Molte persone in Italia sono interessate ai dottorati e vorrebbero farne uno. Ma, come si sa, il sistema semimafioso delle università italiane, blocca le intenzioni di quasi tutti.
Forse non tutti sanno però che se si allunga la propria strada di qualche km si possono trovare realtà che in Italia sembrano irrealizzabili.
In Austria e Germania, per iscriversi ad un dottorato, è importante avere un buon curriculum e avere un progetto che interessi ad un professore. Quindi nel mondo di lingua tedesca già ci sono molte strade più aperte che in Italia.
In Italia, come è noto, tutto passa per dei concorsi che sono pilotatissimi. Quasi mai uno sconosciuto che non ha contatti con un prof della commissione, passerà il concorso, anche se fa una prova brillante. E' risaputo. Non consiglierei a nessuno di perdere tempo a prepararsi per un concorso di dottorato in Italia, a meno che un prof non abbia già fatto capire al candidato che lui passerà il concorso.
Come dicevo all'estero sembra che le cose siano meno oscure.
In Germania e in Austria le tasse universitarie sono molto basse. Per questo uno potrebbe anche lavorare e pagarsi gli studi di dottorato.
In Svezia e Finlandia addirittura gli studenti sono stipendiati per studiare e non vi sono per niente tasse universitarie.
Nei paesi anglosassoni iscriversi ad un corso universitario o ad un dottorato è piuttosto costoso - spesso decine di migliaia di dollari l'anno - però ci sono molte borse di studio o molte teaching assistantships con cui uno si mantiene agli studi insegnando la propria lingua o altri campi di sua competenza. E anche qui, come più o meno in tutti i paesi eccetto l'Italia, conta un buon cv e un progetto di dottorato interessante.
Io trovo scandaloso che in Italia, se uno esprime interessi di studio relativi a dottorati e ricerca, sia bloccato dai professori stessi. Da un certo punto di vista hanno ragione perchè effettivamente se uno si aspetta di combinare qualcosa in Italia, è troppo spesso un illuso che non ha ancora capito i meccanismi universitari. Tuttavia si resta ancora scandalizzati perchè credo che il ruolo stesso del prof univesitario sia incoraggiare in ogni caso a studio e ricerca, e se in Italia si sa com'è, restano molte possibilità aperte all'estero. Ma anche in questo i prof italiani deludono, perchè, forse per non rivelare i meccanismi oscuri della ricerca italiana e per non invitare a 'passare alla concorrenza' cioè andare a studiare all'estero, non incoraggiano affatto a continuare all'estero. Ovvio che questo paese è bloccato nel settore della cultura. Gli accademici devono difendere la loro 'azienda' senza però sbilanciarsi troppo sui limiti enormi della stessa. Secondo me se uno non è davvero motivato non cerca di fare dottorati; si accontenta della laurea. In Italia chi vuol fare un dottorato quasi si sente considerato dagli accademici come uno che pretende chissacosa. La cosa è ridicola. Uno che vuole laurearsi è uno che si crede chissachi? Una persona che vuole studiare dovrebbe sempre essere incoraggiata e poter andare avanti. In Italia non è così. E poi ci si lamenta che questo paese è sempre fanalino di coda in Europa? Per certe cose ci si può meravigliare che sia ancora in Europa. Il problema è che in Italia le università (come i partiti politici?) sono non innanzitutto dei centri di studio e ricerca, ma innanzitutto dei centri di potere e privilegi.
Saturday, November 10, 2007
Thursday, November 8, 2007
doveri dei lavoratori
I lavoratori, si sa, hanno dei doveri riconosciuti come ovvi: devono essere diligenti, seri, rigorosi, precisi, severi. Ma sembra che nella nostra società non si pensi per niente al dovere, che tutti dovrebbero riconoscere, di essere contenti. Sorprende? Secondo me è fondamentale per la convivenza sociale. In una famiglia i bambini crescono senza tanti problemi soprattutto se i genitori sono contenti. Altrimenti cominciano ansie, insicurezze, inquietudini, frustrazioni. Se si pensa che la società sia qualcosa di simile, non si può non pensare che ogni giorno, quando si va a lavorare, occorre porsi l'obiettivo anche di essere tranquilli e ben disposti perchè gli altri non si sentano minacciati o impauriti o criticati inutilmente. Dovrebbe essere ritenuto un dovere sociale. Una persona tranquilla suscita tranquillità anche nel suo ambiente. Come sarebbe diversa la società se le persone fossero ben disposte e si ponessero sempre quest'obiettivo nel luogo di lavoro e di vita.
Da noi quasi irrita la gioia di una persona. Basta chiedere una qualsiasi cosa, anche la più lecita, e ci si aspetta sempre reazioni irritate, spesso del tutto assurde.
In USA sembrava diverso. Lì le persone sono molto più sorridenti e ben disposte di noi e, secondo me, molto più educate. In Italia, poi, credo che la maleducazione raggiunga vette altissime. Infatti il clima non è per niente tranquillo. Se pensiamo che è molto comune prendere in giro gli americani che hanno questi atteggiamenti da spacconi o ideali da eroi, che sorridono sempre e sono sempre entusiasti di tutto e convinti che tutto debba finire in happy end. Ci sembrano naiv, bambinoni che non conoscono la complessità e la durezza della vita. O siamo noi che invece abbiamo fatto nostro stile quello di criticare sempre tutto e considerare ingenuo pensare che vi siano soluzioni ragionevoli per ogni problema? Mi sembra già di sentire le repliche: ma se poi fanno quei disastri pazzeschi in Iraq e hanno l'industria degli armamenti più forte del mondo! Ovviamento non obietto. Mi riferiro all'americano medio che ha uno stile più costruttivo e meno polemico, più entusiasta di tutto (anche della politica estera del suo governo, aimè) ma in genere un atteggiamento meno distuttivo e meno meschinamente critico di noi italiani.
Da noi quasi irrita la gioia di una persona. Basta chiedere una qualsiasi cosa, anche la più lecita, e ci si aspetta sempre reazioni irritate, spesso del tutto assurde.
In USA sembrava diverso. Lì le persone sono molto più sorridenti e ben disposte di noi e, secondo me, molto più educate. In Italia, poi, credo che la maleducazione raggiunga vette altissime. Infatti il clima non è per niente tranquillo. Se pensiamo che è molto comune prendere in giro gli americani che hanno questi atteggiamenti da spacconi o ideali da eroi, che sorridono sempre e sono sempre entusiasti di tutto e convinti che tutto debba finire in happy end. Ci sembrano naiv, bambinoni che non conoscono la complessità e la durezza della vita. O siamo noi che invece abbiamo fatto nostro stile quello di criticare sempre tutto e considerare ingenuo pensare che vi siano soluzioni ragionevoli per ogni problema? Mi sembra già di sentire le repliche: ma se poi fanno quei disastri pazzeschi in Iraq e hanno l'industria degli armamenti più forte del mondo! Ovviamento non obietto. Mi riferiro all'americano medio che ha uno stile più costruttivo e meno polemico, più entusiasta di tutto (anche della politica estera del suo governo, aimè) ma in genere un atteggiamento meno distuttivo e meno meschinamente critico di noi italiani.
scontri armati in macedonia
Pochi giorni fa in Macedonia, a Tetovo, proprio dove ho insegnato per un anno, è successo un fatto grave e importante: c'è stato un conflitto armato tra dei delinquenti albanesi e la polizia macedone. Otto morti. E' quasi guerriglia, in un paese che è tra i più pacifici dei Balcani: basti pensare che la Macedonia ha ottenuto l'indipendenza dalla ex-Yugoslavia senza un solo morto.
La cosa che sorprende è che non se ne sia parlato per niente nei giornali o alla televisione italiana. 5 o 6 anni fa era successo qualcosa del genere: uno scontro tra albanesi e forze dell'ordine macedoni, e anche allora c'erano stati vari morti.
Quando c'è stata quella strage della mafia in Germania con un bilancio di 6 morti italiani a Duisburg, tutti i giornali in Europa ne hanno parlato. E questa mattina il caso del ragazzo omicida in Finlandia, che ha ucciso in un raptus di follia 8 persone, era in prima pagina anche in Italia.
Del fatto della Macedonia, invece, non si è neanche sentito parlare.
Ed è importante perchè riguarda un conflitto etnico che ancora non si è risolto. Riguarda gli instabili equilibri di tutta la regione balcanica che è alle nostre porte. Riguarda la convivenza tra albanesi e macedoni in Macedonia che non è ancora divenuta effettiva integrazione.
Ho chiesto a due miei conoscenti in Macedonia una loro interpretazione. Entrambi sembrano concordare sul fatto che l'episodio è frutto di strumentalizzazione politica. Sembra che i delinquenti che hanno causato problemi, e a cui poi la polizia macedone ha reagito uccidendo a sua volta anche civili innocenti, siano degli ex-galeotti che sono stati spinti a creare disordini per suscitare violenza e tensione tra albanesi e macedoni, in modo tale da colpevolizzare la popolazione albanese per presentarla come gruppo poco affidabile, per cui ancor meno affidabili sarebbero gli albanesi del Kosovo che vogliono l'indipendenza, e che in questo modo sembrano meritarla ancora meno. Si pensa a strumentalizzazioni da parte della Serbia sostenute dalle forze politiche macedoni.
Insomma fatti importanti ma che in Italia non hanno scomodato i giornalisti. E guarda caso, come scrivevo in altri post, non vi sono in Italia guide turistiche sulla Macedonia e sull'Albania, come se fossero paesi lontani e sconosciuti.
Sembra che la cortina di ferro non sia stata ancora del tutto abbattuta.
O forse è un caso di mala-stampa? Comincia a sorprendere un po' tutti che i giornali italiani, anche quelli importanti come La Repubblica o il Corriere, stiano diventando sempre più simili a tabloid dediti alla cronaca nera. C'è chi dice che i casi di cronaca nera sono effettivamente aumentati in Italia. C'è chi dice che in fondo alla gente è questo che interessa. E chi pensa anche a strumentalizzazioni politiche e tentativi di velare problemi più vasti del Paese.
La cosa che sorprende è che non se ne sia parlato per niente nei giornali o alla televisione italiana. 5 o 6 anni fa era successo qualcosa del genere: uno scontro tra albanesi e forze dell'ordine macedoni, e anche allora c'erano stati vari morti.
Quando c'è stata quella strage della mafia in Germania con un bilancio di 6 morti italiani a Duisburg, tutti i giornali in Europa ne hanno parlato. E questa mattina il caso del ragazzo omicida in Finlandia, che ha ucciso in un raptus di follia 8 persone, era in prima pagina anche in Italia.
Del fatto della Macedonia, invece, non si è neanche sentito parlare.
Ed è importante perchè riguarda un conflitto etnico che ancora non si è risolto. Riguarda gli instabili equilibri di tutta la regione balcanica che è alle nostre porte. Riguarda la convivenza tra albanesi e macedoni in Macedonia che non è ancora divenuta effettiva integrazione.
Ho chiesto a due miei conoscenti in Macedonia una loro interpretazione. Entrambi sembrano concordare sul fatto che l'episodio è frutto di strumentalizzazione politica. Sembra che i delinquenti che hanno causato problemi, e a cui poi la polizia macedone ha reagito uccidendo a sua volta anche civili innocenti, siano degli ex-galeotti che sono stati spinti a creare disordini per suscitare violenza e tensione tra albanesi e macedoni, in modo tale da colpevolizzare la popolazione albanese per presentarla come gruppo poco affidabile, per cui ancor meno affidabili sarebbero gli albanesi del Kosovo che vogliono l'indipendenza, e che in questo modo sembrano meritarla ancora meno. Si pensa a strumentalizzazioni da parte della Serbia sostenute dalle forze politiche macedoni.
Insomma fatti importanti ma che in Italia non hanno scomodato i giornalisti. E guarda caso, come scrivevo in altri post, non vi sono in Italia guide turistiche sulla Macedonia e sull'Albania, come se fossero paesi lontani e sconosciuti.
Sembra che la cortina di ferro non sia stata ancora del tutto abbattuta.
O forse è un caso di mala-stampa? Comincia a sorprendere un po' tutti che i giornali italiani, anche quelli importanti come La Repubblica o il Corriere, stiano diventando sempre più simili a tabloid dediti alla cronaca nera. C'è chi dice che i casi di cronaca nera sono effettivamente aumentati in Italia. C'è chi dice che in fondo alla gente è questo che interessa. E chi pensa anche a strumentalizzazioni politiche e tentativi di velare problemi più vasti del Paese.
Sunday, November 4, 2007
espulsioni / siamo tutti un po' nomadi
Dopo i fatti di Roma Fini e Casini hanno detto che devono essere espulsi coloro che non hanno un reddito fisso e una dimora stabile.
Oh mamma, e me dove mi manderanno?
Ho un contratto da supplente di cui il Ministero della Pubblica Istruzione non si è neanche scomodato a precisare la conclusione ('fino alla nomina dell'avente diritto', cioè fino all'arrivo del prossimo supplente che ha diritto alla cattedra; ma non si sa quand'è 'sta nomina. Quando ho firmato il contratto mi hanno detto che forse era fino a fine settembre, o forse a ottobre, o forse a novembre, o forse anche a dicembre).
E avere una dimora fissa con 'sti contratti si va un po' male. Come fai a firmare un contratto d'affitto per almeno un anno se ti propongono contratti simili?
Se poi aggiungo che il mio contratto non è a tempo pieno ...
... vado a preparare le valigie per l'espulsione.
Oh mamma, e me dove mi manderanno?
Ho un contratto da supplente di cui il Ministero della Pubblica Istruzione non si è neanche scomodato a precisare la conclusione ('fino alla nomina dell'avente diritto', cioè fino all'arrivo del prossimo supplente che ha diritto alla cattedra; ma non si sa quand'è 'sta nomina. Quando ho firmato il contratto mi hanno detto che forse era fino a fine settembre, o forse a ottobre, o forse a novembre, o forse anche a dicembre).
E avere una dimora fissa con 'sti contratti si va un po' male. Come fai a firmare un contratto d'affitto per almeno un anno se ti propongono contratti simili?
Se poi aggiungo che il mio contratto non è a tempo pieno ...
... vado a preparare le valigie per l'espulsione.
Saturday, November 3, 2007
emigrati rumeni e italiani
Gli eventi di questi giorni a Roma - l'uccisione della signora Reggiani da parte di un rumeno e la conseguente ronda razzista con pestaggio di altri rumeni - ricorda molto il linciaggio di italiani negli USA tra fine '800 e inizio '900.
Per due motivi: gli italiani erano considerati delinquenti perchè poveri e straccioni, i più disprezzati tra gli emigrati, superiori solo ai neri, e perchè la mafia è stata importata negli USA dall'Italia.
Il secondo motivo è che i pestaggi di ieri sera non hanno fatto per niente giustizia della terribile violenza subita dalla signora, anzi assomigliano piuttosto alla violenza stessa inferta alla signora romana, come i linciaggi di cui negli USA erano vittime italiani presi a caso tra la popolazione emigrata.
Negli USA a fine '800 succedeva un'omicidio in una città, e subito si pensava agli italiani. Da quel momento tutti gli italiani in quella città erano in pericolo di vita perchè spesso si ricorreva al linciaggio come forma di 'giustizia' popolare, sostenuta dal tacito assenso delle forze dell'ordine.
Nei quartieri londinesi, adesso, che siano particolarmente detestati gli italiani, visto che la ragazza inglese studentessa a Perugia è stata uccisa in Italia?
Per due motivi: gli italiani erano considerati delinquenti perchè poveri e straccioni, i più disprezzati tra gli emigrati, superiori solo ai neri, e perchè la mafia è stata importata negli USA dall'Italia.
Il secondo motivo è che i pestaggi di ieri sera non hanno fatto per niente giustizia della terribile violenza subita dalla signora, anzi assomigliano piuttosto alla violenza stessa inferta alla signora romana, come i linciaggi di cui negli USA erano vittime italiani presi a caso tra la popolazione emigrata.
Negli USA a fine '800 succedeva un'omicidio in una città, e subito si pensava agli italiani. Da quel momento tutti gli italiani in quella città erano in pericolo di vita perchè spesso si ricorreva al linciaggio come forma di 'giustizia' popolare, sostenuta dal tacito assenso delle forze dell'ordine.
Nei quartieri londinesi, adesso, che siano particolarmente detestati gli italiani, visto che la ragazza inglese studentessa a Perugia è stata uccisa in Italia?
albania
Certe frontiere, prima ancora che essere fisiche, sono mentali. Per una persona cresciuta nell'Europa occidentale durante gli anni della Guerra Fredda, la frontiera con l'est europeo era una frontiera doppia o tripla rispetto a quella con gli altri paesi europei.
Nova Gorica in Slovenia è l'altra metà di Gorizia, ma io l'ho visitata per la prima volta solo pochi anni fa, mentre a quel tempo avevo già visitato molti paesi europei anche lontani. Si aggiunga che mi sono laureata in un'università del Friuli Venezia Giulia e per raggiungere Gorizia bastava mezz'ora in macchina o in treno.
Anche l'Albania è molto vicina (a 70 km dall'Italia via mare) ma è un paese ancora quasi sconosciuto per gli italiani. Anche la Macedonia, in realtà. Nell'anno in cui ho lavorato in Macedonia mi sarebbe piaciuto scrivere una breve guida turistica su questo paese perchè, semplicemente, non ce ne sono, o sono rarità. E lo stesso vale per l'Albania: non sembrano esistere guide turistiche in italiano. E l'Albania sembra orientata a diventare un centro turistico importante del Mediterraneo, anzi farà concorrenza forse nei prossimi anni a Italia, Croazia e Slovenia.
Sono entrata in Albania dalla Macedonia passando per le città meridionali della Macedonia, nella bellissima zona del lago di Ohrid, lago per metà macedone e per l'altra metà albanese.
Ohrid è una città macedone bellissima, con un ricco centro storico e un lago di grande interesse ambientale e paesaggistico. A Ohrid vi sono splendide chiese ortodosse antiche, scavi archeologici con resti romani, un anfiteatro, e edifici di successiva costruzione e di grande interesse storico. Lì ho visto anche un laboratorio dove insegnavano a fare la carta in modo artigianale così come gli antichi cinesi avevano insegnato agli europei.
Dal punto di vista paesaggistico il lago è splendido e tra gli aspetti naturalistici più interessanti vi è la strana storia dell'anguilla di Ohrid che nasce nel Mar dei Sargassi (nell'Atlantico), poi risale mari e fiumi fino proprio al Lago di Ohrid e qui, in 'età da marito', depone le uova, per ritornare poi nel luogo d'origine, dove morirà. Gli animali nati qui fanno lo stesso: depongono le uova a Ohrid e poi vanno a morire nel Mar dei Sargassi. Un mistero che gli scienziati non sono ancora riusciti a spiegare.
Come dicevo, sono entrata in Albania attraverso la frontiera vicino al Lago di Ohrid. E, appena superata la dogana, ci si trova in una zona piuttosto isolata alla sommità di un colle da cui si domina una vallata che scende fino al mare. Ricordo di essere rimasta incantata da questa visione. Anche perchè insolita: non vi erano molte costruzioni intorno; solo le pendici grigio-verdi dei monti e i colori del mare.
A Elbasan ho dormito nel più grande albergo della città, e se me lo potevo permettere io, non deve di certo esser costato troppo. E la colazione era su una terrazza sul mare.
Ovviamente le strutture turistico alberghiere, ma anche le costruzioni private, sono spesso da ristrutturare, ma penso che le potenziali turistiche di questo paese siano davvero notevoli.
Tirana è un cantiere, prima ancora che una città. Moltissime aree sono in costruzione. Il sindaco di allora, e di adesso, Edi Rama, è anche un pittore, e sembra che stia dando un'impronta artistica alla costruzione di molti edifici della capitale. Alcuni sono coloratissimi, proprio come piace a lui. Anzi Edi Rama, definito qualche tempo fa da sondaggi internazionali, il miglior sindaco del mondo, sembra aver unito non solo pittura e politica, ma anche musica e politica: è di recente comparso in un video musicale in cui canta e balla nel suo ruolo di sindaco della capitale.
Ho letto che una mostra allestita in Italia sul patrimonio etnico albanese ha sorpreso molti albanesi stessi che non avevano mai potuto vedere costumi e oggetti del loro popolo in patria. Anche questo è sicuramente un patrimonio che diventerà risorsa turistica 'redditizia' se si comincia a salvaguardarlo. In Albania vi sono molti siti archeologici di antiche epoche. L'Albania è il paese degli Illiri: qui, più che altrove, vi sono resti di questa antica civiltà, e dovrebbero essere valorizzati e conservati.
Ovviamente i problemi economici sono molti, ma forse è già cominciato quello che in Italia è stato negli anni '50 il boom economico. Di certo chi c'era prima degli anni '80 e c'è anche ora deve aver visto un cambiamento epocale.
Se Tirana è soprattutto una città moderna e in fieri, Durazzo ha un interessante centro storico con un borgo medievale.
Più o meno ovunque si parla l'italiano perchè gli albanesi prendono con le loro antenne le tv italiane, oltre che per l'evidente interesse per l'Italia come terra d'emigrazione. E proprio perchè qui si parlava troppo italiano, io preferivo usare l'inglese, perchè avevo l'impressione che parlassero l'italiano quasi 'rinunciando' alla loro lingua. La dipendenza dall'Italia mi sembrava eccessiva e pensavo che gli albanesi avrebbero fatto bene ad essere più orgogliosi della loro stessa cultura.
Qui a Durazzo mi è capitata una cosa curiosa. Ho chiesto ad un signore se c'era un autobus per Tirana e lui annuiva. Allora gli ho chiesto dove potevo prenderlo. E lui continuava ad annuire, senza darmi una risposta. In seguito ho risolto l'enigma: in Albania si muove la testa su e giù per dire no, e da destra a sinistra per dire sì. Quel signore voleva dirmi che NON vi erano autobus per Tirana. A proposito: anche la lingua albanese, per i suoi elementi illirici, unici in Europa, risulta di particolare interesse.
