Saturday, August 29, 2009

Firma per difendere la libertà di stampa in Italia

Il nostro Presidente del Consiglio non solo si è comportato in modo tale da suscitare prese di posizione che, in altri paesi democratici, lo avrebbero già privato del suo ruolo istituzionale, ma crede pure di non dover rispondere alla stampa di ciò che fa. Cosa inammissibile per una figura pubblica istituzionale.
Si è permesso di denunciare La Repubblica non per averlo diffamato o offeso, bensì per aver pubblicato 10 domande che i giornalisti rivolgerebbero al Premier se costui si degnasse di rispondere del suo comportamento.

Invito chiunque a firmare per sostenere la campagna promossa da Repubblica a favore della libertà di stampa.
Se persone ricche e potenti si permettono di zittire singoli cittadini e organi di informazione, la libertà di espressione in Italia è in pericolo:

http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391107



(Meglio farlo sapere in giro:

http://barazzaroberta.blogspot.com/2009/08/support-campaign-to-defend-freedom-of.html )

Thursday, August 27, 2009

Cassonetti pubblici e privati

Quando, lo scorso anno, vivevo a Bologna mettevo tranquillamente l'immondizia differenziata in cassonetti pubbici che trovavo un po' ovunque.
Sono qui a Treviso per pochi giorni e scopro che, praticamente, se non hai un cassonetto rigorosamente privato, non puoi buttare l'immondizia da nessuna parte.
Non mi sembra tanto intelligente: si rischia di buttare molte cose senza differenziarle. Chi vive qui per molto tempo, ovviamente, è tenuto ad avere cassonetti privati, è assurdo che non si possa differenziare se si è qui per pochi giorni. Mi sembra una politica molto leghista: egoismo che alla fine si ritorce contro chi ne è l'autore.

Wednesday, August 26, 2009

Dei Baroni non si sa niente (?)

http://www.nazioneindiana.com/2009/07/23/dei-baroni-non-si-sa-niente/


Volevo far conoscere le riflessioni di questa signora, Gilda Policastro, che commenta il libro 'I Baroni' di Nicola Gardini.

Mi sembrano parole fumose e altisonanti usate per nascondere e giustificare un imbroglio frequentissimo nelle istituzioni accademiche italiane.

Sotto il suo commento riporto le mie riflessioni.


di Gilda Policastro

Se il valore del libro di Nicola Gardini si dovesse misurare soltanto in relazione al tema annunciato dal titolo, I Baroni (Feltrinelli, 2009) e dallo strillo di copertina (“come e perché sono fuggito dall’università italiana”), il j’accuse lanciato dalla prospettiva dell’exul immeritus (Gardini è ora docente di Letteratura italiana e comparata a Oxford) e la comedía ivi inscenata, con i nomi tutti falsi di persone tutte vere, sentirebbero più del livore personale, e di una vendetta servita a freddo e senza pericolo, che della lucida analisi di un problema scottante. Del resto, il male dell’università è forse da individuarsi meglio in un cursus intollerabilmente lungo e privo di un approdo sicuro che nella corruzione dei singoli protagonisti.


Da questo punto di vista, concentrando invece l’attenzione sulle vicende personali e i macchiettistici individui che se ne rendono via via comprimari, dal problema strutturale si svierebbe verso quello contingente, non senza una patente contraddizione di fondo: se quell’ambito lavorativo si mostra così impresentabile, perché volerne far parte a tutti i costi, come parrebbe del Gardini agens?

Ma, per fortuna, così non è. I baroni non parla solo dell’università italiana come sistema incancrenito di rapporti di potere, di scambi di favori, di connivenze di tipo più o meno mafioso (così, almeno, ce la racconta il Gardini auctor, che, si badi, perlomeno nelle ultime pagine del libro non nega le proprie responsabilità, integrando opportunamente il j’accuse col mea culpa).

La chiave del libro è, invece, il passaggio in cui l’auctor-agens si definisce «ambizioso ma non competitivo», e l’ottica entro cui se ne può valutare retrospettivamente la tesi si fa perciò più interessante nel particolare e più persuasiva sul piano gnoseologico: lo scontro tra il reale e l’ideale, tra la pretesa diciamola romantica, idealista (o infantile) di trovare inverate le proprie aspettative “poetiche” (di bellezza, resistenza al tempo, armonia coi propri simili) in un mondo che si racconta più fedelmente con una prosa sconcia e volgare, le strategie perenni, i sotterfugi, le menzogne, non ultima l’inflessione intrinsecamente meridionale dei Baroni. Tra le pagine migliori, vi è infatti quella in cui Gardini contrappone al Barone per l’appunto il Poeta: questi, escluso dall’ingranaggio sociale perché incapace, avrebbe detto Pirandello, di “comunque vivere”; l’altro, pienamente integrato in un sistema in cui non contano le persone, ma le funzioni.

