Friday, July 31, 2009

Concerti pubblici?

(Ho scritto questa email al Municipio di Villorba (Treviso) perchè ormai l'esperienza mi insegna che più si rendono noti i problemi più ci sono chance di miglioramento)


Buongiorno. Sono a Carità di Villorba da pochi giorni, in P.za Aldo Moro.
Volevo lamentarmi per l'insopportabile rumore che dobbiamo sorbirci già per la seconda volta in pochi giorni.
Dietro P.za Aldo Moro c'è un palco con cantanti che costringono gli abitanti di tutta la
zona, molto affollata, a sorbirsi 'musica', cioè insopportabili rumori per i quali io ho chiamato la polizia denunciando ignoti per schiamazzi in luogo pubblico.
In teoria sembra un concerto, ma io credo che ad un concerto dovrebbe andarci chi vuole sentirselo, non chi vi è costretto e viene disturbato pesantemente. Questo lede i diritti dei cittadini.
Sono costretta a chiudere tutte le finestre; i tappi alle orecchie non bastano.
Questi non sono concerti, questi sono violazione dei diritti della gente ad una normale tranquillità.
Grazie per la vostra attenzione.
Cordiali saluti,
Roberta Barazza


(Il seguente scritto invece l'ho mandato alla Tribuna di Treviso)

Buongiorno. Volevo lamentarmi dei 'concerti' che negli ultimi quattro o cinque giorni si son dovuti sorbire coloro che abitano a Carità di Villorba, in zona Piazza Aldo Moro.
In mezzo a un quartiere affollatissimo hanno piazzato un palco in cui vengono suonate musiche metal ad altissimo volume dalle 9 di sera.
Ho chiamato la polizia per segnalare gli schiamazzi.
Se è stata l'amministrazione comunale di Villorba ad organizzare questo scempio, la mia domanda è: un sindaco è meglio degli altri e può autorizzare schiamazzi notturni senza risponderne dinanzi alla legge? Chiunque ami la musica metal ha tutto il diritto di andarsela ad ascoltare dove preferisce, ma non può imporre questa 'musica' a chi non la vuole per niente ascoltare. In pochi giorni ci sono stati due 'concerti' simili, e mi hanno rovinato due intere serate.
Roberta Barazza

Thursday, July 30, 2009

'Io non ho paura' di Gabriele Salvatores

Film bellissimo.
Anni '70. L'anonima sarda. Adulti senza scrupoli. Un bambino rapito. Un suo coetaneo molto coraggioso ...

Wednesday, July 29, 2009

Terrorismo internazionale e questione palestinese

Sembra che, quando si parla di terrorismo internazionale, si trascuri di legarlo troppo alla questione palestinese.
Forse occorrerebbero meno soldati in Afghanistan se i Palestinesi avessero finalmente una loro patria.
Gli USA hanno grandissime responsabilità nell'aver sempre sostenuto gli Ebrei nel tentativo di appropriarsi completamente della Palestina. Anche nei territori ufficialmente affidati ai Palestinesi, in realtà, i Palestinesi non comandano per niente.
Le terre in cui, in teoria, gli Ebrei non avrebbero diritto di insediarsi, sono state progressivamente occupate dai coloni. I coloni venivano subdolamente invitati dalle autorità israeliane a occupare quei territori, anche per rompere la continuità del controllo 'palestinese'. Un altro motivo era la necessità di rafforzare la difesa dal terrorismo. Le autorità israeliane non vedevano, ufficialmente, queste occupazioni irregolari, e non interferivano; quando poi gli outpost dei coloni diventavano una realtà di fatto, i politici, semplicemente, riconoscevano gli insediamenti che diventavano, quindi, israeliani. In questo modo gli Israeliani si sono aggiudicati arbitrariamente un controllo ovunque in Palestina.
Il rapporto Sasson del 2005 è un'accusa gravissima all'amministrazione israeliana.
Per non parlare delle recenti esternazioni di Natanyahu che non fa mistero di volere un solo territorio e non più due territori e due stati indipendenti.
C'è un dato di fatto: i Palestinesi non hanno nessuna gestione autonoma. Tutto passa per il potere di Israele. E la popolazione palestinese continua a vivere in situazione di estrema emergenza.
Questo mentre i politici israeliani giustificano tutto dietro il loro diritto a difendersi, mentre non si decidono a dare un libero territorio ai Palestinesi.
E' sorprendente che la leadership israeliana non sia mai stata convocata dal Tribunale Speciale dell'Aja che si occupa di crimini contro l'umanità.
L'America può fare moltissimo per risolvere la questione, ma deve essere più obiettiva. Conviene a tutti, anche ai soldati americani che anche ora rischiano la vita in Afghanistan.

Esame di dialetto per insegnanti che cambiano regione

Ennesimo 'colpo di genio' della Lega:
gli insegnanti che vogliono lavorare in una regione diversa dalla propria dovrebbero superare un esame sul dialetto della regione.
(In Italia si va indietro anziché avanti)

Obiezioni:

1. Perché solo gli insegnanti? Chiunque vada a lavorare in un'altra regione, è tenuto, allora, a conoscere il dialetto locale, incluso gli altri impiegati statali, i medici, gli imprenditori e i commercianti, e anche i politici. Quindi anche Bossi & C. si studino il dialetto di Roma, prima di pretendere di lavorare al Parlamento.

2. Molti politici italiani sono rappresentanti del Parlamento Europeo. Si legge che gli italiani, oltre che i più assenteisti, sono anche i più ignoranti in inglese. Si pretenda che tutti i politici italiani imparino almeno l'inglese, lingua comune indispensabile in Europa e nel mondo.

Tuesday, July 28, 2009

Condono per le vecchie multe.

Questa storia del condono per le multe vecchie, che lo stato doveva risuotere tra il 2000 e il 2004, mi sembra quanto meno ridicola.
Secondo me la legge sul condono sancisce semplicemente il fallimento delle istituzioni nel riscuotere quelle multe.
Dal 2000 al 2004 vari enti pubblici dovevano riscuotere penali. Non ci sono riuscite e stanno ancora aspettando che i debiti vadano da loro.
Ma perché le istituzioni non hanno ancora ottenuto quei soldi?
Evidentemente perchè non hanno documenti precisi con cui dimostrare il debito nei loro confronti, oppure perché sono sprovvisti di personale per la riscossione, o di avvocati per far causa ai debitori.
Praticamente hanno fallito nel compito di controllare e imporre questa serie di debiti.
In un mio vecchio post parlavo dei mille espedienti che, ad esempio, a Napoli, sono usati per non pagare le multe:

http://rbarazza.blogspot.com/2009/01/larte-di-non-pagare-le-multe.html

La cosa strampalata e patetica è che lo stato, che non è riuscito a farsi pagare finora, pretenderebbe che a questi civili debitori gliene fregasse qualcosa di pagare adesso, pur a prezzi da condono.
Ma chi glielo fa fare? Lo stato non è riuscito a imporre il pagamento finora, e pretenderebbe di riceverlo oggi?
Non è invitando più gentilmente a pagare che si ottiene quanto dovuto, bensì imponendo, in termini legali, la riscossione.

Monday, July 27, 2009

Internet salva la vita

Per fortuna siamo nell'era di Internet.
Come ho scritto spesso, subisco da anni uno stalking pesantissimo. Un idiota di Venezia continua a cercare di imporsi. Mi ha costruito una sorta di rete fittissima di molestie che trova nella gente ignorante dei conniventi crudeli e maschilisti.
Questa situazione dura da molti anni. E' anche molto nota ormai (tranne che per la polizia, evidentemente, che dice che è per loro troppo difficile identificare lo stalker!) e ovunque io mi trovi, devo sorbirmi discorsi e allusioni fastidiosissime che hanno per tema quel delinquente di Venezia.
Ormai io non mi muovo quasi più da casa. E, quando esco, ho cancellato del tutto le persone: mi rifiuto di vederle e quindi di comunicare. Questo mi tranquillizza, ed è una reazione fin troppo gentile da parte mia.

Ciò che colpisce è che, se io fossi vissuta vari anni fa, sarei vissuta in un isolamente feroce.
Invece, vivere nell'era di Internet ... salva la vita.
Non sono per niente isolata. E' vero che non vedo quasi completamente le persone fuori, ma ... forse è meglio, vista l'ignoranza e la mancanza di rispetto dei più. I miei contatti sono quelli che ho nell'agenda, in internet o nella mia rubrica telefonica, e da questi contatti selezionati possono poi essere organizzati incontri reali.
Oltre a comunicare in Internet, quindi, la rete mi serve per filtrare i miei contatti e i miei appuntamenti. Ovviamente incontro varie persone, ma non per caso, per strada: i contatti devono essere tutti prefissati.
In fondo tale situazione è simile a quella di chi viaggia con le guardie del corpo, o di chi accetta solo appuntamenti mediati da una segreteria. E' una situazione anomala, ma l'unica che mi permette di evitare le molestie, e quindi di star tranquilla.
La cosa un po' strana è che si è quasi capovolto, nella mia vita, il piano della realtà concreta con quello della realtà virtuale: le persone reali, fisiche, che incrocio per caso, per me non esistono, non le vedo, sono meno che virtuali. La mia comunicazione reale, invece, si realizza in rete o viene organizzata tramite pre-contatti virtuali.

Storie di emigranti

Non perché il libro l'ho scritto io, ma trovo che la prima storia del mio libro

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=258937

meriterebbe di diventare un film.

Maastricht. Architettura ecologica.

A Maastricht (Olanda), che è una città famosa per il Trattato ma ingiustamente meno famosa per la sua grande bellezza, mi ha colpito una scala, vicino ad un ponte in centro città, che sembrava costruita attorno ad un albero.
Tutta questa grande struttura architettonica sembrava essere stata progettata per valorizzare l'albero: la scala, infatti, ruota attorno ad un grande albero, che diventa quasi il protagonista della costruzione.
Di solito gli alberi vengono abbattuti per costruire questo o quell'edificio. In questo caso, invece, non solo l'albero non è stato abbattuto, ma, al contrario, sembrava che l'edificio fosse stato costruito in funzione dell'albero.



Madrid. Nomi delle vie su piastrelle colorate.

Tra le tante cose belle viste a Madrid, trovo deliziosissime le piastrelle colorate con cui vengono indicate e rappresentate molte vie della città.
Ricordano i 'ninziolet' di Venezia, cioè quei riquadri in cui sono indicate le calli, ma a Venezia non ci sono immagini e il loro interesse sta nei rimandi culturali, storici e nei riferimenti a episodi ed aneddoti di vita popolare.






'I Bassifondi' di Akira Kurosawa

Bellissimo film, I Bassifondi di Akira Kurosawa.
Tanto straordinaria la figura del vecchio che viene a vivere nei bassifondi, che mi è quasi venuta l'intenzione di farmi buddista.