Nova Gorica in Slovenia è l'altra metà di Gorizia, ma io l'ho visitata per la prima volta solo pochi anni fa, mentre a quel tempo avevo già visitato molti paesi europei anche lontani. Si aggiunga che mi sono laureata in un'università del Friuli Venezia Giulia e per raggiungere Gorizia bastava mezz'ora in macchina o in treno.
Anche l'Albania è molto vicina (a 70 km dall'Italia via mare) ma è un paese ancora quasi sconosciuto per gli italiani. Anche la Macedonia, in realtà. Nell'anno in cui ho lavorato in Macedonia mi sarebbe piaciuto scrivere una breve guida turistica su questo paese perchè, semplicemente, non ce ne sono, o sono rarità. E lo stesso vale per l'Albania: non sembrano esistere guide turistiche in italiano. E l'Albania sembra orientata a diventare un centro turistico importante del Mediterraneo, anzi farà concorrenza forse nei prossimi anni a Italia, Croazia e Slovenia.
Sono entrata in Albania dalla Macedonia passando per le città meridionali della Macedonia, nella bellissima zona del lago di Ohrid, lago per metà macedone e per l'altra metà albanese.
Ohrid è una città macedone bellissima, con un ricco centro storico e un lago di grande interesse ambientale e paesaggistico. A Ohrid vi sono splendide chiese ortodosse antiche, scavi archeologici con resti romani, un anfiteatro, e edifici di successiva costruzione e di grande interesse storico. Lì ho visto anche un laboratorio dove insegnavano a fare la carta in modo artigianale così come gli antichi cinesi avevano insegnato agli europei.
Dal punto di vista paesaggistico il lago è splendido e tra gli aspetti naturalistici più interessanti vi è la strana storia dell'anguilla di Ohrid che nasce nel Mar dei Sargassi (nell'Atlantico), poi risale mari e fiumi fino proprio al Lago di Ohrid e qui, in 'età da marito', depone le uova, per ritornare poi nel luogo d'origine, dove morirà. Gli animali nati qui fanno lo stesso: depongono le uova a Ohrid e poi vanno a morire nel Mar dei Sargassi. Un mistero che gli scienziati non sono ancora riusciti a spiegare.
Come dicevo, sono entrata in Albania attraverso la frontiera vicino al Lago di Ohrid. E, appena superata la dogana, ci si trova in una zona piuttosto isolata alla sommità di un colle da cui si domina una vallata che scende fino al mare. Ricordo di essere rimasta incantata da questa visione. Anche perchè insolita: non vi erano molte costruzioni intorno; solo le pendici grigio-verdi dei monti e i colori del mare.
A Elbasan ho dormito nel più grande albergo della città, e se me lo potevo permettere io, non deve di certo esser costato troppo. E la colazione era su una terrazza sul mare.
Ovviamente le strutture turistico alberghiere, ma anche le costruzioni private, sono spesso da ristrutturare, ma penso che le potenziali turistiche di questo paese siano davvero notevoli.
Tirana è un cantiere, prima ancora che una città. Moltissime aree sono in costruzione. Il sindaco di allora, e di adesso, Edi Rama, è anche un pittore, e sembra che stia dando un'impronta artistica alla costruzione di molti edifici della capitale. Alcuni sono coloratissimi, proprio come piace a lui. Anzi Edi Rama, definito qualche tempo fa da sondaggi internazionali, il miglior sindaco del mondo, sembra aver unito non solo pittura e politica, ma anche musica e politica: è di recente comparso in un video musicale in cui canta e balla nel suo ruolo di sindaco della capitale.
Ho letto che una mostra allestita in Italia sul patrimonio etnico albanese ha sorpreso molti albanesi stessi che non avevano mai potuto vedere costumi e oggetti del loro popolo in patria. Anche questo è sicuramente un patrimonio che diventerà risorsa turistica 'redditizia' se si comincia a salvaguardarlo. In Albania vi sono molti siti archeologici di antiche epoche. L'Albania è il paese degli Illiri: qui, più che altrove, vi sono resti di questa antica civiltà, e dovrebbero essere valorizzati e conservati.
Ovviamente i problemi economici sono molti, ma forse è già cominciato quello che in Italia è stato negli anni '50 il boom economico. Di certo chi c'era prima degli anni '80 e c'è anche ora deve aver visto un cambiamento epocale.
Se Tirana è soprattutto una città moderna e in fieri, Durazzo ha un interessante centro storico con un borgo medievale.
Più o meno ovunque si parla l'italiano perchè gli albanesi prendono con le loro antenne le tv italiane, oltre che per l'evidente interesse per l'Italia come terra d'emigrazione. E proprio perchè qui si parlava troppo italiano, io preferivo usare l'inglese, perchè avevo l'impressione che parlassero l'italiano quasi 'rinunciando' alla loro lingua. La dipendenza dall'Italia mi sembrava eccessiva e pensavo che gli albanesi avrebbero fatto bene ad essere più orgogliosi della loro stessa cultura.
Qui a Durazzo mi è capitata una cosa curiosa. Ho chiesto ad un signore se c'era un autobus per Tirana e lui annuiva. Allora gli ho chiesto dove potevo prenderlo. E lui continuava ad annuire, senza darmi una risposta. In seguito ho risolto l'enigma: in Albania si muove la testa su e giù per dire no, e da destra a sinistra per dire sì. Quel signore voleva dirmi che NON vi erano autobus per Tirana. A proposito: anche la lingua albanese, per i suoi elementi illirici, unici in Europa, risulta di particolare interesse.
università e università
lo stile dell'università americana:
dinamismo, vivacità, coinvolgimento nelle attività di ricerca, partecipazione, entusiasmo, efficienza
lo stile dell'università italiana:
staticità, lentezza, oscurità, professori snob che escludono anzichè coinvolgere in attività di ricerca, studenti di cui ci si disinteressa, inefficienza
Secondo me le università italiane sono soprattutto università di borghesi mediocri. Una situazione frequentissima che lo dimostra è questo:
o uno studente ha già tutto (soldi, ottimo cv, ambiente sufficientemente borghese) o viene snobbato e escluso. Se non ha qualcosa di questo, per es. sufficienti mezzi per un lavoro di studio e ricerca, non interessa, nonostante impegno e intelligenza. Mentre gli accademici stessi dovrebbero interessarsi ché uno possa lavorare e avere i mezzi per produrre lavoro qualificato. Lo dice anche la Costituzione.
Da questo punto di vista le università americane sembrano molto diverse e là vi sono effettivamente opportunità per chi è 'solo' capace.
dinamismo, vivacità, coinvolgimento nelle attività di ricerca, partecipazione, entusiasmo, efficienza
lo stile dell'università italiana:
staticità, lentezza, oscurità, professori snob che escludono anzichè coinvolgere in attività di ricerca, studenti di cui ci si disinteressa, inefficienza
Secondo me le università italiane sono soprattutto università di borghesi mediocri. Una situazione frequentissima che lo dimostra è questo:
o uno studente ha già tutto (soldi, ottimo cv, ambiente sufficientemente borghese) o viene snobbato e escluso. Se non ha qualcosa di questo, per es. sufficienti mezzi per un lavoro di studio e ricerca, non interessa, nonostante impegno e intelligenza. Mentre gli accademici stessi dovrebbero interessarsi ché uno possa lavorare e avere i mezzi per produrre lavoro qualificato. Lo dice anche la Costituzione.
Da questo punto di vista le università americane sembrano molto diverse e là vi sono effettivamente opportunità per chi è 'solo' capace.
Friday, November 2, 2007
don oreste benzi
Nella Repubblica di oggi vi è un trafiletto con un commento di don Oreste Benzi sul caso del rumeno che ha ferocemente violentato e causato la morte di Giovanna Reggiani a Roma.
Riporto queste parole come una sorta di testamento di don Benzi, che da poche ore è morto nella sua Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini, che lui stesso aveva fondato alla fine degli anni '60 e dove hanno potuto ricominciare una vita normale molte prostitute schiave degli sfruttatori in Italia:
"I funzionari della polizia rumena con i quali noi collaboriamo - racconta don Benzi - ci dicono che i lupi feroci siete voi italiani perchè voi oggi in Italia sbranate più di 30.000 ragazze rumene, delle quali in partenza il 50% sono bambine. Siete voi che foraggiate i criminale rumeni che le tengono schiave con almeno 200 milioni l'anno di guadagno. Sono i vostri maschi che pagano i delinquenti rumeni. Dobbiamo chiedere perdono alla signora barbaramente massacrata. Ma voi dovreste stare in ginocchio tutto l'anno perchè tutto l'anno massacrate le nostre bambine."
Chi va da una prostituta, non è forse uno che va a violentare una che deve accettare di essere violentata?
Riporto queste parole come una sorta di testamento di don Benzi, che da poche ore è morto nella sua Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini, che lui stesso aveva fondato alla fine degli anni '60 e dove hanno potuto ricominciare una vita normale molte prostitute schiave degli sfruttatori in Italia:
"I funzionari della polizia rumena con i quali noi collaboriamo - racconta don Benzi - ci dicono che i lupi feroci siete voi italiani perchè voi oggi in Italia sbranate più di 30.000 ragazze rumene, delle quali in partenza il 50% sono bambine. Siete voi che foraggiate i criminale rumeni che le tengono schiave con almeno 200 milioni l'anno di guadagno. Sono i vostri maschi che pagano i delinquenti rumeni. Dobbiamo chiedere perdono alla signora barbaramente massacrata. Ma voi dovreste stare in ginocchio tutto l'anno perchè tutto l'anno massacrate le nostre bambine."
Chi va da una prostituta, non è forse uno che va a violentare una che deve accettare di essere violentata?
Tuesday, October 30, 2007
italiani bamboccioni?
il ministro padoa-schioppa:
'i giovani italiani sono degli eterni bamboccioni perchè amano restare a casa dalla mamma che gli lava i calzini e gli prepara la pastasciutta.'
'ma no, signor ministro, ha capito male: i giovani italiani sono dei bamboccioni perchè i ministri dell'economia italiani non hanno mai saputo fare il loro mestiere!'
'i giovani italiani sono degli eterni bamboccioni perchè amano restare a casa dalla mamma che gli lava i calzini e gli prepara la pastasciutta.'
'ma no, signor ministro, ha capito male: i giovani italiani sono dei bamboccioni perchè i ministri dell'economia italiani non hanno mai saputo fare il loro mestiere!'
Sunday, October 28, 2007
'schiava di mio marito' di tehmina durrani. recensione
Tehmina Durrani, Schiava di mio marito, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1994

'Schiava di mio marito' di Tehmina Durrani è un libro molto coinvolgente e molto prezioso.
Tehmina Durrani è una donna pakistana ancora vivente, di circa 50 anni.
Nel libro racconta la sua vita: l'infanzia in una famiglia molto agiata ma diretta da una madre durissima che schiaccia la personalità della figlia; il matrimonio con un politico pakistano e, dopo un iniziale idillio, le violenze psicologiche e fisiche, l' obbedienza assoluta a cui era costretta, la totale mancanza di autonomia, l'impossibilità di prendere la minima decisione, anche la più banale e quotidiana; in una parola, la sua schiavitù.
E' un libro autobiografico, ma è molto più che una autobiografia: racconta la condizione della donna e la storia politica nel Pakistan più recente. E vi compaiono personaggi noti, come i leader politici Ali e Benazir Bhutto, o il Generale Zia e Nawaz Sharif.
Tehmina Durrani è una donna ricca e intelligente. Per questo le ingiustizie, le umiliazioni, le violenza che subisce fanno pensare a quanto terribilmente peggiore può essere la vita delle donne che non hanno neanche la sua ricchezza e il suo livello culturale.
Dopo il matrimonio il marito sempre più tratta la moglie senza il minimo rispetto, e distrugge la sua autostima, la sua sicurezza, il suo equilibrio psicologico e persino la sua integrità fisica.
Fino a quando lei stessa comincia a rendersi conto che nessuno ha il diritto di trattarla in questo modo, e reagisce alla violenza.
Da questo momento il marito è costretto a riconoscere che quell' oggetto che ha sposato ha una volontà che sfugge al suo controllo. Sempre più Tehmina opporrà le sue scelte a quelle del marito brutale, ricostruendo a poco a poco la sua personalità annichilita.
La crescente consapevolezza del suo diritto di pensare, di scegliere, di agire, aumenta con la partecipazione di Tehmina alle vicende politiche del marito stesso e del suo paese. E' grazie a lei che il marito, in carcere per motivi politici, sarà liberato. Ma se la crescente indipendenza della moglie gli ha portato indubbi vantaggi, resta il suo rifiuto di accettare che una donna possa fare troppo di testa sua.
Tehmina decide infine di rompere il matrimonio, in un paese in cui una donna non ha valore se non in relazione al marito che l'accompagna. E chiede il divorzio, anche perchè delusa dalle scelte politiche meschine, opportuniste, disoneste di colui che lei riteneva un politico realmente preoccupato per le sorti del popolo pakistano.
Scrivere questo libro è costato molto a Tehmina Durrani: condanna da parte della famiglia, della società maschilista pakistana, condanna anche del tribunale per adulterio e per il suo coinvolgimento nelle attività dei servizi segreti indiani.
Ma è la storia di una vincitrice, di una persona che ha conquistato la libertà di decidere, e che è consapevole che la condanna della società, specie verso le donne, non ha spesso nulla a che fare con la vera giustizia, ed è invece il risultato di abusi e crimini secolari ma ancora attuali.
Roberta Barazza
Tehmina Durrani è una donna pakistana ancora vivente, di circa 50 anni.
Nel libro racconta la sua vita: l'infanzia in una famiglia molto agiata ma diretta da una madre durissima che schiaccia la personalità della figlia; il matrimonio con un politico pakistano e, dopo un iniziale idillio, le violenze psicologiche e fisiche, l' obbedienza assoluta a cui era costretta, la totale mancanza di autonomia, l'impossibilità di prendere la minima decisione, anche la più banale e quotidiana; in una parola, la sua schiavitù.
E' un libro autobiografico, ma è molto più che una autobiografia: racconta la condizione della donna e la storia politica nel Pakistan più recente. E vi compaiono personaggi noti, come i leader politici Ali e Benazir Bhutto, o il Generale Zia e Nawaz Sharif.
Tehmina Durrani è una donna ricca e intelligente. Per questo le ingiustizie, le umiliazioni, le violenza che subisce fanno pensare a quanto terribilmente peggiore può essere la vita delle donne che non hanno neanche la sua ricchezza e il suo livello culturale.
Dopo il matrimonio il marito sempre più tratta la moglie senza il minimo rispetto, e distrugge la sua autostima, la sua sicurezza, il suo equilibrio psicologico e persino la sua integrità fisica.
Fino a quando lei stessa comincia a rendersi conto che nessuno ha il diritto di trattarla in questo modo, e reagisce alla violenza.
Da questo momento il marito è costretto a riconoscere che quell' oggetto che ha sposato ha una volontà che sfugge al suo controllo. Sempre più Tehmina opporrà le sue scelte a quelle del marito brutale, ricostruendo a poco a poco la sua personalità annichilita.
La crescente consapevolezza del suo diritto di pensare, di scegliere, di agire, aumenta con la partecipazione di Tehmina alle vicende politiche del marito stesso e del suo paese. E' grazie a lei che il marito, in carcere per motivi politici, sarà liberato. Ma se la crescente indipendenza della moglie gli ha portato indubbi vantaggi, resta il suo rifiuto di accettare che una donna possa fare troppo di testa sua.
Tehmina decide infine di rompere il matrimonio, in un paese in cui una donna non ha valore se non in relazione al marito che l'accompagna. E chiede il divorzio, anche perchè delusa dalle scelte politiche meschine, opportuniste, disoneste di colui che lei riteneva un politico realmente preoccupato per le sorti del popolo pakistano.
Scrivere questo libro è costato molto a Tehmina Durrani: condanna da parte della famiglia, della società maschilista pakistana, condanna anche del tribunale per adulterio e per il suo coinvolgimento nelle attività dei servizi segreti indiani.
Ma è la storia di una vincitrice, di una persona che ha conquistato la libertà di decidere, e che è consapevole che la condanna della società, specie verso le donne, non ha spesso nulla a che fare con la vera giustizia, ed è invece il risultato di abusi e crimini secolari ma ancora attuali.
Roberta Barazza
Saturday, October 27, 2007
stampa pro birmania
molto spesso si parla del ruolo negativo e distruttivo di tanta stampa scandalistica o senza scrupoli che mette sulle prime pagine cittadini poi rovinati da tale pubblicità.
ora si presenta un'occasione per dimostrare il contrario: perchè la faccenda della birmania abbia sviluppi positivi, ogni giorno sui giornali dovrebbe compararire qualche notizia su questo paese.
si rischia già una regressione verso crescenti misure punitive nei confronti dei coraggiosi che hanno sfidato il regime.
ecco una buona occasione per sostenere lo sviluppo democratico di quel popolo: basterebbe parlarne continuamente. sono certa che parlare ogni giorno del myamar avrebbe importanti conseguenze perchè il regime si sentirebbe continuamente sottoposto alle sguardo del mondo intero. di solito gli eventi fanno notizia. in quest' occasione non sarebbe male se le notizie ... facessero gli eventi.
ora si presenta un'occasione per dimostrare il contrario: perchè la faccenda della birmania abbia sviluppi positivi, ogni giorno sui giornali dovrebbe compararire qualche notizia su questo paese.
si rischia già una regressione verso crescenti misure punitive nei confronti dei coraggiosi che hanno sfidato il regime.
ecco una buona occasione per sostenere lo sviluppo democratico di quel popolo: basterebbe parlarne continuamente. sono certa che parlare ogni giorno del myamar avrebbe importanti conseguenze perchè il regime si sentirebbe continuamente sottoposto alle sguardo del mondo intero. di solito gli eventi fanno notizia. in quest' occasione non sarebbe male se le notizie ... facessero gli eventi.
società italiana maschilista? è un eufemismo
così va il mondo, dalle nostre parti, cioè in uno dei migliori mondi possibili (chissà com'è in posti meno fortunati!): può capitare che un pinco pallino qualsiasi - ripugnante, maniaco, squilibrato - ti rompa pesantemente anche per molto tempo, e una non solo ha il problema di liberarsene, ma in più il problema di affrontare un'opinione pubblica che prende incondizionatamente la difesa della parte maschile. sembra che ancora oggi, come nel medio evo, se una non subisce la volontà maschile, sia condannata dalla società intera.
l'italia è nota all'estero per il suo maschilismo e il suo machismo (si pensi agli stereotipi del 'latin lover', del 'casanova', della 'dolce vita' - solo stereotipi?), e per una generale grande volgarità; basti ricordare il quasi-incidente-diplomatico con una premier scandinava causato dalle avances di berlusconi qualche anno fa, o l' indecenza di troppi programmi televisivi italiani.
Un professore di un'università americana ha detto in una lezione che il famoso grand tour dei giovani inglesi e tedeschi che dopo il '700 consideravano essenziale visitare le bellezze artistiche italiane, in realtà era spinto ad altri meno nobili interessi: era cioè una sorta di turismo sessuale, visto che già a quel tempo le abitudini degli italiani e delle italiane sembravano alquanto licenziose. mi sono scandalizzata e risentita quando ho sentito questo discorso, ma ora non lo considero più troppo assurdo.
si arriva poi ai giudizi (sorprendenti? per me ormai non più) di certa stampa tedesca o di certi giudici tedeschi che danno delle attenuanti a italiani condannati per stupro, basate sul fatto che questi rei italiani vengono da una società maschilista e arretrata, e sono per questo meno responsabili di quel che fanno. tuoni e fulmini in italia! si grida allo scandalo; si accusano di razzismo i tedeschi.
quando ho letto quell'articolo sul giudice tedesco la cui sentenza è stata criticata come razzista nei confronti degli italiani, ho pensato che mi piacerebbe vivere in germania. proprio così! lì forse ci si capisce un po' di più che in italia.
sono anni che in italia subisco molestie pesantissime da parte di gentaglia intenzionata ad impormi un maniaco con quoziente intellettuale spaventosamente basso; e non devo solo cercare di liberarmi continuamente da questi squilibrati, ma anche dal resto della società (analfabeta?) che ritiene giusto, in fondo, che sempre prevalga la volontà maschile.
tanto che una volta, impressionata da quella che mi sembrava l'opinione comune, ho voluto preparare un questionario che poi ho distribuito in treno. le domande erano ovvie: pensi che una donna abbia diritto di fare quello che vuole della sua vita se non crea problemi agli altri? pensi che uno possa imporsi su una donna? pensi che il diritto di scegliere con chi stare o come vivere valga sia per uomini che per donne? come qualcuno giustamente mi ha fatto presente, le domande erano ovvie, anzi stupide. però ho voluto lo stesso proporre questo questionario in treno perchè, appunto, mi sembra che la gente si comporti contro queste ovvietà. non è un'opinione vaga. è proprio una certezza, basata su mancanze di rispetto insopportabili che io, e chissà quante altre, subiamo ogni giorno.
la gente magari nel questionario scrive che, ovviamente, una può fare quel che vuole, perchè solo un'idiota o un telebano scriverebbe il contrario. ma in realtà si comporta come se pensasse giusto l'opposto e i tentativi di imporre continuamente la volontà degli altri - volontà maschile - sono più che costanti, sono quasi la totalità dei messaggi che si ricevono ogni giorno.
che sia un problema molto italiano? di certo non solo italiano. magari: in questo caso basterebbe non vivere in italia. no, il problema è vasto, ma in america non avevo l'impressione di un maschilismo così forte. e se i tedeschi ragionano così, si può pensare che certe idee siano meno frequenti anche lì.