Il pungolo ai sognatori pare allora l’obiettivo primario del discorso, perché il loro più autentico sentire non soccomba fatalmente alle imposizioni autoritarie e brutali, e possa invece manifestarsi libero e appassionato. Gardini, cioè, voleva un posto nell’università italiana come l’amante attende corrispondenza dall’amato: l’intensità e la purezza del sentimento creano di per loro delle aspettative, anche quando l’amato si mostri alla prova del vero corrotto e meschino, e la reciprocità e irrecusabilità d’amore (per dirla alla Contini) non meno improbabili dell’agognata corrispondenza tra lo studioso (o il Poeta) e il Barone. Sempre che queste due figure non riguardino, dunque, solo l’università, ma la vita di ciascuno, entro un destino comune che, come emerge con crudezza dal resoconto, quasi impietoso, della malattia del padre, ci riduce inevitabilmente, prima o dopo, a cose inermi: e la nudità «dalla cintola in giù» del «demente», rovesciando vettorialmente la citazione del fierissimo Farinata dantesco, rende nel libro forse meglio dei troppi rimandi esibiti la verità della letteratura che sostiene la vita, che la accompagna, che ne medica i mali.

Conseguentemente, il racconto della morte, rimosso sociale più forte della nostra epoca, vale a recuperare a posteriori un senso per l’esperienza anche più tragica («per me la felicità ha a che fare con il passato», leopardianamente).

L’ «ambizione» di Gardini pare consistere, in definitiva, in un confronto coi simili, dove ve ne siano, meno segnato dall’aridità del contingente: al di là dei sassolini di cui pure la scarpa palesemente era ingombra.
[Questa nota è uscita sul quotidiano Liberazione]


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  1. Roberta Barazza
    Pubblicato 26 Agosto 2009 alle 18:30 | Permalink

    Mi permetto di suggerire una risposta alla domanda di Gilda Policastro, che riporto:

    “Detto diversamente: se l’introduzione di criteri oggettivi per la valutazione dei titoli (sia pur con tutti i limiti che l’attribuzione di un punteggio, per dire del più importante, a una pubblicazione in base alla sua sede) si deve (sic!) alla riforma Gelmini (peraltro non ancora in atto), e per decenni il criterio selettivo sono state invece prevalentemente le prove scritte di concorso, tu al posto di un docente che avesse i titoli e le competenze per giudicare un candidato (dunque nella migliore delle ipotesi, cioè al posto di un docente preparato e onesto), come ti saresti regolato di fronte alle prove pressoché equivalenti di un candidato interno e uno esterno, il primo dei quali avesse speso anni della sua formazione accanto a te e sotto il tuo magistero, magari collaborando, come da prassi, alla didattica, agli esami e tutto il resto: a parità di merito, ripeto, non avresti favorito il candidato interno?

    La risposta, piuttosto ovvia è che nelle università - aimé soprattutto straniere - più intelligenti non fanno concorsi truffa come in Italia e, per rispondere più precisamente, se, come in Italia, organizzo un concorso truffa e poi devo scegliere tra un candidato interno e altri - a parità di punteggio per il tema del concorso, nelle università più decenti si sceglie quello che ha il CV PIU’ BRILLANTE. Anzi all’estero non si fanno per niente i concorsi disonesti che ci sono in Italia ma semplicemente si manda il proprio cv e se le proprie credenziali sono brillanti si è scelti per queste. In Italia i concorsi delle università sono perlopiù una presa in giro che costa molti soldi ai contribuenti, sono pilotati, anzi il vincitore è già stato scelto, il tema spesso suggerito, il concorso spesso costuito ad hoc sul cv della persona che ha già vinto prima di farlo e, last but first, non conta se uno ha un cv brillante. Se uno ha passato magari 10 anni in un brillante centro di ricerca negli USA, spesso viene superato da chi ha a malapena qualche modesta pubblicazione in riviste solo del proprio istituto. La Sig.ra Policastro lamenta che è difficile determinare criteri oggettivi per valutare quale siano le esperienze accademiche più brillanti? Poverina, davvero lacerante.
    Un criterio di scelta è, ad es, le pubblicazioni a livello internazionale, che di solito valgono di più delle pubblicazioni che girano solo nel proprio istituto e che spesso sono fatte solo per avere una pubblicazione e che non valgono molto.
    Che cosa farei se il candidato interno e quello esterno hanno passato con voti uguali? Sceglierei non il candidato interno, ma quello che ha il miglior cv, quello che fatto brillanti esperienza anche internazionali. Elementary, Watson!
    Ho apprezzato moltissimo il libro di Gardini.
    Roberta Barazza

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Sopra il commento da me pubblicato su www.nazioneindiana.com . Aggiungo che se quei signori continuano a scegliere i loro protetti anzichè persone con cv brillante e competitivo, l'università italiana sarà sempre più provinciale, chiusa, in stile 'familismo amorale'.

Saturday, August 22, 2009

Dimmi che spesa fai e ti dirò di che linea politica sei.