Il film è tratto da un'opera di Gorkij.
Un dormitorio pubblico ospita vagabondi che sognano un'esistenza dignitosa, ma che sono capaci solo di insultarsi e trattarsi male.
Giunge un altro vagabondo, vecchio e gentile, che porta un'aura di speranza e delicatezza in questo mondo di disperati e malvagi.
E' saggio e generoso; sembra che non abbia altro da fare che far attenzione agli altri e aiutarli nei momenti più difficili. Sembra una creatura di un altro pianeta, una presenza quasi divina, capitata in quel tugurio per far capire che anche in quell'inferno, in cui egli stesso è povero tra i poveri, si può essere diversi e offrire qualcosa di prezioso e positivo.

In Italia chi sbaglia non paga.

In Italia chi sbaglia non paga.
Abbiamo un eccellente esempio nel Primo Ministro che è coinvolto nientemeno che in giri di prostituzione e non sente neanche il bisogno di spiegare il suo operato in Parlamento.
Io subisco stalking da anni. L'ho denunciato alla polizia e sembra che non vogliano scomodarsi troppo.
Ho subito dei danni enormi: mesi di lavoro persi, una macchina distrutta in un incidente stradale, impossibilità di una vita di relazione normale, un disturbo continuo al mio lavoro e alla mia vita personale, ho dovuto tornare a vivere dai miei per mesi perchè scappare da Venezia mi ha rovinato la vita lavorativa.
E in Italia sembra che sia cosa da poco.
Allora facciamo così: finché non ricevo un risarcimento di circa 10.000 € mi rifiuto di vedere la gente che passa per strada, cioè rifiuto di comunicare con gli italiani. Ritengo la società italiana in debito nei miei confronti. E' un comportamento che già adotto spesso. Ora mi comporterò così non solo finchè non si smette di molestarmi, ma anche finchè ottengo questo risarcimento simbolico per i danni subiti.

Sunday, July 26, 2009

'Bad boy, Obama!'

Obama è proprio un bad, bad boy. Ha detto cretino ad un poliziotto cretino, e non sta bene: non si dicono le parolacce. E' giusto che chieda scusa.

Dante, l'Antitaliano.

Volevo riportare una citazione, che mi sembra bellissima, tratta da

Prezzolini, L'Italia finisce. Ecco quel che resta, Rusconi, Milano, 1984 (scritto nel 1948), pp. 47-48.



Cap. IV
Dante. L'Antitaliano

La prima cosa da dirsi intorno a Dante, in un libro sulla civiltà italiana, è che egli resta il più grande degli Antitaliani, come potrebbero chiamarsi i giudici severi e i critici implacabili degli Italiani. La forza dominante, la probità e la fede incomparabili, l'unità di poesia, pensiero e d'azione, fanno di lui l'eccezione più impressionante e l'antitesi più grande del caratere degli Italiani.
Quanto alla sua fama nel mondo, Dante è l'Italiano più famoso, proprio come Shakespeare è l'Inglese più famoso. Ma Dante occupa una posizione unica e sola nella civiltà italiana, perchè la sua opera influì poco e produsse scarsi effetti sulle abitudini e sui costumi nazionali. Forse si può dire lo stesso di Shakespeare, dell'autore, cioè, di tutta la letteratura inglese, più citato dagli anglosassoni; ma ai Latini questi non sembra così moralista, né così formalista e puritano come appaiono gli Anglosassoni. Si direbbe quasi che questi due autori ebbero molti lettori e pochi imitatori.
Sarebbe il caso di chiedersi se Shakespeare non sia più meridionale di Dante, e Dante più nordico di Shakespeare. Certo, la libertà e la franchezza di espressione di Shakespeare mal si conformano alla abituale ipocrisia del comune modo di parlare del tipico 'gentleman' inglese, mentre il rigore logico e l'unità di pensiero e di azione di Dante poco han da fare con la rilassatezza morale comunemente associata al carattere italiano. E' difficile ammettere che la civiltà inglese sia stata 'shakespiriana'.
Quella del Comune, la civiltà più sincera, naturale, vigorosa, originale mai esistita nella penisola, può dirsi civiltà finita con Dante. In maniera alquanto analoga, allo Shakespeare succedette un'Inghilterra protestante e ipocrita la cui ristrettezza mentale fu la negazione della larga comprensione umana e della libertà spirituale con cui Shakespeare aveva contemplato il mondo.

Indulgenze / Condoni

La Chiesa di Roma ha sempre avuto una certa facilità a concedere indulgenze. Cosa che ha spesso suscitato critiche e condanne, fino alla presa di posizione drastica che ha portato alla rottura con la Chiesa e alla Riforma Protestante.
Mi chiedevo se la pratica delle indulgenze può vagamente essere accostata alla facilità con cui il presente governo concede condoni. Condoni che, come le indulgenze, sacrificavano il rigore morale ad un interesse pecuniario immediato che fa comodo sia a chi deve pagare la pena, sia a chi la riscuote, tanto più che, molto spesso, i ruoli non sono così chiaramente distinti.

Germania: borse di studio e impegno politico.

Sto dando un'occhiata alle borse di studio nel mondo tedesco.
Sono rimasta colpita dal fatto che molte richiedono, oltre a un buon CV e progetti interessanti, anche la dimostrazione di un attivo impegno politico o sociale.
Anche nelle borse di studio italiane o straniere spesso viene preso in considerazione il volontariato o l'impegno sociale, ma in quelle tedesche la cosa sembra molto più esplicita a spesso implica un lavoro espressamente politico.

Saturday, July 25, 2009

Cina: minaccia o fortuna per l'economia globale?

Qualche tempo fa molti vedevano nella Cina una minaccia per lo sviluppo delle economie del resto del mondo: tra questi i catastrofisti, i protezionisti, i razzisti ...
Qualche anima nobile ed idealista diceva invece: la vera minaccia non è la ricchezza di un paese, bensì la sua povertà.

Pochi giorni fa rimbalza nei TG una notizia importante: nell'ultimo anno c'è stato in Italia un calo delle esportazioni verso tutti i paesi stranieri. Tutti, tranne la Cina, che ha aumentato del 10% gli acquisti nel nostro paese.

Cina: una minaccia per l'economia mondiale?

Thursday, July 23, 2009

Servizi sanitari in USA

Sarà che noi, da questo punto di vista, siamo abbastanza fortunati, ma certe situazioni made in USA sembrano davvero contradditorie:
gli USA sono il paese più ricco del mondo, e la maggior parte dei suoi cittadini rischia la rovina se si ammala gravemente, mentre molti non possono ricevere cure mediche essenziali se non hanno un buon conto in banca.
Si oscilla dal primissimo mondo a, quasi, il terzo mondo.
Ho conosciuto in USA giovani che hanno potuto curarsi dal cancro solo con debiti enormi e grazie all'aiuto delle charities.
In effetti gli americani sembrano molto solidali e generosi. Se una persona si ammala, molto spesso riceve grandi aiuti da associazioni di volontariato, amici e colleghi.
Però è terribile che, se uno ha già la disgrazia di ammalarsi gravemente, debba preoccuparsi in più anche di una situazione economica che lo sta portando alla rovina. Temo che così si riduca di molto il numero di chi sopravvive.
Go on, Obama!, of course.

Monday, July 20, 2009

Regine inglesi

Nella storia inglese, come, aimé, più o meno in tutte le storie, i sovrani maschi sono la grande maggioranza, anzi la quasi totalità.
Tra i sovrani donna vi sono la Regina Ann, Elisabetta I, Elisabetta II, la Regina Vittoria ...
Sorprende che tra i sovrani più brillanti della storia inglese spicchino proprio due donne: Queen Elisabeth I, regina dell'epoca elisabettiana, cioè del periodo più brillante della cultura inglese, e Queen Victoria, la regina dell'impero coloniale britannico.
Come a dire: pochissime donne, ma, tra queste, i regnanti più importanti della storia inglese.
Un vero peccato che i talenti femminili siano, anche oggi, così sprecati.

Sunday, July 19, 2009

Dedica

Dedico questo post ad una persona che non vedo dal 2002.
La incontravo più volte la settimana, da vari anni.
All'improvviso un problema nella mia vita ha interrotto drasticamente ogni contatto.
Non ho più rivisto questa persona, neanche in foto, fino ad oggi, quando ne ho trovato una rara immagine in internet.

Saturday, July 18, 2009

Friday, July 17, 2009

Stalking. Legge insufficiente.

Da La Repubblica di venerdì 17 luglio 2009, pag. 3.

Come si legge nello spot,
'Ora lo stalking è un reato punibile fino a 4 anni di reclusione (art. 612-bis c.p.).

Anche in Italia abbiamo ottenuto, nel 2009, la legge contro lo stalking, pur con lunghissimi ritardi rispetto ad altri paesi avanzati.
Purtroppo la legge non risolve di molto il problema.
So bene, purtroppo, cos'è lo stalking. Finalmente l'ho denunciato alla polizia. Dal 2001, quando è cominciato il problema, ho dovuto aspettare il 2009 per denunciarlo.
Ma il problema non è ancora risolto.
Il motivo: non so il cognome dello stalker. Conosco solo il nome e qualche dato descrittivo.
Non lo so perchè da quando è cominciato questo problema, ho evitato sempre di più tutti, pur di evitare lo stalker. Una chiusura che è evidentemente anomala.
Sono andata dalla polizia e mi hanno detto che se non posso dire io esattamente chi è lo stalker, non possono farci niente.
Ma come, ho protestato, se una persona subisce un furto o una violenza, pretendono che la vittima fornisca nome, cognome e indirizzo del criminale?
Evidentemente no. Il problema è che lo stalking in Italia non è ancora considerato grave, neanche da chi dovrebbe rappresentare la legge.
Quindi, anzichè evitare il criminale in questione, perchè sembra appunto che questo sia un crimine, dovrei cercare di avvicinarlo, averci a che fare, conoscerlo, per poi poterlo denunciare?
In una delle storie di emigrazione che ho raccolto in 'Storie di emigranti' di Ilmiolibro.it , una protagonista, che in Moldova ha subito uno stupro, raccontava che non valeva la pena di rivolgersi alla polizia moldava perchè la colpa delle violenze la facevano sempre ricadere sulle donne.
Purtroppo non sorprende molto: in Italia solo negli anni '70 c'è stato un primo processo contro uno stupratore.
Se in Italia lo stupro è considerato un reato (notevole!), lo stalking non lo è ancora. Purtroppo questo dice solo quanto siamo ancora in ritardo nella difesa dei diritti individuali.
La legge non basta a risolvere il problema dello stalking.
Credo che sarebbe molto importante se la polizia fosse istruita sulla gravità di questo reato.
Sembrano proprio terribilmente ignoranti, come le persone più volgari che ridacchiano dei molestatori o, anzi, li sostengono se questi cercano di farsi questa o quella tipa, perseguitandola.
Davvero deprimente l'impressione avuta dal colloquio con la polizia.

