è proprio il popolo kosovaro. Per vari motivi: perchè quasi tutto il Kosovo è popolato da albanesi che con i serbi hanno poco in comune, per motivi culturali (lingua, etnia, religione) e per motivi storici (li hanno divisi guerre sanguinose e gli scontri etnici degli anni '90).
Nella guerra balcanica degli anni '90 gli albanesi del Kosovo hanno pagato un prezzo enorme, forse il prezzo più alto; e solo questo dovrebbe, secondo me, impedire che la Serbia possa esprimersi troppo. I serbi hanno danneggiato gli albanesi del Kosovo in maniera gravissima e per questo, credo, non hanno diritto di pretendere altro da una regione che, anche per quel che ha subito, ha il diritto all'autodeterminazione.

I miei amici albanesi di Tetovo mi hanno detto che non è vero che il Kosovo è così povero. Lo è, ma anche perchè la parte più ricca di esso (il nord, nella zona della città di Mitrovica, a maggioranza serba) ha delle grandi ricchezze (anche metalli preziosi, tra cui l'oro) il cui controllo è in mano serba.
Mi hanno detto anche che è ingenuo pensare che una ragione importante da parte dei serbi per impedire l'indipendenza del Kosovo sia quella di proteggere i monasteri cristiano-ortodossi dagli albanesi kosovari che sono musulmani e che distruggerebbero quel patrimonio culturale.
E infatti sembra che i monasteri ortodossi servano, oltre che per pregare e proteggere opere d'arte religiose, anche per nascondere criminali di guerra. Sembra infatti che addirittura Mladic sia un finto frate, nascosto in qualche convento, e protetto dai diritti riservati ai luoghi di culto.

Quando da Banja Luka ho preso il treno per Sarajevo, una ragazza seduta vicino a me mi ha aiutato a leggere il quotidiano che avevo comprato a Banja Luka: un articolo con foto diceva che Mladic, il criminale di guerra più ricercato nei Balcani, era stato visto al ristorante con sua moglie, nei pressi di Banja Luka. Come a dire: i serbi non sembrano troppo intenzionati a pagare tutti i loro crimini di guerra e a consegnare i criminali di guerra, come ben sa l'ex Procuratrice del Tribunale dell'Aja, la italo-svizzera Dal Ponte, che per anni ha tentato di costringere i serbi a consegnre Mladic e Karazdic, e che ora c'ha rinunciato, trasferendosi a dirigere l'ambasciata svizzera a Buenos Aires.

Poi c'è la questione della Grande Albania, che faceva sorridere i miei amici albanesi. Questo spauracchio della Grande Albania, cioè una presunta intenzione da parte degli albanesi di formare un grande territorio che potrebbe destabilizzare i Balcani, sembra più un strumentalizzazione politica per negare l'indipendenza ad uno stato che è sempre stato un po' la Cenerentola dei Balcani, anche sotto Tito. E, infatti, come si può pensare che due stati economicamente deboli come il Kosovo e l'Albania possano mettere a rischio la sicurezza politica, culturale e economica di un' Europa Unita? Questa idea della Grande Albania veniva strumentalmente accostata al tema del terrorismo internazionale: si voleva far pensare ad una sorta di 'invasione', anche culturale, di musulmani nell'Europa cristiana.

Credo che quello che vogliono gli albanesi sia l'indipendenza, un miglioramento delle condizioni di vita e un ruolo più rispettato in un contesto che li ha schiacciati, specie nella storia più recente: il Kosovo, per i soprusi nell'area balcanica, e l'Albania stessa, per l'incubo di anni di storia (dal dopoguerra agli anni '90) tra i più oscuri e drammatici di tutta l'Europa.

Wednesday, February 13, 2008

come pagano (pagano?) le scuole italiane

I supplenti come me possono essere pagati dal Tesoro per supplenze lunghe, e allora il pagamento è abbastanza regolare e avviene ogni mese, oppure dalle singole scuole per supplenze brevi.
E qui il problema sembra più grande.
Lavoro da dicembre per una supplenza di pochi mesi e non sono stata ancora pagata. Da dicembre. Siamo a febbraio e non ho ancora visto lo stipendio di dicembre.
La cosa mi sembra piuttosto grave anche perchè un lavoratore ha bisogno anche solo di sapere quando può contare sul suo stipendio.

Thursday, January 31, 2008

Peter Schneider

Sulla Repubblica del 31 gennaio 2008 lo scrittore tedesco Peter Schneider scrive, parlando dell'Italia degli ultimi anni:
"La volgarizzazione e il machismo dei media televisivi in Italia, le scollacciature balzate in prima serata nelle trasmissioni delle reti private di Berlusconi e ormai anche nei media statali, non hanno precedenti in Europa occidentale."
Meno male che ogni tanto trovo conferme a quanto penso io stessa.
Cammino in giro per l'Italia irrigidita dal disgusto per la volgarità che si percepisce ovunque. Ciò dipende da molestie pesanti che mi infastidiscono da molto tempo, ma che mi sembrano ormai parte del clima generale del Paese.
E dico spesso, quasi per giustificare il mio rifiuto di quest' atmosfera, come se io dovessi sentirmi in colpa, che all'estero l'Italia colpisce per questa volgarità, bassezza, immoralità.
Ma vallo a spiegare agli italiani. Alla fine sono io in minoranza e chi vive sempre in Italia forse non si accorge neanche più di questa volgarità insopportabile.

I politici lavorano per il bene delle nazioni (!?)

Si sente dire spesso che i politici, in campagna elettorale, promettono agli elettori mari e monti, ma quando vanno al potere pensano innanzitutto ai propri interessi personali.
Questo ovviamente è vero per certi politici, e meno vero per altri.

Penso che un esempio clamoroso di quanto questo possa essere vero sia ciò che sta avvenendo in Kenia in questi giorni.
Il Presidente Kibaki ritiene di essere il vincitore delle elezioni politiche, mentre il suo oppositore Odinga denuncia brogli elettorali e chiama il popolo alla resistenza.
Risultato: eccidi etnici (o meglio politici, ma che alimentano l'odio interetnico) e, ormai, quasi una vera e propria guerra civile.

I due leader politici, che in campagna elettorale avranno di sicuro promesso al popolo keniota di voler governare per migliorare la vita della gente, si saranno accorti che è tutta loro la responsabilità di questo disastro.
Una persona qualsiasi, con un cervello medio e media sensibilità, capirebbe che se la contesa elettorale fosse riproposta e ci fossero nuove elezioni controllate in modo preciso e sicuro, in modo tale da non aver dubbi sui risultati, questa violenza tra rivali non esisterebbe.
Ai due leader politici, che in tempo di elezioni avranno promesso di candidarsi per il bene del popolo, in realtà non potrebbe interessare meno il bene dei kenioti, tanto da permettere senza rimorsi lo sterminio di moltissimi loro cittadini solo per la difesa di interessi del tutto personali.
Altro che bene del popolo! A loro va benissimo lo sterminio dei kenioti pur di ottenere potere per sè.