Andare al supermercato è, ovviamente, un atto profondamente politico.
Al supermercato uno sceglie tra prodotti ecocompatibili e non, e quindi tra chi sostiene o meno, in parlamento, scelte ecologiste.
Uno può decidere se essere equosolidale e sostenere popolazioni sfruttate dai grandi cartelli industriali, o se preferisce difendere i prodotti locali e, con essi, la linea protezionistica di certi partiti politici.
Il riso Basmati è una diavoleria da rifiutare, secondo Zaia e molti leghisti. Recente è la risposta di una parlamentare di AN che chiede di boicottare i prodotti padani, comprando al sud solo beni di consumo meridionali.
Certe supermercati, come la COOP, hanno già una certa coloritura politica, per cui suppongo che simpatizzanti di AN o della Lega non siano tra i loro clienti più affezionati.
Si possono sostenere o rifiutare, insieme al supermercato, anche certe sue iniziativie sociali o umanitarie, come progetti di sviluppo terzomondisti per cui, ad esempio la Lega, non sembra stravedere.
Si può andare al supermercato con la borsa di stoffa piuttosto che abusare nell'acquisto di borsette di plastica non ecologiche.
Si può pagare con la carta di credito di una banca etica, piuttosto che con quelle del Banco Ambrosiano che rappresenta ben note vicende politiche.
Insomma ... dimmi che spesa fai e ti dirò di che linea politica sei.

Elefantiasi burocratica italiana

Ci si lamenta dell'evasione fiscale, ma certe leggi e regole dello stato italiano sembrano addirittura incoraggiarla.
Quando ero in America ho potuto affittare per un mese un appartamento con un regolare contratto d'affitto, per il quale non ho pagato nulla. L'ho poi potuto regolarmente denunciare nella dichiarazione dei redditi.
In Italia se non si fa un contratto di almeno un anno, nessuno affitta in modo regolare gli appartamenti. E, mi si permetta, hanno un po' ragione, perché se io affitto per un mese, per un contratto regolare dovrei pagare almeno un'altra mensilità.
Se ci fosse una burocrazia più agile e intelligente, il nero emergerebbe perché conveniente.

Provveditorati

In ruolo alle medie! Sono molto contenta. Mi hanno detto che il prossimo anno dovrei entrare in ruolo alle superiori, per cui fare un anno alle medie mi piace e sono molto curiosa di sapere com'è.

Però ... questo è quello che è successo al provveditorato di Verona.
Una persona è convocata per il ruolo. Sceglie la provincia. Poi le danno una lista di scuole da scegliere.
Se non si sceglie la propria provincia, difficile conoscere tutti i paesi e paesetti delle altre province. E l'elenco che danno è così 'preciso' che c'è scritto SM (cioè Scuola Media) con un nome accanto. Quel nome può essere il nome della scuola stessa o del paese, senza la minima differenza grafica.
Volevo scegliere le scuole del capoluogo di provincia. Ma non c'era scritto da nessuna parte il nome del capoluogo.
Va' beh, dico, scegliamo due paesetti, un po' a caso. Poi uno l'ho trovato nella mappa, e l'altro no. Ho pensato che sarà una minuscola frazione non segnata nella cartina. E invece no. Ho scoperto poi, a casa, che la 'minuscola frazione' era, in realtà, il nome della scuola, e che si trovava ... nel capoluogo di provincia.
I consulenti del provveditorato, che erano lì per aiutare a compilare le proposte di assunzione, ne sapevano quanto me: non avevano idea di dove si trovassero le scuole. Gli ho detto che mi sembrava mio diritto, prima di accettare, sapere dove si trovavano le scuole ...

Lo scrivo perché mi sembra la solita scandalosa approssimazione in salsa made in Italy.

Thursday, August 20, 2009

"Valzer con Bashir" di Ari Folman

Bellissimo "Valzer con Bashir" di Ari Folman.
E' un film con immagini a fumetti.
Il protagonista è un cineasta, ex-soldato israeliano, che ha combattuto durante l'invasione del Libano, nei primi anni '80, e il massacro di Sabra e Shatila.
Non ricorda niente di quegli anni. Una conversazione con un amico suscita in lui un primo ricordo.
Dovrà parlare con colleghi, amici, psicologi e testimoni di quegli eventi per ricostruire nella sua mente i ricordi di quegli anni. Ricordo dopo ricordo riaffiora il suo passato. Rimane un ultimo tassello, la rimozione più intransigente: la strage di Sabra e Shatila. Con un amico psicologo capisce che cosa ha cancellato totalmente quelle immagini: il senso di colpa.
Solo accettando il fatto che non poteva agire diversamente, potrà recuperare anche questi ultimi brandelli del suo passato.
Ma il film non è solo una storia individuale: l'assassinio di Bashir Gemayel, la rappresaglia dei falangisti cristiano-libanesi sostenuti dagli israeliani, il massacro di Sabra e Shatila con migliaia di vittime civili palestinesi, la responsabilità di Sharon ... imperdibile.