E' stata fatta la legge. Ora occorre creare la mentalità che riconosca nel reato un crimine da punire.

Thursday, July 16, 2009

TV monolingue nell'Europa meridionale.

Sono stata di recente in Spagna e Portogallo e ho notato che anche lì, come in Italia, i programmi televisivi sono quasi tutti in lingua locale.
Ovviamente esistono antenne satellitari e parabole, ma sono una minoranza. Nei vari viaggi che ho fatto in Europa del nord e dell'est, ho trovato ovunque canali televisivi in varie lingue.
Ed è in effetti noto che nell'Europa del sud prevale questa tendenza monolingue. Non a caso in questi paesi si parlano meno bene le lingue straniere.
Quando studiavo all'Università di Venezia, avevo vinto una borsa di studio per partecipare ad una sessione del Parlamento Europeo di Strasburgo dedicata agli studenti universitari e alle loro proposte per il Parlamento dell'EU.
Tra le altre idee era affiorata quella di intensificare gli sforzi per diffondere programmi televisivi e proiezioni cinematografiche in lingua originale o con sottotitoli.
Sono passati più di dieci anni da allora, ma sembra che non se ne sia fatto ancora molto nell'Europa del sud.

Sunday, July 12, 2009

Germania. Poche chance per i figli di stranieri.

http://www.zeit.de/2009/27/Migranten?page=1

Articolo molto interessante.
Per i pochi che non conoscono il tedesco riassumo in due parole.

In Germania sembra che non vi siano esattamente le stesse opportunità per tutti.
I figli di emigranti sono molto penalizzati nel campo scolastico e formativo e, di conseguenza, anche in quello professionale.
Qualche superbrillante ce la fa, e viene aiutato a proseguire gli studi e a far carriera.
Ma per la maggior parte dei ragazzi di origine straniera è molto più difficile che per i tedeschi laurearsi e proseguire gli studi.
I motivi sono le maggiori difficoltà economiche, la minore informazione su programmi e possibilità, le difficoltà linguistiche, il disinteresse da parte degli insegnanti, i sostegni economici che spesso privilegiano i tedeschi.
Su 100 figli di accademici, 83 si laureano. Su 100 figli di operai, solo 18. Non perchè meno intelligenti dei primi, bensì perchè hanno meno possibilità economiche e meno sostegno da parte delle istituzioni.

Obama a Berlusconi. Niente stretta di mano.

E' interessante come i mezzi di informazione a volte colgano e sottolineino, a distanza di fusi orari, notizie molto diverse.
L' 8, il 9 e il 10 luglio ero a Madrid. Erano i giorni del G8 a L'Aquila.
Nei TG spagnoli ha colpito molto il fatto che Obama non abbia risposto alla stretta di mano di Berlusconi. Ho visto vari servizi sull'argomento; gli spagnoli hanno dato molta importanza alla notizia.
Tornata in Italia, chiedo a parenti e amici se ne hanno parlato molto anche qui.
Nessuno ha confermato il particolare. Anche in internet sembra che non sia molto in evidenza.

Si veda il filmato, per quanto un po' volgare, su YouTube:

http://www.youtube.com/watch?v=7lbbZ677i8o

Saturday, July 11, 2009

Berlusconismo e berlusconisti

Oggi, 11 luglio, leggo su 'Repubblica' un breve commento ad un articolo di 'El Pais' riguardo l'Italia.
Secondo il giornale spagnolo il dramma dell'Italia è il berlusconismo.
Il commento di Repubblica però, per brevità o faziosità, non rende bene l'idea.
L'articolo del 'Pais', che mi è capitato di comprare a Madrid proprio il 10 luglio, considera Berlusconi come colui che rappresenta i mali degli italiani stessi.
Di Berlusconi si cita il coinvolgimento in giri di prostituzione (sembra una frase scioccante, ma credo si possa proprio dire così), il conflitto di interessi, la presunta corruzione nel caso Mills, le leggi ad personam ...
Tutto questo, però, in un paese in cui la gente, o non sa abbastanza di queste cose (RAI 1 per vari giorni ha negato informazione al riguardo), o non le considera troppo gravi. Un paese in cui Berlusconi ritiene violazione della privacy parlare delle sue storie private, ma in cui anche certi magistrati ritengono violazione della privacy riferire se sono stati invitati a cena dal Premier. Un paese in cui ci si compiace della violazione delle regole stradali e in cui è quasi una norma l'evasione fiscale. Un paese in cui il clientelismo nelle università supera la decenza. Un paese in cui il Presidente della Repubblica invita la stampa a non rompere troppo durante i giorni del G8.
Con berlusconismo la giornalista Shukri Said intende uno stile corrotto e immorale che, e questa è la vera tragedia, sembra il modo di comportarsi di tutti gli italiani.


Sopra. 'La Repubblica' di giovedì 11 luglio 2009, pagina 14.


Sopra. Da 'El Pais' di giovedì 10 luglio, pagine 25 e 26.
Sotto. Le stesse pagine in dettaglio.




Saturday, June 27, 2009

The Slovak Spectator: Slovakia to lose its Special Court


Quando ero a Bratislava, all'inizio di giugno, mi ha colpito un articolo di 'The Slovak Spectator', intitolato 'Slovakia to lose its Special Court'.
Il Tribunale Speciale di cui si parla è una corte di giustizia diversa dal tribunale comune, creata nel 2004 per reati particolarmente gravi come la corruzione o gravi delitti da parte di privati o enti pubblici.
Ha risolto questioni importanti mandando in galera, tra gli altri, un ex-sindaco, un arbitro sportivo corrotto e feroci gangster della malavita slovacca.
Ora hanno deciso di abolirla perché, dicono, costa troppo, perché ha poteri così speciali da scntrarsi con la costituzione, o forse perché, dice chi avversa questa scelta insieme alla maggior parte dei rappresentanti dei paesi occidentali, ha toccato in alto poteri troppo forti, così forti che ne hanno potuto decidere la chiusura.

Friday, June 26, 2009

'Michael Clayton' di Tony Gilroy.

Mi è piaciuto molto il film 'Michael Clayton' di Tony Gilroy, con George Clooney.
Un avvocato lavora per una multinazionale finché scopre che la ditta è colpevole di gravi reati.
Nonostante le difficoltà economiche, decide che denunciare la verità vale più del guadagno.

Sunday, June 21, 2009

Il Bel (?!) Paese

Italia. Un Presidente del Consiglio che ha una fretta sospetta di far approvare nuove leggi per limitare le intercettazioni telefoniche (personali?) e che vorrebbe, dichiaratamente, imbavagliare la stampa perchè organizza complotti contro di lui (sic).

Giovani belle donne che entrano in politica perché, parole del Premier, sono molto belle.

Lo stesso Presidente del Consiglio che si mostra insolitamente generoso con ragazzine avvenenti, star e veline, escort e accompagnatrici, tanto da pagare (come si pagano le prostitute) la loro presenza nelle sue ville private.

Un Presidente del Consiglio che continua ad avere un buon successo tra gli italiani.

Un paese in cui lo stalking, scoperta recente della giurisprudenza italiana, sembra più la regola che l'eccezione, e in cui la polizia non è troppo interessata ad indagare questi reati perché, ufficialmente, è difficile identificare gli stalker, ma in realtà perché il machismo in Italia è ancora troppo radicato, anche tra chi rappresenta la legge.

Un paese in cui una donna un po' attraente è costretta a sentire, quando passa tra la gente, solo volgarità o discorsi da bordello, e in cui una 'deve starci' a priori altrimenti è vista come una disadattata e un'asociale.

E tipi strani, in Italia, che vanno sempre in giro con un giornale davanti agli occhi perché trovano questo paese e i suoi abitanti, letteralmente, inguardabili, per i motivi sopra riportati.
Che ci vedano, in realtà, nonostante il giornale sugli occhi, meglio di altri?

Friday, June 19, 2009

'Storie di emigranti' di Roberta Barazza

Al link

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=258937
(oppure www.ilmiolibro.it - in 'cerca' scrivere 'Roberta Barazza')

il mio nuovo libro

Storie di emigranti.
Viaggi incredibili, per poter vivere dignitosamente.


'In questo libro ho raccontato alcune incredibili storie vere di stranieri giunti in Italia con la sola speranza di vivere in modo normale, lontano dalla povertà, la violenza e le ingiustizie subite nei loro paesi. In appendice una serie di articoli e documenti aiutano a capire le drammatiche situazioni da loro vissute.'

I protagonisti sono giovani conosciuti a Bologna. Gli sono molto grata per avermi raccontato la loro storia.

Tuesday, June 16, 2009

"Il ritorno di Cagliostro", film di Ciprì e Maresco

Se si vuol avere un'idea (raccapricciante) di com'era la società italiana alla fine degli anni '40, si veda il film "Il ritorno di Cagliostro" di Ciprì e Maresco.

Nuove elezioni in Iran

Che ci siano stati brogli elettorali nelle recenti elezioni in Iran, sembra piuttosto scontato.
Ahmadinejad propone di ricontare le schede elettorali.
E' pochino.
Ho letto, in un articolo tratto dal New York Times, che i brogli erano possibili anche in altri modi, oltre al conteggio falsato delle schede.
Il numero del candidato progressista Moussavi nelle schede era 4, e quello di Ahmadinejad 44; mettere un 4 davanti al primo 4 sarebbe stato, dunque, piuttosto facile.
Come dice Moussavi, solo una nuova elezione, trasparente questa volta, può risolvere il problema.

Sunday, June 14, 2009

'La spia che andò al fresco' di Odifreddi

Avevo sentito del capitolo 'La spia che andò al fresco' del libro di Odifreddi "La Repubblica dei numeri", Raffaello Cortina Edizioni.

Ho preso il libro perché mi incuriosiva, appunto, quel che gli era successo in Siberia negli anni '90.

Odifreddi era andato in Russia ad insegnare matematica in un'università della Siberia. Non per punizione; aveva vinto un importante premio per matematici.
Sapeva che non era permesso cambiare dollari, ma l'ha fatto ugualmente, pensando che non sarebbe stato così grave. E invece per questo è finito in galera.
Rischiava addirittura una decina d'anni, ma aver cambiato dollari sembra essere stato solo un pretesto per mandare al fresco un italiano famoso, accusarlo di spionaggio, e ottenere dal governo italiano, in cambio del suo rilascio, la scarcerazione di spie sovietiche detenute in Italia. Per la sua liberazione è dovuto intervenire il Presidente Pertini.

Liceo musicale, matematica e inglese.

Molto positiva la nascita del liceo musicale in Italia. Anzi, forse, ancora non del tutto sufficiente. Forse meglio mettere musica anche in altre scuole.

