Friday, February 13, 2009

'Kadosh' di Amos Gitai

Due sorelle. Una sposata, che ama il marito, ma viene ripudiata perchè è sterile ... il marito.
La sorella più giovane ama un cantante, ma la madre le impone il matrimonio con un uomo importante della comunità.
Siamo nell'Afghanistan dei telebani?
No. Siamo a Gerusalemme, intorno al 1990, nel quartiere degli ebrei ultraortodossi.
Ecco altri particolari.
La sorella più giovane e ribelle parla delle 'altre' donne della città, che possono ridere, guidare, andare in giro con le maniche corte. Il suo sogno? Andare al tempio e tenere in mano la Torah: sì, perchè le donne non lo possono fare.
La sorella maggiore ha sposato per amore (fortunata!) uno studente di teologia (che coincidenza, anche i telebani sono studenti di teologia) che la prima notte di matrimonio cercava il libro delle Sacre Scritture, perchè in quell'occasione non sapeva bene come doveva comportarsi.
In una delle scene in cui marito e moglie si alzano la mattina, si vede il marito che inizia la giornata con le preghiere. Oltre a ringraziare Dio per l'acqua, la veste sacra, il cibo, lo ringrazia 'perchè non lo ha fatto nascere donna'.
Comunque alla ragazza è andato meglio che alla sorellina, la cui prima notte di nozze è stata, praticamente, uno stupro, seppur legalizzato da leggi divine.
Come dice giustamente il padre del rabbino, la donna viene al mondo per stare in casa, per fare le pulizie, per sposare un uomo e permettergli di studiare la Torah. Ma soprattutto per far nascere i figli. E se non li può avere, allora, la donna non serve a niente.
Tra le altre chicche sublimi: 'La vita della donna è ciò che l'uomo fa di lei'.
Altre scenette in stile taliban: la sorellina viene portata dalla mamma allo sposo per la cerimonia di nozze. Indossa un ... burqa bianco, o meglio un vestito bianco con un velo bianco che copre completamente la testa e non lascia intravvedere neanche gli occhi.
Cosa fa alla cerimonia di nozze? Assolutamente nulla. Fa tutto lui. Come prevede il rito, lei sta lì, immobile, muta, e assomiglia vagamente ad un animale portato al sacrificio. I riti, i canti, le preghiere, i movimenti ... quella è roba da uomini.
Come finisce la vicenda? La povera sorella maggiore viene ripudiata perchè non può avere figli, anche se la ginecologa le ha spiegato che lei è perfettamente sana e quindi lo sterile è il marito. Il quale marito, per ordine del rabbino, sposerà un'altra fanciulla, che a sua volta non gli darà figli, visto che il problema è lui. Ma gli affetti e l'umanità non contano dinanzi alla legge del Signore.
E chi farà eseguire il bagno di purificazione alla nuova sposa prima delle nozze? Nientemeno che la madre della prima sposa, a cui, poveretta, il rabbino ha negato il diritto di sottrarsi a tali sacri doveri.
La donna ripudiata preferirà togliersi la vita.
La sorella invece non rinuncerà a incontrare il ragazzo che ama, ma le costerà parecchio: punizioni, violenze, e un'unica possibilità di salvezza: la fuga.



'Kadosh'. Un film di Amos Gitai. Recensione di Roberta Barazza.