Wednesday, August 19, 2009

Burkini

Possibile che in Italia la gente abbia un cervello così minuscolo da non concepire che possono esistere in giro per il mondo anche costumi da bagno con qualche centimetro quadrato di stoffa in più?
Secondo me protestare per un costume che non ha niente di irregolare, ma che è solo un po' diverso, vuol dire dimostrare grandi limiti culturali. Vien da pensare a persone modeste che non hanno mai oltrepassato la soglia del proprio paesetto, e che si spaventano per differenze insignificanti.
Che poi questo sia il caso anche di personaggi importanti come il sindaco di Verona, è un problema serio.
Chi conosce solo il proprio paese tende a rifiutare gli altri paesi e a pensare che il loro modo di vivere sia incomprensibile o scandaloso, e sempre peggio del nostro.
Chi conosce gli altri paesi vede nel loro modo di vivere semplicemente delle diversità, spesso molto interessanti e attraenti.
Mi viene in mente la battuta di un mio alunno, battuta, peraltro, piuttosto frequente: "Non occorre andare all'estero. Il posto migliore in cui vivere è l'Italia."
Al mio alunno, adulto, sui quarant'anni, ho poi chiesto se ha mai vissuto all'estero; mi ha risposto che aveva fatto solo un paio di brevi viaggi in Germania e Svizzera.
Molto significativo. Chi non conosce altro, pensa che tutto debba essere come è qui. Più conosci altri modi di vivere e più capisci che noi non siamo al centro del mondo, e che il nostro è solo uno dei tanti modi di vivere, a volte migliore, a volte peggiore. E' un problema culturale.
Penso che gli stranieri in Italia incontrino ancora un ambiente molto ostile e ottuso per il basso livello culturale della maggior parte degli italiani. In Gran Bretagna o in Francia, per non dire in America, la situazione è molto diversa, e l'integrazione degli stranieri molto più avanzata.
Penso che la presenza degli stranieri in Italia, spesso per loro molto dura, sia per noi italiani una fortuna anche perchè allarga l'orizzonte culturale molto limitato dei più.
Se uno va all'estero e vede che le bambine vanno in piscina con costumi lunghi, si rende conto che non è poi così spaventoso, che non fanno del male a nessuno, e che è solo un abbigliamento un po' diverso. Siccome molti italiani non vanno molto all'estero, dovremmo ringraziare gli stranieri che vengono qui e che ci fanno conoscere abitudini un po' diverse, arricchendo così il nostro limitato orizzonte culturale.

"Il colore della libertà" di Bille August

Un bel film: "Il colore della libertà" di Bille August.
E' la storia di Mandela e i suoi quasi trent'anni di prigione durante il regime di apartheid in Sudafrica.
Il periodo più feroce è stato a Robben Island: quasi diciott'anni di carcere durissimo. Già allora gli avevano più volte offerto la possibilità di tornare libero purché rinunciasse alla lotta politica e lasciasse il paese. Non lo ha fatto perché significava rinunciare alla speranza di un Sudafrica libero.
Un po' come Aung San Suu Kyi in Myanmar: poteva farsi una vita comoda in Europa, ma ha preferito stare in Birmania a rompere le scatole ai dittatori.
Alla fine i leader sudafricani sono stati costretti a venire a patti con Mandela, e poi a rilasciarlo, soprattutto per le pressioni internazionali e le sanzioni economiche che stavano mettendo in ginocchio il paese.
Che non si possa arrivare alla stessa conclusione anche in Myanmar? Anche Aung San Suu Kyi insiste molto sulla necessità di boicottare con più forza il paese.

Saturday, August 15, 2009

L'inferno femminile afgano visto dagli uomini

Volevo riportare un sorprendente articolo di Wikipedia sulle donne afgane. Rappresenta un punto di vista maschilista che sembra ignorare le gravissime violazioni di diritti umani che lo donne in Afganistan subiscono quotidianamente. Wikipedia premette che la neutralità dell'articolo non è verificata. Se non altro è interessante sapere come un uomo, probabilmente afgano, giustifica e describe con tanta pacatezza quell'inferno al femminile.
Ho enfatizzato in grossetto i brani, secondo me, più discutibili o degni di attenzione.
Aggiungo che è proprio di questi giorni la notizia che il presidente afgano Karzai ha, praticamente, sancito il diritto per gli uomini sciiti di stuprare le loro mogli. E' una decisione politica dovuta alla necessità di ottenere il sostegno degli sciiti. Difficile conciliare questo con le seguenti righe tratte dal brano di Wikipedia:

This does not mean that women are confined to domestic roles. The stereotyping of Afghan women as chattel living lives of unremitting labor, valued by men solely for sexual pleasure and reproductive services is patently false.
[1]




Da www.wikipedia.com 'Gender roles in Afghanistan':

http://en.wikipedia.org/wiki/Gender_roles_in_Afghanistan


Gender roles in Afghanistan

From Wikipedia, the free encyclopedia

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Afghan schoolgirls

Afghan society is consistent in its attitudes toward the underlying principles of gender. It is the application of these principles that varies from group to group; and there is a wide range of standards set for accepted female behavior, as well as differences in male attitudes toward correct treatment of women. Contradictions arise between traditional customary practices, many of which impinge on the rights of women and are alien to the spirit of Islam, the other functioning canon which emphasizes equality, justice, education and community service for both men and women. Further, the dictates of Islam are themselves subject to diverse interpretation among reformists, Islamists and ultraconservatives. Debates between these groups can be highly volatile.[1]