Spero, alla prossima puntata, di portarvi un esempio contrario, cioè fatti di clamorosa abnegazione di interessi personali da parte di politici per il bene dei cittadini.
Al momento non me ne vengono in mente.

Il Pavone e i Generali. Birmania: Storie di un Paese in Gabbia

http://gruppoculturaleparolesparse.blogspot.com/2008/01/il-pavone-e-i-generali-di-cecilia.html


Mia recensione di:


Cecilia Brighi, Il Pavone e i generali. Birmania: storie di un paese in gabbia (prefazione di Savino Pezzotta e Walter Veltroni), Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano, 2006.


Nel libro "Il Pavone e i Generali" Cecilia Brighi ha raccolto le storie raccontate dalle molte
persone fuggite dalla Birmania a causa delle continue violazioni dei diritti umani perpetrate dalla giunta militare del Pavone (il pavone è il simbolo dell' ex-Birmania, ora chiamata Myanmar).

L' ex-Birmania era il paese più ricco del Sud-Est asiatico fino agli anni '60, quando comincia la dittatura dei militari, che ancora opprime il paese. Ora è il paese più povero e oppresso.
Era stata una colonia britannica fino al 1948, quando Aung San, padre del Premio Nobel e leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi, attualmente agli arresti domiciliari a Rangoon, conquistò l'indipendenza del Paese riuscendo a mettere d'accordo le molte etnie che gli stessi inglesi colonizzatori avevano cercato di dividere per meglio controllare il Paese.
Aung San riuscì a ottenere indipendenza e democrazia nel 1948, ma il governo democratico durò solo fino al 1962, quando con un colpo di stato una giunta militare prese il potere.
Da allora vige uno spietato controllo sui cittadini, sostenuto da violenze su chiunque esprima il minimo dissenso.

L'enorme povertà in cui la popolazione è costretta a vivere e la totale mancanza di libertà di espressione hanno portato ai vasti e pacifici movimenti di protesta dell'agosto 1988, le cosiddette manifestazioni dell' 8.8.88. La reazione dei militari è stata feroce e migliaia di birmani sono stati uccisi nel giro di poche settimane. Nel 1990 le elezioni democratiche hanno portato ad una schiacciante vittoria del leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi, ma i militari si sono riimpossessati del potere, non ammettendo la sconfitta. Dello scorso settembre sono invece le proteste più recenti iniziate dai monaci buddisti e anch'esse represse nel sangue.

Scrive Cecilia Brighi: "La giunta militare birmana è una delle dittature più crudeli del mondo. Forse solo in Corea del Nord i controlli sono così capillari. I servizi segreti hanno informatori ovunque, pronti a denunciare qualsiasi impercettibile diversità."

Non solo i birmani hanno limitatissima libertà di opinione e azione, ma l'informazione sul Paese stesso è completamente controllata dal regime e ben poco di ciò che vi succede trapela oltre i confini. Tutto il potere è in mano ai militari che si spartiscono anche le enormi ricchezze del paese. La Birmania era il paese dell'oro, dell'argento e delle pietre preziose. Ora, dopo l'Afganistan, è il secondo paese esportatore di oppio, e la gente riesce a malapena a sopravvivere.

Il libro di Cecilia Brighi, con la prefazione di Walter Veltroni e Savino Pezzotta, racconta le storie di molti birmani che ora vivono all'estero e che sono scappati dal loro paese per sfuggire a morte o sicure violenze, spesso lasciandovi tutti i propri averi e i propri affetti.

Come le notizie più recenti rivelano, violenze, torture, uccisioni, stupri e deportazioni forzate non sono finiti. Aung San Suu Kyi è ancora agli arresti domiciliari. Gli stati che commerciano con la Birmania non sembrano disposti a rinunciare ai propri interessi economici per difendere i diritti umani qui violati.

Come il Darfur, il Kashmir o la Colombia, la Birmania è un paese che conosce condizioni umane terribili ma che raramente compare tra le notizie di attualità, per l'indifferenza del resto del mondo, e per il totale controllo del regime sui mezzi di informazione.

Il Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi è ancora nella sua casa a Rangoon, in via dell'Università. Potrebbe vivere comodamente all'estero, e la giunta militare sarebbe ben lieta di liberarsi di una presenza così scomoda, ma non lo fa e non ha voluto andare all'estero neanche quando suo marito in Inghilterra stava per morire, perchè significava abbandonare il suo popolo nelle mani degli aguzzini in uniforme.

Un prezioso aiuto al sostegno della causa della democrazia è dato da coloro che hanno lasciato il paese. Molti si sono rifugiati in Tailandia. Altri più lontano. Sono loro i protagonisti di queste storie e grazie a loro il mondo viene a sapere come si vive e si muore in Myanmar.

(Roberta Barazza)

Monday, January 28, 2008

Bella battuta, Veltroni!

Veltroni, oggi al Tg3:
"Penso di interpretare il pensiero di tutti gli italiani se dico che nessuno in Italia oggi vuole le elezioni anticipate. Credo che la cosa che più desidera ogni italiano oggi sia proprio quella di non andare alle urne o vedere risse, insulti tra politici ... "
Bello, molto idealista ... ma forse non sente di che cosa parla la gente ogni giorno: il salario, gli orari di lavoro, se si arriva a fine mese, il mutuo della casa ...
Non sono una che non si interessa di politica e attualità; seguo molto le vicende del mio paese e degli altri paesi e leggo il giornale ogni giorno, ma ciò che dice Veltroni è quello che lui vorrebbe pensare, ed è molto diverso dalla realtà, così come la classe politica, dicono, è molto lontana dal paese, perchè vive un bel po' meglio dei cittadini comuni.
Quello che più desiderano i cittadini non è andare alle elezioni o non andarci, ma avere un salario decente, un lavoro possibile per tutti, e una vita normale, discretamente comoda, da paese del primo mondo ...

Wednesday, January 23, 2008

fioroni - moratti


Plaudo alla decisione di Fioroni di limitare i finanziamenti statali agli asili di Milano in seguito alla scelta del sindaco Moratti di non ammettere agli asili i bambini degli stranieri non regolarizzati e quelli in attesa di documenti di regolarizzazione.
I bambini dei milanesi e quelli degli stranieri non sanno neanche cosa sono i permessi di soggiorno e i documenti per regolarizzarsi, e non credo sia giusto che l'infanzia subisca le conseguenze degli errori degli adulti. Inoltre sembra che moltissime regolarizzazioni siano venute meno o siano in ritardo a causa delle disfunzioni burocratiche di uffici postali e uffici per stranieri, e non hanno quindi molto a che fare con i diritti effettivi di un soggiorno regolarizzato.