Speriamo allora di trasferirsi presto all'estero di nuovo.
l'italia è nota all'estero per il suo maschilismo e il suo machismo (si pensi agli stereotipi del 'latin lover', del 'casanova', della 'dolce vita' - solo stereotipi?), e per una generale grande volgarità; basti ricordare il quasi-incidente-diplomatico con una premier scandinava causato dalle avances di berlusconi qualche anno fa, o l' indecenza di troppi programmi televisivi italiani.
Un professore di un'università americana ha detto in una lezione che il famoso grand tour dei giovani inglesi e tedeschi che dopo il '700 consideravano essenziale visitare le bellezze artistiche italiane, in realtà era spinto ad altri meno nobili interessi: era cioè una sorta di turismo sessuale, visto che già a quel tempo le abitudini degli italiani e delle italiane sembravano alquanto licenziose. mi sono scandalizzata e risentita quando ho sentito questo discorso, ma ora non lo considero più troppo assurdo.
si arriva poi ai giudizi (sorprendenti? per me ormai non più) di certa stampa tedesca o di certi giudici tedeschi che danno delle attenuanti a italiani condannati per stupro, basate sul fatto che questi rei italiani vengono da una società maschilista e arretrata, e sono per questo meno responsabili di quel che fanno. tuoni e fulmini in italia! si grida allo scandalo; si accusano di razzismo i tedeschi.
quando ho letto quell'articolo sul giudice tedesco la cui sentenza è stata criticata come razzista nei confronti degli italiani, ho pensato che mi piacerebbe vivere in germania. proprio così! lì forse ci si capisce un po' di più che in italia.
sono anni che in italia subisco molestie pesantissime da parte di gentaglia intenzionata ad impormi un maniaco con quoziente intellettuale spaventosamente basso; e non devo solo cercare di liberarmi continuamente da questi squilibrati, ma anche dal resto della società (analfabeta?) che ritiene giusto, in fondo, che sempre prevalga la volontà maschile.
tanto che una volta, impressionata da quella che mi sembrava l'opinione comune, ho voluto preparare un questionario che poi ho distribuito in treno. le domande erano ovvie: pensi che una donna abbia diritto di fare quello che vuole della sua vita se non crea problemi agli altri? pensi che uno possa imporsi su una donna? pensi che il diritto di scegliere con chi stare o come vivere valga sia per uomini che per donne? come qualcuno giustamente mi ha fatto presente, le domande erano ovvie, anzi stupide. però ho voluto lo stesso proporre questo questionario in treno perchè, appunto, mi sembra che la gente si comporti contro queste ovvietà. non è un'opinione vaga. è proprio una certezza, basata su mancanze di rispetto insopportabili che io, e chissà quante altre, subiamo ogni giorno.
la gente magari nel questionario scrive che, ovviamente, una può fare quel che vuole, perchè solo un'idiota o un telebano scriverebbe il contrario. ma in realtà si comporta come se pensasse giusto l'opposto e i tentativi di imporre continuamente la volontà degli altri - volontà maschile - sono più che costanti, sono quasi la totalità dei messaggi che si ricevono ogni giorno.
che sia un problema molto italiano? di certo non solo italiano. magari: in questo caso basterebbe non vivere in italia. no, il problema è vasto, ma in america non avevo l'impressione di un maschilismo così forte. e se i tedeschi ragionano così, si può pensare che certe idee siano meno frequenti anche lì.
Speriamo allora di trasferirsi presto all'estero di nuovo.
Tuesday, October 23, 2007
il mio sostegno a AAUP che denuncia gli arbitri della classe dirigente accademica in USA
Ricevuto da AAUP - Association of American University Professors - che denuncia gli arbitri e l'estrema insicurezza in cui lavora il personale delle università americane, in quanto i capi possono licenziare anche senza validi motivi.
Ne so qualcosa anch'io. Posso confermare che in USA si lavora benissimo da un lato - perchè strutture, biblioteche, computer ... tutto è molto efficiente e porta ad un lavoro molto intenso e entusiasmante - ma dall'altro in un clima di tensione e preoccupazione enormi perchè i capi possono sbatterti fuori con estrema arbitrarietà. Un piccolo errore può costarti il posto. Risultato? Io ho lavorato con grande entusiasmo con gli studenti; mi piaceva moltissimo insegnare e frequentare i corsi, ma mi sono allontanata sempre di più dal mio istituto, con cui alla fine non comunicavo neanche più, e dai capi che sono temuti come pericolosi tiranni.
BLUE BANNER
The AAUP Online
News for the Higher Education Community
This message celebrates an anniversary: a year ago the AAUP adopted its most detailed and specific set of recommended institutional regulations governing part-time faculty positions. That action followed upon an extensive series of AAUP reports about the changing state of faculty appointments. The reports themselves, the first appearing in 1980, were written in response to thirty years of gradually increasing use of contingent faculty throughout American higher education.
In 1975, tenured and tenure-track faculty together constituted 57 percent of faculty nationwide. By 2005, the latest year for which figures are available, that combined group had been whittled down to merely 32 percent. Contingent faculty had meanwhile grown from 43 percent to 68 percent of the professoriate. You can help us raise awareness of these dramatic changes by printing out a bar graph recording them (http://www.aaup.org/NR/rdonlyres/9218E731-A68E-4E98-A378-12251FFD3802/0/Facstatustrend7505.pdf) and putting it on your office door.
The term “contingent faculty” itself reflects our awareness that several groups of teachers—including part-timers, full-timers off the tenure-track, and graduate employees who teach well beyond the needs of their own training—endure overlapping forms of exploitation and present comparable risks to higher education. We have warned repeatedly that the excessive employment of faculty without job security would eventually undermine both academic freedom and shared governance. That time has arrived. When most faculty are at risk of summary dismissal, the freedom for faculty to speak forthrightly is diminished. And faculty control over the curriculum is also undercut.
Some faculties have organized in response and won enforceable limits to the use of contingent faculty. Others need our help.
The rules we adopted last year, section 13 of our Recommended Institutional Regulations (http://www.aaup.org/AAUP/pubsres/policydocs/contents/RIR.htm), for the first time lay out very specific procedures for part-time faculty appointments. They are constructed as a series of steps that come into play at various stages of employment, including advance notice of reappointment, due process for dismissal, comprehensive review of performance, and eventually expectation of continued employment.
Meanwhile, our Committee A on Academic Freedom and Tenure is giving increasing attention to all contingent faculty appointments and defending faculty who are mistreated. This year, in response to information received about possible violations of academic freedom involving full- and part-time contingent faculty, the committee staff has counseled dozens of faculty members, written letters to administrations, and launched one full investigation. In one recent instance, a faculty member in her first year of full-time teaching at a community college in the Midwest—an institution where no faculty have tenure—asked for our assistance when she was told her contract would not be renewed. She had been slated to head an academic program, but encountered criticism from the administration when she organized a benefit concert to establish a health care fund for part-time faculty. Since she was given no formal reason for her nonrenewal, its timing suggested a relation to the administration’s displeasure at the implication that part-timers there were poorly treated. Her only appeal was to a grievance committee appointed by the administration. Our staff wrote a strong letter suggesting that her academic freedom had been violated, after which the administration entered into discussions with the faculty member, and a settlement was reached. “I would have been completely lost without the AAUP,” she told us.
Cary Nelson
AAUP President
The AAUP Online is an electronic newsletter of the American Association of University Professors. For more information about the AAUP, visit http://lyris.eresources.com:81/t/1212757/1942950/470/0/
You are currently subscribed to aaup as: rbarazza@purdue.edu.
To unsubscribe, send a blank email to leave-1212757-1942950I@lists.aaup.org
Ne so qualcosa anch'io. Posso confermare che in USA si lavora benissimo da un lato - perchè strutture, biblioteche, computer ... tutto è molto efficiente e porta ad un lavoro molto intenso e entusiasmante - ma dall'altro in un clima di tensione e preoccupazione enormi perchè i capi possono sbatterti fuori con estrema arbitrarietà. Un piccolo errore può costarti il posto. Risultato? Io ho lavorato con grande entusiasmo con gli studenti; mi piaceva moltissimo insegnare e frequentare i corsi, ma mi sono allontanata sempre di più dal mio istituto, con cui alla fine non comunicavo neanche più, e dai capi che sono temuti come pericolosi tiranni.
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This message celebrates an anniversary: a year ago the AAUP adopted its most detailed and specific set of recommended institutional regulations governing part-time faculty positions. That action followed upon an extensive series of AAUP reports about the changing state of faculty appointments. The reports themselves, the first appearing in 1980, were written in response to thirty years of gradually increasing use of contingent faculty throughout American higher education.
In 1975, tenured and tenure-track faculty together constituted 57 percent of faculty nationwide. By 2005, the latest year for which figures are available, that combined group had been whittled down to merely 32 percent. Contingent faculty had meanwhile grown from 43 percent to 68 percent of the professoriate. You can help us raise awareness of these dramatic changes by printing out a bar graph recording them (http://www.aaup.org/NR/rdonlyres/9218E731-A68E-4E98-A378-12251FFD3802/0/Facstatustrend7505.pdf) and putting it on your office door.
The term “contingent faculty” itself reflects our awareness that several groups of teachers—including part-timers, full-timers off the tenure-track, and graduate employees who teach well beyond the needs of their own training—endure overlapping forms of exploitation and present comparable risks to higher education. We have warned repeatedly that the excessive employment of faculty without job security would eventually undermine both academic freedom and shared governance. That time has arrived. When most faculty are at risk of summary dismissal, the freedom for faculty to speak forthrightly is diminished. And faculty control over the curriculum is also undercut.
Some faculties have organized in response and won enforceable limits to the use of contingent faculty. Others need our help.
The rules we adopted last year, section 13 of our Recommended Institutional Regulations (http://www.aaup.org/AAUP/pubsres/policydocs/contents/RIR.htm), for the first time lay out very specific procedures for part-time faculty appointments. They are constructed as a series of steps that come into play at various stages of employment, including advance notice of reappointment, due process for dismissal, comprehensive review of performance, and eventually expectation of continued employment.
Meanwhile, our Committee A on Academic Freedom and Tenure is giving increasing attention to all contingent faculty appointments and defending faculty who are mistreated. This year, in response to information received about possible violations of academic freedom involving full- and part-time contingent faculty, the committee staff has counseled dozens of faculty members, written letters to administrations, and launched one full investigation. In one recent instance, a faculty member in her first year of full-time teaching at a community college in the Midwest—an institution where no faculty have tenure—asked for our assistance when she was told her contract would not be renewed. She had been slated to head an academic program, but encountered criticism from the administration when she organized a benefit concert to establish a health care fund for part-time faculty. Since she was given no formal reason for her nonrenewal, its timing suggested a relation to the administration’s displeasure at the implication that part-timers there were poorly treated. Her only appeal was to a grievance committee appointed by the administration. Our staff wrote a strong letter suggesting that her academic freedom had been violated, after which the administration entered into discussions with the faculty member, and a settlement was reached. “I would have been completely lost without the AAUP,” she told us.
Cary Nelson
AAUP President
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Sunday, October 21, 2007
de magistris
La faccenda De Magistris sembra davvero un' ennesima brutta storia all'italiana.
Il Ministro Mastella non teme l'inchiesta di De Magistris perchè non ha nulla da rimproverarsi? Allora permetta l'esecuzione dell'inchiesta e non ne tema l'esito.
Così com'è ora la faccenda, l'unica cosa che si può pensare è che Mastella, indagato da De Magistris, abbia impedito al giudice di continuare l'indagine perchè era un'indagine per lui scomoda e pericolosa. Cose simili sono purtroppo successe altre volte in Italia, specie nelle zone in cui opera la mafia. Anche a Falcone e Borsellino avevano cercato di togliere inchieste scottanti.
Davvero una faccenda squallida. Se Mastella non ha colpe, permetta a De Magistris di lavorare sul caso e se è innocente, potrà dimostrarlo. E far passare l'inchiesta a qualche altro magistrato non è la stessa cosa che lasciarla a De Magistris, così come aver permesso a Falcone di continuare le sue indagini non era la stessa cosa che affidarle ad altri.
D'altro canto Mastella ha il diritto di non essere ritenuto colpevole finchè le indagini non sono portate a termine, ma ha anche il dovere di rispondere a eventuali indagini dei giudici.
De Magistris ha tutto il sostegno di chi vuol vedere cose pulite in Italia.
Il Ministro Mastella non teme l'inchiesta di De Magistris perchè non ha nulla da rimproverarsi? Allora permetta l'esecuzione dell'inchiesta e non ne tema l'esito.
Così com'è ora la faccenda, l'unica cosa che si può pensare è che Mastella, indagato da De Magistris, abbia impedito al giudice di continuare l'indagine perchè era un'indagine per lui scomoda e pericolosa. Cose simili sono purtroppo successe altre volte in Italia, specie nelle zone in cui opera la mafia. Anche a Falcone e Borsellino avevano cercato di togliere inchieste scottanti.
Davvero una faccenda squallida. Se Mastella non ha colpe, permetta a De Magistris di lavorare sul caso e se è innocente, potrà dimostrarlo. E far passare l'inchiesta a qualche altro magistrato non è la stessa cosa che lasciarla a De Magistris, così come aver permesso a Falcone di continuare le sue indagini non era la stessa cosa che affidarle ad altri.
D'altro canto Mastella ha il diritto di non essere ritenuto colpevole finchè le indagini non sono portate a termine, ma ha anche il dovere di rispondere a eventuali indagini dei giudici.
De Magistris ha tutto il sostegno di chi vuol vedere cose pulite in Italia.
Wednesday, October 10, 2007
elefantiasi all'italiana
In Italia, si sa, tutto è molto burocratico, lento, bloccato.
Ma si potrebbe anche snellire o velocizzare un po'.
Ad esempio gli affitti. Negli USA è tutto più agile. Hai bisogno di un affitto anche solo di un mese? Lo fai con grande agilità. Qui in Italia hai bisogno di un affitto breve? Lo fai molto lungo, salvo poi pagare soldi in più per annullarlo. Sembra che si faccia così. Giustamente non si deve scomodare un apparato burocratico per solo due mesi. E per firmare un contratto ci sono spese enormi di registrazione. Inoltre in USA uno paga un affitto e lo dichiara poi nella sua dichiarazione dei redditi e ovviamente le tasse diminuiscono. Si fa così anche qui? Mi pare sia stato proposto solo di recente.
Poi la dichiarazione dei redditi, che io sappia, in Italia la fanno pochi, pochissimi. E' così complicata che ... meglio mandare tutto dal commercialista. Io ho fatto la mia prima dichiarazione dei redditi in USA e in inglese. E non è poi così complicato. Due ore di spiegazioni collettive, organizzate da una specie di organizzazione sindacale, sono state sufficienti per sbrigarla. Ma in Italia sembra tutto complicato e difficile a priori. Inoltre la dichiarazione dei redditi in USA l'abbiamo fatto in aprile e versamenti o rimborsi sono già arrivati in maggio (dello stesso anno, non l'anno dopo).
Ma si potrebbe anche snellire o velocizzare un po'.
Ad esempio gli affitti. Negli USA è tutto più agile. Hai bisogno di un affitto anche solo di un mese? Lo fai con grande agilità. Qui in Italia hai bisogno di un affitto breve? Lo fai molto lungo, salvo poi pagare soldi in più per annullarlo. Sembra che si faccia così. Giustamente non si deve scomodare un apparato burocratico per solo due mesi. E per firmare un contratto ci sono spese enormi di registrazione. Inoltre in USA uno paga un affitto e lo dichiara poi nella sua dichiarazione dei redditi e ovviamente le tasse diminuiscono. Si fa così anche qui? Mi pare sia stato proposto solo di recente.
Poi la dichiarazione dei redditi, che io sappia, in Italia la fanno pochi, pochissimi. E' così complicata che ... meglio mandare tutto dal commercialista. Io ho fatto la mia prima dichiarazione dei redditi in USA e in inglese. E non è poi così complicato. Due ore di spiegazioni collettive, organizzate da una specie di organizzazione sindacale, sono state sufficienti per sbrigarla. Ma in Italia sembra tutto complicato e difficile a priori. Inoltre la dichiarazione dei redditi in USA l'abbiamo fatto in aprile e versamenti o rimborsi sono già arrivati in maggio (dello stesso anno, non l'anno dopo).
please, slow down, siamo in Italia
Ieri a Ballarò si parlava delle province italiane e sull'ipotesi - più o meno fantascientifica - di abolirle.
Fantascientifica solo nel senso che in Italia i grandi cambiamenti si scontrano con freni stratosferici. Solo in questo senso, non certo nel senso che sia un'utopia impensabile, eccessiva o troppo futurista.
La cosa che colpiva era che sembrava che il nodo della questione non fosse per niente affrontato.
La domanda centrale è questa: le province servono o no?
Invece gli interlocutori, di destra e di sinistra, sembravano sottolineare altre questioni: le province fanno parte della nostra tradizione, o ci vuole troppo coraggio per togliere queste istituzioni, è difficile proporre un cambiamento così radicale, si può vedere di togliere quelle funzioni che sono esercitate sia dai comuni che dalle province ...
Ma alla domanda nodale nessuno sembrava voler rispondere.
Sembra che le province in Italia costituiscano una spesa enorme ma esercitino una funzione trascurabile che potrebbe essere spartita tra comuni e regioni.
In molti altri paesi europei o extraeuropei non esistono proprio.
Solo alcune hanno funzioni in Italia molto importanti, Trento e Bolzano, perchè il Trentino in realtà più che una regione è una doppia provincia.
Quel che sorprende ancora una volta è questo girare attorno, questo non affrontare con determinazione un problema.
Servono o no queste province? Pochissimo? E allora vanno abolite. Che c'entra la tradizione: se una tradizione valesse solo perchè è tradizione, a quest'ora saremmo ancora al Medio Evo.
Fantascientifica solo nel senso che in Italia i grandi cambiamenti si scontrano con freni stratosferici. Solo in questo senso, non certo nel senso che sia un'utopia impensabile, eccessiva o troppo futurista.
La cosa che colpiva era che sembrava che il nodo della questione non fosse per niente affrontato.
La domanda centrale è questa: le province servono o no?
Invece gli interlocutori, di destra e di sinistra, sembravano sottolineare altre questioni: le province fanno parte della nostra tradizione, o ci vuole troppo coraggio per togliere queste istituzioni, è difficile proporre un cambiamento così radicale, si può vedere di togliere quelle funzioni che sono esercitate sia dai comuni che dalle province ...
Ma alla domanda nodale nessuno sembrava voler rispondere.
Sembra che le province in Italia costituiscano una spesa enorme ma esercitino una funzione trascurabile che potrebbe essere spartita tra comuni e regioni.
In molti altri paesi europei o extraeuropei non esistono proprio.
Solo alcune hanno funzioni in Italia molto importanti, Trento e Bolzano, perchè il Trentino in realtà più che una regione è una doppia provincia.
Quel che sorprende ancora una volta è questo girare attorno, questo non affrontare con determinazione un problema.
Servono o no queste province? Pochissimo? E allora vanno abolite. Che c'entra la tradizione: se una tradizione valesse solo perchè è tradizione, a quest'ora saremmo ancora al Medio Evo.
brogli elettorali nei seggi per il welfare
Rizzo e Diliberto hanno suscitato una grande polemica perchè si son permessi di dire ... la verità, e cioè che nelle votazioni di questi giorni per il welfare è possibilissimo fare brogli elettorali con estrema facilità.
Ovviamente non so se ci sono persone che hanno fatto brogli o meno - lo si saprà alla fine della votazione, anzi qualcosa sembra essere già saltato fuori - ma di certo è facilissimo fare dei brogli, visto che per votare a me hanno detto che non occorre mostrare nessun documento, e chi, ad esempio, lavora in più scuole, può votare senza problemi in più sedi.
In Italia tutto è molto politicizzato, anzi 'partitizzato': una cosa, prima di essere vera o falsa, giusta o sbagliata, è innanzitutto una cosa con una certa coloritura politica, e quindi è buona se fa l'interesse di un certo partito, o è cattiva se va contro questo interesse.
Bertinotti poi sembra davvero un fanciullone ingenuo se dice che non si può accusare la classe lavoratrice di brogli perchè i lavoratori si esprimono sempre con grande impegno e onestà. Davvero naiv! Non è vero neanche il contrario, e cioè che la classe lavoratrice imbroglia facilmente. Ciò che è vero è che in ogni elezione ci possono essere brogli e che sempre bisogna vigilare e denunciare qualsiasi irregolarità.
Ovviamente non so se ci sono persone che hanno fatto brogli o meno - lo si saprà alla fine della votazione, anzi qualcosa sembra essere già saltato fuori - ma di certo è facilissimo fare dei brogli, visto che per votare a me hanno detto che non occorre mostrare nessun documento, e chi, ad esempio, lavora in più scuole, può votare senza problemi in più sedi.
In Italia tutto è molto politicizzato, anzi 'partitizzato': una cosa, prima di essere vera o falsa, giusta o sbagliata, è innanzitutto una cosa con una certa coloritura politica, e quindi è buona se fa l'interesse di un certo partito, o è cattiva se va contro questo interesse.
Bertinotti poi sembra davvero un fanciullone ingenuo se dice che non si può accusare la classe lavoratrice di brogli perchè i lavoratori si esprimono sempre con grande impegno e onestà. Davvero naiv! Non è vero neanche il contrario, e cioè che la classe lavoratrice imbroglia facilmente. Ciò che è vero è che in ogni elezione ci possono essere brogli e che sempre bisogna vigilare e denunciare qualsiasi irregolarità.
ancora su abusi di potere in USA
(Lettera ricevuta da AAUP - American Association of University Professors)
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A few months ago, the AAUP reported to its members on the results of the largest investigation we have undertaken in half a century. We were faced with fundamental violations of academic freedom and tenure not just at one school but across an entire region. Under the cover of unsubstantiated declarations of various versions of financial exigency, university administrators at five institutions engaged in a “nearly universal departure from (or in some cases complete abandonment of) personnel and other policies.” It has been called the storm after the storm, or the perfect academic storm. I am referring to the aftereffects of Hurricane Katrina on universities in the New Orleans area.