Gender reform was central to the contentious issues which brought about the fall of King Amanullah in 1929. In 1959, the male-oriented government of Prime Minister Daud Khan supported the voluntary removal of the veil and the end of seclusion for women. The 1964 Constitution automatically enfranchised women and guaranteed them the right to education and freedom to work.[1]

For thirty years after 1959 growing numbers of women, most from urban backgrounds, functioned in the public arena with poise and dignity, with no loss of honor to themselves or to their families, and with much credit to the nation. Nevertheless, family pressures, traditional attitudes and religious opposition continued to impose constraints which limited the degree to which women could find self-expression and control their lives.[1]

Except in Kabul where women under the PDPA were encouraged to assume more assertive public roles, this evolutionary movement came to a halt in 1978. Conservative mujahidin leaders waging a jihad (struggle) against foreign encroachment, both military and ideological, were imbued with the belief that sexual anarchy would result if women continued to move freely in public; and that society would fall into ruin as a result. These attitudes have intensified under the Taliban. Mostly rural Pushtun from strongly patriarchal backgrounds, the Taliban project ultraconservative interpretations of Islam and apply customary practices as societal ideals. In 1996, gender issues are again at the center of heated debate.[1]

All agree that differences between men and women exist and are best preserved through recognized standards of behavior. None dispute the centrality of women in the society. Respect for women is a notable characteristic and few wish to destroy this esteemed status, nor deny what Islam enjoins or Afghan culture values. The argument rages over definitions of precisely what constitutes honorable behavior for women in terms of modern realities, especially in the light of today's monumental reconstruction needs which demand full participation from every Afghan citizen.[1]

The current zealous need to protect women's morality stems from the fact that Afghan society regards women as the perpetuators of the ideals of the society. As such they symbolize honor -- of family, community and nation -- and must be controlled as well as protected so as to maintain moral purity. By imposing strict restraints directly on women, the society's most sensitive component symbolizing male honor, authorities convey their intent to subordinate personal autonomy and thereby strengthen the impression that they are capable of exercising control over all aspects of social behavior, male and female.[1]

The practice of purdah, seclusion, (Persian, literally meaning curtain), including veiling, is the most visible manifestation of this attitude. This concept includes an insistence on separate spaces for men and women and proscriptions against interactions between the sexes outside the mahrammat (acceptable male guardians such as father, brother son and any other male with whom a women may not marry). These restrictions severely limit women's activities, including access to education and employment outside the home. Many are largely confined to their homes.[1]

Such restrictions are deemed necessary by conservative males because they consider women socially immature, with less moral control and physical restraint; women's hypersexuality precludes responsible behavior. Consequently, women are untrustworthy and must be kept behind the curtain so as not to disrupt the social order. The need for their isolation therefore is paramount.[1]

Afghan women view their sexuality more positively and question male maturity and self-control. In reality the differences between private and public behavior are significant. In private, there is a noticeable sharing of ideas and responsibilities and in many households individual charisma and strength of character surmounts conventional subordinate roles. Even moral misconduct can be largely overlooked until it becomes a matter of public knowledge. Then punishment must be severe for male and family honor must be vindicated. It is the public image that counts. As a result, urban women are models of reticence in public and rural women appear properly submissive.[1]

That a family's social position depends on the public behavior of its female members is a guiding reality. Stepping outside prescribed roles and behavioral norms in public results in moral condemnation and social ostracism. It is the dictates of society that place a burden on both men and women to conform.[1]

Under such circumstances gender roles necessarily follow defined paths. Male prerogatives reside in family economic welfare, politics, and relationships with outsiders; within the family they are expected to be disciplinarians and providers for aged parents. Female roles stress motherhood, child socialization and family nurturing. Even among professional career women, family responsibilities remain a top priority. Thus women's self-perception of their roles, among the majority, urban and rural, contributes to the perpetuation of patriarchal values.[1]

Within the vast store of Afghan folktales covering religion, history and moral values, many reinforce the values governing male and female behavior. They illustrate what can or cannot be done, describe rewards and punishments, and define ideal personality types. Thus they serve to perpetuate the existing gender order and through example make it psychologically satisfying.

The status and power of a girl increases as she moves from child to bride to mother to grandmother. A successful marriage with many sons is the principal goal of Afghan women, wholeheartedly shared by Afghan men. Women's nurturing roles are also crucial. This does not mean that women are confined to domestic roles. The stereotyping of Afghan women as chattel living lives of unremitting labor, valued by men solely for sexual pleasure and reproductive services is patently false.[1]

Women's work varies from group to group. Among most settled rural families, women participate in agricultural work only during light harvesting periods, and are responsible for the production of milk products. Some specialize in handicrafts such as carpet and felt making. In contrast, Nuristani women plow the fields while the men herd the flocks and process the dairy products. Nomadic women care for young lambs and kids and make a wide variety of dairy products, for sale as well as family use. They spin the wool sheared by men and weave the fabric from which their tents are made. Felt-making for yurt coverings and household rugs ia also a female activity. When on the move, it is the women who put up and take down the tents. The variations are endless.[1]