Tuesday, January 8, 2008

Anche Bill Clinton ha bombardato l'Iraq

Speriamo che anche questa notte sia confermata la possibile vittoria di Obama Barak alle presidenziali di novembre.
Sembra che la guerra in Iraq sia stata un po' dimenticata. Ma questo è invece un buon motivo per sostenere Barak, l'unico candidato che dichiara l'intenzione di ritirare le truppe americane dall'Iraq.
Anche Bill Clinton ha aggredito l'Iraq durante la sua presidenza. E' stato subito dopo lo scoppio del sexgate con Monica Lewinski. Anzi, subito dopo lo scandalo, l'America ha attaccato l'Iran, sembra, per un atto di difesa da attacchi iraniani antioccidentali. Però poi, all'improvviso, nel pieno della crisi (internazionale o personale-familiare?) ha bombardato l'Iraq, e non si sa neanche per quale motivo preciso. Forse per far dimenticare agli americani i propri intrallazzi adulteri? E quanti morti avrà fatto per far dimenticare agli americani i suoi fatti personali?
Speriamo che riconfermino Obama Barak anche stasera, e che vi sia una svolta definitiva nella politica estera aggressiva degli USA.

Sunday, January 6, 2008

onestà e logica di partito

Per fortuna ogni tanto si sente qualche politico onesto.
Di Pietro invita il governatore della Campania a dimettersi.
Ovvio, direbbe qualsiasi persona di buon senso: guarda che disastro con l'immondizia a Napoli!
Solo Di Pietro si scandalizza per questo?
Un buon metro di misura per capire se si è onesti o se invece conta solo la logica di partito è chiedersi se ci si comporterebbe allo stesso modo se chi governa è del partito proprio o avversario.
Se Berlusconi fosse al governo e il governatore della Campania fosse di FI, voglio vedere se solo Di Pietro inviterebbe alle dimissioni e se ci sarebbe un coro di politici scandalizzati.

E lo stesso vale per il caso De Magistris.
Puzzava di strumentalizzazione politica da tutti i lati. Figuriamoci se la decisione di Mastella di spostare De Magistris non ha a che fare con le intercettazioni telefoniche di Mastella stesso.
Ora il magistrato Woodcock in Basilicata chiede l'analisi di altre intercettazioni telefoniche di vari politici tra cui Mastella.
Mastella sposterà anche Woodcock?

Friday, January 4, 2008

il giro della raccolta differenziata

Un professore americano mi ha detto che agli americani che si interessano di lingua italiana piace tanto la parola 'giro':
ci facciamo un giro; mi gira la testa, il giro del mondo ...
Allora forse possiamo offrirgli un nuovo topos letterario: quello del giro della raccolta differenziata.
Mi spiego subito.
Pensiamo ad un possibile incipit di un romanzo o un racconto: 'Anna stava facendo un giro col suo cagnolino'. Oppure: 'Claudia amava girare tra negozi e bancarelle'. O ancora: 'Tiziano e la sua famiglia stavano uscendo per il consueto giro di auguri natalizi'.
Insomma di giri ce ne sono tanti nella vita degli italiani, così come nei racconti e nei romanzi.
Negli ultimi tempi, però, gli italiani escono per un altro giro, non meno lungo e serio dei precedenti: quello che si fa per portare l'immondizia della raccolta differenziata.
Non è uno scherzo: è un giro importante e impegnativo. Si parte con tre o quattro borse, ben divise per contenuto. Ci si deve prima informare dove si possono trovare i cassonetti per gli appositi materiali di scarto. In uno si porta immondizia indifferenziata, in un altro carta e cartone, in un altro ancora lattine e vetro e in un altro, infine, plastica; ma si faccia attenzione: in quello per la plastica si può buttare solo plastica di bottiglie, mentre per la plastica di altri contenitori, di giocattoli o strumenti vari è necessario prolungare il giro di almeno dieci minuti, fino al cassonetto del quartiere vicino.
Insomma la vita degli italiani è scandita ora anche dal ritmo del nuovo giro ... tra i cassonetti dell'immondizia, così come si fa un giro col proprio gatto nel parco, o un giro in centro.
E tra non molto probabilmente anche i romanzi e la letteratura (trash? non necessariamente, anche se si occupa di trash, cioè di immondizia) registreranno questo nuovo modus vivendi.

'l'ultimo re di scozia' di kevin macdonald

Vedendo quel che sta succedendo in Kenia in questi giorni, ho voluto vedere il film di Kevin Macdonald 'L'ultimo re di Scozia'.
Il collegamento è un po' vago, ma forse non troppo.

Non è un film storico ma i fatti raccontati fanno esplicito riferimento a eventi storici accaduti in Uganda negli anni '70.
La definizione 'ultimo re di Scozia' si riferisce al Presidente dell'Uganda Amin Dada, che ama la Scozia, ruba la maglietta con lo stemma della Scozia a quello che diventerà il suo medico personale scozzese, e predilige questo paese perchè gli Scozzesi, contrapponendosi agli Inglesi, hanno sostenuto la sua ascesa politica.
Amin Dada è un personaggio storico: è un dittatore sanguinario che ha governato l'Uganda dal 1971 al 1979 succedendo a Obote, suo avversario e leader dell'indipendenza dell'Uganda dagli Inglesi ottenuta nel 1962.
Il suo medico personale invece è un giovane scozzese avventato in cerca di emozionanti avventure. Giunto in Uganda per lavorare in una missione, viene invitato a fare il medico del Presidente stesso.
Accetta l'incarico, con l'entusiasmo di chi pensa di poter cambiare il mondo, ma non si accorge degli eventi drammatici che gli stanno succedendo attorno.
Non capisce che Amin sta trascinando l'Uganda in un girone infernale. Anzi egli stesso, inconsapevole della personalità criminale del Presidente, suggerisce decisioni che porteranno all'eliminazione di persone innocenti.
E' tanto incosciente da diventare persino l'amante di una delle mogli di Amin, non capendo (davvero non capisce?) quali terribili rischi questo comporti per lei e per se stesso.
Lo capirà subito dopo, quando si troverà davanti al cadavere mozzato della sua amante.
Lo capirà ancora meglio quando gli sgherri del dittatore e il dittatore stesso cercheranno di eliminarlo. Non ci riusciranno, perchè un medico ugandese lo salverà, pagando con la morte la sua generosità. Il medico scozzese riuscirà a mischiarsi ai reduci di un dirottamento aereo e a fuggire con loro in Europa.

La dittatura di Amin è un fatto vero, così come vera è la violenza di questi giorni in Kenia, paese che confina con l'Uganda. Questo è l'unico accostamento.
Speriamo che in Kenia la situazione si normalizzi presto.

razzismo in usa

Penso che Obama Barak sia una buona scelta per la prossima presidenza degli Stati Uniti.
Ciò che più dovrebbe sostenere la sua elezione è, secondo me, il suo rifiuto della guerra in Iraq e la sua ovvia maggiore sensibilità per i problemi delle persone di colore.

Sono stata negli USA nel 2002 per circa un mese e da luglio 2006 a maggio 2007.
Racconterò ora alcuni particolari che indicano quanto il razzismo negli USA non sia ancora un problema risolto.

Nel 2002 ero a New Orleans. Si notava immediatamente l'enorme differenza tra il French quarter e la zona residenziale della città fatta di casette curate e giardinetto rigorosamente per WASP, e la zona degli slum dove vivevano i coloured. Passeggiando lungo le strade dei quartieri neri osservavo con sgomento la tristezza e lo squallore di quelle case povere nei cui cortili giocavano bambini neri.
Dopo qualche anno a New Orleans è passato Katrina. Sono note a tutte le polemiche per la poca fretta con cui, sotto il Gov. Bush, le autorità si sono preoccupate di salvare i sopravvissuti in quest'area abitata prevalentemente da neri.