Many tenured faculty were fired with scant notice, no meaningful due process, no stated reasons, and no appeal save to the very administrators who released them. Faculty were not consulted about these actions or given an opportunity to suggest alternatives. Some found out they had already been taken off payroll and health care. Departments and programs were closed without appropriate review. While a number of institutions had suffered serious damage from the hurricane, we found no justification for this wholesale abandonment of due process and shared governance. Indeed, as the report eloquently declares, this is exactly the kind of challenge that requires wide consultation and full participation by the faculty before drastic actions are taken.
We believe all members of the higher education community need to know the story of how the tragedy of Hurricane Katrina was unnecessarily compounded by administrative fiat. That is why we are sending this e-mail.
The report is a warning to all of us about how not to handle a crisis, a warning as well about the dangers we face if our shared governance guarantees are not strengthened. Four administrations were censured at our annual meeting in June because of their post-Katrina actions. Negotiations continue in order to gain justice for New Orleans faculty and restore due process to the region.
The full report is available online at http://lyris.eresources.com:81/t/1138419/1942950/793/0/
Cary Nelson
AAUP President
The AAUP Online is an electronic newsletter of the American Association of University Professors. For more information about the AAUP, visit http://lyris.eresources.com:81/t/1138419/1942950/470/0/
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A few months ago, the AAUP reported to its members on the results of the largest investigation we have undertaken in half a century. We were faced with fundamental violations of academic freedom and tenure not just at one school but across an entire region. Under the cover of unsubstantiated declarations of various versions of financial exigency, university administrators at five institutions engaged in a “nearly universal departure from (or in some cases complete abandonment of) personnel and other policies.” It has been called the storm after the storm, or the perfect academic storm. I am referring to the aftereffects of Hurricane Katrina on universities in the New Orleans area.
Many tenured faculty were fired with scant notice, no meaningful due process, no stated reasons, and no appeal save to the very administrators who released them. Faculty were not consulted about these actions or given an opportunity to suggest alternatives. Some found out they had already been taken off payroll and health care. Departments and programs were closed without appropriate review. While a number of institutions had suffered serious damage from the hurricane, we found no justification for this wholesale abandonment of due process and shared governance. Indeed, as the report eloquently declares, this is exactly the kind of challenge that requires wide consultation and full participation by the faculty before drastic actions are taken.
We believe all members of the higher education community need to know the story of how the tragedy of Hurricane Katrina was unnecessarily compounded by administrative fiat. That is why we are sending this e-mail.
The report is a warning to all of us about how not to handle a crisis, a warning as well about the dangers we face if our shared governance guarantees are not strengthened. Four administrations were censured at our annual meeting in June because of their post-Katrina actions. Negotiations continue in order to gain justice for New Orleans faculty and restore due process to the region.
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Monday, September 24, 2007
ex-jugoslavia
Che Mladic e Karazdic, i due criminali di guerra serbi ancora latitanti, siano protetti dalle autorità di Belgrado, era piuttosto scontato. Meno noto è che si sa abbastanza precisamente ora dove si trovano.
Mladic sembra nascosto in un appartamento a Belgrado, sotto le ali protettrici di Kostunica. Nel 2005, quando ero nei Balcani in aprile e maggio, c'era un articolo in un giornale comprato a Banja Luka, in cui si diceva che Mladic era stato visto in un ristorante vicino a Sarajevo in compagnia della moglie.
Karazdic invece sembra nascosto in un monastero cristiano-ortodosso tra Serbia e Montenegro. E se si trova lì, difficilmente lo si potrà far catturare dalle forze di polizia, in quanto i luoghi sacri godono di una sorta di extraterritorialità e chi vi trova rifugio viene protetto da chiunque non sia invitato ad entrare, siano pure esercito o polizia.
Ma guarda ... i monasteri cristiano-ortodossi ... Una questione importante nella definizione dello stato giuridico del Kosovo erano appunto i monasteri cristiani che, secondo i difensori della sovranità serba, sarebbero stati in grave pericolo nelle mani dei kosovari in un Kosovo indipendente, in quanto i kosovari, di etnia albanese e religione musulmana, avrebbero senz'altro svilito, danneggiato e forse distrutto questi sacri luoghi della cristianità.
I miei alunni albanesi in Macedonia ridacchiavano quando, cercando di capire il problema, dicevo che uno dei motivi del rifiuto da parte delle autorità serbe a concedere l'indipendenza al Kosovo, era proprio il timore che questi edifici così importanti nella cultura e nella religione della Serbia, potessero essere distrutti da una amministrazione musulmana.
La cosa, oltretutto, sarebbe abbastanza idiota, visto che queste chiese potrebbero di certo favorire il turismo e la prosperità della regione anche in un Kosovo indipendente.
I miei alunni dicevano che i veri motivi sono solo politici ed economici. Nella parte settentrionale del Kosovo ci sono addirittura miniere d'oro, a cui i serbi non vogliono rinunciare.
Ora ritorna l'importanza dei monasteri ... ma non nel senso di luoghi di culto e di preghiera tanto cari alla storia dei serbi ... bensì addirittura come luoghi in cui si proteggono efferati criminali di guerra ...
Avevano ragione i miei alunni a ridacchiare ...
Mladic sembra nascosto in un appartamento a Belgrado, sotto le ali protettrici di Kostunica. Nel 2005, quando ero nei Balcani in aprile e maggio, c'era un articolo in un giornale comprato a Banja Luka, in cui si diceva che Mladic era stato visto in un ristorante vicino a Sarajevo in compagnia della moglie.
Karazdic invece sembra nascosto in un monastero cristiano-ortodosso tra Serbia e Montenegro. E se si trova lì, difficilmente lo si potrà far catturare dalle forze di polizia, in quanto i luoghi sacri godono di una sorta di extraterritorialità e chi vi trova rifugio viene protetto da chiunque non sia invitato ad entrare, siano pure esercito o polizia.
Ma guarda ... i monasteri cristiano-ortodossi ... Una questione importante nella definizione dello stato giuridico del Kosovo erano appunto i monasteri cristiani che, secondo i difensori della sovranità serba, sarebbero stati in grave pericolo nelle mani dei kosovari in un Kosovo indipendente, in quanto i kosovari, di etnia albanese e religione musulmana, avrebbero senz'altro svilito, danneggiato e forse distrutto questi sacri luoghi della cristianità.
I miei alunni albanesi in Macedonia ridacchiavano quando, cercando di capire il problema, dicevo che uno dei motivi del rifiuto da parte delle autorità serbe a concedere l'indipendenza al Kosovo, era proprio il timore che questi edifici così importanti nella cultura e nella religione della Serbia, potessero essere distrutti da una amministrazione musulmana.
La cosa, oltretutto, sarebbe abbastanza idiota, visto che queste chiese potrebbero di certo favorire il turismo e la prosperità della regione anche in un Kosovo indipendente.
I miei alunni dicevano che i veri motivi sono solo politici ed economici. Nella parte settentrionale del Kosovo ci sono addirittura miniere d'oro, a cui i serbi non vogliono rinunciare.
Ora ritorna l'importanza dei monasteri ... ma non nel senso di luoghi di culto e di preghiera tanto cari alla storia dei serbi ... bensì addirittura come luoghi in cui si proteggono efferati criminali di guerra ...
Avevano ragione i miei alunni a ridacchiare ...
Sunday, September 23, 2007
myamar
Secondo me tutti dovrebbero seguire con attenzione ciò che sta succedendo in Myamar, ex-Birmania, dove i monaci buddisti stanno, in questi giorni, protestando pacificamente contro una dittatura militare tra le più feroci al mondo.
In Myamar vive agli arresti domiciliare il premio Nobel per la Pace e leader politico San Sou Ki che avrebbe diritto di dirigere questa nazione perchè democraticamente eletta alle ultime elezioni, poi annullate dal regime militare.
Qualcosa sta cambiando in questi giorni. Moltissimi monaci 'disobbediscono' agli ordini protestando pacificamente per le strade del Paese.
Terzani nel suo libro 'In Asia' raccontava dei suoi viaggi in Myamar e di come la gente spesso gli passasse di nascosto dei biglietti su cui si leggevano richieste di aiuto, denunce di violenze subite o inviti a denunciare i soprusi dei dittatori alla stampa occidentale e all'ONU.
Tutto in gran segreto, ovviamente, perchè anche solo esprimere gesti di simpatia verso la casa di del Nobel San Sou Ki era proibito e oggetto di incriminazione.
Che si sia ad una svolta?
Se tutti, spettatori, comuni cittadini e organismi internazionali e politici, osservassero con molto interesse questo paese, ancor più la giunta militare sarebbe costretta a venire a patti con un paese che non vuole più i suoi soprusi e le sue violenze.
In Myamar vive agli arresti domiciliare il premio Nobel per la Pace e leader politico San Sou Ki che avrebbe diritto di dirigere questa nazione perchè democraticamente eletta alle ultime elezioni, poi annullate dal regime militare.
Qualcosa sta cambiando in questi giorni. Moltissimi monaci 'disobbediscono' agli ordini protestando pacificamente per le strade del Paese.
Terzani nel suo libro 'In Asia' raccontava dei suoi viaggi in Myamar e di come la gente spesso gli passasse di nascosto dei biglietti su cui si leggevano richieste di aiuto, denunce di violenze subite o inviti a denunciare i soprusi dei dittatori alla stampa occidentale e all'ONU.
Tutto in gran segreto, ovviamente, perchè anche solo esprimere gesti di simpatia verso la casa di del Nobel San Sou Ki era proibito e oggetto di incriminazione.
Che si sia ad una svolta?
Se tutti, spettatori, comuni cittadini e organismi internazionali e politici, osservassero con molto interesse questo paese, ancor più la giunta militare sarebbe costretta a venire a patti con un paese che non vuole più i suoi soprusi e le sue violenze.
Saturday, September 15, 2007
vi spiego la scuola italiana
Il nuovo anno scolastico è iniziato all'insegna del caos, tanto per cambiare.
I discorsi e anche le iniziative del Ministro Fioroni facevano pensare ad una lodevole intenzione di essere più esigenti e rigorosi nei programmi e nel lavoro scolastico. E infatti la scuola dell'obbligo ora sarà fino a 16 anni, per fortuna, e c'è maggiore rigore nel valutare alunni.
Però anche il ministero dovrebbe cominciare ad essere più rigoroso ed esigente. Invece all'inizio dell'anno non ci sono ancora i supplenti annuali, cioè quelli che avranno l'incarico fino a fine anno scolastico.
E non ci sono giustificazioni: bastava semplicemente iniziare a mettere in ordine le graduatorie un paio di mesi prima, anzichè in agosto.
Quali sono le conseguenze di questa situazione?
Le scuole non hanno i supplenti annuali e quindi devono nominare dei supplenti a tempo breve finchè non arrivano i supplenti annuali. Nasce cioè in Italia la nuova figura del supplente del supplente. I supplenti a tempo breve sono scelti in base alle graduatorie dell'anno precedente, mentre i nuovi supplenti annuali dovevano essere scelti in base alle nuove graduatorie che però non sono ancora pronte.
Le scuole quindi scelgono dei supplenti fino alla nomina dei supplenti annuali, che però non si sa quando avverrà; potrebbe essere a fine settembre o a ottobre o a novembre.
Conseguenze nefaste per tutti: per la scuola italiana stessa che ha spese in più per pagare nuovi supplenti fino alle nomine, e per i supplenti temporanei stessi che firmano un contratto a tempo determinato ma 'fino alla covocazione dell'incaricato', cioè un contratto a tempo determinato NON-SI-SA-FINO-A-QUANDO.
Fantastico, no?
Questi poveri disgraziati sono assunti FINCHE' FA COMODO AL MINISTERO, anzi servono per coprire le inefficienze del ministero.
Poi le supplenze sono a volte di poche ore, per cui molti cercano altre soluzioni, come insegnare all'estero. Però anche questo è un problema, perchè se uno sa quando finisce questo incarico temporaneo, può scegliere di accettare altri incarichi. Se uno non lo sa è vincolato finchè fa comodo al ministero e può al massimo rinunciare all'incarico, accettando però le penali annesse, che sono l'esclusione dalle graduatorie per un anno. Se invece un supplente ha un incarico d'insegnamento altrove e non accetta altri incarichi nella scuola italiana, resta nelle graduatorie senza essere penalizzato.
A me sembra che il ministero si permetta una cosa addirittura al limite della legalità, perchè non ho mai sentito di contratti a tempo determinato ma di cui non sai quando finiscono.
Praticamente sei a disposizione del ministero, a volte solo per poche ore, finchè fa loro comodo, senza la possibilità di fare altre scelte.
Possibili soluzioni?
Facile. Intanto il ministero doveva prendersi l'impegno di far iniziare l'anno scolastico in regola. Ed era possibile, ovviamente: bastava iniziare in tempo il lavoro.
Oppure, accertata l'impossibilità di un inizio in regola, si ricorre a queste 'supplenze delle supplenze', però con l'impegno preciso di finire la revisione delle nuove graduatorie entro una data precisa, per esempio il primo novebre. Dopodichè i supplenti dei supplenti avranno un incarico fino al primo novembre.
Qualsiasi ente o persona seria si prende degli impegni precisi che devono essere portati avanti entro un tempo preciso e allora anche chi dipende da quegli impegni può prendere delle decisioni conseguenti.
Così, invece, il ministero fa quel che vuole senza impegnarsi che il lavoro sia finito entro un tempo preciso, e i supplenti devono adattarsi ai non-impegni del ministero.
I discorsi e anche le iniziative del Ministro Fioroni facevano pensare ad una lodevole intenzione di essere più esigenti e rigorosi nei programmi e nel lavoro scolastico. E infatti la scuola dell'obbligo ora sarà fino a 16 anni, per fortuna, e c'è maggiore rigore nel valutare alunni.
Però anche il ministero dovrebbe cominciare ad essere più rigoroso ed esigente. Invece all'inizio dell'anno non ci sono ancora i supplenti annuali, cioè quelli che avranno l'incarico fino a fine anno scolastico.
E non ci sono giustificazioni: bastava semplicemente iniziare a mettere in ordine le graduatorie un paio di mesi prima, anzichè in agosto.
Quali sono le conseguenze di questa situazione?
Le scuole non hanno i supplenti annuali e quindi devono nominare dei supplenti a tempo breve finchè non arrivano i supplenti annuali. Nasce cioè in Italia la nuova figura del supplente del supplente. I supplenti a tempo breve sono scelti in base alle graduatorie dell'anno precedente, mentre i nuovi supplenti annuali dovevano essere scelti in base alle nuove graduatorie che però non sono ancora pronte.
Le scuole quindi scelgono dei supplenti fino alla nomina dei supplenti annuali, che però non si sa quando avverrà; potrebbe essere a fine settembre o a ottobre o a novembre.
Conseguenze nefaste per tutti: per la scuola italiana stessa che ha spese in più per pagare nuovi supplenti fino alle nomine, e per i supplenti temporanei stessi che firmano un contratto a tempo determinato ma 'fino alla covocazione dell'incaricato', cioè un contratto a tempo determinato NON-SI-SA-FINO-A-QUANDO.
Fantastico, no?
Questi poveri disgraziati sono assunti FINCHE' FA COMODO AL MINISTERO, anzi servono per coprire le inefficienze del ministero.
Poi le supplenze sono a volte di poche ore, per cui molti cercano altre soluzioni, come insegnare all'estero. Però anche questo è un problema, perchè se uno sa quando finisce questo incarico temporaneo, può scegliere di accettare altri incarichi. Se uno non lo sa è vincolato finchè fa comodo al ministero e può al massimo rinunciare all'incarico, accettando però le penali annesse, che sono l'esclusione dalle graduatorie per un anno. Se invece un supplente ha un incarico d'insegnamento altrove e non accetta altri incarichi nella scuola italiana, resta nelle graduatorie senza essere penalizzato.
A me sembra che il ministero si permetta una cosa addirittura al limite della legalità, perchè non ho mai sentito di contratti a tempo determinato ma di cui non sai quando finiscono.
Praticamente sei a disposizione del ministero, a volte solo per poche ore, finchè fa loro comodo, senza la possibilità di fare altre scelte.
Possibili soluzioni?
Facile. Intanto il ministero doveva prendersi l'impegno di far iniziare l'anno scolastico in regola. Ed era possibile, ovviamente: bastava iniziare in tempo il lavoro.
Oppure, accertata l'impossibilità di un inizio in regola, si ricorre a queste 'supplenze delle supplenze', però con l'impegno preciso di finire la revisione delle nuove graduatorie entro una data precisa, per esempio il primo novebre. Dopodichè i supplenti dei supplenti avranno un incarico fino al primo novembre.
Qualsiasi ente o persona seria si prende degli impegni precisi che devono essere portati avanti entro un tempo preciso e allora anche chi dipende da quegli impegni può prendere delle decisioni conseguenti.
Così, invece, il ministero fa quel che vuole senza impegnarsi che il lavoro sia finito entro un tempo preciso, e i supplenti devono adattarsi ai non-impegni del ministero.
Friday, September 14, 2007
l'america si accorge di non essere in realtà troppo libera
Questa lettera, che ho ricevuto tramite il sito della Purdue University, è degna di nota.
Se penso a quello che è successo a me negli USA, e cioè prese di posizioni del tutto arbitrarie, ciniche e ingiuste da parte dei capi solo per aver espresso un'opinione leggermente diversa su come si può insegnare l'italiano, non posso che rallegrarmi di questa messaggio.
Ho raccontato la mia esperienza in
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=6808
Il messaggio sotto riportato viene dall'associazione di professori universitari
www.aaup.org
Si lamentano della poca libertà di insegnamento e di espressione negli USA.
Si sono finalmente accorti di come non ci si possa esprimere davvero liberamente, specie in modo critico verso boss, istituzioni, e potere politico.
In teoria c'è libertà di espressione, ma il fatto che i lavoratori non abbiano quasi alcuna difesa sindacale, li rende estremamente vulnerabili e in balia di capi che possono licenziarli praticamente senza giustificare tali decisioni.
Non posso che sostenere questa presa di posizione e augurarmi che aumenti davvero la libertà di espressione nel paese che si vanta di essere il più libero e democratico del mondo.
Roberta Barazza
BLUE BANNER
The AAUP Online
News for the Higher Education Community
The intellectual independence and integrity of higher education’s classroom faculty have been under attack for some time—by the press, by conservative commentators, and by politicians. The American Association of University Professors (AAUP) is convinced that it is time take back the classroom on behalf of academic freedom. In a clear and carefully reasoned historic new report, we counter these attacks and lay out the principles of responsible college pedagogy. The full report, Freedom in the Classroom, is available in the September–October issue of Academe, our journal of record, and online at (http://lyris.eresources.com:81/t/1010787/1942950/473/0/
The report differentiates instruction from indoctrination. It addresses demands for “balance” in the classroom and offers a very specific and limited disciplinary rationale for the relevance of balance. It argues forcefully that college instructors have the right—and, some would argue, the responsibility—to challenge their students’ most cherished beliefs.
The report also takes up the most controversial issue, politics in the classroom, and offers an analysis for your consideration. We adapt an example from a 2007 New York Times column: “Might not a teacher of nineteenth-century American literature, taking up Moby Dick, a subject having nothing to do with the presidency, ask the class to consider whether any parallel between President George W. Bush and Captain Ahab could be pursued for insight into Melville’s novel? Might not an instructor of classical philosophy, teaching Aristotle’s views of moral virtue, present President Bill Clinton’s conduct as a case study for student discussion?”
No matter what the discipline, no matter what subject matter or historical period a course description defines, we suggest, the field of contemporary culture and politics is available for comparison, analogy, and contrast. To say this is to reaffirm the life of the mind, to assert that in human culture anything may potentially be connected to anything else.
This e-mail is being sent to more than 350,000 faculty and academic professionals in the United States and to tens of thousands in other countries. Not all faculty and academic professionals have the sort of academic freedom we value, but they all need to hear these principles articulated and affirmed. We encourage you to read the full report, discuss it with your students and colleagues, send us your comments, and join our efforts to disseminate this message.
See Michael Bérubé’s essay “Why the AAUP’s New Statement ‘Freedom in the Classroom’ Matters” online (http://lyris.eresources.com:81/t/1010787/1942950/469/0/ in the September 11 issue of Inside Higher Ed.
Cary Nelson
AAUP President
The AAUP Online is an electronic newsletter of the American Association of University Professors. For more information about the AAUP, visit (http://lyris.eresources.com:81/t/1010787/1942950/474/0/
Se penso a quello che è successo a me negli USA, e cioè prese di posizioni del tutto arbitrarie, ciniche e ingiuste da parte dei capi solo per aver espresso un'opinione leggermente diversa su come si può insegnare l'italiano, non posso che rallegrarmi di questa messaggio.
Ho raccontato la mia esperienza in
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=6808
Il messaggio sotto riportato viene dall'associazione di professori universitari
www.aaup.org
Si lamentano della poca libertà di insegnamento e di espressione negli USA.
Si sono finalmente accorti di come non ci si possa esprimere davvero liberamente, specie in modo critico verso boss, istituzioni, e potere politico.
In teoria c'è libertà di espressione, ma il fatto che i lavoratori non abbiano quasi alcuna difesa sindacale, li rende estremamente vulnerabili e in balia di capi che possono licenziarli praticamente senza giustificare tali decisioni.
Non posso che sostenere questa presa di posizione e augurarmi che aumenti davvero la libertà di espressione nel paese che si vanta di essere il più libero e democratico del mondo.