L'Italia è un paese con una tradizione musicale tra le più ricche, e con un insegnamento della musica nella scuola tra i più scarsi.
Nel libro "La Repubblica dei numeri", Raffaello Cortina Editore, nel capitolo 'La spia che andò al freddo', Odifreddi dice che una cosa i russi sanno che noi italiani non sappiamo: leggere le note.
In Italia solo uno specialista sa leggere le note, oppure un bambino nei tre anni di scuola media in cui la musica è obbligatoria. Dal primo anno delle superiori, invece, comincia a dimenticarsele.

Sembra che il pacchetto Gelmini potenzi la conoscenza della matematica e dell'inglese.
Non so se è bene o male (cioè se altre materie verranno penalizzate), ma so che se io volessi ottenere l'abilitazione all'insegnamento nelle scuole secondarie in UK, devo dimostrare un'ottima conoscenza, oltre che della materia che insegnerei, di due materie, valide per qualsiasi abilitazione: inglese e matematica.

Tuesday, June 9, 2009

Regole vaghe nelle scuole italiane

In una delle scuole in cui ho insegnato c'erano regole troppo vaghe per l'attibuzione dei voti.
Non si tratta di considerare se uno è partecipe o molto partecipe, se dimostra interesse o non molto interesse, cioè quelle sfumature piuttosto opinabili che, giustamente, dipendono dall'osservazione degli insegnanti e su cui è difficile stendere griglie precise di valutazione.
Mi riferisco piuttosto ai dati oggettivi della frequenza, del numero di compiti, dei periodi entro cui devono pervenire le prove.
Se nel primo caso è comprensibile che le valutazioni siano un po' vaghe e poco oggettive, nel secondo credo sia importante che una scuola abbia regole abbastanza precise e che gli alunni stessi ricevano al momento dell'iscrizione l'elenco delle regole essenziali da rispettare per ottenere i titoli in una certa scuola. Altrimenti finisce che una persona che in tutto un anno si è presentata solo tre volte e che in una di quelle volte ha fatto un compito sufficiente, ottiene la sufficienza a fine anno.

Criteri per la valutazione della condotta

In uno degli ultimi consigli di classe mi ha un po' sorpreso il criterio con cui vari colleghi considerano virtuoso il comportamento degli alunni.
In una classe ci sono alunni molto bravi: alcuni sono buonissimi, silenziosi, attenti e ligi al dovere; altri sono molto interessati ma anche molto partecipi: intervengono spesso e dicono sempre la loro.
Mi ha un po' colpito che i colleghi considerino da 10 il primo comportamento, e non da 10 il secondo. Ho avuto l'impressione che si considerino molto virtuosi gli alunni che non disturbano, mentre quelli che intervengono spesso, ma sempre per partecipare alla lezione e dire la propria opinione, fossero visti come meno virtuosi perchè un po' rompiscatole.
Mi sembra una visione un po' pre-sessantottina.

Saturday, June 6, 2009

Vita quasi normale di una persona diversamente abile. Conversazione con MS.

http://www.luigiboschi.it/?q=node/23725

VITA QUASI NORMALE DI UNA PERSONA DIVERSAMENTE ABILE. CONVERSAZIONE CON MS.

Roberta Barazza

Una persona senza particolari difficoltà fisiche non si rende spesso conto di quante piccole quotidiane difficoltà possa incontrare una persona diversamene abile.
Questo articolo è il risultato delle conversazioni con MS, un signore di circa quarant'anni che, dopo un grave incidente in macchina, usa la sedia a rotelle.
MS è fortunato perchè può anche alzarsi e camminare autonomamente per qualche metro. La maggior parte delle persone in sedia a rotelle è completamente immobile ed è molto meno autonoma di lui.
Vediamo cosa vuol dire essere costretti alla sedia a rotelle.
La casa in cui si vive deve avere arredamento e attrezzature adatte all'handicap.
Quando arriva a casa, di solito MS lascia la carrozzina fuori della porta. La sua casa ha le pareti del tutto sgombre perchè MS ha bisogno di appoggiarsi alle pareti. Può muoversi per qualche metro, ma poi deve sedersi o sdraiarsi, prima di rialzarsi.

Il bagno deve poter essere usato da una persona che non può stare in piedi. La doccia o i lavandini devono essere alla portata di una persona seduta.
Una persona che può muoversi solo in carrozzina non può stare in casa da solo. Ha bisogno di qualcuno che, ad esempio, lo sposti dalla sedia a rotelle al bagno o al letto. Se non si ha una corporatura molto forte e non si riesce a far leva sulle proprie braccia, è necessaria la presenza di altre persone.
Molto spesso le persone diversamente abili ricevono l'aiuto di assistenti incaricati dal comune o da istituzioni sanitarie. Vengono in casa a portare la spesa o i pasti preparati, o ad aiutare a lavarsi o a riordinare la casa.
Esiste una macchina, l'elevatore, molto utile per chi è incapace di muoversi. E' una specie di piccola gru a cui il malato si lega con corde e fasce. Una volta azionato, l'elevatore solleva la persona, la sposta e la fa poi scendere da qualche altra parte.

Questa macchina non è molto diffusa. Costa molto e a volte non la si trova neanche negli ospedali. Negli ospedali non servirebbe troppo, in realtà, perché lì vi sono sempre persone che possono aiutare a compiere movimenti, ma se si vive soli contribuirebbe molto all'autonomia della persona.
Molto spesso le istituzioni comunali o statali aiutano a sostenere le spese per il riadattamento di una casa per portatori di handicap. Le spese possono essere detratte dalle imposte. Se una persona si compra una casa attrezzata per handicap, gli enti pubblici aiutano a pagare le spese in più rispetto ad una casa normale.
Un altro elemento importante è l'ascensore. Non tutti i condomini hanno ascensori abbastanza grandi da far entrare una sedia a rotelle. Ora tutte le abitazioni devono essere costruite secondo queste norma, ma fino a pochi decenni fa non vi era quest'obbligo.
MS racconta che, subito dopo l'incidente che gli è costato vari mesi di coma e la parziale invalidità, era costretto a chiamare il taxi per spostarsi da un luogo all'altro. Non sapendo ancora come organizzarsi, nei primi mesi di invalidità spendeva quasi l'intero stipendio in taxi.
Adesso MS ha la patente speciale Bs. Molti portatori di handicap possono avere la patente perchè vi sono macchine costruite in modo tale che freni o marce siano azionabili con le mani anzichè con i piedi.
MS racconta che quando stava conseguendo la patente Bs, aveva conosciuto una ragazza completamente paralizzata dalla vita ai piedi. Anche lei ha potuto avere la patente. Aveva grande determinazione e anche molta forza fisica nelle braccia e, nonostante la paralisi totale degli arti inferiori, riusciva da sola a spostarsi dalla sedia a rotelle alla macchina o ad altri luoghi.
Il problema del trasporto è uno dei più importanti per una persona costretta all'immobilità.
Prendere bus o treni è quasi impossibile in Italia. Non lo è in altri paesi del nord Europa, dove vi è maggiore attenzione all'handicap.
Nelle città pochissimi sono gli autobus forniti di una pedana apposita per chi deve salire con la sedia a rotelle. Il massimo che si può pretendere è che l'autista gentilmente aiuti la persona con handicap. E' tenuto a farlo, ma sono situazioni del tutto sporadiche.

Le porte dei treni, in certi paesi del nord Europa, scendono fino a terra per permettere l'entrata o l'uscita dei passeggeri. Non è così in Italia, dove chi sale o scende deve passare qualche gradino. Nelle metropolitane vi è questa possibilità, non nei treni normali. Ma una persona in sedia a rotelle può addentrarsi facilmente in una metropolitana? Se non ci sono ovunque ascensori sembra piuttosto problematico anche lì.
A volte neanche nelle stazioni più grandi d'Italia ci sono ascensori: a Mestre, ad esempio, stazione situata a pochi km da Venezia e nodo ferroviario importantissimo per tutto il nord d'Italia, non ci sono ascensori; i passeggeri devono trascinare i bagagli su e giù per le scale se vogliono raggiungere uno dei dieci binari della stazione. A volte in Italia non ci sono servizi essenziali neanche per chi non ha problemi a muoversi. Per i portatori di handicap i problemi possono diventare insormontabili.
Nelle scale di certi luoghi pubblici sono installati scorrimano meccanici che aiutano a spostare le valigie, ad esempio.
Esistono anche simili strutture appositamente costruite per le sedie a rotelle. Aiuterebbero molto, ma sono ancora molto rare.
Chiedo a MS quali sono le difficoltà che si possono incontrare nel posto di lavoro.
Mi spiega che tutte le ditte di medie o grandi dimensioni sono obbligate ad assumere almeno un portatore di handicap ogni dieci lavoratori. Per questo la ditta deve avere anche le attrezzature necessarie per permettere a tutti una vita normale: i bagni, ad esempio, devono essere adatti ai portatori di handicap; gli ascensori devono rispettare le norme apposite, bar o caffè devono essere raggiungibili da chi si muove con difficoltà.
Chiedo a MS se gli è mai capitato qualche grave inconveniente come, ad esempio, un black-out. Dice di no, ma non occorrono i black-out per complicare la vita: è sufficiente, ad esempio, che l'ascensore di casa sia momentaneamente fuori servizio e si rimane bloccati fuori della propria abitazione.

Può sembrare una sciocchezza, ma per una persona in sedia a rotelle, anche spedire una lettera è un problema perchè le cassette delle lettere non sono abbastanza basse.
Per non parlare delle cabine telefoniche: non vi si può entrare con la sedia a rotelle; la cornetta è troppo alta; non si riesce a infilare le monetine o la scheda telefonica, nè tantomeno comporre il numero. E' vero che esistono in poche aree della città alcune cabine telefoniche speciali, ma son talmente poche che il malcapitato dovrebbe percorrere mezza città ogni volta che gli serve una cabina attrezzata per l'handicap.
Altre difficoltà sono, semplicemente, le strade dissestate, o i marciapiedi che non sempre hanno piccole rampe per far salire una sedia a rotelle. Ci si può forse rendere conto di tali difficoltà quando si cammina con una grande valigia con rotelle. Quante volte siamo costretti a sollevare la valigia piuttosto che continuare il percorso senza interruzioni? Quante volte abbiamo rotto le rotelle perchè le strade sono piene di irregolarità?
Anche la pioggia complica la vita: MS ammette di non aver mai visto sedie a rotelle con coperture in caso di maltempo; si deve usare copricapi o ombrelli.
Qualche tempo fa una studentessa spagnola in sedia a rotelle che doveva passare qualche mese all'università di Bologna, si lamentava, ai microfoni del TGR, delle pochissime attrezzatture a disposizione dei portatori di handicap. Raccontava che, per lei, era stato molto difficile poter frequentare i corsi all'università perchè, ovunque, i percorsi erano un grande ostacolo: ascensori, pedane insufficienti, scale non adatte a portatori di handicap. Per poter frequentare dei corsi è stata costretta a chiedere ai vari professori di spostare le lezioni al piano terra. I piani superiori non erano accessibili.
Figuriamoci se uno vuole anche solo andare ad una conferenza, ad una mostra d'arte o ad un incontro: deve sempre informarsi se le attrezzatture permettono l'accesso ai diversamente abili, e, probabilmente, dovrà rinunciare a una grande parte delle iniziative.