West Lafayette (Indiana), dove sono stata tra il 2006 e il 2007, è una cittadina universitaria che fa parte della più ampia area urbana di Lafayette. A West Lafayette c'è praticamente solo l'università e strutture connesse. Oltre il ponte sul fiume Wabash si è a Lafayette. A West Lafayette vi sono pochissime persone di colore. Attraversato il ponte le persone di colore aumentano visibilmente. Certo questo non è un dato scientifico preciso, ma mi pare significativo che in un'area pur sempre elitaria come quella di un'università la presenza nera diminuisca così fortemente.

A Indianapolis vi è un alto tasso di criminalità e riguarda soprattutto le zone frequentate dai neri. La criminalità è ovunque connessa a più bassi redditi e più basso livello di istruzione, cioè a ineguaglianze e ingiustizie sociali che, evidentemente, la società americana non ha ancora risolto.

E' noto che in USA, ma anche in UK e forse un po' ovunque, i poliziotti non badano a spese con la gente di colore, molto più che con i bianchi. E spesso il loro ruolo li protegge da accuse di evidenti abusi di potere.

Ero colpita in Indiana dal fatto che nei giornali locali (Indianapolis Star, Journal&Courier, The Spectator) i neri apparivano sempre in ruoli poco brillanti. I manager e le persone importanti erano quasi tutti bianchi; i neri apparivano sui giornali perlopiù nei fatti di cronaca e criminalità e al massimo vi erano personaggi di colore brillanti nello sport.

Infine non ho ancora risolto questo problema: com'è che l'America si studia nei libri di storia come la madre delle democrazie quando in USA i diritti civili dei neri sono stati riconosciuti solo negli anni '60? Noi studiamo la I e II Guerra Mondiale e leggiamo che gli Stati Uniti hanno portato la democrazia nell'Europa fascista e nazista. Ma come si può chiamare democrazia uno stato in cui una così vasta parte della popolazione neanche votava?
Secondo me questo è un motivo per riscrivere tutti i libri di storia. Si dovrebbe dire che la democrazia statunitense nasce negli anni '60 perchè solo allora tutti gli americani, anche quelli di colore, erano uguali davanti alla legge. Quindi, sembra strano, ma l'Italia è una democrazia più antica di quella statunitense, visto che da noi tutti hanno potuto votare nel 1946.

Thursday, January 3, 2008

frasi famose

Sono stata in Usa, alla Purdue University, in Indiana, da luglio 2006 a maggio 2007.
Alcune frasi che ho sentito lì mi hanno colpito, forse perchè confermano certi stereotipi; di un paese straniero si sa relativamente poco, magari solo certi luoghi comuni, e se certi discorsi li confermano la nostra vanità e il piacere che derivano dal sapere qualcosa ne sono un po' appagati.
Comunque, saranno anche solo luoghi comuni ma, come dice Claudio Magris, gli stereotipi sono sempre un po' veri.
Queste frasi, di certe persone conosciute in Indiana, non sono proprio le cose più intelligenti che uno può dire, ma le voglio citare perchè mi hanno sorpreso e colpito. Non mi si accusi di antiamericanismo. Volendo potrei citare un sacco di idiozie che ho sentito e sento anche in Italia. Al massimo mi si può accusare di volermi vendicare di ingiustizie subite in America. Ma una vendetta così, più che una colpa, è una gentile virtù.
Scriverò la professione di chi le ha dette, perchè è significativa.

Un accademico
Dopo l'ennesima strage in un'università americana ad opera di un giovane improvvisamente impazzito, un accademico ha commentato: 'Il problema è che ci sono troppe poche armi. Se tutti avessero avuto un'arma in quell'occasione il killer sarebbe stato ucciso subito'.

Una donna brillante intervistata in TV
La vita di una donna ha senso solo se ha dei figli.

Un accademico
Io racconto la frase sopra citata (La vita di una donna ha senso solo se ha dei figli) e un accademico commenta che quella donna ha ragione.

Un accademico
Io racconto che Alessandra Mussolini ha detto che i libici dovrebbero ringraziare il colonialismo fascista italiano perchè loro erano incivili e Mussolini ha portato in Libia strade, case, ponti, ferrovie.
Un accademico dice che la Mussolini ha ragione.

Un accademico
Dico che ero stata invitata a insegnare per un breve periodo in Congo ma poi sono venuta in Indiana; spero però di aver solo posticipato il viaggio e stare un breve periodo in Congo mi interessa ancora.
Un accademico dice che lui in Congo non c'andrebbe di sicuro. Preferisce gli alberghi a 4 stelle della Svizzera.

Due accademici
Racconto di aver letto su un giornale locale di una mamma che ha avuto due bambine gemelle siamesi attaccate per il bacino. Non ha voluto operarle appena nate e ora hanno già 4 o 5 anni e i medici consigliano di operare anche se è a rischio la vita di una.
Commento mio: sono colpita dalla serenità di quella mamma e dal suo incredibile coraggio pur avendo a che fare con un dramma lacerante come quello.
Commento di un accademico: quando uno nasce imperfetto meglio eliminarlo subito.
Commento del secondo accademico: 'uah uah, certo che deve essere scomodo vivere così, eh! E quando crescono cosa fanno? Attaccate per il bacino, con due busti uno davanti all'altro ... si faranno la guardia, si controlleranno l'un l'altra'

Un accademico a lezione
(Agli studenti) Il Grand Tour era un famoso viaggio che dal '700 in poi portava i giovani ricchi del Nordeuropa in Italia per scoprire la civiltà e l'arte rinascimentale e romana e le grandi ricchezze artistiche dell'Italia. Questo è quel che si dice. In realtà sembra che i giovani rampolli del Nord venissero in Italia perchè era una sorta di zona per turismo sessuale. L'Italia è famosa per questo: le cortigiane, Casanova, i latin lover, la dolce vita ... (praticamente il bordello d'Europa - commento mio)

Un accademico
Faccio presente che ho subito un'ingiustizia che da noi sarebbe inaccettabile: un datore di lavoro che se ne frega del contratto e se gli fa comodo lo straccia senza problemi.
Un accademico commenta che gli USA sono un paese basato sul business e l'unica regola importante è l'interesse economico dell'azienda.

Un accademico
Racconto che nel giornale Indianapolis Star ho letto di zone della città dove ci sono molti omicidi e sono zone abitate soprattutto dai neri.
Un accademico dice che violenza e crimini sono più tra i neri che tra i bianchi in USA e questo dipende di certo solo da loro (commento mio: forse non gli hanno raccontato che fino all'altro ieri, cioè agli anni '60, i bianchi hanno privato i neri praticamente di tutti diritti).