Roberta Barazza
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The report differentiates instruction from indoctrination. It addresses demands for “balance” in the classroom and offers a very specific and limited disciplinary rationale for the relevance of balance. It argues forcefully that college instructors have the right—and, some would argue, the responsibility—to challenge their students’ most cherished beliefs.
The report also takes up the most controversial issue, politics in the classroom, and offers an analysis for your consideration. We adapt an example from a 2007 New York Times column: “Might not a teacher of nineteenth-century American literature, taking up Moby Dick, a subject having nothing to do with the presidency, ask the class to consider whether any parallel between President George W. Bush and Captain Ahab could be pursued for insight into Melville’s novel? Might not an instructor of classical philosophy, teaching Aristotle’s views of moral virtue, present President Bill Clinton’s conduct as a case study for student discussion?”
No matter what the discipline, no matter what subject matter or historical period a course description defines, we suggest, the field of contemporary culture and politics is available for comparison, analogy, and contrast. To say this is to reaffirm the life of the mind, to assert that in human culture anything may potentially be connected to anything else.
This e-mail is being sent to more than 350,000 faculty and academic professionals in the United States and to tens of thousands in other countries. Not all faculty and academic professionals have the sort of academic freedom we value, but they all need to hear these principles articulated and affirmed. We encourage you to read the full report, discuss it with your students and colleagues, send us your comments, and join our efforts to disseminate this message.
See Michael Bérubé’s essay “Why the AAUP’s New Statement ‘Freedom in the Classroom’ Matters” online (http://lyris.eresources.com:81/t/1010787/1942950/469/0/ in the September 11 issue of Inside Higher Ed.
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Tuesday, September 11, 2007
proposta (per Beppe Grillo e conoscenti)
Negli ultimi anni ho vissuto parecchio all'estero. E quando torno in Italia cominciano gli attacchi di panico. E ogni volta si riprende a vivere da cani.
E non è che sia proprio una che non sa né leggere né scrivere o che non ha voglia di far niente.
Propongo un secondo V-day nel giorno delle primarie del PDS, con annesso boicottaggio delle elezioni: per non dare un solo Euro ai partiti - che non meritano altri soldi - e per esprimere un malcontento che mi pare generale.
E non è che sia proprio una che non sa né leggere né scrivere o che non ha voglia di far niente.
Propongo un secondo V-day nel giorno delle primarie del PDS, con annesso boicottaggio delle elezioni: per non dare un solo Euro ai partiti - che non meritano altri soldi - e per esprimere un malcontento che mi pare generale.
Thursday, September 6, 2007
fiori ovunque
Ogni tanto si legge sul giornale che certi amministratori pubblici o certe associazioni invitano a piantare alberi per migliorare le condizioni ambientali o ridurre i problemi ecologici.
Però questo non lo si può fare con tanta semplicità e in qualsiasi luogo.
Però pensavo che seminare fiori un po' ovunque, nelle zone grigie delle città e dei paesi, questo lo possono fare un po' tutti. Anche semplicemente buttare semini di fiori un po' a caso - non in aree private, ovviamente - è una cosa simpatica. E dopo un po' di tempo l'ambiente si riempirebbe di fiori. Quelli un po' più selvatici, probabilmente, visto che quelli più delicati morirebbero subito.
Mi sembra una cosa da consigliare ... o ci arriverebbe a casa la polizia municipale?
Però questo non lo si può fare con tanta semplicità e in qualsiasi luogo.
Però pensavo che seminare fiori un po' ovunque, nelle zone grigie delle città e dei paesi, questo lo possono fare un po' tutti. Anche semplicemente buttare semini di fiori un po' a caso - non in aree private, ovviamente - è una cosa simpatica. E dopo un po' di tempo l'ambiente si riempirebbe di fiori. Quelli un po' più selvatici, probabilmente, visto che quelli più delicati morirebbero subito.
Mi sembra una cosa da consigliare ... o ci arriverebbe a casa la polizia municipale?
studenti down
Non ho mai avuto studenti down, ma una ragazza down viene quasi tutti i giorni a casa mia e ho l'impressione che siano degli ottimi studenti.
Una delle loro principali caratteristiche è il carattere molto mite, disponibile e non aggressivo e siccome una delle cause del non apprendimento degli studenti è l'aggressività, cioè il rabbioso rifiuto di non fare quanto proposto dagli insegnanti, penso che i down siano buoni soggetti a scuola. Forse imparano un po' più lentamente, ma con estrema disponibilità; la disponibilità un po' infantile di chi non oppone resistenze all'interesse che un insegnante può avere per le sue materie. Un po' come i bambini che sono affascinati di più degli adulti da quanto insegnato, mentre gli adulti oppongono molte più resistenze critiche.
E ci sono infatti molti esempi di down che vivono in ambienti vivaci e stimolanti e che raggiungono ottimi risultati scolastici e portano avanti progetti di lavoro molto impegnativi.
Una delle loro principali caratteristiche è il carattere molto mite, disponibile e non aggressivo e siccome una delle cause del non apprendimento degli studenti è l'aggressività, cioè il rabbioso rifiuto di non fare quanto proposto dagli insegnanti, penso che i down siano buoni soggetti a scuola. Forse imparano un po' più lentamente, ma con estrema disponibilità; la disponibilità un po' infantile di chi non oppone resistenze all'interesse che un insegnante può avere per le sue materie. Un po' come i bambini che sono affascinati di più degli adulti da quanto insegnato, mentre gli adulti oppongono molte più resistenze critiche.
E ci sono infatti molti esempi di down che vivono in ambienti vivaci e stimolanti e che raggiungono ottimi risultati scolastici e portano avanti progetti di lavoro molto impegnativi.
Friday, August 31, 2007
internet e baronaggio
Si dice spesso che internet finirà con l'imporre la democrazia in paesi non democratici perchè fa circolare notizie e favorisce la conoscenza di fatti che le dittature non vogliono far conoscere.
Qualche giorno fa ho letto su Repubblica di un fatto importante (che però poi non sembra aver avuto conseguenze o che non è più stato trattato nella stampa): dopo l'ultimo disastroso crollo di una miniera cinese, c'è stata una piccola rivolta dei parenti e conoscenti dei minatori intrappolati. Hanno vistosamente protestato contro le autorità cinesi e le forze di polizia accusandoli di nascondere ai cinesi cose che invece all'estero si sanno (come appunto la pericolosità delle miniere cinesi e le relative condizioni di vita del tutto insicure). Pensavo ci sarebbero state dure reazioni da parte delle autorità cinesi, ma invece non se ne è saputo più nulla.
A parte questa parentesi sulla democrazia 'aiutata' da internet, pensavo che anche il problema delle baronie accademiche in Italia può essere limitato dall'uso di internet.
Una delle caratteristiche del baronaggio è la volontà del barone di creare dipendenza: far capire che da lui/lei puoi avere ciò che ti interessa. Inoltre si stabilisce una sorta di rapporto clientelare, in un paese in cui i rapporti clientelari caratterizzano troppe realtà del mondo politico, economico, lavorativo. Il baronaggio è un rapporto simil-clientelare personale di tipo nepotistico.
Ora internet è un mezzo all'inizio anonimo: non c'è un rapporto personale. Si sa della persona relativamente poco, ciò che il suo cv dice, o poco più. Inoltre estende di molto il campo di ricerca di rapporti lavorativi, per cui non occorrono più le ben note 'conoscenze' così frequenti nella realtà italiana. Per questi due aspetti internet mina o fa da concorrenza ai rapporti personali e clientelari del baronaggio italiano.
Qualche giorno fa ho letto su Repubblica di un fatto importante (che però poi non sembra aver avuto conseguenze o che non è più stato trattato nella stampa): dopo l'ultimo disastroso crollo di una miniera cinese, c'è stata una piccola rivolta dei parenti e conoscenti dei minatori intrappolati. Hanno vistosamente protestato contro le autorità cinesi e le forze di polizia accusandoli di nascondere ai cinesi cose che invece all'estero si sanno (come appunto la pericolosità delle miniere cinesi e le relative condizioni di vita del tutto insicure). Pensavo ci sarebbero state dure reazioni da parte delle autorità cinesi, ma invece non se ne è saputo più nulla.
A parte questa parentesi sulla democrazia 'aiutata' da internet, pensavo che anche il problema delle baronie accademiche in Italia può essere limitato dall'uso di internet.
Una delle caratteristiche del baronaggio è la volontà del barone di creare dipendenza: far capire che da lui/lei puoi avere ciò che ti interessa. Inoltre si stabilisce una sorta di rapporto clientelare, in un paese in cui i rapporti clientelari caratterizzano troppe realtà del mondo politico, economico, lavorativo. Il baronaggio è un rapporto simil-clientelare personale di tipo nepotistico.
Ora internet è un mezzo all'inizio anonimo: non c'è un rapporto personale. Si sa della persona relativamente poco, ciò che il suo cv dice, o poco più. Inoltre estende di molto il campo di ricerca di rapporti lavorativi, per cui non occorrono più le ben note 'conoscenze' così frequenti nella realtà italiana. Per questi due aspetti internet mina o fa da concorrenza ai rapporti personali e clientelari del baronaggio italiano.
Sunday, August 19, 2007
destra - sinistra
La destra in Italia sorprende perchè troppo spesso si pone ai limiti della legalità.
Ma la sinistra delude, perchè sembra voler mascherare dietro ideali e grandi slanci socialisteggianti e dietro un invito a porsi al servizio di elevate cause pubbliche, un tentativo di non vedere, e fare in modo che la gente non veda, i grandi problemi che ci sono in questo paese.
Vien da pensare a Mao che invitava alla costruzione della grande Repubblica Popolare quei cittadini cinesi che non avevano neanche da mangiare.
In Italia si è sorpresi da un livello culturale molto basso (non so se è particolarmente basso qui nel Nord-est, come si dice, peraltro) e l'ignoranza, la mancanza di rispetto, la volgarità e il maschilismo della gente possono rendere addirittura difficile continuare a vivere in questo paese.
D'altra parte ci si aspetterebbe non di ricevere solo molestie e disturbi da ignoranti e incivili, ma che eventuali problemi siano anche visti da persone di livello culturale più alto, e se gli italiani ti creano seri problemi si pretenderebbe anche che ci siano altri italiani più decenti che si interessano di ciò che si subisce.
Invece no. Sembra che in Italia si possano ricevere gravi, vistosi danni ... e basta. Sembra che il pubblico italiano sia solo dannoso, senza che ci sia un controbilanciamento, un'attenzione positiva e intelligente ai problemi e una volontà di interessarsene.
Persone intelligenti, impegnate, che si interessino in positivo degli altri, non ce ne sono? In Italia solo input negativi?
Praticamente: in Italia solo danni.
Non c'è che da augurarsi una nuova partenza per l'estero.
Ma la sinistra delude, perchè sembra voler mascherare dietro ideali e grandi slanci socialisteggianti e dietro un invito a porsi al servizio di elevate cause pubbliche, un tentativo di non vedere, e fare in modo che la gente non veda, i grandi problemi che ci sono in questo paese.
Vien da pensare a Mao che invitava alla costruzione della grande Repubblica Popolare quei cittadini cinesi che non avevano neanche da mangiare.
In Italia si è sorpresi da un livello culturale molto basso (non so se è particolarmente basso qui nel Nord-est, come si dice, peraltro) e l'ignoranza, la mancanza di rispetto, la volgarità e il maschilismo della gente possono rendere addirittura difficile continuare a vivere in questo paese.
D'altra parte ci si aspetterebbe non di ricevere solo molestie e disturbi da ignoranti e incivili, ma che eventuali problemi siano anche visti da persone di livello culturale più alto, e se gli italiani ti creano seri problemi si pretenderebbe anche che ci siano altri italiani più decenti che si interessano di ciò che si subisce.
Invece no. Sembra che in Italia si possano ricevere gravi, vistosi danni ... e basta. Sembra che il pubblico italiano sia solo dannoso, senza che ci sia un controbilanciamento, un'attenzione positiva e intelligente ai problemi e una volontà di interessarsene.
Persone intelligenti, impegnate, che si interessino in positivo degli altri, non ce ne sono? In Italia solo input negativi?
Praticamente: in Italia solo danni.
Non c'è che da augurarsi una nuova partenza per l'estero.
Saturday, August 11, 2007
ONU in Iraq
L'ONU ritornerà in Iraq.
Decisione importante e che risolleva il problema di chi ha il diritto di stare in Iraq: solo l'ONU, non gli USA, non l'UK o altri 'occupanti'.
Strano che in USA non ci si ponga abbastanza questo problema.
Il mondo non è un Far West in cui vige la legge del più forte. Nessuno ha il diritto di entrare in un altro paese, se non su mandato di un organismo internazionale riconoscisuto da tutti gli stati, come l'ONU.
La presenza americana o britannica non dovrebbe proprio esserci, o solo come parte delle forze dell'ONU.
Ma poi perchè gli USA sono in Iraq?
Per l' 11 settembre? Ma tra i terroristi dell' 11 settembre non c'era nessun iracheno.
Per 'imporre la democrazia' (ossimoro)? Se tutti gli stati potessero fare così ... un bel macello. E' come entrare in casa altrui e farsi giustizia da sè anzichè permettere a polizia, giudici o avvocati di fare un lavoro legale. Solo l'ONU può prendere queste decisioni in quanto rappresentante di tutti gli stati.
E gli USA continuano a dire che la loro presenza in Iraq è legata soprattutto all' 11 settembre.
La presenza degli USA in Iraq non sembra per niente giustificata.
Decisione importante e che risolleva il problema di chi ha il diritto di stare in Iraq: solo l'ONU, non gli USA, non l'UK o altri 'occupanti'.
Strano che in USA non ci si ponga abbastanza questo problema.
Il mondo non è un Far West in cui vige la legge del più forte. Nessuno ha il diritto di entrare in un altro paese, se non su mandato di un organismo internazionale riconoscisuto da tutti gli stati, come l'ONU.
La presenza americana o britannica non dovrebbe proprio esserci, o solo come parte delle forze dell'ONU.
Ma poi perchè gli USA sono in Iraq?
Per l' 11 settembre? Ma tra i terroristi dell' 11 settembre non c'era nessun iracheno.
Per 'imporre la democrazia' (ossimoro)? Se tutti gli stati potessero fare così ... un bel macello. E' come entrare in casa altrui e farsi giustizia da sè anzichè permettere a polizia, giudici o avvocati di fare un lavoro legale. Solo l'ONU può prendere queste decisioni in quanto rappresentante di tutti gli stati.
E gli USA continuano a dire che la loro presenza in Iraq è legata soprattutto all' 11 settembre.
La presenza degli USA in Iraq non sembra per niente giustificata.
Saturday, August 4, 2007
'Il fondamentalista riluttante' di Hamid Mohsin
Ho letto su Repubblica una recensione del libro 'Il fondamentalista riluttante' di Hamid Mohsin.
L'autore ha doppia nazionalità americana e pakistana. E' vissuto in USA fin da bambino e solo negli ultimi anni è stato in Pakistan.
Racconta un aneddoto significativo. Si trova in USA alla presentazione del suo libro e un americano gli chiede: 'Ma perchè i musulmani ci odiano tanto?' La domanda lo prende alla sprovvista, ma è motivo di riflessione. E risponde dicendo che gli americani non sanno molto di ciò che gli USA stessi fanno in giro per il mondo. Non sono abbastanza informati o quello che sentono non è abbastanza chiaro e completo.
E anch'io, dopo aver passato un anno in Indiana, ho la stessa impressione. Ho anche seguito un corso di storia americana contemporanea e da quel che sentivo ricavavo l'impressione che gli americani non fossero abbastanza consapevoli delle conseguenze drammatiche di tanti interventi USA nel mondo.
In generale gli Americani tendono a idealizzare e difendere le posizioni politiche del loro paese. Ma a volte rischiano di sembrare addirittura ciechi di fronte a situazioni che in Europa vengono giudicate in modo completamente diverso.
In USA io leggevo i giornali (locali di West Lafayette, e dell'università Purdue) gratis. E questo è già significativo. Chi regala giornali forse ha anche interessi nel diffondere le notizie che riporta. E l'impressione è di stampa troppo a sostegno delle strutture politiche e pubbliche americane. E' vero che l' Indiana è uno degli stati più conservatori degli USA. Ma a volte è addirittura sorprendente questa difesa ad oltranza delle decisioni dei potenti. Nel giornale dell'università c'era un ragazzo tedesco che prendeva in giro questa difesa ad oltranza. E quando la pacifista Sheehan, la madre-coraggio americana che dopo la morte del figlio in Iraq ha protestato ovunque contro la guerra, è stata invitata dall'Istituto di Studi Americani a tenere un discorso all'Università, ovunque c'erano infiammati dibattiti sul fatto che la Sheehan non doveva affatto essere invitata. La scusa era che non era una personalità di livello accademico. In realtà c'era un rifiuto quasi totale di discutere sulla pace e criticare il ruolo americano in Iraq.
Il mio professore di storia americana, di cui non critico assolutamente la preparazione, dava l'impressione però di non porsi abbastanza il problema della presenza americana all'estero, delle occupazioni americane di altri stati. Evidentemente questo è ormai passato come un diritto indiscutibile dell'America.
Aggiungo che l'Istituto di Studi Americani (anche in quest'istituto ho frequentato delle lezioni) sembrava l'unico un po' critico nei confronti delle istituzioni politiche americane. E deve essergli anche costato molto, visto che uno dei professori dell'istituto è iscritto nella 'lista nera' delle persone che il governo americano tiene sott'occhio in quanto 'sovversivi'.
Si ha l'impressione in USA di una difesa totale delle decisioni dei leader politici.
Un mio alunno di 20 o 21 anni ha scritto che 'noi poveri americani siamo impegnati ad aiutare gli Iraqeni e spendiamo un sacco di soldi e vite umane per loro, e loro ci ricompensano con attentati e violenza'. C'è una incapacità enorme di mettere in discussione il ruolo della presenza USA nel mondo.
Il mio professore di storia americana difendeva con entusiasmo la politica di Reagan che ha migliorato l'economia americana negli anni '80, ma sorvolava totalmente sulle conseguenze della sua politica in Medioriente e sull'occupazione di Iraq e Kuwait.
Bush ha fatto la stessa domanda a un gruppo di intellettuali invitati a pranzo alla Casa Bianca in questi giorni. Perchè gli Europei lo criticano così tanto?
La mia risposta: perchè gli americani trattano molti paesi nel mondo come un cortile di casa in cui loro hanno il diritto di entrare senza chiedere permesso. Per il cinismo con cui si permettono di interferire nelle questioni di altri stati ignorando il terribile costo in vite umane che le persone nel mondo pagano per queste interferenze. Perchè non si pongono il problema se loro hanno davvero il diritto di decidere in casa altrui. Per come strumentalizzano tante loro decisioni facendole apparire 'giuste' mentre sono solo la copertura dei loro interessi.
E' necessario aggiungere che non sono affatto anti-americana, che in USA ci tornerei volentieri a insegnare o studiare, che il carattere degli americani mi sembra il più gentile e rispettoso tra tutti quelli dei popoli che ho consociuto e che ci sono cose estremamente positive in America. Ma in politica estera, secondo me, occorre rivedere tutto.
Si ha proprio l'impressione che gli americani, come diceva giustamente Hamid Mohsin, ignorino le consequenze drammatiche della loro politica estera. Per questo non capiscono perchè in certe parti del mondo la gente non li ami affatto.
L'autore ha doppia nazionalità americana e pakistana. E' vissuto in USA fin da bambino e solo negli ultimi anni è stato in Pakistan.
Racconta un aneddoto significativo. Si trova in USA alla presentazione del suo libro e un americano gli chiede: 'Ma perchè i musulmani ci odiano tanto?' La domanda lo prende alla sprovvista, ma è motivo di riflessione. E risponde dicendo che gli americani non sanno molto di ciò che gli USA stessi fanno in giro per il mondo. Non sono abbastanza informati o quello che sentono non è abbastanza chiaro e completo.
E anch'io, dopo aver passato un anno in Indiana, ho la stessa impressione. Ho anche seguito un corso di storia americana contemporanea e da quel che sentivo ricavavo l'impressione che gli americani non fossero abbastanza consapevoli delle conseguenze drammatiche di tanti interventi USA nel mondo.
In generale gli Americani tendono a idealizzare e difendere le posizioni politiche del loro paese. Ma a volte rischiano di sembrare addirittura ciechi di fronte a situazioni che in Europa vengono giudicate in modo completamente diverso.
In USA io leggevo i giornali (locali di West Lafayette, e dell'università Purdue) gratis. E questo è già significativo. Chi regala giornali forse ha anche interessi nel diffondere le notizie che riporta. E l'impressione è di stampa troppo a sostegno delle strutture politiche e pubbliche americane. E' vero che l' Indiana è uno degli stati più conservatori degli USA. Ma a volte è addirittura sorprendente questa difesa ad oltranza delle decisioni dei potenti. Nel giornale dell'università c'era un ragazzo tedesco che prendeva in giro questa difesa ad oltranza. E quando la pacifista Sheehan, la madre-coraggio americana che dopo la morte del figlio in Iraq ha protestato ovunque contro la guerra, è stata invitata dall'Istituto di Studi Americani a tenere un discorso all'Università, ovunque c'erano infiammati dibattiti sul fatto che la Sheehan non doveva affatto essere invitata. La scusa era che non era una personalità di livello accademico. In realtà c'era un rifiuto quasi totale di discutere sulla pace e criticare il ruolo americano in Iraq.
Il mio professore di storia americana, di cui non critico assolutamente la preparazione, dava l'impressione però di non porsi abbastanza il problema della presenza americana all'estero, delle occupazioni americane di altri stati. Evidentemente questo è ormai passato come un diritto indiscutibile dell'America.