Mi spiega MS che, se si vuole andare al cinema, bisogna sempre telefonare prima. Se i locali sono accessibili, di solito i posti riservati a chi è in sedia a rotelle sono o vicini al palcoscenico, qundi a piano terra per evitare le scale, o nel loggione in alto, raggiungibile in ascensore, dove vi è uno spazio più vasto per sistemare una sedia a rotelle.
Se si vuole andare allo stadio ci sono entrate e spazi appositi per guardare la partita.
MS non ha mai preso l'aereo dopo l'incidente, ma mi dice che in aeroporto vi sono addetti tenuti a garantire ai portatori di handicap un percorso senza troppe difficoltà fino all'aereo. Sarà. Ogni volta che prendo l'aereo, io salgo in cabina di volo tramite una scala normale; non ho mai visto rampe lisce di accesso. Ho notato comunque che, quando si compra un biglietto in internet, si è tenuti ad indicare eventuali problemi fisici.
E fare acquisti? Mi risponde MS che andare nei negozi comuni è piuttosto problematico: sono di solito piccoli, senza rampe e non attrezzati per l'handicap. Conviene frequentare i grandi centri commerciali, più accessibili da questo punto di vista.
Anche andare semplicemente al bar è un'impresa. In quasi tutti i bar, racconta MS, si può entrare solo salendo qualche gradino; non vi sono quasi mai bagni per portatori di handicap; il banco del barista è di solito troppo alto per chi è costretto a star seduto. MS ormai c'ha rinunciato: ha sempre trovato molto difficile andare, semplicemente, a prendersi un caffé con gli amici.
Qualche altro particolare: le spiagge. Praticamente impossibile muovere la sedia a rotelle nella sabbia.
Le scale mobili: quelle piatte sono frequentabili; quelle a gradini inaccessibili.
Le palestre sono di solito ben attrezzate per i portatori di handicap; hanno strumenti e percorsi facilmente raggiungibili.
Molte cose sono cambiate negli ultimi anni. C'è molta più attenzione a questi problemi, ma molto c'è ancora da fare per rendere la vita più semplice a chi non si muove facilmente. E non è solo un problema di strutture: comunicare o far amicizia, per queste persone, è spesso più difficile a causa della diffidenza e della paura di chi non conosce questi problemi.

Thursday, June 4, 2009

Intervista a Stefano Barazza, candidato sindaco a Sacile (Pordenone)

http://www.luigiboschi.it/?q=node/23673


Interivista a Stefano Barazza, candidato sindaco a Sacile, nonché mio fratello.

Il 6 e 7 giugno ci saranno le elezioni amministrative a Sacile, seconda città per numero di abitanti (20.000) nella provincia di Pordenone, dopo Pordenone stessa. Tu ti presenti come candidato per la carica di sindaco per il gruppo politico 'Sacile Partecipata e Sostenibile'. Quali sono alcuni problemi importanti di Sacile su cui dovrà lavorare molto la futura amministrazione?


Penso che sia la necessità di ricostruire un tessuto comune nel quale tutti i cittadini si riconoscano. Ho colto contrasti tra cittadini (sul rumore del centro, sul disagio della periferia rispetto a altre zone); tra cittadini e amministrazione (magari anche per aspetti relazionali, modalità di approccio); tra commercianti e amministrazione (per la chiusura della piazza, che quasi monopolizza la discussione) ma anche tra commercianti e commercianti, tra cittadini e commercianti. E così via, per altre categorie di persone. In realtà, mancano dati “scientifici” su cui elaborare delle soluzioni, e ciò ha comportato una sorta di “tutti contro tutti”, che lascia a ciascuno la sensazione che la sua visione particolare abbia invece una valenza generale. Credo che sederci tutti attorno ad un tavolo con atteggiamento disponibile all'ascolto possa rimediare a questa situazione.


Il vostro è un gruppo politico nato in occasione di queste stesse amministrative. Qual è il vostro programma politico?

Dal nome della nostra lista (“Sacile Partecipata e Sostenibile”) si desume il programma. Punti essenziali sono quindi il Bilancio Partecipativo e la Sostenibilità.

Il Bilancio Partecipativo consiste nella partecipazione dei cittadini, e di coloro che hanno legami con il territorio (ad es. di lavoro o di studio) alle decisioni su alcuni ambiti della spesa collettiva della propria città. E' un processo ciclico che si snoda durante tutto l’anno, e segue fasi ben precise:

1. Emersione del Bisogno (Maggio/Giugno): i cittadini segnalano progetti e proposte, a livello di quartiere.

2. Verifica di fattibilità: gli uffici competenti, insieme ad una rappresentanza di cittadini, valutano la fattibilità delle proposte ricevute, indicando una stima dei costi e dei tempi necessari alla loro attuazione. Le risposte sono condivise con il Gruppo Promotore e quindi comunicate ai cittadini.

3. La Scelta delle Priorità (Settembre /Ottobre) in cui i cittadini potranno votare la propria preferenza tra le proposte fattibili. La proposta con il maggior numero di voti verrà inserita nel Bilancio di Previsione, vincolando l'Amministrazione a realizzarla.

In alcuni comuni italiani l'adozione del Bilancio Partecipativo ha dato risultati eclatanti; Sacile potrebbe iniziare questo percorso virtuoso, che vedrebbe il cittadino protagonista per tutti e 5 gli anni. Noi lo vediamo anche come lo strumento che permette di realizzare scelte sostenibili durature, perché condivise con i cittadini.


In che cosa il vostro programma differisce dai programmi degli altri due candidati?

“Sacile Partecipata e Sostenibile” si è mossa fin dall'inizio su binari inediti rispetto ad un modo che riteniamo vecchio di fare politica. La debolezza del sistema, basato sulla presenza di liste non omogenee, accomuna le due coalizioni avversarie. Il peso di questo handicap, qualora dovessero vincere, renderà loro difficili le decisioni, li obbligherà a dover mediare con logiche di partito prima che col territorio. Bisogna rovesciare la situazione: tutte le decisioni di una amministrazione devono essere una risposta alla domanda “che cosa è bene per i cittadini di Sacile?”. Se la risposta deve accontentare anche i partiti, l'esperienza insegna che ai cittadini rimane ben poco spazio. Per questo il Bilancio Partecipativo, inteso come strumento di governo, determina il riavvicinarsi del cittadino alla politica, e gli riconsegna gli spazi che gli competono.

Per sintetizzare, cita qualche motivo importante per cui un cittadino farebbe bene a votare il vostro gruppo e farebbe bene a non votare gli altri partiti politici.

I motivi per i quali non dovrebbero votare la altre due coalizioni li ho già indicati sopra. Ne aggiungo uno, dell'ultima ora. Da giorni chiedo sui giornali un confronto con i candidati sindaci alla presenza dei cittadini, ma mi è sempre stato rifiutato, in particolare da Ceraolo, candidato del PDL e di altre 5 liste che lo sorreggono. Le motivazioni: l'incontro mi darebbe visibilità, e riuscirei a convincere gli indecisi a votare per me. Ieri sera mi ha chiamato il sindaco uscente Cappuzzo, che mi ha detto di essere disponibile all'incontro per giovedì prossimo. Con o senza Ceraolo. Stamattina ho sentito che Ceraolo non parteciperà comunque. Questa la ritengo una grave mancanza di rispetto verso i cittadini e verso la democrazia in generale.

I cittadini dovrebbero invece votare per noi perché siamo al di fuori della vecchia politica. Perché pensiamo a Sacile conoscendo i suoi problemi, studiandoli e analizzandoli. Perché non abbiamo pressioni di lobby, di partiti. Perché, da sacilesi (tutti i candidati sono sacilesi, e nessuno ha una tessera di partito), non ci interessa cercare consensi al di fuori del territorio. Perché proponiamo un programma lungimirante (nelle uscite presso le frazioni c'è chi lo ha definito “vent'anni avanti” rispetto all'attuale modo di vedere le cose). E dovrebbero votare me come candidato sindaco perché, per studi fatti, per esperienze lavorative, per sensibilità personali ritengo di conoscere la situazione del terzo settore, del commercio locale, della sanità, dell'immigrazione, della sicurezza, degli anziani e dei giovani. Perché, per le cose che ancora non conosco, ritengo di essere in grado di studiarle relazionandomi con gli interessati, senza chiudermi in una stanza ad emanare provvedimenti.

Cosa succederà dopo le votazioni? Quali i pronostici e quali i possibili schieramenti politici?

Come gruppo continueremo a lavorare per proporre un cambiamento culturale, qualsiasi sia l'esito delle elezioni. All'interno è aperta la discussione tra chi accetterebbe di appoggiare una delle coalizioni in caso di ballottaggio (purché venga recepito il principio del Bilancio Partecipativo) e chi invece propone una equidistanza da entrambi gli schieramenti, con la possibilità di votare, in Consiglio Comunale, a favore di tutte le proposte, da qualunque parte provengano, che tutelino Sacile e la qualità di vita dei sacilesi.

Questa è la tua prima importante esperienza politica. Osservazioni, curiosità, impressioni.

A livello personale le impressioni sono positive. Fino a poco prima delle elezioni non avrei mai pensato di trovarmi in questa situazione; è una esperienza molto interessante, ho conosciuto molte persone che prima non conoscevo. Percepisco, passando in bicicletta, che alcuni hanno visto la foto sul giornale, e quindi mi sento più “osservato”. E' però anche piuttosto stancante, soprattutto per chi deve togliere del tempo al lavoro e alla famiglia.

A livello politico, invece, sono piuttosto deluso: anche nei paesi come Sacile si adottano tecniche simili a quelle che vediamo in TV, le strategie utilitaristiche prevalgono sulla correttezza e sul rispetto del cittadino, le parole ci sovrastano e sembra da tutti accettato che una persona possa dire qualunque cosa in campagna elettorale, tanto nessuno ci crede.

Qualche delusione anche dai giovani, per lo più molto lontani dall'interessarsi della cosa pubblica; e una sorta di schizofrenia collettiva, in cui viene detto che abbiamo un programma molto interessante, che non ci si fida di un altro candidato sindaco sia come persona che come compagnia di persone che lo circonda, ma che alla fine verrà votato lo stesso.

Wednesday, May 27, 2009

Niente lauree in giornalismo in Italia

Chissà perché non esiste una laurea in giornalismo in Italia.
Mistero.
Lauree in giornalismo ce ne sono in tutta Europa, in America, in molti altri paesi.
In Italia no.
Strano perchè agli accademici non par vero di inventare corsi di laurea o indirizzi anche assurdi pur di garantirsi finanziamenti pubblici o cattedre.