Monday, December 17, 2007

liberalizzazioni varie

Governo e Governanti non hanno mai pensato di liberalizzare, oltre alle professioni dei taxinari e farmacisti, anche i dottorati?
Sennò occorre continuare a emigrare ...
Spero di non scandalizzare gli illustrissimi accademici per questo paragone ... ma forse farebbero meglio a scandalizzarsi per la continua fuga all'estero di chi in Italia è bloccato dai limiti delle università.
Un sistema alla tedesca andrebbe bene ... e non solo per il proporzionale.

Thursday, December 13, 2007

new york times - l'italia vista dagli usa

Sotto riporto l'articolo che il New York Times ha dedicato oggi, 13 dicembre 2007, al nostro paese.


Secondo me i problemi italiani di cui parla l'articolo esistono davvero, anche se ci sono segni di miglioramento. Ma anche l'America ha i suoi lati oscuri. Lo scorso maggio, quando mi è stato proposto il secondo anno alla Purdue University ho rifiutato, ho scelto di tornare in Italia per qualche mese, e sono soddisfatta della scelta. Cercherò di certo di realizzare altri progetti di studio e lavoro all'estero e anche in USA in futuro, ma anche gli USA hanno situazioni molto gravi e problematiche da migliorare.



www.nytimes.com/2007/12/13/world/europe/13italy.html?_r=1&ref=world&oref=slogin



December 13, 2007

In a Funk, Italy Sings an Aria of Disappointment

ROME — All the world loves Italy because it is old but still glamorous. Because it eats and drinks well but is rarely fat or drunk. Because it is the place in a hyper-regulated Europe where people still debate with perfect intelligence what, really, the red in a stoplight might mean.

But these days, for all the outside adoration and all of its innate strengths, Italy seems not to love itself. The word here is “malessere,” or “malaise”; it implies a collective funk — economic, political and social — summed up in a recent poll: Italians, despite their claim to have mastered the art of living, say they are the least happy people in Western Europe.

“It’s a country that has lost a little of its will for the future,” said Walter Veltroni, the mayor of Rome and a possible future center-left prime minister. “There is more fear than hope.”

The problems are, for the most part, not new — and that is the problem. They have simply caught up to Italy over many years, and no one seems clear on how change can come — or if it is possible anymore at all.

Italy has charted its own way of belonging to Europe, struggling as few other countries do with fractured politics, uneven growth, organized crime and a tenuous sense of nationhood.

But frustration is rising that these old weaknesses are still no better, and in some cases they are worse, as the world outside outpaces the country. In 1987, Italy celebrated its economic parity with Britain. Now Spain, which joined the European Union only a year earlier, may soon overtake it, and Italy has fallen behind Britain.

Italy’s low-tech way of life may enthrall tourists, but Internet use and commerce here are among the lowest in Europe, as are wages, foreign investment and growth. Pensions, public debt and the cost of government are among the highest.

The latest numbers show a nation older and poorer — to the point that Italy’s top bishop has proposed a major expansion of food packages for the poor.

Worse, worry is growing that Italy’s strengths are degrading into weaknesses. Small and medium-size businesses, long the nation’s family-run backbone, are struggling in a globalized economy, particularly with low-wage competition from China.

Doubt clouds the family itself: 70 percent of Italians between 20 and 30 still live at home, condemning the young to an extended and underproductive adolescence. Many of the brightest, like the poorest a century ago, leave Italy.

The stakes have risen so high that Ronald P. Spogli, the American ambassador and someone with 40 years of experience with Italy, warns that it risks a diminished international role and relationship with Washington. America’s best friends, he notes, are its business partners — and Italy, comparatively, is not high among them. Bureaucracy and unclear rules kept United States investment in Italy in 2004 to $16.9 billion. The figure for Spain was $49.3 billion.

“They need to sever the ivy that has grown up around this fantastic 2,500-year-old tree that is threatening to kill the tree,” Mr. Spogli said.

But interviews with possible prime ministers, businesspeople, academics, economists and other Italians suggest that the largest reason for this malaise seems to be the feeling that there is little hope that the ivy can be cut, and that is making Italians both sad and angry.

An Angry Message

“Basta! Basta! Basta!” Beppe Grillo, a 59-year-old comic and blogger with swooping gray hair, howled in an interview. The word means “enough,” and he repeated it to make his point to Italy’s political class clear.

In recent months, Mr. Grillo has become the defining personification of Italy’s foul mood. On Sept. 8, he gave that mood a loud voice when he called for a day of rage, to scream across Piazza Maggiore in Bologna an obscenity politely translated as “Take a hike!”

A few thousand people were expected. But 50,000 jammed into the piazza, and 250,000 signed a petition for changes like term limits and the direct election of lawmakers. (Voters now cast their ballots for parties, which then choose who serves in Parliament, without the voters’ consent.)

His message was enough inaction and excess (Italian lawmakers are the best paid in Europe, driven around by the Continent’s largest fleet of chauffeured cars), enough convicted criminals in Parliament (there are 24), enough of the same, tired old faces.

“The whole kettle of fish stinks to high heaven!” he yelled. “The stench rises from the sewers and swirls around and you can’t cope.”

Mr. Grillo leans to the political left, but he spares neither side in his sold-out shows and popular blog. The problem, he said, is the system itself.

There is a link between the nation’s errant political system and its worsening mood. Luisa Corrado, an Italian economist, led the research behind the study at the University of Cambridge that found Italians to be the least happy of 15 Western European nations. The researchers linked differences in reported happiness across countries with several socio-demographic and political factors, including trust in the world around them, not least in government.

In Denmark, the happiest nation, 64 percent trusted their Parliament. For Italians, the number was 36 percent. “Unfortunately we found this issue of social trust was a bit missing” in Italy, Ms. Corrado said.

Two popular books that set off months of debate capture the distrust of large powers that cannot be controlled. One, “The Caste,” sold a million copies (in a nation where sales of 20,000 make a best seller) by exposing the sins of Italy’s political class and how it became privileged and unaccountable. Even the presidency, once above the fray, was not spared; the book put the office’s annual cost at $328 million, four times as much as Buckingham Palace.

The other book, “Gomorrah,” which sold 750,000 copies, concerns the mob around Naples, the camorra. But politics, it argues, allows the camorra to flourish, keeping Italy’s lagging south poor, and organized crime, by a recent study, the economy’s largest sector.

These are Italy’s age-old problems, but Alexander Stille, a Columbia University professor and an expert on Italy, argues that this moment is different. While the economy expanded, from the 1950s to the 1990s, Italians would tolerate bad behavior from their leaders.

But growth has been slow for years, and the quality of life is declining. Statistics now show that 11 percent of Italian families live under the poverty line, and that 15 percent have trouble spreading their salary over the month.

“The level of anger is great because before you could slough it off,” Mr. Stille said. “Now life is harder.”

Italians rarely associate the current crop of aging leaders with a capacity to change. They are the same people who have traded terms in power for more than a decade. Last year, Silvio Berlusconi, Italy’s richest man who became prime minister for the first time in 1994, was voted out for not keeping his promises for American-style growth and opportunities based on merit. When he left office, economic growth was at zero.

But it became clear that getting rid of the center-right Mr. Berlusconi would be no magic cure. Romano Prodi, who had served as prime minister from 1996 to 1998, won, but he was saddled with a shaky coalition of nine warring parties.