Although statistics indicate that by 1978 women were joining the workforce in increasing numbers, only about eight percent of the female population received an income. Most of these women lived in urban centers, and the majority were professionals, technicians and administrators employed by the government which continued its strong support. A majority worked in health and education, the two sectors considered most appropriate for women as they are extensions of traditional women's roles. Others worked in the police, the army, and with the airlines; in government textile, ceramic, food processing and prefab construction factories. A few worked in private industry; a few were self-employed.[1]

The current revival of conservative attitudes toward appropriate extradomestic roles for women and the criticism of women's visibility in public has largely impacted these professional women. Islamic texts do not delineate roles for women. What they imply is open to interpretation. What they command is equality and justice guaranteeing that women be treated as in no way lesser than men. Educated Afghan women are standing fast in their determination to find ways in which they may participate in the nation's reconstruction according to their interpretations of Islam's tenets. This is a powerful challenge now facing the society.[1]

However, the foreign aid community would do well to examine carefully their recent aggressive campaign to assure rights for Afghan women in education and employment. The Afghan community is already sharply divided over whether assistance to boys' education should be discontinued because there is a ban on education for girls. Family harmony must certainly be undermined when women are favored over men in a declining job market.[1]

Thursday, August 13, 2009

Francois Truffaut

"Tre film al giorno e tre libri alla settimana basteranno a fare la mia felicità fino alla mia morte"
(Francois Truffaut)

Giovanni Floris, La Fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana.

Consiglio il libro di Giovanni Floris, La Fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana, Rizzoli, Milano, 2008.

Analizza i pesanti problemi della scuola italiana e li confronta con varie altre istituzioni scolastiche nel mondo.
Sembra che il modello migliore sia quello finlandese. E la Finlandia non lo ha trovato pronto fin dalle origini della sua storia. Ha riformato totalmente il suo sistema nel 1995. Come a dire che se si vuole cambiare radicalmente le cose, lo si può fare (pp. 259-60).
Perché il nostro governo non manda un gruppo di lavoro in Finlandia per studiare seriamente quel modello e vedere se è possibile costruirne uno altrettanto efficiente in Italia?


Riporto adesso tre pagine (pp. 261-263) molto divertenti del libro di Floris.
Dovendo constatare il relativo disastro della scuola italiana, l'autore ha cercato di consolare sé e i suoi lettori trovando in giro per il mondo esempi di strafalcioni di vario tipo.
Quelli che riporto sono i più esileranti: domande poste da serissimi avvocati americani ai testimoni interrogati durante vari processi.



Wednesday, August 12, 2009

Diffidare delle biglietterie automatiche dei treni

Le biglietterie automatiche in servizio nelle varie stazioni dei treni sono troppo spesso un vero e proprio imbroglio.
L'altro giorno ho preso nella biglietteria di Bergamo un biglietto da Bergamo a Treviso e, mentre era più veloce ed economico un biglietto da Bergamo a Brescia + Brescia - Verona - Mestre - Treviso, la macchinetta mi ha propinato un biglietto Bergamo - Pioltello - Brescia - Verona ... Treviso. Invece di mandarmi a Brescia mi ha mandato quasi a Milano e poi indietro fino a Brescia.
Addirittura bastava andare verso Milano e cambiare a Treviglio, e invece nel biglietto c'era scritto Pioltello, che è ancora più in là di Treviglio ed è una fermata non necessaria per cambiare per Brescia.
Faccio notare che l'orario mi permetteva di prendere il treno da Bergamo a Brescia e cambiare verso Verona, quindi questo biglietto non mi accelerava il viaggio. Il treno che io ho poi preso a Brescia era lo stesso che avrei preso se fossi andata direttamente da Bergamo a Brescia.
Entrambi i biglietti erano regionali, quindi senza maggiorazioni, ma la biglietteria imbrogliona mi ha fatto prendere quello da 16 €, anzichè uno normale da 12 € sufficiente per arrivare alla stessa ora a Treviso.

Utenti di biblioteche

Durante il recente viaggio in Finlandia ho scoperto che l'80 % dei finlandesi frequenta le biblioteche.
Anche noi abbiamo un'alta percentuale: il 73 % degli italiani ... NON va mai in biblioteca!

(Si veda Giovanni Floris, La fabbrica degli ignoranti, Rizzoli, Milano, 2008, p.214)

Tuesday, August 11, 2009

Non denuncerei mai un clandestino

Non denuncerei mai un clandestino. Credo che i clandestini si sentano ora in Italia un po' come gli Ebrei in epoca fascista: terrorizzati all'idea che qualcuno denunci semplicemente la loro presenza. Clandestini non vuol dire criminali.
E quel che è peggio è che, ora, lo sfruttamento dei clandestini ad opera di gente senza scrupoli rischia di rafforzarsi. Sono persone che ora temono tutto, anche di uscire per strada. Delinquenti scriteriati approfitteranno di certo di tale totale impossibilità di difendersi.
A chi possono rivolgersi ora i clandestini? A persone normali, magari per chiedere lavoro? Non lo faranno, è troppo pericoloso. Alle autorità? Ancora peggio. Temo che ora si rivolgeranno, più di prima, alla criminalità disposta a sfruttarli indegnamente. Praticamente questa legge costringe i clandestini a diventare criminali. Paradossale? Sembra piuttosto intenzionale. Certi leader politici hanno sempre voluto accostare clandestinità a criminalità.