Rinnovo graduatorie delle scuole. Come evitare noie e ricorsi.

Trovo piuttosto scandalosa una pratica che persiste nelle scuole statali italiane.
Quando vengono rinnovate le graduatorie degli insegnanti, ogni ufficio scolastico regionale (ex-provveditorato) deve fare un grande lavoro di ridefinizione dei punteggi di ogni insegnante.
Cosa fondamentale per la prosecuzione del lavoro di insegnamento e per gli incarichi degli anni successivi. Vi è sempre grande attesa e preoccupazione perchè anche solo un punto in più in graduatoria può significare molte ore in più di lavoro o un contratto di un anno, anzichè continue brevi supplenze.
Anche quest'anno gli insegnanti si sono presentati a maggio con i loro documenti per il rinnovo del punteggio.
Anche quest'anno, in caso di errori nel rinnovo delle graduatorie, gli insegnanti avranno tempo solo 5 giorni per protestare o far ricorso al TAR.
Un periodo così breve è già di per sè molto anomalo.
C'è da aggiungere che NON SI SA quando usciranno le graduatorie rinnovate. Non c'è una data fissa per ogni provveditorato. I provveditorati stessi non hanno idea di quando finiranno il lavoro di rinnovo dei punteggi. Forse lo sapranno qualche giorno prima.
Agli insegnanti non resta che controllare quasi ogni giorno se le graduatorie sono state pubblicate. Dopodichè, in soli 5 giorni devono decidere eventuali ricorsi. In estate, oltretutto, quando molti sono in vacanza o lontano da casa.
Mi sembra un modo per evitare noie. Gli errori sono frequenti, ma in questo modo pochi possono presentare ricorso.
Brunetta non ha nulla da ridire?

Saturday, May 23, 2009

'Mamma mia!', film-musical di Phyllida Lloyd

'Mamma mia!' è un musical divertente e coloratissimo, ha musiche piacevoli e una storia intrigante quanto un giallo-sentimentale.
Però è un concentrato di stereotipi.
Da dove salta fuori il titolo se l'Italia non c'entra proprio? Vien da pensare che gli americani che l'hanno prodotto abbiamo inventato una vaga ambientazione mediterranea confondendo Italia con Grecia.
I protagonisti sono americani o nord-europei. Le scene sono girate in splendide isole greche da cartolina.
I protagonisti sono moderni, emancipati, liberi da inibizioni, idealisti e pieni di soldi. Insomma, la classica immagine degli americani spacconi e brillanti che, poveri loro, si trovano in un paese mediterraneo bellissimo e pieno di splendidi paesaggi naturalistici, ma abitato da persone povere, ignoranti, brutte, piccole e nere. E sono pure dispettose.
La povera americana (Meryl Streep, per intenderci) costretta, quasi suo malgrado, a rimanere in Grecia per molti anni, si lamenta di essere sempre squattrinata e sogna, almeno scherzando, un uomo ricco che, guarda caso, arriva dopo 5 minuti di film. Come si sa gli americani amano i racconti un po' fiabeschi e a lieto fine.
Comunque in una commedia le immagini stereotipate contribuiscono al divertimento. Ad esempio l'ospite inglese schizzinoso è il prototipo del ricco banchiere della City che, anche se si trova a soggiornare nella stanza delle capre dell'isola greca, chiede se per cortesia può far stirare bene i pantaloni.


La canzone posta nel momento più significativo del film è molto bella.
Ne riporto il testo.


I don't wanna talk / about things we've gone through
though it's hurting me / now it's history
I've played all my cards / and that's what you've done, too
nothing more to say / no more ace to play
the winner takes it all / the loser standing small
beside the victory / that's her destiny
I was in your arms / thinking I belonged there
I figured it made sense / building me a fence
building me a home / thinking I'd be strong there
but I was a fool / playing by the rules
the gods may throw the dice /their minds as cold as ice
and someone way down here / loses someone dear
The winner takes it all / the loser has to fall
it's simple and it's plain /why should I complain?
But tell me does she kiss / like I used to kiss you?
Does it feel the same / when she calls your name?
somewhere deep inside / you must know I miss you
but what can I say? / rules must be obeyed
The judges will decide / the likes of me abide
spectators at the show / always staying low
The game is on again / a lover or a friend
a big thing or a small / the winner takes it all
I don't wanna talk / 'cause it makes me feel sad
and I understand / you've come to shake my hand
I apologise / if it makes you feel bad
seeing me so tense / no self-confidence, but you see
the winner takes it all / the winner takes it all
the game is on again / a lover or a friend
a big thing or a small / the winner takes it all
so the winner takes it all / and the loser has to fall
so the winner takes it all / and the loser has to fall
so the winner takes it all

Ammissione alla maturità

Quest'anno gli ammessi alla maturità possono ringraziare il cielo: si viene ammessi se la media è sufficiente.
Il prossimo anno sembra che si possa essere ammessi solo se si hanno tutti sei. Se un alunno ha tutti otto, e un solo cinque, non viene ammesso alla maturità.
Speriamo che prima del prossimo anno i nostri illustri governanti cambino idea.
Credo sia una pessima idea. Tra i miei alunni ci sono dei ragazzi con voti molto alti in tutte le materie eccetto una: matematica, soprattutto. E sembra che quasi tutti gli alunni abbiano voti bassi nella stessa materia.
Il problema di una simile iniziativa è proprio che può essere determinante una materia che forse è il punto debole degli alunni, certo, ma forse lo è del professore stesso. A volte una generale incomprensione di una materia dipende dall'incapacità del professore di spiegare in modo chiaro. Per non dire poi che, da che scuola è scuola, vi sono professori che si accaniscono contro certi alunni. Criteri di valutazione non troppo cristallini esistono ovunque. Lasciare che una sola materia sia determinante vuol dire aumentare l'arbitrio nel decidere sulla preparazione di un alunno.

Portatori di handicap

Ho avuto un alunno con handicap molto gravi: non poteva camminare, non si esprimeva verbalmente quasi per niente, non muoveva le mani.
Sono rimasta sorpresa dalla madre dell'alunno: deve essere una signora molto forte e molto positiva. Trattava ciò che mi sembrava un problema enorme con estrema tranquillità. Dopo aver parlato qualche volta con lei, l'handicap appariva come un problema come tanti, una situazione un po' faticosa, ma un modo di vivere come tutti gli altri, solo un po' più complicato. Ammirevole.

Wednesday, May 20, 2009

Collegio docenti

I collegi docenti, che noi insegnanti di scuola superiore siamo tenuti a frequentare, sono molto interessanti.
A dire il vero, votare a favore o contro l'adozione di un libro di testo piuttosto che di un altro da parte di un collega (per le sue lezioni!), non è troppo appassionante.
Ciò che al collegio di oggi ho trovato molto intrigante era l'analisi dei gruppi sociali che fanno parte del collegio docenti e la loro reazione agli argomenti trattati.
E' una sorta di analisi sociologica sulla recezione di certi messaggi socio-culturali.
Mi spiego meglio.
Avevo dietro di me un vasto gruppo di colleghi che, nel primo periodo del collegio, chiacchieravano ad alta voce e senza la minima inibizione, per cui ti vien da pensare che debbano essere, per coerenza, molto comprensivi con gli allievi rompiscatole. Nel secondo periodo erano già più attenti e seguivano i discorsi degli oratori.
Mi divertivo a seguire le reazioni del pubblico.
Dietro avevo questi ex-chiacchieroni un po' anarchici, e davanti un vasto gruppo di colleghi più composti, seduti, tranquilli e più silenziosi.
Hanno parlato vari oratori: il preside e un paio di vicepresidi seduti in cattedra, e alcuni colleghi intervenuti dal pubblico.
Quando parlavano i capi - presidi e vicepresidi - si notava una certa generale noia e distrazione. Quando vi sono stati degli interventi da parte di qualche collega, si notava una forte differenza tra i due gruppi succitati.
Il gruppo dietro batteva le mani a sostegno degli interventi molto critici. Quando un collega interveniva per criticare la 'classe dirigente', vi erano calorosi applausi di sostegno. Il gruppo davanti, invece, non si scomponeva troppo.
Vi sono stati vari interventi interessanti ma, secondo me, troppo cavillosi, cervellotici e non proprio di buon senso. Non erano troppo positivi perchè certe sottigliezze vanno bene in sede di riflessione personale o di classe sugli studenti, non tanto quando è necessario organizzare un vasto lavoro comune con delle direttive valide per tutti.
A questi interventi sottili, critici, in qualche modo anti-establishment, corrispondeva un sostegno convinto da parte dei creativi-anarchici che avevo alle spalle.
Questo stesso gruppo non era per niente interessato o incoraggiante quando parlavano i 'padroni'.
Per questo ho pensato che rappresentassero il gruppo sociale dei ribelli-anarchici-sinistroidi-anti-establishment.
Gli altri invece sembravano piuttosto integrati, piccolo borghesi più consenzienti e meno critici verso l'autorità.

Il bastone e la carota del governo Berlusconi

Molte idee del Ministro Brunetta mi sembravano corrette: è giusto che ci sia un maggiore controllo sul lavoro degli statali; è giusto verificare se le assenze sono giustificate; è giusto che le donne vadano in pensione alla stessa età degli uomini ...
Mi sembravano idee giuste fino a ieri. Mi sembrava ci fosse la volontà di far rispettare di più la legge in Italia.
Da ieri, questa pretesa maggiore serietà da parte dello stato perde credibilità: non è più credibile uno stato che controlla i suoi dipendenti o i suoi cittadini in nome di chissaché giusto rigore, se chi lo dirige, accusato, non di qualche ora di assenza, bensì di cose molto più gravi, si è costruito, col potere che ha, il diritto di non rispettare la legge e non sottoporsi al giudizio dei tribunali.
Tutto questa presunta serietà da parte dello stato appare ora una farsa: il bastone per il popolo e la carota per chi comanda.

Tuesday, May 19, 2009

E' illegale mendicare a Kabul

http://www.luigiboschi.it/?q=node/23251


E' illegale mendicare a Kabul


Qualche tempo fa aveva suscitato sorpresa, in Italia, il provvedimento che proponeva di mettere fuorilegge i mendicanti e i barboni.
Molti si sono opposti; la Chiesa ha accusato il governo di voler nascondere la povertà anziché risolverla.
Che un proposta simile sia stata presa in considerazione anche dalle autorità afgane, sorprende di certo ancor più. Ma è proprio vero.
Come riporta Radio Free Afghanistan, il governo di Kabul ha deciso di allontanare tutti i mendicanti dalle strade della capitale. La decisione è stata presa lo scorso novembre dal Consiglio dei Ministri presieduto dal Presidente Karzai.
Il provvedimento viene giustificato dal fatto che molti mendicanti vengono arruolati da bande di criminali per essere sfruttati come fonte di guadagno.
Una volta individuati, i vari mendicanti, bambini, vedove, mutilati, disoccupati o drogati verranno assegnati a orfanatrofi, case assistenziali o prigioni.
Molti cittadini lamentano che, se qualcuno nella loro famiglia non potrà più chiedere l'elemosina, la famiglia non avrà abbastanza per sopravvivere.