He promised a clean slate, but his unwieldy center-left government disappointed with its first symbolic act: its cabinet had 102 ministers, a new record. He has pushed through two reform packages, and the economy is growing again. “Ours is not a happy situation, but it is better than before,” he said.

But the government has fallen once and threatens to fall again at every difficult vote. Small proposals bring protesters to the streets, one hurdle to making changes as protected interests seek to preserve themselves. Pharmacists shut their doors this year when the government threatened to allow supermarkets to sell aspirin. The cost for just 20 aspirin tablets at a pharmacy is $5.75.

The measure passed, but the government is largely paralyzed. Voters are fed up, and Mr. Prodi’s foes know it.

“I understand the bad humor, the malaise,” said Gianfranco Fini, leader of National Alliance, the second-largest opposition party. “People are starting to get strongly angry because you have a government that doesn’t do anything.”

The Generational Divide

“It’s a sadness that what could be isn’t — that we are not a normal country,” said Gianluca Gamboni, 36, a financial adviser in Rome, summing up how he feels about Italy, which he loves, but which drives him insane.

Unlike the older generation, he travels and sees how much better things work elsewhere. He does not spare himself: he still lives with his parents, not because he wants to, but because only now, after seven years at his job, can he afford Rome’s high rents. He is finally considering a place of his own.

Mr. Gamboni is on the younger side of Italy’s generational divide — a lens through which many of the country’s problems come into focus. It is one of several subterranean forces, easy to overlook at first, but that taken together make clear how much Italy has changed over the past several decades and how little that change has been digested.

Over a century, ending in the 1970s, 25 million Italians left for better lives elsewhere. Now, Italy is home to 3.7 million immigrants. The Roman Catholic Church’s position is diminishing, from a cultural pillar to a lobbying group.

Politically, Italy seems not to have adjusted to the death, in 1992, of the Christian Democrats, who governed for more than 40 years. Economically, it was once easy to solve problems by devaluing the currency, the lira. That is now impossible with the euro, which has also increased prices, particularly for housing.

Then there is the family. The divorce rate has risen. Large families are a thing of the past. Italy has one of Europe’s lowest birth rates, the fewest children under 15 and the greatest number of people over 85, apart from Sweden. Unemployment is low, at 6 percent. But 21 percent of the population between 15 and 24 did not work in 2006. And the old are not letting go.

Evidence of Italy’s age is everywhere. In parks, clutches of old ladies coo at a single toddler. On television, stars are craggy. (The median age for the presenters of this year’s Miss Italia contest was 70. The winner, Silvia Battisti, was 18.) In the political sphere, Mr. Prodi is 68, Mr. Berlusconi 71.

“The generational problem is the Italian problem,” said Mario Adinolfi, 36, a blogger and an aspiring lawmaker. “In every country young people hope. Here in Italy there is no hope anymore. Your mom keeps you home nice and softly, and you stay there and you don’t fight. And if you don’t fight, it is impossible to take power from anybody.”

“We don’t have a Google,” he added. “We can’t imagine in Italy that a 30-year-old opens a business in a garage.”

Selling a Notion of Italy

In September, word spread through a house of young Romans, over beer and pasta, that Luciano Pavarotti, the tenor and arguably the world’s most famous Italian, had died. “Damn it!” yelled Federico Boden, 28, a student. “Now all we have is pasta and pizza!”

Italy does not seem to rank as it once did for greatness. There is no new Fellini, Rossellini or Loren. Its cinema, television, art, literature and music are rarely considered on the cutting edge.

But it does have Ferrari, Ducati, Vespa, Armani, Gucci, Piano, Illy, Barolo — all symbols of style and prestige. What Italy has is itself, and many believe that the future rests in trademarking mystique into “Made in Italy.”

Italian wine was an early test. Producers moved with success from quantity swill to quality. Illy, the coffee house, has flourished by combining quality and uniformity with innovation in methods and style in presentation.

“This is where Italians are winners,” said Andrea Illy, the company’s president. “Use your particular strengths, which are beauty and culture.”

But Italian industry depended on low wages, making it vulnerable to competition from China as labor costs rose. Alarms began ringing years ago, with fears that many of Italy’s traditional businesses — textiles, shoes, clothes — could not compete. Many could not. In Friuli-Venezia Giulia, a chair-making capital, the number of chair companies has shrunk to about 800 from 1,200.

“At first they thought this phase would just pass,” said Massimo Martino, director of Maxdesign, a furniture company. “But in reality, many businesses ended up closing because fundamentally the market didn’t need them anymore. They didn’t want to change.”

Some companies took up the challenge. Wood was the primary material there, but Mr. Martino began to create chairs, mostly of molded plastic, well designed but inexpensive. Others decided that competing against China on price was impossible. Instead, the aim would be quality and Italy’s uniqueness, something China could not match.

Pietro Costantini, who runs a third-generation furniture company, said he began focusing not just on the upper end — he makes extra-large furniture for big Americans — but also on creating lines that would sell the Italian lifestyle itself. Customers are returning.

But entrepreneurs complain that they are alone. Politicians offered little help making Italy competitive, and this remains a major impediment to making their gains grow. Businesses want less bureaucracy, more flexible labor laws and large investments in infrastructure to make moving goods around easier.

“Now it’s time to change,” said Luca Cordero di Montezemolo, the chairman of Fiat and the president of Ferrari and the influential business group Confindustria. “If not, why are we going down in every classification of competition in the country? The reason is that in the best of cases we are stopped.”

It is not clear that this “Made in Italy” strategy will be enough. Skeptics argue that foreign investment, research and development funds and money invested by venture capitalists remain too low, as does Italy’s competitiveness.

But the nation’s entrepreneurs are a bright spot in a landscape with few others. Some argue that the younger generation is another key, if not now then when those in power die. They are educated, they are well traveled and, as Beppe Grillo does when he is attracting his masses, they use the Internet.

Two center-left parties merged to produce the Democratic Party, aimed at overcoming the system’s crippling fragmentation. All sides finally agreed that a new electoral law must be redone to give more breathing room to the winner of the next elections — crucial for pushing through any major changes.

But understanding the problems is the smallest step. Many worry in the meantime that Italy may share the same fate as the Republic of Venice, based in what many say is the most beautiful of cities, but whose domination of trade with the Near East died with no culminating event. Napoleon’s conquest in 1797 only made it official.

Now it is essentially an exquisite corpse, trampled over by millions of tourists. If Italy does not shed its comforts for change, many say, a similar fate awaits it: blocked by past greatness, with aging tourists the questionable source of life, the Florida of Europe.

“The malaise is: ‘I can see all that, but there is nothing I can do to change it,’” said Beppe Severnigni, a columnist for Corriere della Sera.

But, he said, “to change your ways means changing your individual ways: refusing certain compromises, to start paying your taxes, don’t ask for favors when you are looking for a job, not to cheat when your child is trying to reach admission to university.”

“That’s the tricky part,” he said. “We have reached a point where hoping for some kind of white knight coming in saying, ‘We’ll sort you out,’ is over.”

“We Italians have our destiny in our hands more than ever before,” he said.