La logica della scuola italiana

Certo che la scuola italiana è organizzata in modo molto logico!
Ho fatto il concorso per inglese nel 2000 e ho l'abilitazione per l'insegnamento nelle scuole secondarie.
Dopodiché ho insegnato dal 2001 al 2009 solo alle superiori (anzi, per due anni anche in due università - straniere, ovviamente).
Ora mi si propone il ruolo ... alle medie. Con anno di prova, in cui devi dimostrare una competenza che ci sarà, anche, ma di sicuro sono più competente alle superiori.
Comunque vedo che in questa barca sono in tanti, e molti si lamentano per questi stessi motivi.
Bisogna dire anche che tra un po' di anni sarò convocata per il ruolo alle superiori. Se resto in Italia.
Ovviamente preferirei insegnare alle superiori, ma il ruolo dà dei vantaggi economici notevoli.
Quindi, si vedrà ... ma è brutto accettare di insegnare alle medie solo per avere soldi in più.
La scuola italiana funziona in modo illogico. La professionalità e le competenze individuali sono sprecate o mal utilizzate.

Monday, August 10, 2009

Per i suoi scandali l'Italia supera il limite

Da Newsweek del 10-17 agosto 2009, p. 9.

ITALY HITS ITS SCANDAL LIMIT
by Barbie Nadeau

In Europe, the sex lives of politicians rarely create scandals the way they do in the US. But the continent's lenience may have finally hit its limit in Silvio Berlusconi's latest antics. The Italian prime minister has shrugged off all sorts of tawdry allegations during his three terms in office, from mafia collusion to bribery. Voters have also turned a blind eye to his former rumored affairs, so a sex scandal seemed like the last thing that would fell the media mogul. But when Berlusconi's wife started divorce proceedings against him this past spring, after he attended the birthday of an 18-year-old lingerie model, the first chinks in his reputation appeared. Then came incriminating photos of orgies at his Sardinian villa and testimony from high-priced call girls that Berlusconi promised them political power in exchange for sex. The trashy details of their leader's libido are starting to grate on ordinary Italians. For the first time, Berlusconi's official approval ratings have dropped below 50 percent. The Vatican has also strongly rebuked him, and the opposition is thundering for his resignation. Looks like Berlusconi's finally crossed a line for tolerant Europe.


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(Non traduco l'articolo. Anche nel recente viaggio in Finlandia, come in quello in Olanda, Svezia, Slovacchia ... ho visto che tutti, anche bambini, anziani, operai, parlavano inglese. In Italia, cioè in Europa, tutti dovrebbero sapere l'inglese)


In America si scandalizzano molto più che in Europa per ciò che riguarda le stranezze nella vita privata dei leader politici.
Anche nell' Europa soft, però, scandalizza ormai troppo il comportamento di Berlusconi.
Sembra che noi italiani siamo i più tolleranti in una già tollerante Europa. E, pur nel consueto ritardo, anche gli italiani cominciano a considerare inaccettabile il comportamento del loro primo ministro. Possiamo, dunque, rallegrarci di un ennesimo primato negativo.
Siamo in Europa, non più solo in Italia. Di Berlusconi si vergogna l'Europa intera. Non è più solo una faccenda nazionale.

Riduzione del personale della scuola

A volte si parla dei tagli della Gelmini con cifre così grandi che ... non dicono molto.
Quest'anno sembra che i nuovi ammessi in ruolo siano 8000. Ma detta così ...

Io so qualcosa di più concreto per la materia di inglese.
Lo scorso anno, a luglio, sono stati immessi in ruolo nella regione Veneto una settantina di nuovi insegnanti di inglese alle medie.
Quest'anno i nuovi assunti in ruolo sono ... 4.
Questi sono i tagli della Gelmini.

Voli low-cost: si pagano singole tratte.

Il problema di cui parlavo nel precedente post mi ha fatto notare un particolare a cui non avevo fatto molta attenzione: molte compagnie low-cost vendono le singole tratte con un prezzo preciso, non un volo con un prezzo complessivo. Per i voli di linea di solito si paga un'andata e ritorno che costa meno della singola andata.
Con i voli low-cost, invece, le singole tratte hanno un prezzo preciso ... e low.
Per questo mi piacerebbe programmare i prossimi voli come viaggi con plurime destinazioni, del tipo:
milano-berlino + berlino-parigi + parigi-praga .... e ritorno a milano.
Isomma, sembra che aver perso il volo in Finlandia mi porterà a volare di più, anziché meno.

Ryanair. Neanche dopo il check-in puoi essere certo di prendere il volo.

Ho sentito parecchie persone lamentarsi che la Ryanair chiude i gates di imbarco in modo piuttosto discutibile. Così discutibile che hanno già perso un bel po' di clienti.

Le lamentele che sento spesso riguardano l'accesso al check-in: il check-in chiude mezz'ora prima del volo. Vari miei conoscenti sono arrivati all'ultimo minuto, ma non in ritardo, e i perfidi impiegati dell'aeroporto gli hanno chiuso il gate in faccia, non senza un intimo compiacimento, scommetto.