Aggiungo che l'Istituto di Studi Americani (anche in quest'istituto ho frequentato delle lezioni) sembrava l'unico un po' critico nei confronti delle istituzioni politiche americane. E deve essergli anche costato molto, visto che uno dei professori dell'istituto è iscritto nella 'lista nera' delle persone che il governo americano tiene sott'occhio in quanto 'sovversivi'.
Si ha l'impressione in USA di una difesa totale delle decisioni dei leader politici.
Un mio alunno di 20 o 21 anni ha scritto che 'noi poveri americani siamo impegnati ad aiutare gli Iraqeni e spendiamo un sacco di soldi e vite umane per loro, e loro ci ricompensano con attentati e violenza'. C'è una incapacità enorme di mettere in discussione il ruolo della presenza USA nel mondo.
Il mio professore di storia americana difendeva con entusiasmo la politica di Reagan che ha migliorato l'economia americana negli anni '80, ma sorvolava totalmente sulle conseguenze della sua politica in Medioriente e sull'occupazione di Iraq e Kuwait.
Bush ha fatto la stessa domanda a un gruppo di intellettuali invitati a pranzo alla Casa Bianca in questi giorni. Perchè gli Europei lo criticano così tanto?
La mia risposta: perchè gli americani trattano molti paesi nel mondo come un cortile di casa in cui loro hanno il diritto di entrare senza chiedere permesso. Per il cinismo con cui si permettono di interferire nelle questioni di altri stati ignorando il terribile costo in vite umane che le persone nel mondo pagano per queste interferenze. Perchè non si pongono il problema se loro hanno davvero il diritto di decidere in casa altrui. Per come strumentalizzano tante loro decisioni facendole apparire 'giuste' mentre sono solo la copertura dei loro interessi.
E' necessario aggiungere che non sono affatto anti-americana, che in USA ci tornerei volentieri a insegnare o studiare, che il carattere degli americani mi sembra il più gentile e rispettoso tra tutti quelli dei popoli che ho consociuto e che ci sono cose estremamente positive in America. Ma in politica estera, secondo me, occorre rivedere tutto.
Si ha proprio l'impressione che gli americani, come diceva giustamente Hamid Mohsin, ignorino le consequenze drammatiche della loro politica estera. Per questo non capiscono perchè in certe parti del mondo la gente non li ami affatto.
Tuesday, July 24, 2007
scambio lavoro-ospitalità
Segnalo una proposta di un B&B a Tagliacozzo (L'Aquila) che offre vitto e alloggio in cambio di collaborazione nella loro casa.
Per studenti o stranieri che vogliono fare un viaggio in Italia senza spendere molto mi sembra una idea molto simpatica. Si veda:
http://www.abruzzonaturale.it/casale/prezzi.htm#UNA%20PROPOSTA
--------------------------------------------------------------
UNA PROPOSTA:
ESPERIENZA DI LAVORO AL CASALE LE CRETE
SCAMBIO LAVORO-OSPITALITA'
Una settimana lavorando nella quiete della Natura attorno al Casale, lavorando e camminando sui monti più belli dell'Abruzzo, esplorando i dintorni, ecc.
Vitto e alloggio per 8 giorni in cambio di 6 giorni lavorativi (40 ore di lavoro almeno a settimana, ma senza cronometri e cartellini, quello che chiediamo è auto-responsabilizzazione, saper lavorare, saper prendere un obiettivo e arrivare a concluderlo, anche lavorando da soli quando noi siamo impegnati).
Ospitalità in una casetta in legno esterna senza bagno, doccia all'aperto e servizi nell'edificio principale. E' possibile dover dormire anche in tenda in estate in caso di affollamento.
Pasti vegetariani e biologici.
La vita in comune presuppone anche la partecipazione alle attività casalinghe: cucinare, andare a fare la spesa, lavare i piatti, rifarsi la camera, ecc. Di solito al Casale si fanno i turni, nessuno ne è escluso. Insomma non vogliamo persone che pensino di essere in un albergo, vogliamo persone che partecipano attivamente alla vita familiare del Casale e che sappiano intervenire quando c'è bisogno d'aiuto.
Se dovessero sorgere dei problemi di incompatibilità durante il soggiorno si può arrivare anche alla decisione di troncare in anticipo l'esperienza, anche se una buona comunicazione iniziale dovrebbe bastare per evitare ciò.
Il Casale le Crete è socio ospitante dell'Associazione WWOOF Italia. Essere soci Wwoof è importante, perchè presuppone l'assicurazione in caso di infortuni. Quindi nell'accettare i volontari chiediamo loro di diventare soci Wwoof, se già non lo sono. Per gli italiani: prenotatevi solo se siete sicuri di venire!!
Mansioni: al Casale si fa un po' di tutto, a seconda delle necessità e delle stagioni. Lavori di giardinaggio, orto e bosco sui 2 ha. di terreno di proprietà; collaborazione alla gestione del bed&breakfast in presenza di ospiti; piccoli lavori di carpenteria; manutenzioni; ma anche realizzazioni pagine web, segreteria, ecc. Cerchiamo sempre di favorire le predisposizioni e le esperienze individuali.
In questo momento per esempio serve:
* taglio arbusti per liberare un terreno incolto
* costruzione di un labirinto
* lavoro nell'orto
* verniciatura porte e finestre
* riapertura di un vecchio sentiero invaso dalla vegetazione
* preparazione buche per ampliamento frutteto
Prenotate per tempo la vostra settimana telefonando o scrivendo. Quello che vi chiediamo è collaborazione e responsabilità. Nella richiesta specificate cosa sapete fare e perchè vi interessa aderire a questa proposta.
Abbiamo in questi anni avuto volontari da New York, California, Olanda, Germania, Polonia, Irlanda, Austria, North Carolina, Svizzera, Massachussets, Nuova Zelanda... e qualcuno anche dall'Italia... Un grazie a tutti loro! Thank you to all of them!
Hanno scritto di questa esperienza:
Luca e Mariella,
hello, wanted to tell u guys that i had such a great time with u guys. the food fun and great company. thanks again for taking us places like the concert that was so much fun! the other 2 farms did not take us any where. take care and i will keep in touch.
Casale Le Crete is a spiritual place full of love and kindness. I wanted to tell both of you that I have learned so much about Italy as well as myself.
Now I know nothing can stop me, not even a wall of thorns!
peace
daniel from North Carolina
One thing is sure: I never had so many scratches like after this week of reopening the old path! The scratches have nearly gone but the memories stay. I am happy that I could stay with you and your animals. all the best. Kate
Casale Le Crete 67069 Tagliacozzo (AQ) Tel. 0863 678311 casale@abruzzonaturale.it
Per studenti o stranieri che vogliono fare un viaggio in Italia senza spendere molto mi sembra una idea molto simpatica. Si veda:
http://www.abruzzonaturale.it/casale/prezzi.htm#UNA%20PROPOSTA
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UNA PROPOSTA:
ESPERIENZA DI LAVORO AL CASALE LE CRETE
SCAMBIO LAVORO-OSPITALITA'
Una settimana lavorando nella quiete della Natura attorno al Casale, lavorando e camminando sui monti più belli dell'Abruzzo, esplorando i dintorni, ecc.
Vitto e alloggio per 8 giorni in cambio di 6 giorni lavorativi (40 ore di lavoro almeno a settimana, ma senza cronometri e cartellini, quello che chiediamo è auto-responsabilizzazione, saper lavorare, saper prendere un obiettivo e arrivare a concluderlo, anche lavorando da soli quando noi siamo impegnati).
Ospitalità in una casetta in legno esterna senza bagno, doccia all'aperto e servizi nell'edificio principale. E' possibile dover dormire anche in tenda in estate in caso di affollamento.
Pasti vegetariani e biologici.
La vita in comune presuppone anche la partecipazione alle attività casalinghe: cucinare, andare a fare la spesa, lavare i piatti, rifarsi la camera, ecc. Di solito al Casale si fanno i turni, nessuno ne è escluso. Insomma non vogliamo persone che pensino di essere in un albergo, vogliamo persone che partecipano attivamente alla vita familiare del Casale e che sappiano intervenire quando c'è bisogno d'aiuto.
Se dovessero sorgere dei problemi di incompatibilità durante il soggiorno si può arrivare anche alla decisione di troncare in anticipo l'esperienza, anche se una buona comunicazione iniziale dovrebbe bastare per evitare ciò.
Il Casale le Crete è socio ospitante dell'Associazione WWOOF Italia. Essere soci Wwoof è importante, perchè presuppone l'assicurazione in caso di infortuni. Quindi nell'accettare i volontari chiediamo loro di diventare soci Wwoof, se già non lo sono. Per gli italiani: prenotatevi solo se siete sicuri di venire!!
Mansioni: al Casale si fa un po' di tutto, a seconda delle necessità e delle stagioni. Lavori di giardinaggio, orto e bosco sui 2 ha. di terreno di proprietà; collaborazione alla gestione del bed&breakfast in presenza di ospiti; piccoli lavori di carpenteria; manutenzioni; ma anche realizzazioni pagine web, segreteria, ecc. Cerchiamo sempre di favorire le predisposizioni e le esperienze individuali.
In questo momento per esempio serve:
* taglio arbusti per liberare un terreno incolto
* costruzione di un labirinto
* lavoro nell'orto
* verniciatura porte e finestre
* riapertura di un vecchio sentiero invaso dalla vegetazione
* preparazione buche per ampliamento frutteto
Prenotate per tempo la vostra settimana telefonando o scrivendo. Quello che vi chiediamo è collaborazione e responsabilità. Nella richiesta specificate cosa sapete fare e perchè vi interessa aderire a questa proposta.
Abbiamo in questi anni avuto volontari da New York, California, Olanda, Germania, Polonia, Irlanda, Austria, North Carolina, Svizzera, Massachussets, Nuova Zelanda... e qualcuno anche dall'Italia... Un grazie a tutti loro! Thank you to all of them!
Hanno scritto di questa esperienza:
Luca e Mariella,
hello, wanted to tell u guys that i had such a great time with u guys. the food fun and great company. thanks again for taking us places like the concert that was so much fun! the other 2 farms did not take us any where. take care and i will keep in touch.
Casale Le Crete is a spiritual place full of love and kindness. I wanted to tell both of you that I have learned so much about Italy as well as myself.
Now I know nothing can stop me, not even a wall of thorns!
peace
daniel from North Carolina
One thing is sure: I never had so many scratches like after this week of reopening the old path! The scratches have nearly gone but the memories stay. I am happy that I could stay with you and your animals. all the best. Kate
Casale Le Crete 67069 Tagliacozzo (AQ) Tel. 0863 678311 casale@abruzzonaturale.it
Sunday, July 22, 2007
israele - palestina
Gli Israeliani dicono che non possono concedere l'autonomia territoriale ai Palestinesi finchè i Palestinesi non dichiarano di riconoscere lo stato d'Israele.
Secondo me conviene risolvere il problema in senso contrario:
primo passo dovrebbe essere concedere l'autonomia ai territori palestinesi incondizionatamente. Anche se i confini possono essere rivisti. Ricordiamo inoltre che lì fino al 1948 c'erano solo i Palestinesi e che il primo diritto di un popolo è quello alla propria terra.
Credo non sia difficile immaginare che moltissima violenza finirà quando i Palestinesi avranno una terra in cui costruire qualcosa per se' o per i loro figli. La violenza attuale dipende da un'assoluta precarietà e dal fatto che non sono padroni da nessuna parte.
Credo che una soluzione di questo genere sia un vantaggio immediato sia per i Palestinesi che per gli Israeliani.
Si può poi aggiungere che in realtà quella degli Israeliani sembra una scusa più che una richiesta onesta, visto che almeno la metà dei Palestinesi accetta l'esistenza del popolo d'Israele. Dall'inizio dei tentativi di accordo c'è una continua riduzione del possibile territorio palestinese. Ed è un po' difficile cerdere ad un atteggiamento onesto di sola difesa da parte di Israele. Sembra piuttosto un voler ridurre all'osso le richieste dei Palestinesi.
Comunque è una perdita anche per loro. Perchè non vivranno mai tranquilli se tengono praticamente prigionieri i Palestinesi.
Secondo me conviene risolvere il problema in senso contrario:
primo passo dovrebbe essere concedere l'autonomia ai territori palestinesi incondizionatamente. Anche se i confini possono essere rivisti. Ricordiamo inoltre che lì fino al 1948 c'erano solo i Palestinesi e che il primo diritto di un popolo è quello alla propria terra.
Credo non sia difficile immaginare che moltissima violenza finirà quando i Palestinesi avranno una terra in cui costruire qualcosa per se' o per i loro figli. La violenza attuale dipende da un'assoluta precarietà e dal fatto che non sono padroni da nessuna parte.
Credo che una soluzione di questo genere sia un vantaggio immediato sia per i Palestinesi che per gli Israeliani.
Si può poi aggiungere che in realtà quella degli Israeliani sembra una scusa più che una richiesta onesta, visto che almeno la metà dei Palestinesi accetta l'esistenza del popolo d'Israele. Dall'inizio dei tentativi di accordo c'è una continua riduzione del possibile territorio palestinese. Ed è un po' difficile cerdere ad un atteggiamento onesto di sola difesa da parte di Israele. Sembra piuttosto un voler ridurre all'osso le richieste dei Palestinesi.
Comunque è una perdita anche per loro. Perchè non vivranno mai tranquilli se tengono praticamente prigionieri i Palestinesi.
Nancy Pelosi: autosufficienza energetica in USA
Un'altra idea coraggiosa e onesta dell'italo-americana Nancy Pelosy:
ha chiesto al Congresso USA di intensificare gli sforzi affinchè gli USA raggiungano l'autosufficienza energetica.
Mi sembra un'ottima proposta e, se pur indirettamente, tocca sul vivo le questioni più spinose della politica interna e estera degli Stati Uniti. Perchè è evidente che tutti i disastri ancora in corso nel mondo e in cui gli USA sono partecipi o responsabili dipendono proprio da questo problema: il fabbisogno energetico dei superconsumatori statunitensi.
Iraq e, in passato Iraq e Kuwait, e Medio Oriente, sono tutte questioni in cui una una molla fondamentale è la necessità USA di accaparrarsi fonti energetiche sufficienti.
Se gli USA non avessero più troppo bisogno del petrolio mediorientale, cesserebbero di certo molti conflitti nelle zone più calde del mondo.
Speriamo che abbia successo la proposta di Nancy Pelosi.
ha chiesto al Congresso USA di intensificare gli sforzi affinchè gli USA raggiungano l'autosufficienza energetica.
Mi sembra un'ottima proposta e, se pur indirettamente, tocca sul vivo le questioni più spinose della politica interna e estera degli Stati Uniti. Perchè è evidente che tutti i disastri ancora in corso nel mondo e in cui gli USA sono partecipi o responsabili dipendono proprio da questo problema: il fabbisogno energetico dei superconsumatori statunitensi.
Iraq e, in passato Iraq e Kuwait, e Medio Oriente, sono tutte questioni in cui una una molla fondamentale è la necessità USA di accaparrarsi fonti energetiche sufficienti.
Se gli USA non avessero più troppo bisogno del petrolio mediorientale, cesserebbero di certo molti conflitti nelle zone più calde del mondo.
Speriamo che abbia successo la proposta di Nancy Pelosi.
Thursday, July 19, 2007
'La Casta' di S.Rizzo e G.Stella
Troppo bello! E troppo incredibile ... ma vero, purtroppo!
'La casta' è un libro sulla classe politica italiana e sull'incredibile costo che essa costituisce per il bilancio pubblico, cioè per le tasche dei cittadini.
A differenza del giornalista Stella che ha detto in un'intervista che non si può non amare un paese che nonostante un'amministrazione così disastrosa, se la cava sempre, io non provo la minima simpatia per uno stile così godereccio e irresponsabile.
Questo di Rizzo e Stella è grande giornalismo. Da quando è uscito il libro si vedono spesso sui giornali articoli su continue decisioni prese per ridurre la spesa pubblica. Come se la classe politica si sentisse osservata dai moltissimi cittadini che hanno ormai letto il libro e sentisse l' indiscutibile necessità di correggere queste nefandezze.
E' giornalismo che sta cambiando il paese. Speriamo in modo radicale.
Qualche tempo fa proponevo come progetto di PhD uno studio sulla classe accademica italiana e i temi noti del baronaggio, concorsi truccati, nepotismo e altre amenità made in Italy, e se alcuni professori si sono dimostrati interessati, uno in particolare ha criticato il mio tema perchè ho detto che un lavoro simile vale se poi qualcosa cambia. Ha detto che non è compito delle università cambiare la realtà, bensì solo studiarla. Purtroppo è proprio così.
Purtroppo le università, specie in Italia, amano parlare della realtà ma sembrano spesso sorprendentemente incapaci di qualsiasi attivo intervento in essa.
Tutto il mio apprezzamento a Rizzo e Stella che, intenzionalmente o meno, stanno cambiando davvero la realtà politica italiana.
- 'La casta' ha avuto nei soli mesi di maggio e giugno 12 edizioni. Enorme! Questo dimostra che gli italiani non sono per niente indifferenti alle questioni politiche e, che, al contrario, sono forse i politici italiani che non sono attenti ai bisogni della gente e spesso usano il loro ruolo politico per soli scopi personali.
- In UK lo stato e anche la corte inglese sono obbligati a far conoscere alla gente tutte le loro spese. In Italia no. In Italia il bilancio del Quirinale è vietato ai cittadini. Si potrebbe almeno chiedere di giustificare tale scelta.
- In UK la corte inglese è soprattutto una fonte di guadagno per i cittadini inglesi. I dati più recenti parlano di circa 290 milioni di € di guadagno e 57 di spesa. Il Palazzo di Roma è agli antipodi. Esso è quasi solo una spesa per gli italiani e il suo costo è di circa 4 volte superiore a quello di Buckingham Palace.
- Nel 2000 i dipendenti del Presidente della Repubblica Italiana erano 1859. Quelli del Presidente della Germania 160. Quelli del Presidente della Francia (che è però Repubblica Presidenziale) 923.
Se poi si paragona l'efficienza dei tre paesi, il contrasto è ancora più grande, visto che tra i tre il paese più inefficiente è proprio l'Italia.
Quindi per dipendenti, servi, portaborsa in Italia ci sono molti soldi. Per professionisti, studiosi, ricerca no. Per questi ultimi meglio emigrare.
- Un viaggio di 4 giorni del Governatore della Regione Puglia al Columbus Day di New York è costato, alle casse dei cittadini, 345.000 €. Se un insegnante in Italia guadagna circa 15.000 € l'anno, la quota corrisponde a circa 20 anni di lavoro di un insegnante in Italia! Mica poco. Poi non ci fosse bisogno di istruzione in Italia! Certo le intenzioni erano nobili: un convegno sull' "Area del Salento come ponte tra l'Italia, i Balcani e il Mediterraneo".
- Mi sono chiesta, dopo aver letto anche solo i primi capitoli, quante querele questo libro avrebbe ricevuto, visto che è terribilmente scomodo per politici e potenti di tutti gli schieramenti. E invece scopro che finora non ne ha ricevuto alcuna. Questo conferma la correttezza delle affermazioni e, quel che è peggio, la loro gravità.
- Per donazioni in denaro ai partiti politici la deduzione fiscale è 51 volte maggiore di quella alle associazioni umanitarie.
- A Backingham Palace ci sono 6 centralinisti. Lo stesso numero del centralinisti del comune di Catania! Invece nella Asl di Frosinone il doppio, 12, viene assunto solo in dicembre 2002. All'università di Palermo invece nel solo concorso bandito nel 2004 sono stati assunti 30 centralinisti non vedenti.
- Sembra che le autoblu dei politici abbiano raggiunto quota 40000. E sembra che vengano usate - tutte le spese, anche lo straccetto in daino per pulire i vetri, a carico delle casse pubbliche - anche per andare al casinò o in vacanza con gli amici, o a fare shopping con la moglie.
- Un primo piatto alla mensa dei netturbini di Marghera costa 3 €. Invece al Senato 1.59 €. Una macedonia 1.50 € e al Senato 75 c. Confronto imbarazzante.
- La scorta dei politici. In Spagna dove il problema del terrorismo basco ha portato alla morte almeno 800 persone, e in UK dove gli scontri con l'IRA hanno causato dal 1969 3300 morti e 38000 feriti, le persone con scorta erano circa 250 per una spesa di circa 190 milioni di Euro attuali. In Italia? Il triplo, con una spesa di 568 milioni di Euro. Spesso solo per vanità. E mentre a Marco Biagi era stata negata la scorta, nonostante le sue scelte politiche rischiose, uno dei tanti ex-politici che ancora ce l'ha è Irene Pivetti, che alla Camera non ha più impegni, ma che mantiene per tutta la vita questi privilegi, anche se ormai fa soprattutto la mamma e la presentatrice sexi di spettacoli televisivi.
- Certo, questi son brutti tempi, e nessuno si sente ormai troppo sicuro da nessuna parte. E la scorta è un optional indispensabile, per chi può permetterselo.
Prima di lasciare il posto di Primo Ministro a Prodi, Berlusconi si era accapparato una scorta di 31 uomini, più 16 auto di cui 13 blindate. Lo stesso numero di Arafat, quando andò in visita a Craxi.
- Toni Negri ha frequentato la Camera per 9 sedute in cui 'c'era e non c'era'. Dal 1993, quando compì 60 anni, Toni Negri prende 3108 Euro al mese per questo servizio.
- Macchè competenze. Basta la tessera del partito! Sei un chimico? Allora ti diamo la presidenza di un istituto letterario. Se sei un letterato puoi gestire il consiglio di amministrazione di un ente idraulico. Sei una soubrette? Eccoti ai vertici di un organismo atomico. Sei un elettricista? Eccoti all'Enea.