Peter Kiefer contributed reporting from Rome and Trieste, and Elisabetta Povoledo from Rome.

Sunday, November 25, 2007

'l'estate di kikujiro' di takeshi kitano

Vorrei consigliare un film molto bello: 'L'estate di Kikujiro' di Takeshi Kitano.
Il film racconta di un bambino che vive in Giappone con la nonna e che non ha mia conosciuto i genitori. La nonna dice che sua mamma deve lavorare per lui e non può vivere con loro, e gli dice che abita in una città lontana del Giappone.
Il bambino decide di partire da solo alla ricerca della mamma, ma una vicina, accortasene, manda il marito ad accompagnarlo.
E così inizia l'avventura di questa strana coppia, in cui non è sempre chiaro chi è l'adulto e chi il bambino.
Un film che ricorda Charlot e Pinocchio.
L'accompagnatore, Kikujiro, è un adulto succube della moglie; deve avere amicizie tra i mafiosi perchè si comporta sempre come un boss che comanda, ma neanche a casa sua nessuno lo ascolta. E' un arrogante che nel corso del viaggio cerca distrazioni e avventure, e gli piace creare situazioni strane un po' per divertire il bambino, e molto anche per appofittare di questa vacanza dalla routine quotidiana.
Gli succedono anche cose spiacevoli: restano senza soldi, quasi affoga nella piscina di un albergo perchè non sa nuotare, viene bastonato da boss mafiosi, viene con Masao abbandonato ad una fermata del bus dove non passano bus, devono scappare perchè per ottenere un passaggio bucano le ruote delle macchine che passano.
E' un arrogante che riceve le sue lezioni di vita in questo viaggio poetico e impara a diventare un po' più adulto e a prendersi reponsabilità nei confronti del bambino. Per divertire il quale, dopo la triste scoperta che la madre non abita lì, organizzerà teatrali messinscena 'on the road' con i suoi buffi compagni di viaggio: il poeta che spiega al bambino il sistema solare, i due centauri che per farlo ridere si trasformano in polipo, pesce volante, marziano, tarzan, indiano, mostro ciccione ...
Le parti del grande e del bambino sono spesso intercambiate: è il bambino che insegna all'adulto che invece di bucare le ruote delle macchine per ottenere un passaggio, forse è meglio semplicemente 'chiedere con gentilezza'; quando l'adulto 'cade dalle scale' e ricompare pieno di botte e sangue è il bambino che di notte fa aprire una farmacia per procuragli i cerotti; la mamma che cercano è quella del bambino? o quella di Kikujiro, che lui intravede nell'ospizio ma che preferisce non salutare?
Masao non ha trovato la mamma dopo questo lungo viaggio, ma di certo, come Pinocchio, molte avventure che ricorderà a lungo. E sembra proprio una scena da Pinocchio quella di Masao nel parco dei divertimenti, di notte, solo, in attesa di Kikujiro, quando compaiono all'improvviso 'il gatto e la volpe' che lo spaventano e riempiono di paure il suo sonno.
Prima di partire Masao chiedeva ad un compagno di classe dove sarebbe andato quell'estate. Lui era infelice perchè non sarebbe andato da nessuna parte ... e invece vivrà questa straordinaria, colorita avventura; non trova la mamma ma di certo episodi che riempiranno i suoi ricordi e un vicino di casa che d'ora in poi non è più lo sconosciuto che era.

Friday, November 23, 2007

beowulf & grendel

Mi è piaciuto molto 'Beowulf & Grendel' di Gerard Butler.
Il poema epico in antico inglese racconta la storia di Beowulf, l'eroe scandinavo chiamato alla corte del re di Danimarca perchè uccida il terribile Grendel, assassino di molti danesi.
Sembra una contrapposizione tra Male e Bene ma la storia è più sottile e affascinante.
Perchè uccide molte persone Grendel? E' davvero un mostro atroce o agisce secondo una logica in qualche modo giusta e umana?
Beowulf capisce che il re danese nasconde qualche dettaglio nel raccontare i crimini efferati del mostro.
Glielo farà invece capire un'altra persona disprezzata dalla società: la strega e prostituta Grimur, che sa che Grendel è diventato mostro dopo che i danesi gli hanno ucciso, senza motivo, il padre.
Il film, infatti, non distingue nettamente, alla Bush, tra Asse del Bene e Asse del Male.
Grendel è un assassino, ma non uccide donne, bambini e vecchi danesi, e neppure gli stranieri. Uccide solo adulti danesi, perchè adulti danesi hanno ucciso suo padre quando lui era un bambino.
Grimur è una prostituta e ha avuto un figlio da Grendel. Ma mentre gli uomini 'normali' l'hanno venduta e costretta a prostituirsi, Grendel impediva ad altri uomini d'avvicinarsi alla sua casa, in qualche modo proteggendola da altre violenze.
Grimur è considerata una strega perchè vede nel futuro, ma soprattutto capisce il cuore umano e riconosce in Grendel una grandezza, una dignità, un codice morale, che altri non hanno.
E Beowulf? Da che parte sta? Lui dice a Grimur 'io sono diverso', ma Grimur risponde che anche lui non è così diverso: anche lui uccide, e uccide Grendel.
La grandezza di Beowulf sta non tanto nella lotta vittoriosa contro il mostro, ma nella sua capacità di capirne la dignità e cercare la giustizia. Deve uccidere Grendel perchè continua a uccidere i danesi, ma vuole capire la sua storia e riconosce che anche lui è vittima della violenza altrui.
Chi sono i veri mostri, verrebbe da chiedersi se la domanda non fosse ormai usurata: i cosiddetti normali, o chi è al margine della società, spesso per colpa dei cosiddetti normali?
Come tutte le grandi storie, anche questa racconta gli uomini di tutti i tempi.

società delle immagini

A me Veltroni è sostanzialmente simpatico; condivido molte sue opinioni. Però vederlo ogni giorno sui giornali capendo che questo bombardamento mediatico è calcolato e costruito, mi rende non lui ma la sua immagine abbastanza odiosa.
E' un effetto collaterale della società delle immagini.

Thursday, November 22, 2007

risarcimento ai savoia?

I Savoia vogliono essere risarciti per l'esilio a cui sono stati costretti.

Bella la battuta di Crozza nell'ultimo Ballarò: 'Loro vogliono essere risarciti? Loro che hanno vissuto all'estero? E noi che siamo stati in Italia che cosa dovremmo chiedere?'