Da Radio Free Afghanistan:

http://www.rferl.org/content/Afghan_Government_Removes_Beggars_From_Kabul_Streets_/1620259.html

Sunday, May 17, 2009

Due film sui lavoratori precari

Due film sui lavoratori precari italiani.

Paolo Virzì, Tutta la vita davanti.
Obino, Il Vangelo secondo Precario.

Da vedere entrambi. Interessanti non solo perché parlano del lavoro precario. Sono situazioni spesso drammatiche, anche se i film ironizzano. Al confronto la mia situazione lavorativa è quasi idilliaca. Interessanti anche perchè fanno pensare che in Italia si è quasi costretti ad essere imbecilli. Come si dice spesso, se sei intelligente, o te ne vai, o vieni a patti con una società di basso livello.
Per me è significativo e rassicurante: mi sento meno strana; faccio una vita estremamente ritirata in Italia; anch'io sono disgustata dall'enorme bassezza e volgarità da cui si è circondati.


Saturday, May 16, 2009

I viaggi della speranza non sono tranquille scampagnate

Le parole pronunciate dal Ministro Frattini questa sera suonano un po' naiv.
Diceva che i clandestini devono almeno conservare il loro documento d'identità se vogliono essere riconosciuti dalle autorità del paese ospitante.
Un invito al rispetto delle regole è ovviamente giustissimo, ma sembra che i nostri governanti non siano molto informati su che tipo di viaggi siano quelli della speranza.
In un libro che uscirà presto, ho raccolto alcune storie di migranti arrivati in Italia dopo viaggi allucinanti.
Una di queste persone non avrebbe potuto tenere con sè il documento d'identità perchè, se glielo avessero trovato addosso in uno dei paesi in cui è passato, avrebbe rischiato la libertà, se non la vita. Questo, a causa dei rapporti politici conflittuali tra i vari paesi, di cui i civili molto spesso sono solo le vittime.
In uno dei miei racconti si leggerà che, per passare il deserto del Sahara, i migranti erano in totale balia di trafficanti che cercavano di estorcergli tutto: a metà deserto sembra sia consuetudine chiedere ancora soldi; se le persone non ne hanno, gli aguzzini li privano di acqua e cibo, e li minacciano di farli scendere dal mezzo e abbandonarli.
Molte di queste persone finiscono in prigioni in cui subiscono di tutto. Figuriamoci se possono essere certi che le guardie non toccheranno i loro passaporti.
In situazioni simili, avere il documentino ben piegato nella bustina di plastica è l'ultima preoccupazione dei poveracci che fanno queste traversate. E queste traversate non le fanno per avere qualche soldo in più, o per fare vita più comoda, come vorrebbe il nostro Premier, quanto, molto più spesso, per sfuggire a violenze, torture, mancanza di libertà o di mezzi indispensabili per sopravvivere.

Thursday, May 14, 2009

Riconsegnare i migranti alla Libia?

I nostri governanti hanno deciso di riportare in Libia i clandestini diretti in Sicilia. Per capire che cosa questi possono trovare in Libia, si legga la voce Cufra in http://www.wikipedia.org/ :
Cufra è una città nel sud della Libia dove transitano molti clandestini diretti in Europa.

http://it.wikipedia.org/wiki/Cufra


Cufra sulla rotta dei migranti [modifica]
Cufra è un luogo di passaggio e di sosta obbligato per i migranti provenienti dalla costa orientale dell’Africa e del Vicino Oriente. Piccolo villaggio di transito lungo la rotta tradizionale tra Khartum e le città libiche della costa, è diventata negli ultimi anni il punto principale di raccordo tra le organizzazioni criminose libico-sudanesi dedite al trasporto illegale di migranti, le autorità di polizia di frontiera, e il bisogno di braccia per le attività produttive locali.
Già oggetto di numerose denunce e ispezioni di delegazioni parlamentari europee, il villaggio libico di Cufra è stato definito recentemente[1] “una zona franca, una sorta di CPT di partenza, fuori dalla sovranità della legge... È in questi centri di raccolta che avvengono i primi contatti tra le organizzazioni criminali che promuovono il "viaggio della speranza", con una gestione flessibile delle rotte in rapporto agli indirizzi di contrasto dei diversi governi. I cervelli delle organizzazioni criminali analizzano quanto accade nei singoli paesi e agiscono di conseguenza: se si accentua la repressione in Marocco, le rotte si spostano sulle Canarie, se si intensificano i controlli sulla Libia, si dirottano i flussi su Malta; passata l’ondata, si ritorna in Libia o in Tunisia."
Il tragitto di 1500 km verso le città libiche della costa viene svolto di notte su camion coperti in condizioni di viaggio che sono descritte come "infernali". Spesso intercettati dalla polizia, il tragitto viene ripercorso più volte nelle due direzioni. Una volta arrivati, o riportati, a Cufra, l’unica strada per uscirne è pagare i mercanti di uomini spesso collusi con le locali forze di polizia. Ricondotti verso il confine con il Sudan, solo il possesso di contanti può far invertire la marcia: di qui i continui soprusi, l’arruolamento nel mercato irregolare del lavoro o della prostituzione, l’angosciosa aspettativa di un vaglia sollecitato da parenti o amici via comunicazioni cellulari che vengono permesse solo a questo scopo.
La prigione di Cufra è definita[2] da migranti etiopi ed eritrei che vi hanno soggiornato come
« ...un luogo di morte. Quando senti il rumore delle chiavi nella serratura della cella ti si gela il sangue. Devi voltarti verso il muro. Se li guardi negli occhi ti riempiono di botte »
(Daniel, 22 anni, eritreo)
« Eravamo almeno 700, circa 100 etiopi, 200 eritrei e 400 da Chad e Sudan. Dormivamo per terra, uno sull’altro, non c’era nemmeno il posto per sdraiarsi. Pranzo unico: un pugno di riso bianco per tutta la giornata, 20 grammi a testa. C’erano anche delle baguette, ma per quelle bisognava pagare... »
(un ex-colonnello dell’esercito eritreo rifugiato politico in Italia)
« Io quando ho visto Cufra volevo impiccarmi. Mi avevano portato via il cellulare e tutti i soldi che avevo in tasca e mi avevano sbattuto in cella con altre 20 persone. Non ti dico lo sporco, la fame, le umiliazioni continue. C’erano anche delle celle per le donne e bambini. Le tenevano a parte. Le donne non te lo diranno mai per vergogna, ma è bene che si sappia quello che fanno alle donne a Cufra. Le stupravano davanti ai mariti, ai fratelli. Usavano ferri, bastoni... E’ vergognoso. Ci trattavano come bestie. »
(Yakob, giovane eritreo)
Così Cufra (come Dirkou in Niger, Oujda in Marocco, Nouadhibou in Mauritania, Tinzouatine in Algeria, ecc.) sono i nuovi luoghi della tratta umana e dello sfruttamento della condizione di migranti clandestini lungo le rotte del Sahara. Secondo Gabriele Del Grande, “il giro d’affari dell’emigrazione clandestina nel Sahara, tra estorsioni e razzie vale fino a 20 milioni di euro l’anno. Soldi che vanno in tasca a passeurs e militari. I clandestini sono spremuti fino all’ultimo centesimo. E chi rimane al verde è un uomo morto. In centinaia, se non addirittura in migliaia, vivono bloccati da anni nelle oasi di Dirkou e Madama. Sono i nuovi schiavi dei tuareg. Ragazzi e ragazze, lavorano giorno e notte per un pugno di riso e pochi centesimi. La vita nel deserto è appesa a un filo. Se il motore va in panne, l’auto si insabbia o l’autista decide di abbandonare i passeggeri e tornarsene indietro da solo, è finita. Nel raggio di centinaia di chilometri non c’è altro che sabbia.”[3]

La non-legge della Libia

Oggi l'ambasciatore libico in Italia ha affermato che i migranti africani non sono giustificati se vengono in Italia senza permesso perché lo possono chiedere già in Libia.
Sarà vero?
Sembra di no, se si legge l'articolo di PeaceReporter:


http://it.peacereporter.net/articolo/13144/Bollettino+migranti


La situazione dei disperati che nel viaggio verso una vita migliore finiscono imprigionati nella non-legge della Libia