- Il Ministro della Giustizia Roberto Castelli cercava uno specialista in edilizia carceraria. E lo individuò in Giuseppe Magni, un amico leghista che aveva fatto il sindaco a Calco, vicino a Lecco. Esperienze precedenti? Artigiano metalmeccanico, fili da saldatura. Poi grossista alla Seemar (commercio di prodotti ittici). Poi? Deputato, per la provincia di Lecco, 'al Parlamento di Chignolo Po', l'assemblea padana dove i bossiani giocavano ai piccoli statisti nell'era del Dio Po. E poi? Niente altro. E che ne sapeva lui di edilizia carceraria? Niente. 'Ho detto al Ministro che di carceri non so niente. Mi ha risposto che comunque avrei fatto dieci volte meglio del mio predecessore'. E Castelli deve essere stato proprio soddisfatto del suo collaboratore, visto che gli rinnovò il contratto per ben 7 volte, per un totale di 200.000 Euro di retribuzione. O forse non gli andava bene solo dopo, quando è stato condannato a risarcire lo Stato di circa 100.000 Euro per 'l'eclatante illegittimità e illiceità del comportamento del Ministro'. I soldi con cui Castelli pagava il suo 'esperto in edilizia carceraria' erano, ovviamente, spese pubbliche.
- Le Regioni italiane sembrano malate di 'gigantite'. Ecco uno dei tanti eccessi: la regione Lombardia ha speso in un anno 345.000 Euro in 'spese di rappresentanza del presidente della giunta regionale'. Il che corrisponde al quadruplo della stessa voce nel bilancio del Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Koehler, ma è di molto inferiore alla stessa voce nei conti della Regione Campania, dove si toccano i 962.506 Euro.
- Che senso ha che il Molise abbia un dipendente regionale ogni 357 abitanti, cioè, in proporzione, 7 volte più della Lombardia, pur dovendo gestire una realtà più povera e anche molto meno complessa?
- Gli enti pubblici a volte non hanno nessun ruolo effettivo, bensì servono a usare denaro pubblico secondo gli interessi dei partiti politici. Un esempio: le Province. Se si parla di abolizione delle Province, molti insorgono come se si offendesse l'identità nazionale. Ma quali sono le loro effettive competenze? Tutte cose che potrebbero essere tranquillamente assegnate ai Comuni. Solo un paio di competenze contano: edilizia scolastica per gli istituti superiori (le elementari e medie spettano ai Comuni) e quel pezzo di viabilità che l'Anas reputa meno importante. Questo vale per le province italiane eccetto Trento e Bolzano per le quali non vi sono quasi del tutto poteri regionali, bensì solo provinciali.
E' che le Province fanno comodo ai partiti; sono un formidabile serbatoio di poltrone da distribuire.
'La casta' è un libro sulla classe politica italiana e sull'incredibile costo che essa costituisce per il bilancio pubblico, cioè per le tasche dei cittadini.
A differenza del giornalista Stella che ha detto in un'intervista che non si può non amare un paese che nonostante un'amministrazione così disastrosa, se la cava sempre, io non provo la minima simpatia per uno stile così godereccio e irresponsabile.
Questo di Rizzo e Stella è grande giornalismo. Da quando è uscito il libro si vedono spesso sui giornali articoli su continue decisioni prese per ridurre la spesa pubblica. Come se la classe politica si sentisse osservata dai moltissimi cittadini che hanno ormai letto il libro e sentisse l' indiscutibile necessità di correggere queste nefandezze.
E' giornalismo che sta cambiando il paese. Speriamo in modo radicale.
Qualche tempo fa proponevo come progetto di PhD uno studio sulla classe accademica italiana e i temi noti del baronaggio, concorsi truccati, nepotismo e altre amenità made in Italy, e se alcuni professori si sono dimostrati interessati, uno in particolare ha criticato il mio tema perchè ho detto che un lavoro simile vale se poi qualcosa cambia. Ha detto che non è compito delle università cambiare la realtà, bensì solo studiarla. Purtroppo è proprio così.
Purtroppo le università, specie in Italia, amano parlare della realtà ma sembrano spesso sorprendentemente incapaci di qualsiasi attivo intervento in essa.
Tutto il mio apprezzamento a Rizzo e Stella che, intenzionalmente o meno, stanno cambiando davvero la realtà politica italiana.
- 'La casta' ha avuto nei soli mesi di maggio e giugno 12 edizioni. Enorme! Questo dimostra che gli italiani non sono per niente indifferenti alle questioni politiche e, che, al contrario, sono forse i politici italiani che non sono attenti ai bisogni della gente e spesso usano il loro ruolo politico per soli scopi personali.
- In UK lo stato e anche la corte inglese sono obbligati a far conoscere alla gente tutte le loro spese. In Italia no. In Italia il bilancio del Quirinale è vietato ai cittadini. Si potrebbe almeno chiedere di giustificare tale scelta.
- In UK la corte inglese è soprattutto una fonte di guadagno per i cittadini inglesi. I dati più recenti parlano di circa 290 milioni di € di guadagno e 57 di spesa. Il Palazzo di Roma è agli antipodi. Esso è quasi solo una spesa per gli italiani e il suo costo è di circa 4 volte superiore a quello di Buckingham Palace.
- Nel 2000 i dipendenti del Presidente della Repubblica Italiana erano 1859. Quelli del Presidente della Germania 160. Quelli del Presidente della Francia (che è però Repubblica Presidenziale) 923.
Se poi si paragona l'efficienza dei tre paesi, il contrasto è ancora più grande, visto che tra i tre il paese più inefficiente è proprio l'Italia.
Quindi per dipendenti, servi, portaborsa in Italia ci sono molti soldi. Per professionisti, studiosi, ricerca no. Per questi ultimi meglio emigrare.
- Un viaggio di 4 giorni del Governatore della Regione Puglia al Columbus Day di New York è costato, alle casse dei cittadini, 345.000 €. Se un insegnante in Italia guadagna circa 15.000 € l'anno, la quota corrisponde a circa 20 anni di lavoro di un insegnante in Italia! Mica poco. Poi non ci fosse bisogno di istruzione in Italia! Certo le intenzioni erano nobili: un convegno sull' "Area del Salento come ponte tra l'Italia, i Balcani e il Mediterraneo".
- Mi sono chiesta, dopo aver letto anche solo i primi capitoli, quante querele questo libro avrebbe ricevuto, visto che è terribilmente scomodo per politici e potenti di tutti gli schieramenti. E invece scopro che finora non ne ha ricevuto alcuna. Questo conferma la correttezza delle affermazioni e, quel che è peggio, la loro gravità.
- Per donazioni in denaro ai partiti politici la deduzione fiscale è 51 volte maggiore di quella alle associazioni umanitarie.
- A Backingham Palace ci sono 6 centralinisti. Lo stesso numero del centralinisti del comune di Catania! Invece nella Asl di Frosinone il doppio, 12, viene assunto solo in dicembre 2002. All'università di Palermo invece nel solo concorso bandito nel 2004 sono stati assunti 30 centralinisti non vedenti.
- Sembra che le autoblu dei politici abbiano raggiunto quota 40000. E sembra che vengano usate - tutte le spese, anche lo straccetto in daino per pulire i vetri, a carico delle casse pubbliche - anche per andare al casinò o in vacanza con gli amici, o a fare shopping con la moglie.
- Un primo piatto alla mensa dei netturbini di Marghera costa 3 €. Invece al Senato 1.59 €. Una macedonia 1.50 € e al Senato 75 c. Confronto imbarazzante.
- La scorta dei politici. In Spagna dove il problema del terrorismo basco ha portato alla morte almeno 800 persone, e in UK dove gli scontri con l'IRA hanno causato dal 1969 3300 morti e 38000 feriti, le persone con scorta erano circa 250 per una spesa di circa 190 milioni di Euro attuali. In Italia? Il triplo, con una spesa di 568 milioni di Euro. Spesso solo per vanità. E mentre a Marco Biagi era stata negata la scorta, nonostante le sue scelte politiche rischiose, uno dei tanti ex-politici che ancora ce l'ha è Irene Pivetti, che alla Camera non ha più impegni, ma che mantiene per tutta la vita questi privilegi, anche se ormai fa soprattutto la mamma e la presentatrice sexi di spettacoli televisivi.
- Certo, questi son brutti tempi, e nessuno si sente ormai troppo sicuro da nessuna parte. E la scorta è un optional indispensabile, per chi può permetterselo.
Prima di lasciare il posto di Primo Ministro a Prodi, Berlusconi si era accapparato una scorta di 31 uomini, più 16 auto di cui 13 blindate. Lo stesso numero di Arafat, quando andò in visita a Craxi.
- Toni Negri ha frequentato la Camera per 9 sedute in cui 'c'era e non c'era'. Dal 1993, quando compì 60 anni, Toni Negri prende 3108 Euro al mese per questo servizio.
- Macchè competenze. Basta la tessera del partito! Sei un chimico? Allora ti diamo la presidenza di un istituto letterario. Se sei un letterato puoi gestire il consiglio di amministrazione di un ente idraulico. Sei una soubrette? Eccoti ai vertici di un organismo atomico. Sei un elettricista? Eccoti all'Enea.
- Il Ministro della Giustizia Roberto Castelli cercava uno specialista in edilizia carceraria. E lo individuò in Giuseppe Magni, un amico leghista che aveva fatto il sindaco a Calco, vicino a Lecco. Esperienze precedenti? Artigiano metalmeccanico, fili da saldatura. Poi grossista alla Seemar (commercio di prodotti ittici). Poi? Deputato, per la provincia di Lecco, 'al Parlamento di Chignolo Po', l'assemblea padana dove i bossiani giocavano ai piccoli statisti nell'era del Dio Po. E poi? Niente altro. E che ne sapeva lui di edilizia carceraria? Niente. 'Ho detto al Ministro che di carceri non so niente. Mi ha risposto che comunque avrei fatto dieci volte meglio del mio predecessore'. E Castelli deve essere stato proprio soddisfatto del suo collaboratore, visto che gli rinnovò il contratto per ben 7 volte, per un totale di 200.000 Euro di retribuzione. O forse non gli andava bene solo dopo, quando è stato condannato a risarcire lo Stato di circa 100.000 Euro per 'l'eclatante illegittimità e illiceità del comportamento del Ministro'. I soldi con cui Castelli pagava il suo 'esperto in edilizia carceraria' erano, ovviamente, spese pubbliche.
- Le Regioni italiane sembrano malate di 'gigantite'. Ecco uno dei tanti eccessi: la regione Lombardia ha speso in un anno 345.000 Euro in 'spese di rappresentanza del presidente della giunta regionale'. Il che corrisponde al quadruplo della stessa voce nel bilancio del Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Koehler, ma è di molto inferiore alla stessa voce nei conti della Regione Campania, dove si toccano i 962.506 Euro.
- Che senso ha che il Molise abbia un dipendente regionale ogni 357 abitanti, cioè, in proporzione, 7 volte più della Lombardia, pur dovendo gestire una realtà più povera e anche molto meno complessa?
- Gli enti pubblici a volte non hanno nessun ruolo effettivo, bensì servono a usare denaro pubblico secondo gli interessi dei partiti politici. Un esempio: le Province. Se si parla di abolizione delle Province, molti insorgono come se si offendesse l'identità nazionale. Ma quali sono le loro effettive competenze? Tutte cose che potrebbero essere tranquillamente assegnate ai Comuni. Solo un paio di competenze contano: edilizia scolastica per gli istituti superiori (le elementari e medie spettano ai Comuni) e quel pezzo di viabilità che l'Anas reputa meno importante. Questo vale per le province italiane eccetto Trento e Bolzano per le quali non vi sono quasi del tutto poteri regionali, bensì solo provinciali.
E' che le Province fanno comodo ai partiti; sono un formidabile serbatoio di poltrone da distribuire.
Sunday, July 15, 2007
Italia, terra di scioperi
Saturday, July 7, 2007
Nancy Pelosi: Bush dovrebbe essere destituito
Nancy Pelosi, la coraggiosa italo-americana Presidente della Camera dei Rappresentanti del Congresso USA, ha chiesto la destituzione del Presidente Bush:
http://www.newsitaliapress.it/interna.asp?sez=267&info=137737
Spero che abbia successo perchè un Presidente che si macchia di crimini così gravi (guerra in Iraq) dovrebbe già essere stato destituito. L'Iraq è un paese quasi completamente distrutto. Credo che gli Iracheni rimpiangano, al confronto, i tempi di Saddam Hussein.
Riporto sotto un brano tratto da una mia breve ricerca sul rapporto tra potere accademico e potere politico in USA
http://barazzaroberta.blogspot.com/2007/05/intellectuals-and-political-power.html
Questo è il brano seguito da una breve traduzione:
"Another case of manipulation of information is Laos. For many years thousands of people, above all children and poor farmers, were killed in the Plain of Jars in Northern Laos: it is recorded as the heaviest bombing of civilian targets in history. The worst moment began in 1968 when Kissinger and Nixon had to begin agreements for the end of Vietnam war. Bombing was stopped in Vietnam, and they decided to shift it to Laos and Cambodia. This period of war had an average of 20000 casualties per year, the half of which were deaths.
How did the US media react to these events? We said that in Kosovo Nato’s intervention was applauded by US press because it stopped violence and ethnic cleansing, while it actually increased it. As regards Laos, US media said nothing at all, excusing this with the fact that it was a ’secret war’. Press and televisions chose an incredible self-censorship and nowadays too, Laos war is little known. While Milosevic in the Balkans was condemned by the International Tribunal for crimes against humanity, Kissinger, the architect of the massacres in Laos, has never had problems with justice and he is celebrated as an expert and a successful politician."
(traduzione)
"Un altro caso di manipolazione delle informazioni è il Laos. Per molti anni migliaia di persone, soprattutto bambini e poveri contadini, sono stati uccisi nel Plan of Jars nel Laos del Nord: è stato il più pesante bombardamento di obiettivi civili nella storia. Il peggior momento è cominciato nel 1968 quando Kissinger e Nixon dovevano cominciare gli accordi per porre fine alla guerra del Vietnam. I bombardamenti furono interrotti in Vietnam e allora decisero di spostarsi in Laos e Cambogia. Questo periodo di guerra ebbe una media di 20.000 feriti l'anno, di cui metà mortali.
Come reagirono i media a questi eventi? E' stato detto che in Kosovo l'intervento della NATO è stato apprezzato dalla stampa USA perchè ha poneva fine alla violenza e alla pulizia etnica, mentre di fatto l'ha aumentata. Per quanto riguarda il Laos, i media USA non hanno detto assolutamente niente, giustificando ciò in quanto si trattava di una 'guerra segreta'. La stampa e la televisione hanno scelto un incredibile auto-censura e anche oggi la guerra in Laos è poco nota.
Mentre Milosevic nei Balcani è stato condannato dal Tribunale Internazionale dell'Aja per crimini contro l'umanità, Kissinger, l'architetto dei massacri in Laos, non ha mai avuto problemi con la giustizia ed è celebrato come un politico esperto e di successo."
Qualche tempo fa Bush ha detto che il suo lavoro politico sarà capito e apprezzato con il senno di poi della storia.
Temo che rischia di essere ricordato come viene ricordato Kissinger nel brano precedente.
http://www.newsitaliapress.it/interna.asp?sez=267&info=137737
Spero che abbia successo perchè un Presidente che si macchia di crimini così gravi (guerra in Iraq) dovrebbe già essere stato destituito. L'Iraq è un paese quasi completamente distrutto. Credo che gli Iracheni rimpiangano, al confronto, i tempi di Saddam Hussein.
Riporto sotto un brano tratto da una mia breve ricerca sul rapporto tra potere accademico e potere politico in USA
http://barazzaroberta.blogspot.com/2007/05/intellectuals-and-political-power.html
Questo è il brano seguito da una breve traduzione:
"Another case of manipulation of information is Laos. For many years thousands of people, above all children and poor farmers, were killed in the Plain of Jars in Northern Laos: it is recorded as the heaviest bombing of civilian targets in history. The worst moment began in 1968 when Kissinger and Nixon had to begin agreements for the end of Vietnam war. Bombing was stopped in Vietnam, and they decided to shift it to Laos and Cambodia. This period of war had an average of 20000 casualties per year, the half of which were deaths.
How did the US media react to these events? We said that in Kosovo Nato’s intervention was applauded by US press because it stopped violence and ethnic cleansing, while it actually increased it. As regards Laos, US media said nothing at all, excusing this with the fact that it was a ’secret war’. Press and televisions chose an incredible self-censorship and nowadays too, Laos war is little known. While Milosevic in the Balkans was condemned by the International Tribunal for crimes against humanity, Kissinger, the architect of the massacres in Laos, has never had problems with justice and he is celebrated as an expert and a successful politician."
(traduzione)
"Un altro caso di manipolazione delle informazioni è il Laos. Per molti anni migliaia di persone, soprattutto bambini e poveri contadini, sono stati uccisi nel Plan of Jars nel Laos del Nord: è stato il più pesante bombardamento di obiettivi civili nella storia. Il peggior momento è cominciato nel 1968 quando Kissinger e Nixon dovevano cominciare gli accordi per porre fine alla guerra del Vietnam. I bombardamenti furono interrotti in Vietnam e allora decisero di spostarsi in Laos e Cambogia. Questo periodo di guerra ebbe una media di 20.000 feriti l'anno, di cui metà mortali.
Come reagirono i media a questi eventi? E' stato detto che in Kosovo l'intervento della NATO è stato apprezzato dalla stampa USA perchè ha poneva fine alla violenza e alla pulizia etnica, mentre di fatto l'ha aumentata. Per quanto riguarda il Laos, i media USA non hanno detto assolutamente niente, giustificando ciò in quanto si trattava di una 'guerra segreta'. La stampa e la televisione hanno scelto un incredibile auto-censura e anche oggi la guerra in Laos è poco nota.
Mentre Milosevic nei Balcani è stato condannato dal Tribunale Internazionale dell'Aja per crimini contro l'umanità, Kissinger, l'architetto dei massacri in Laos, non ha mai avuto problemi con la giustizia ed è celebrato come un politico esperto e di successo."
Qualche tempo fa Bush ha detto che il suo lavoro politico sarà capito e apprezzato con il senno di poi della storia.
Temo che rischia di essere ricordato come viene ricordato Kissinger nel brano precedente.
Wednesday, July 4, 2007
quiz televisivi
Ieri sera cenavo mentre veniva trasmesso un programma RAI con quiz a premi. Il conduttore era Fabrizio Frizzi.
Voglio descrivere una scenetta che mi è capitata sotto gli occhi.
Siamo alla fine della trasmissione e la concorrente deve rispondere alla domanda decisiva. 50.000 € in palio.
Domanda di Frizzi:
'Per 50.000 € mi deve dire se il concorrente che ha di fronte è ... un allevatore di lombrichi ... o se ha ... un fratello gemello.'
Seguono dieci minuti di suspence mozzafiato (imposta dalla regia). E dopo momenti da 'questione di vita o di morte' ... finalmente la risposta fatidica:
non è un allevatore di lombrichi, come pensava la concorrente, bensì ... ha un fratello gemello !!!
Sconvolgente! Dieci minuti da brivido dopo la domanda di Frizzi.
Ho anch'io una domanda: per Frizzi.
'Scusi, Frizzi, non è che può fare anche qualche domanda intelligente?'
Al confronto 'Rischiatutto' di Mike Bongiorno di 20 anni fa era una sofisticheria da intellettuali.
Possibile che si incoraggi l'imbecillità degli italiani premiando con così tanti soldi chi indovina delle cose di nessuna importanza? Che il signore dei lombrichi faccia quel mestiere o che l'altro signore abbia un fratello gemello è ovviamente importante per loro, ma non è certo una nozione che merita un premio se la si conosce.
Perchè, se proprio è necessario, non fanno dei quiz, magari pagandoli altrettanto, in cui i concorrenti sono premiati se sanno qualcosa che vale sapere?
Voglio descrivere una scenetta che mi è capitata sotto gli occhi.
Siamo alla fine della trasmissione e la concorrente deve rispondere alla domanda decisiva. 50.000 € in palio.
Domanda di Frizzi:
'Per 50.000 € mi deve dire se il concorrente che ha di fronte è ... un allevatore di lombrichi ... o se ha ... un fratello gemello.'
Seguono dieci minuti di suspence mozzafiato (imposta dalla regia). E dopo momenti da 'questione di vita o di morte' ... finalmente la risposta fatidica:
non è un allevatore di lombrichi, come pensava la concorrente, bensì ... ha un fratello gemello !!!
Sconvolgente! Dieci minuti da brivido dopo la domanda di Frizzi.
Ho anch'io una domanda: per Frizzi.
'Scusi, Frizzi, non è che può fare anche qualche domanda intelligente?'
Al confronto 'Rischiatutto' di Mike Bongiorno di 20 anni fa era una sofisticheria da intellettuali.
Possibile che si incoraggi l'imbecillità degli italiani premiando con così tanti soldi chi indovina delle cose di nessuna importanza? Che il signore dei lombrichi faccia quel mestiere o che l'altro signore abbia un fratello gemello è ovviamente importante per loro, ma non è certo una nozione che merita un premio se la si conosce.
Perchè, se proprio è necessario, non fanno dei quiz, magari pagandoli altrettanto, in cui i concorrenti sono premiati se sanno qualcosa che vale sapere?
Monday, July 2, 2007
palestina
Secondo me non è così noto all'opinione pubblica internazionale come vanno le cose in Palestina.
Consiglio di vedere il video su
www.arcoiris.tv
in cui il politico palestinese Barguti parla della Palestina.
Ciò che non è così noto è che in realtà la Palestina non è uno stato. C'è solo lo Stato di Israele. I territori palestinesi sono in realtà una parte del territorio degli Israeliani, affidato alle autorità palestinesi, che però non hanno un vero potere su questi territori.
Ovviamente non ci può essere che condanna della violenza palestinese, ma c'erano violenza e moti di ribellione anche nei territori del Nord d'Italia quando essi erano sotto il dominio austriaco.