Scherzi a parte ... i soldi che i Savoia vorrebbero, includono le spese che lo Stato Italiano si è accollato per le opere pubbliche in Libia richieste come risarcimento dei danni fatti dal Fascismo a quel paese? In Libia Gheddafi sta aspettando varie opere pubbliche dall'Italia. Se ne interessino i Savoia ...

western americano e spaghetti western

Per rispondere ad una domanda di un mio alunno sulla differenza tra western all'italiana e western americano:


tratto da
http://www.ilcinemante.com/dettaglio.asp?id=1721

Le differenze tra Western classico e western all’italiana sono sostanzialmente tematiche ed etiche. Da una parte il Mito della Frontiera, della spinta verso Ovest e della civilizzazione di territori selvaggi. I Buoni immediatamente distinguibili dai Cattivi. La violenza è dettata dalla lotta perenne tra il Bene e il Male ed è per questo giustificata. Tutto questo ancor più significativo se riferito agli anni di produzione delle varie pellicole, anni che vedevano spesso gli Stati Uniti impegnati in guerre per la sopravvivenza del Bene (vero o presunto): la Seconda Guerra Mondiale, la Guerra di Corea, il Vietnam, la Guerra Fredda. Dall’altra, invece, non si ha un Mito da raccontare (con l’eccezione di Leone per il quale il mito finisce per essere lo stesso cinema western), se non alla luce del clima in cui si vive. Oltretutto, viene meno la lotta tra Bene e Male: l’eroe non è uno Shane (cavaliere senza macchia e senza paura) ma un opportunista che si pone spesso tra due parti in lotta per trarre dei vantaggi personali. Un Arlecchino servitore di due padroni. La violenza quindi diviene priva di una sua giustificazione morale. E, per questo, è sempre efferata, un duro colpo allo stomaco, con torture e caratteristiche sadomasochiste che giungono fino all’eccesso. Due generi assai diversi, quindi. Difficilmente paragonabili.

negozi per noleggio libri

Sarebbe bello se ci fossero negozi che prestano libri per pochi Euro, così come ci sono negozi che prestano video per pochi Euro.
Strano che non esistano già.

Wednesday, November 21, 2007

inchiesta de magistris

Sorprende a volte come giornalisti e giornali scelgano le notizie dando enorme risalto a certe e nessun risalto ad altre, invece, molto importanti.
Ho letto che De Magistris può riprendere la sua inchiesta per i prossimi sei mesi. E' una notizia importantissima ma sembra che sia passata quasi inosservata.
Che sia falsa?

....

Ho controllato. In effetti la notizia non è poi così importante: l'inchiesta è stata prorogata per i prossimi sei mesi, ma l'hanno tolta a De Magistris ... E' capitato spesso che ai pm più scomodi togliessero lavori scottanti passandoli, magari per non scandalizzare troppo, a colleghi ai quali magari il lavoro non interessa proprio.
Sì, in effetti, non è una grande notizia. E lo scandaloso comportamento del Ministro della Giustizia rimane scandaloso.

Sunday, November 18, 2007

uffcio di collocamento informale

Non so se questa assomiglia alla scoperta dell'acqua calda, ma ci vorrebbe in ogni città una sorta di ufficio di collocamento organizzato dalle istituzioni pubbliche che semplicemente mette in contatto direttamente le persone che cercano lavoro con chi lo offre.
Magari c'è già ma non credo che ci sia organizzato in modo molto semplice.
Mi capita di incontrare persone, spesso di origine straniera, in evidenti difficoltà. Spesso vendono qualche oggetto per guadagnare pochi euro al giorno.
A queste persone mi piacerebbe consigliare di andare in un posto dove qualche impiegato pubblico fa incontrare subito l'offerta con la domanda di lavoro.
Mi vengono in mente certe scene di emigrazione italiana all'inizio del secolo: c'erano dei banchetti e chi arrivava lì e non sapeva come sopravvivere rispondeva ad un tipo che diceva 'occorrono 20 muratori, 10 operai ...'
Ovviamente non ci si augura più scene del genere, ma ciò che colpisce in quelle situazioni è la semplicità: una sorta di mercato quotidiano in cui chi ha bisogno di lavorare trova da fare per qualche giorno.
Ora ovviamente tutto è molto più chic, e non ci sono più sistemi così informali. Ma purtroppo i problemi, non tanto chic, restano. E restano sulle strade persone che si trascinano giorno dopo giorno senza riuscire a capire come fare per trovare qualche sistema per sbarcare il lunario.
E' troppo banale pensare che vi siano in ogni città dei punti pubblici in cui le persone vengono subito messe in contatto con chi ha bisogno di lavoratori? Allora sì, direi a tutti questi stranieri - o anche italiani - di andare lì.
Sembra troppo banale o troppo semplice per la società complessa in cui viviamo, ma mi sembra che dovrebbe essere proprio utile.
Si pensi poi che certe aree del paese hanno grande bisogno di manodopera e vanno all'estero a reclutarla, mentre qui nelle nostre strade ci sono persone che non hanno lavoro, non hanno casa, dormono per strada, a volte solo perchè non sanno dove o come trovare lavoro, anche per problemi di integrazione o difficoltà a comunicare e capire la struttura della nostra società.

Sunday, November 11, 2007

caudillos

Un bel ricordo dell'anno passato alla Purdue University è quello relativo ad un corso sul Sudamerica tenuto da un professore argentino.
Il corso era sui caudillos argentini, cioè quei ribelli che lottavano contro il potere centrale per una più equa spartizione delle ricchezze e una difesa dei diritti dei più poveri.
Durante questo corso ho imparato così bene la lezione dei caudillos che ho voluto poi metterla in pratica: i rapporti con quegli scriteriati del dipartimento di italianistica si stavano logorando (tanto che poi ho rifiutato di stare lì il secondo anno quando me l'hanno proposto) e addirittura sembrava che dovessi andarmene.
Durante un test del corso di storia sudamericana mi sono rifiutata di rispondere alle domande e ho scritto sul foglio qualcosa come 'Nel mio dipartimento non hanno ancora deciso se devo rimanere o no. Per questo mi rifiuto di studiare fino ad una chiara decisione nei miei confronti'. E ho consegnato il compito così: una sorta di ribellione al potere locale.
Come si può immaginare non hanno apprezzato molto e in quel corso ho preso un voto relativamente basso (C, mentre negli altri corsi A, A e B), anche se è stato il corso che più mi è piaciuto. Insomma alla Purdue University non piacciono i caudillos. Ma quell'atto di ribellione è un ricordo simpatico del mio anno in Indiana.

Saturday, November 10, 2007

virtù italiane

Io, che non brillo affatto in patriottismo, trovo che però qualcosa di virtuoso inItalia c'è: ci si sente liberi di esprimersi.
Il nostro è un paese piuttosto scanzonato e autoironico ed è stile comune non prendersi troppo sul serio. Non che sia troppo positivo, ma questo permette di esprimersi senza temere troppe censure. E non vuol dire neanche che ci si esprima solo in modo poco serio, intelligente e impegnato.
Siamo anche abituati a prendere poco sul serio Stato e istituzioni e questo, se, in senso negativo porta a una generale tendenza a critiche a atteggiamento distruttivo, dall'altra permette un po' a tutti di esprimersi con libertà.
Non mi sentivo così in Cina, ovviamente, ma neanche in USA, dove i datori di lavoro hanno enorme potere sui dipendenti e possono sbarazzarsi di un lavoratore anche senza grandi motivi; io provavo paura a criticare cose che ritenevo criticabili e anche certe posizioni inaccettabili del governo statunitense.
Non-ricordo-più-chi ha detto che in USA i cittadini hanno paura del potere. In Italia (e in Europa) è il potere che ha paura dei cittadini.
Sembra anche a me.