Almeno 41 morti alle frontiere europee a novembre. Otto migranti sono annegati nel Canale di Sicilia, 4 alle Canarie, e 21 al largo dell'isola francese di Mayotte, nell'oceano Indiano. Sei vittime nel deserto algerino e due in Grecia. Reportage dalla Libia: siamo entrati nel carcere di Misratah
Di notte, quando cessano il vociare dei prigionieri e gli strilli della polizia, dal cortile del carcere si sente il rumore del mare. Sono le onde del Mediterraneo, che schiumano sulla spiaggia, a un centinaio di metri dal muro di cinta del campo di detenzione. Siamo a Misratah, 210 km a est di Tripoli, in Libia. E i detenuti sono tutti richiedenti asilo politico eritrei, arrestati al largo di Lampedusa o nei quartieri degli immigrati a Tripoli. Vittime collaterali della cooperazione italo libica contro l'immigrazione. Sono più di 600 persone, tra cui 58 donne e diversi bambini e neonati. Sono in carcere da più di due anni, ma nessuno di loro è stato processato. Dormono in camere senza finestre di 4 metri per 5, fino a 20 persone, buttati per terra su stuoini e materassini di gommapiuma. Di giorno si riuniscono nel cortile di 20 metri per 20 su cui si affacciano le camere, sotto lo sguardo vigile della polizia. Sono ragazzi tra i 20 e i 30 anni. La loro colpa? Aver tentato di raggiungere l'Europa per chiedere asilo.
Da anni la diaspora eritrea passa da Lampedusa. Dall'aprile del 2005 almeno 6.000 profughi della ex colonia italiana sono approdati sulle coste siciliane, in fuga dalla dittatura di Isaias Afewerki. La situazione a Asmara continua a essere critica. Amnesty International denuncia continui arresti e vessazioni di oppositori e giornalisti. E la tensione con l'Etiopia resta alta, cosicché almeno 320.000 ragazzi e ragazze sono costretti al servizio militare, a tempo indeterminato, in un paese che conta solo 4,7 milioni di abitanti. Molti disertano e scappano per rifarsi una vita. La maggior parte dei profughi si ferma in Sudan: oltre 130.000 persone. Tuttavia ogni anno migliaia di uomini e donne attraversano il deserto del Sahara per raggiungere la Libia e da lì imbarcarsi clandestinamente per l'Italia.
Il direttore del centro, colonnello ‘Ali Abu ‘Ud, conosce i report internazionali sulle carceri libiche e in particolare Misratah, ma respinge le accuse al mittente: "Tutto quello che dicono di noi è falso" dice sicuro di sé seduto alla scrivania, in giacca e cravatta, dietro un mazzo di fiori finti, nel suo ufficio al primo piano. Dalla finestra si vede il cortile dove sono radunati oltre 200 detenuti. Abu ‘Ud ha visitato nel luglio 2008 alcuni centri di prima accoglienza italiani, insieme a una delegazione libica. Parla di Misratah come di un albergo a cinque stelle comparato agli altri centri libici. E probabilmente ha ragione. Il che è tutto un dire. Dopo una lunga insistenza, siamo autorizzati a parlare con i rifugiati eritrei. Scendiamo nel cortile. S. parla liberamente: "Fratello, siamo in una pessima situazione, siamo torturati, mentalmente e fisicamente. Siamo qui da due anni e non conosciamo quale sarà il nostro futuro. Puoi vederlo da solo, guarda!" Intanto l'interprete traduce tutto al direttore del campo, che interrompe immediatamente l'intervista e ci allontana di peso dai rifugiati.
Saliamo di nuovo nel suo ufficio. Con toni molto nervosi, il colonnello cerca di convincerci del suo impegno. Per ben due volte l'ambasciata eritrea ha inviato dei funzionari per identificare i prigionieri. Ma i rifugiati hanno sempre rifiutato di incontrarli. Hanno addirittura organizzato uno sciopero della fame. Comprensibile, visto che rischiano di essere perseguitati in patria. La Libia dovrebbe averlo capito da un pezzo, visto che il 27 agosto 2004 uno dei voli di rimpatrio per l'Eritrea partiti da Tripoli venne addirittura dirottato in Sudan dagli stessi passeggeri. Ma il concetto di asilo politico sfugge alle autorità libiche. Eritrei o nigeriani, vogliono tutti andare in Europa. E visto che l'Europa chiede di controllare la frontiera, l'unica soluzione sono le deportazioni. E per chi non collabora con le ambasciate - come i rifugiati eritrei - la detenzione diventa a tempo indeterminato. Così per tornare in libertà non rimangono che due possibilità. Avere la fortuna di rientrare nei programmi di reinsediamento all'estero dell'Alto commissariato dei rifugiati (Acnur) - che finora hanno interessato circa 200 rifugiati, tra cui 70 arrivati in Italia - oppure provare a scappare.Koubros ha fatto così. Lo incontro sulle scale della chiesa di San Francesco, nel quartiere Dhahra di Tripoli, dopo la messa del venerdì mattina. Un gruppo di eritrei è in fila per lo sportello sociale della Caritas, dove lavora l'infaticabile suor Sherly. A Misratah ha passato un anno. Era stato arrestato a Tripoli durante una retata nel quartiere di Abu Selim. E' scappato durante un ricovero in ospedale. Poi però è stato di nuovo arrestato e portato al carcere di Tuaisha, vicino all'aeroporto di Tripoli. Lì è riuscito a corrompere un poliziotto facendosi inviare 300 dollari dagli amici eritrei in città. Gli chiedo di accompagnarci nel quartiere di Gurgi, dove vivono gli eritrei pronti a partire per l'Italia.
Scendiamo in una traversa sterrata di Shar‘a Ahad ‘Ashara, l'undicesima strada. Qui vivono molti immigrati africani. La piccola stanza è sul terrazzo. Ci togliamo le scarpe per entrare. I pavimenti sono coperti di tappeti e coperte. I muri spogli. Ci dormono in cinque ragazzi. La televisione, collegata alla grande parabola montata sul terrazzo, manda in onda videoclip in tigrigno di cantanti eritrei. E' un posto sicuro, dicono, perchè l'ingresso della casa passa dall'appartamento di una famiglia chadiana, che è a posto coi documenti. Si sono trasferiti qui da poco, dopo le ultime retate a Shar‘a ‘Ashara. Adesso quando sentono la sirena della polizia non ci fanno più caso. Prima si correvano a nascondere. Ci offrono cioccolata, una salsa di patate e pomodoro con del pane, 7-Up e succo di pera. Sul muro, accanto al poster di Gesù, c'è una foto in bianco e nero di una bambina di pochi anni, con su scritto il suo nome, Delina, con il pennarello. L'ho riconosciuta. E' la stessa bambina che giocava sulle scale della chiesa. Anche lei dovrà rischiare la vita in mare. "L'importante è arrivare nelle acque internazionali", dice Yosief. Gli intermediari eritrei (dallala) che organizzano i viaggi, hanno diverse reputazioni. Ci sono intermediari spregiudicati e altri di cui ci si può fidare. Ma il rischio rimane. Non posso non pensarci, mentre sull'aereo di ritorno per Malta, comodamente seduto e un po' annoiato, sfoglio la mia agenda con i numeri di telefono e le email dei ragazzi eritrei conosciuti a Tripoli. Buona fortuna Delina.
Grabriele Del Grande*

Wednesday, May 13, 2009

L'emigrazione clandestina e l'ipocrisia della diplomazia.

Come dicevo nel precedente post, le parole di Berlusconi sono inaccettabili. Quasi tutti gli emigranti cladestini cercano di arrivare in un paese normale perchè vengono da situazioni molto drammatiche. E per raggiungere un paese occidentale subiscono di tutto e buttano via tutto quello che hanno.

Però resta il fatto che l'Italia è il paese in cui più facilmente si entra clandestinamente.
Dall'Africa pochissimi cercano di sbarcare in Grecia o in Spagna perchè i controlli sono molto più severi e le guardie di frontiera, o ti ricacciano via, o sparano senza tanti problemi.
In Italia è più facile essere accolti, e in fondo è vero che l'Italia in questo modo si sobbarca il peso dell'accoglienza molto più di altri paesi europei. Ci sono anche più stranieri in Francia o Germania, ma in Italia sembra più facile entrare clandestinamente.

Allora che fare?
Secondo me fuori regola non sono tanto i cladestini, quanto le leggi della diplomazia internazionale.
La maggior parte dei clandestini viene poi effettivamente accettata come persone che hanno diritto all'asilo politico o al permesso per scopi umanitari. Per ottenerlo però fanno dei viaggi tremendi, con gravissimi rischi per la propria vita, e buttano via tutto quello che possiedono.
Se queste persone ricevono il permesso, perchè non mettere nei loro stessi paesi delle sedi diplomatiche in cui possono chiedere l'asilo senza correre troppi rischi? Ci sono già, ovviamente le sedi diplomatiche, ma perchè, ad esempio, il governo italiano non riconosce lì il loro diritto di andarsene? Se uno straniero raggiunge un paese e viene accettato come avente diritto di asilo politico o umanitario, vuol dire che ce l'ha questo diritto. Ma allora perchè non lo può ottenere nel suo paese e poi partire? Ovviamente non è facile, nel paese di un dittatore, dichiarare che in quel paese la gente subisce troppe ingiustizie.
Secondo me l'illegalità dell'emigrazione clandestina dimostra non tanto la clandestinità degli emigranti - infatti i loro diritti sono poi davvero riconosciuti - quanto la scorrettezza, la debolezza e l'ipocrisia del lavoro diplomatico.
Non si capisce perchè, se all'arrivo in Italia ricevono il visto come rifugiati politici, non possano ricevere lo stesso visto nella loro terra rivolgendosi alle varie ambasciate o anche ad una sede dell'ONU disposta a riconoscere i loro diritti.
In fondo è un po' vero che l'ONU si lava le mani. Perchè non potrebbe rilasciare permessi nei paesi stessi in cui si trovano queste persone?
L'ONU poi critica i vari paesi che eludono le leggi sull'emigrazione, ma non è forse anche loro responsabilità risolvere questi problemi?
Se una persona riceve in una sede diplomatica locale un permesso per entrare in un paese democratico, al limite può essere un rischio uscire dal paese in cui di sicuro non apprezzeranno questo lasciapassare. Ma se poi hanno già questo permesso, raggiungere il paese meta diventa molto più semplice e non occorre dipendere dai trafficanti di esseri umani.

Tuesday, May 12, 2009

L'Italia è un paese razzista

Sì, siamo un paese razzista.

Oggi alcuni miei colleghi, cioè professori di scuola superiore, dicevano che gli stranieri dovrebbero tornarsene a casa loro.
Secondo me discorsi così li possono fare solo persone di livello culturale molto basso. Aldilà delle opinioni politiche o personali, credo che una persona che insegna, cioè che propone e diffonde cultura, questi discorsi non se li può permettere perchè sono tutto fuorchè cultura. A scuola gli insegnanti sono tenuti, a ragione, a parlare di rispetto delle altre culture, di integrazione, di considerazione dei problemi in cui vivono le persone nel mondo.

Passiamo ora alle parole scandalose del Premier Berlusconi.
Le ho trascritte quasi alla lettera ascoltando il suo intervento alla TV oggi, 12 maggio 2009:

Diceva che il Ministro Maroni fa delle scelte che certo rispettano le posizioni del suo partito, la Lega Nord, ma che sottostanno anche alle direttive stesse di Berlusconi.
[Maroni è il ministro che in questi giorni ha respinto alcuni barconi di profughi africani che cercavano di sbarcare in Sicilia. Caso unico perchè le leggi internazionali dicono che si può respingere i profughi solo dopo aver constatato che non hanno diritto all'asilo politico o umanitario o ad altri permessi di soggiorno. Il ministro può eludere la legge in quanto i barconi vengono respinti non nelle acque italiane ma in quelle internazionali]
Secondo Berlusconi coloro che tentano di sbarcare in Italia solo raramente sono disperati che vivono davvero male nel loro paese. Sono invece perlopiù clandestini assoldati da organizzazioni criminali che hanno dei vantaggi a promettere l'arrivo in Europa in cambio di soldi. Gli emigranti non sono vittime di gravi ingiustizie o situazioni drammatiche; sono clienti delle associazioni malavitose che guadagnano molti soldi con questi traffici di esseri umani.

Consiglierei a Berlusconi di leggere qualche pagina sui paesi da cui vengono queste persone. Chi dice cose del genere sembra fuori dal mondo, sembra completamente all'oscuro della storia della maggior parte dei clandestini che buttano via tutto quello che hanno per cercare di vivere in modo normale in un paese occidentale. Forse è meglio costringere i politici ad ascoltare resoconti e lezioni sulle situazioni sociali, politiche, umanitarie di tanti paesi in via di sviluppo o del terzo mondo.

D'altra parte è vero che è molto più facile entrare da clandestini in Italia piuttosto che in Grecia o Spagna, per citare solo i paesi del Mediterraneo.
(prosegue nel post seguente)