Non è eccessivo il paragone. La Palestina non ha una sua autonomia. Tutto è controllato dalle autorità israeliane. E a volte si ha l'impressione che le autorità israeliane diano da bere al mondo che loro devono venire a termini con autorità palestinesi che a volte sostengono la violenza, ... In realtà la Palestina non è uno stato autonomo. Questo è fondamentale. Come non capire, senza giustificare, questa violenza se un popolo non ha neanche una sua terra? Anche noi italiani abbiamo organizzato moti insurrezionali nell' '800 per liberarci degli Austriaci che dominavano il nostro territorio. Il paragone è lecito.
Non sono per niente antisemita, e penso che entrambi gli stati Israeliani e Palestinesi debbano spartirsi quel territorio e convivere, ognuno a casa propria. Ma come non capire la rabbia di un popolo che era l'unico abitante di quella zona fino al 1948 e che ora non ha più nessun potere e nessun territorio.
Non è che i Palestinesi possano trattare con gli Israeliani. Non possono trattare in modo libero perchè non hanno potere sul loro territorio. I confini di Israele, ma anche i confini di Gaza e Cisgiordania, sono controllati dagli Israeliani. E' vero che ci sono le autorità palestinesi ma gli Israeliani dispongono di tutti i territori, hanno diritto di entrare, di controllare, di punire chi vogliono. La sovranità dei pseudo-territori palestinesi è ancora tutta israeliana.
Ci sono Palestinesi che dall'estero vorrebbero tornare in Palestina e per avere il permesso non chiedono alle autorità palestinesi, ma agli Israeliani.
Se si legge Herald Tribune di oggi 2 luglio 2007, si legge di tasse che gli Israeliani raccolgono nei territori - anche palestinesi - e sono tasse che vanno agli Israeliani. Poi gli Israeliani danno una parte delle tasse ai Palestinesi per gestire il territorio. Oltretutto si dice di come questo denaro per i Palestinesi, da quando è stato eletto democraticamente Hamas in marzo, sono passate da 600 milioni di dollari a 100 milioni di dollari. Ovviamente per punire un governo che non ama molto Israele. Anche in Italia nell' '800 gli italiani lavoravano per mantenere un governo straniero e anche allora, poi, i politici italiani che amministravano il Lombardo-Veneto per conto dell'Austria ricevevano soldi per gestire il territorio del Nord d'Italia. Ma sempre in un rapporto di sudditanza.
Penso che molti credano che in Palestina ci siano due governi, uno palestinese e uno israeliano che si contendono il territorio e non si decidono su una definitiva spartizione. Ma questo non è esatto. In realtà c'è solo Israele, e il popolo palestinese sottomesso al dominio straniero di Israele.
Questo ovviamente è molto diverso.
Anch'io spero di vedere presto due popoli liberi in due territori divisi e autonomi. Ma finora lì esiste solo Israele.
Consiglio di vedere il video su
www.arcoiris.tv
in cui il politico palestinese Barguti parla della Palestina.
Ciò che non è così noto è che in realtà la Palestina non è uno stato. C'è solo lo Stato di Israele. I territori palestinesi sono in realtà una parte del territorio degli Israeliani, affidato alle autorità palestinesi, che però non hanno un vero potere su questi territori.
Ovviamente non ci può essere che condanna della violenza palestinese, ma c'erano violenza e moti di ribellione anche nei territori del Nord d'Italia quando essi erano sotto il dominio austriaco.
Non è eccessivo il paragone. La Palestina non ha una sua autonomia. Tutto è controllato dalle autorità israeliane. E a volte si ha l'impressione che le autorità israeliane diano da bere al mondo che loro devono venire a termini con autorità palestinesi che a volte sostengono la violenza, ... In realtà la Palestina non è uno stato autonomo. Questo è fondamentale. Come non capire, senza giustificare, questa violenza se un popolo non ha neanche una sua terra? Anche noi italiani abbiamo organizzato moti insurrezionali nell' '800 per liberarci degli Austriaci che dominavano il nostro territorio. Il paragone è lecito.
Non sono per niente antisemita, e penso che entrambi gli stati Israeliani e Palestinesi debbano spartirsi quel territorio e convivere, ognuno a casa propria. Ma come non capire la rabbia di un popolo che era l'unico abitante di quella zona fino al 1948 e che ora non ha più nessun potere e nessun territorio.
Non è che i Palestinesi possano trattare con gli Israeliani. Non possono trattare in modo libero perchè non hanno potere sul loro territorio. I confini di Israele, ma anche i confini di Gaza e Cisgiordania, sono controllati dagli Israeliani. E' vero che ci sono le autorità palestinesi ma gli Israeliani dispongono di tutti i territori, hanno diritto di entrare, di controllare, di punire chi vogliono. La sovranità dei pseudo-territori palestinesi è ancora tutta israeliana.
Ci sono Palestinesi che dall'estero vorrebbero tornare in Palestina e per avere il permesso non chiedono alle autorità palestinesi, ma agli Israeliani.
Se si legge Herald Tribune di oggi 2 luglio 2007, si legge di tasse che gli Israeliani raccolgono nei territori - anche palestinesi - e sono tasse che vanno agli Israeliani. Poi gli Israeliani danno una parte delle tasse ai Palestinesi per gestire il territorio. Oltretutto si dice di come questo denaro per i Palestinesi, da quando è stato eletto democraticamente Hamas in marzo, sono passate da 600 milioni di dollari a 100 milioni di dollari. Ovviamente per punire un governo che non ama molto Israele. Anche in Italia nell' '800 gli italiani lavoravano per mantenere un governo straniero e anche allora, poi, i politici italiani che amministravano il Lombardo-Veneto per conto dell'Austria ricevevano soldi per gestire il territorio del Nord d'Italia. Ma sempre in un rapporto di sudditanza.
Penso che molti credano che in Palestina ci siano due governi, uno palestinese e uno israeliano che si contendono il territorio e non si decidono su una definitiva spartizione. Ma questo non è esatto. In realtà c'è solo Israele, e il popolo palestinese sottomesso al dominio straniero di Israele.
Questo ovviamente è molto diverso.
Anch'io spero di vedere presto due popoli liberi in due territori divisi e autonomi. Ma finora lì esiste solo Israele.
Sunday, July 1, 2007
dottorati in italia
L'Italia mostra una situazione piuttosto singolare nel panorama internazionale: chi vuol fare un dottorato, semplicemente, vada all'estero.
Se una persona preparata e motivata vuole fare un dottorato, la cosa più intelligente da dirle è: 'Lascia perdere, non perdere tempo in inutili esami dal risultato stabilito in partenza, e va' all'estero'.
Non conosco altri paesi in cui la situazione sia così chiara. Anche altrove è difficile passare la selezione per un PhD; anche altrove bisogna essere molto motivati e non è facile essere ammessi; ma in nessun altro paese si può dire categoricamente 'Qua neanche tentare: va' altrove.'
Ovviamente anche qui si fanno i dottorati, ma ha senso che si presentino agli esami solo quegli studenti a cui i professori hanno già fatto capire che lo passeranno.
Anche se ci sono state alcune modifiche, come l'introduzione dei dottorati senza borsa di studio, tutto è ancora molto mafioso.
All'estero se uno ha buone motivazioni e una decisa intenzione di lavorare seriamente ad un progetto di dottorato, il dottorato lo può fare con borsa di studio o lavorando.
In Italia non ci sono questi criteri.
I criteri assomigliano piuttosto a quelli dei partiti politici: posti di rilievo, come la direzione di un'azienda pubblica o di un ente statale, vengono affidati non a chi ha un buon curriculum vitae ma a chi ha la tessera del partito.
Nelle università italiane la cosa assomiglia a questo tipo di spartizione di potere.
E infatti sembra che più che il merito - l'Italia è una grande anti-meritocrazia - conti, nella logica delle attribuzioni di dottorati e posti di ricerca, l'appartenenza alla famiglia degli accademici - di cui un mirabile esempio è l'università di Bari -, o conoscenze personali, politiche, vincoli economici o altri discutibilissimi criteri - amanti, portaborse, persone servili che esaltano la 'luminosa superiorità' dei baroni accademici, che, proprio per questo, possono essere solo dei mediocri.
Tutto questo è ben noto e vi sono molti libri sull'argomento.
Quello che ancora sorprende è l'assurdità suicida, per il paese, di questa logica.
In vari paesi occidentali una persona intelligente, motivata e impegnata, può fare un dottorato, in Italia no.
Come non vedere un suicidio per il paese intero? E' come impedire l'alfabetizzazione. E' come impedire di laurearsi, o di continuare gli studi.
Il dottorato è un livello certo più avanzato e impegnativo di studio, ma pur sempre un corso di studi, che l'Italia letteralmente impedisce ai suoi studenti. Io non credo che tra un dottorato e un corso di laurea dovrebbero esserci delle differenze così abissali. Il dottorato richiede giustamente una selezione più severa ma dovrebbe, in un paese intelligente e avanzato, essere addirittura incoraggiato. In Italia no. Nessun professore ti dice: 'Fa' il dottorato'. Di solito ti dicono: 'Lascia perdere', come dire 'I dottorati e i posti importanti sono per noi, non per i comuni mortali'. I professori più onesti ti dicono: 'Lascia perdere in Italia, ma candidati all'estero'.
La mia relatrice di tesi di laurea un giorno ha detto piuttosto chiaramente che in fondo è giusto così: è giusto che un professore faccia passare il suo 'pupillo' perchè lo conosce bene e ne conosce il valore accademico. A me sembra invece che questo criterio sia assolutamente ingiusto perchè, innanzitutto, è lecito non dare per scontato il valore del giudizio dei benemeriti professori. Poi ai concorsi si presentano tante persone e il luminare di turno ne conosce poche. E si sa bene che in Italia solo quelli conosciuti dai professori passeranno il concorso secondo i criteri più o meno discutibili dei baroni di turno. Persone bravissime e con curricula eccellenti non hanno praticamente nessuna chance se non sono appoggiati dal professore che giudica nei concorsi.
Potrei aggiungere qualche dettaglio personale. Io stessa ad un concorso per lettore di italiano in una università in Veneto ho confrontato i miei punti con quelli di un mio amico che si presentava allo stesso concorso. Non lo dico per interesse, al contrario: io e questo mio amico abbiamo notato delle differenze di voti - a mio favore, ma del tutto ingiustificate - decisamente assurde. Io ho un Master ma non ho dottorato e questo mio amico ha due lauree e due dottorati - uno in Italia e uno all'estero - e aveva già attività di ricerca e insegnamento in università italiane. Anch'io, ma per più breve tempo. Inoltre lui aveva molte più pubblicazioni di me. Alla presetazione dei punteggi per titoli, il poveraccio è stato presentato all'orale con punti 3. Io con punti 9. La cosa non sta in piedi da nessuna parte. Vien piuttosto da pensare che questo mio amico fosse un concorrente da eliminare.
Altro dettaglio tra le mie conoscenze personali. Un mio amico era furioso perchè non ha vinto il concorso per ricercatore in Italia. La cosa strana erano i suoi commenti. Diceva che era infuriato perchè gli era stata chiaramente promessa la vittoria al concorso (no comment). Però due o tre giorni aveva telefonato al suo professore e questi gli aveva detto che purtroppo era stato assegnato ad altri. Due o tre giorni prima del concorso !!
A parte l'indecenza scandalosa, vedo in tutto questo un suicidio. E infatti la 'brain drain' continua dall'Italia.
L'Italia è un paese clientelare ... e molto stupido, perchè questo clientelismo porta a perdite gravissime di ciò che vale veramente: l'intelligenza, la competenza, la professionalità, il bagaglio di esperienze.
Quello che mi augurerei è una aumento delle possibilità di dottorati in Italia e, ovviamente, una gestione più cristallina.
Non riesco davvero a capire. Che cosa si perde a far studiare molte persone anzichè solo i quattro raccomandati scelti dal barone di turno?
Si perde il controllo di cattedre che sono anche controllo di potere economico, politico, manageriale.
Ma si perde soprattutto un numero enorme di persone qualificate che se ne vanno all'estero. E si perdono persone più colte. E' come impedire un aumento del livello di istruzione.
La cosa assurda è che qui in Italia se tu esprimi il desiderio di fare un dottorato, ti guardano come una che pretende chissacosa. E' assurdo: si pretende di studiare, di aumentare il proprio livello culturale.
E' una pretesa eccessiva anche laurearsi? In paesi poveri, in paesi ai limiti della sopravvivenza, uno che vuole studiare probabilmente incontrerà un sacco di conoscenti che gli fanno capire che è meglio che si accontenti di lavorare e che non pretenda chissacosa.
In Italia si ha spesso l'impressione di essere in un paese 'avanzato a metà'. E questa situazione dei dottorati mi sembra un buon esempio.
Il tutto è illogico. Mi auguro che aumentino di molto le possibilità per gli italiani motivati di continuare con un dottorato. Con borsa o lavorando. Uno non motivato difficilmente si sobbarca l'onere di anni e anni di studio post-laurea quando può avere già guadagni con una laurea.
Perchè ti fanno sentire 'una-che-pretende-chissacosa' quando vorresti fare un dottorato? Perchè in Italia è ancora innanzitutto un posto, non di interessante lavoro di ricerca, ma di potere e di prestigio.
Aggiungo che gli accademici italiani sono i più snob che io abbia mai conosciuto. E non ho studiato solo in Italia: ho studiato in università in Italia, Polonia, Macedonia, USA, Austria, Malta. Oltre a più brevi incontri in università di altri paesi.
In tutti gli altri paesi i professori sono piuttosto aperti, informali, comunicativi. In Italia sembra di andare alla corte di sublimi sovrani illuminati troppo importanti per degnare di uno sguardo i comuni mortali.
La cosa strana è che in Italia non ci sono le migliori università del mondo, al contrario. Da recenti sondaggi La Sapienza di Roma risulta la migliore università italiana nelle classifiche internazionali, ma è oltre il centesimo posto. Harvard, Oxford ... sono, come si sa, tra le migliori.
A questo punto questo snobismo cade nel ridicolo.
Speriamo in una liberalizzazione dei corsi di ricerca di più alto livello ... ne va dell'innalzamento del livello culturale di tutto il paese.
Se una persona preparata e motivata vuole fare un dottorato, la cosa più intelligente da dirle è: 'Lascia perdere, non perdere tempo in inutili esami dal risultato stabilito in partenza, e va' all'estero'.
Non conosco altri paesi in cui la situazione sia così chiara. Anche altrove è difficile passare la selezione per un PhD; anche altrove bisogna essere molto motivati e non è facile essere ammessi; ma in nessun altro paese si può dire categoricamente 'Qua neanche tentare: va' altrove.'
Ovviamente anche qui si fanno i dottorati, ma ha senso che si presentino agli esami solo quegli studenti a cui i professori hanno già fatto capire che lo passeranno.
Anche se ci sono state alcune modifiche, come l'introduzione dei dottorati senza borsa di studio, tutto è ancora molto mafioso.
All'estero se uno ha buone motivazioni e una decisa intenzione di lavorare seriamente ad un progetto di dottorato, il dottorato lo può fare con borsa di studio o lavorando.
In Italia non ci sono questi criteri.
I criteri assomigliano piuttosto a quelli dei partiti politici: posti di rilievo, come la direzione di un'azienda pubblica o di un ente statale, vengono affidati non a chi ha un buon curriculum vitae ma a chi ha la tessera del partito.
Nelle università italiane la cosa assomiglia a questo tipo di spartizione di potere.
E infatti sembra che più che il merito - l'Italia è una grande anti-meritocrazia - conti, nella logica delle attribuzioni di dottorati e posti di ricerca, l'appartenenza alla famiglia degli accademici - di cui un mirabile esempio è l'università di Bari -, o conoscenze personali, politiche, vincoli economici o altri discutibilissimi criteri - amanti, portaborse, persone servili che esaltano la 'luminosa superiorità' dei baroni accademici, che, proprio per questo, possono essere solo dei mediocri.
Tutto questo è ben noto e vi sono molti libri sull'argomento.
Quello che ancora sorprende è l'assurdità suicida, per il paese, di questa logica.
In vari paesi occidentali una persona intelligente, motivata e impegnata, può fare un dottorato, in Italia no.
Come non vedere un suicidio per il paese intero? E' come impedire l'alfabetizzazione. E' come impedire di laurearsi, o di continuare gli studi.
Il dottorato è un livello certo più avanzato e impegnativo di studio, ma pur sempre un corso di studi, che l'Italia letteralmente impedisce ai suoi studenti. Io non credo che tra un dottorato e un corso di laurea dovrebbero esserci delle differenze così abissali. Il dottorato richiede giustamente una selezione più severa ma dovrebbe, in un paese intelligente e avanzato, essere addirittura incoraggiato. In Italia no. Nessun professore ti dice: 'Fa' il dottorato'. Di solito ti dicono: 'Lascia perdere', come dire 'I dottorati e i posti importanti sono per noi, non per i comuni mortali'. I professori più onesti ti dicono: 'Lascia perdere in Italia, ma candidati all'estero'.
La mia relatrice di tesi di laurea un giorno ha detto piuttosto chiaramente che in fondo è giusto così: è giusto che un professore faccia passare il suo 'pupillo' perchè lo conosce bene e ne conosce il valore accademico. A me sembra invece che questo criterio sia assolutamente ingiusto perchè, innanzitutto, è lecito non dare per scontato il valore del giudizio dei benemeriti professori. Poi ai concorsi si presentano tante persone e il luminare di turno ne conosce poche. E si sa bene che in Italia solo quelli conosciuti dai professori passeranno il concorso secondo i criteri più o meno discutibili dei baroni di turno. Persone bravissime e con curricula eccellenti non hanno praticamente nessuna chance se non sono appoggiati dal professore che giudica nei concorsi.
Potrei aggiungere qualche dettaglio personale. Io stessa ad un concorso per lettore di italiano in una università in Veneto ho confrontato i miei punti con quelli di un mio amico che si presentava allo stesso concorso. Non lo dico per interesse, al contrario: io e questo mio amico abbiamo notato delle differenze di voti - a mio favore, ma del tutto ingiustificate - decisamente assurde. Io ho un Master ma non ho dottorato e questo mio amico ha due lauree e due dottorati - uno in Italia e uno all'estero - e aveva già attività di ricerca e insegnamento in università italiane. Anch'io, ma per più breve tempo. Inoltre lui aveva molte più pubblicazioni di me. Alla presetazione dei punteggi per titoli, il poveraccio è stato presentato all'orale con punti 3. Io con punti 9. La cosa non sta in piedi da nessuna parte. Vien piuttosto da pensare che questo mio amico fosse un concorrente da eliminare.
Altro dettaglio tra le mie conoscenze personali. Un mio amico era furioso perchè non ha vinto il concorso per ricercatore in Italia. La cosa strana erano i suoi commenti. Diceva che era infuriato perchè gli era stata chiaramente promessa la vittoria al concorso (no comment). Però due o tre giorni aveva telefonato al suo professore e questi gli aveva detto che purtroppo era stato assegnato ad altri. Due o tre giorni prima del concorso !!
A parte l'indecenza scandalosa, vedo in tutto questo un suicidio. E infatti la 'brain drain' continua dall'Italia.
L'Italia è un paese clientelare ... e molto stupido, perchè questo clientelismo porta a perdite gravissime di ciò che vale veramente: l'intelligenza, la competenza, la professionalità, il bagaglio di esperienze.
Quello che mi augurerei è una aumento delle possibilità di dottorati in Italia e, ovviamente, una gestione più cristallina.
Non riesco davvero a capire. Che cosa si perde a far studiare molte persone anzichè solo i quattro raccomandati scelti dal barone di turno?
Si perde il controllo di cattedre che sono anche controllo di potere economico, politico, manageriale.
Ma si perde soprattutto un numero enorme di persone qualificate che se ne vanno all'estero. E si perdono persone più colte. E' come impedire un aumento del livello di istruzione.
La cosa assurda è che qui in Italia se tu esprimi il desiderio di fare un dottorato, ti guardano come una che pretende chissacosa. E' assurdo: si pretende di studiare, di aumentare il proprio livello culturale.
E' una pretesa eccessiva anche laurearsi? In paesi poveri, in paesi ai limiti della sopravvivenza, uno che vuole studiare probabilmente incontrerà un sacco di conoscenti che gli fanno capire che è meglio che si accontenti di lavorare e che non pretenda chissacosa.
In Italia si ha spesso l'impressione di essere in un paese 'avanzato a metà'. E questa situazione dei dottorati mi sembra un buon esempio.
Il tutto è illogico. Mi auguro che aumentino di molto le possibilità per gli italiani motivati di continuare con un dottorato. Con borsa o lavorando. Uno non motivato difficilmente si sobbarca l'onere di anni e anni di studio post-laurea quando può avere già guadagni con una laurea.
Perchè ti fanno sentire 'una-che-pretende-chissacosa' quando vorresti fare un dottorato? Perchè in Italia è ancora innanzitutto un posto, non di interessante lavoro di ricerca, ma di potere e di prestigio.
Aggiungo che gli accademici italiani sono i più snob che io abbia mai conosciuto. E non ho studiato solo in Italia: ho studiato in università in Italia, Polonia, Macedonia, USA, Austria, Malta. Oltre a più brevi incontri in università di altri paesi.
In tutti gli altri paesi i professori sono piuttosto aperti, informali, comunicativi. In Italia sembra di andare alla corte di sublimi sovrani illuminati troppo importanti per degnare di uno sguardo i comuni mortali.
La cosa strana è che in Italia non ci sono le migliori università del mondo, al contrario. Da recenti sondaggi La Sapienza di Roma risulta la migliore università italiana nelle classifiche internazionali, ma è oltre il centesimo posto. Harvard, Oxford ... sono, come si sa, tra le migliori.
A questo punto questo snobismo cade nel ridicolo.
Speriamo in una liberalizzazione dei corsi di ricerca di più alto livello ... ne va dell'innalzamento del livello culturale di tutto il paese.
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