A me è capitata una cosa ancora più strana: all'aeroporto finlandese di Tampere avevo già passato il check-in e aspettavo l'imbarco, oltretutto in piccolissimi spazi sovraffollati.
Il volo era previsto per le 14.45, quindi per mezz'ora fino alle 14.45 i passeggeri erano tenuti ad aspettare nella sala d'imbarco. Mentre le persone si preparavano in fila, io sono andata in bagno e sono uscita alle 14.30 o 14.31. Ero convinta di essere più che in tempo per accodarmi per l'imbarco.
E invece no. Quegli sciagurati, prima delle 14.30, avevano già chiuso il gate e non mi hanno permesso di raggiungere l'aereo.
Gli aerei a Tampere disteranno una cinquantina di metri dall'edificio dell'aeroporto; non era necessario un bus per arrivarci. Ho chiesto allo staff se mi si poteva accompagnare. Avevo ancora più di dieci minuti dalla partenza. Non me lo hanno permesso.
Se fossi io fuori orario, capisco, e non potrei protestare. Ma questo mi sembra proprio un'arbitraria decisione non giustificata da necessità organizzative o di ordine pubblico.

Ho dovuto prendere un altro volo due giorni dopo: mi sono consolata con una visita a Helsinki.
Ma voglio escludere la Ryanair per i prossimi, almeno, tre o quattro voli.

Friday, July 31, 2009

Concerti pubblici?

(Ho scritto questa email al Municipio di Villorba (Treviso) perchè ormai l'esperienza mi insegna che più si rendono noti i problemi più ci sono chance di miglioramento)


Buongiorno. Sono a Carità di Villorba da pochi giorni, in P.za Aldo Moro.
Volevo lamentarmi per l'insopportabile rumore che dobbiamo sorbirci già per la seconda volta in pochi giorni.
Dietro P.za Aldo Moro c'è un palco con cantanti che costringono gli abitanti di tutta la
zona, molto affollata, a sorbirsi 'musica', cioè insopportabili rumori per i quali io ho chiamato la polizia denunciando ignoti per schiamazzi in luogo pubblico.
In teoria sembra un concerto, ma io credo che ad un concerto dovrebbe andarci chi vuole sentirselo, non chi vi è costretto e viene disturbato pesantemente. Questo lede i diritti dei cittadini.
Sono costretta a chiudere tutte le finestre; i tappi alle orecchie non bastano.
Questi non sono concerti, questi sono violazione dei diritti della gente ad una normale tranquillità.
Grazie per la vostra attenzione.
Cordiali saluti,
Roberta Barazza


(Il seguente scritto invece l'ho mandato alla Tribuna di Treviso)

Buongiorno. Volevo lamentarmi dei 'concerti' che negli ultimi quattro o cinque giorni si son dovuti sorbire coloro che abitano a Carità di Villorba, in zona Piazza Aldo Moro.
In mezzo a un quartiere affollatissimo hanno piazzato un palco in cui vengono suonate musiche metal ad altissimo volume dalle 9 di sera.
Ho chiamato la polizia per segnalare gli schiamazzi.
Se è stata l'amministrazione comunale di Villorba ad organizzare questo scempio, la mia domanda è: un sindaco è meglio degli altri e può autorizzare schiamazzi notturni senza risponderne dinanzi alla legge? Chiunque ami la musica metal ha tutto il diritto di andarsela ad ascoltare dove preferisce, ma non può imporre questa 'musica' a chi non la vuole per niente ascoltare. In pochi giorni ci sono stati due 'concerti' simili, e mi hanno rovinato due intere serate.
Roberta Barazza

Thursday, July 30, 2009

'Io non ho paura' di Gabriele Salvatores

Film bellissimo.
Anni '70. L'anonima sarda. Adulti senza scrupoli. Un bambino rapito. Un suo coetaneo molto coraggioso ...

Wednesday, July 29, 2009

Terrorismo internazionale e questione palestinese

Sembra che, quando si parla di terrorismo internazionale, si trascuri di legarlo troppo alla questione palestinese.
Forse occorrerebbero meno soldati in Afghanistan se i Palestinesi avessero finalmente una loro patria.
Gli USA hanno grandissime responsabilità nell'aver sempre sostenuto gli Ebrei nel tentativo di appropriarsi completamente della Palestina. Anche nei territori ufficialmente affidati ai Palestinesi, in realtà, i Palestinesi non comandano per niente.
Le terre in cui, in teoria, gli Ebrei non avrebbero diritto di insediarsi, sono state progressivamente occupate dai coloni. I coloni venivano subdolamente invitati dalle autorità israeliane a occupare quei territori, anche per rompere la continuità del controllo 'palestinese'. Un altro motivo era la necessità di rafforzare la difesa dal terrorismo. Le autorità israeliane non vedevano, ufficialmente, queste occupazioni irregolari, e non interferivano; quando poi gli outpost dei coloni diventavano una realtà di fatto, i politici, semplicemente, riconoscevano gli insediamenti che diventavano, quindi, israeliani. In questo modo gli Israeliani si sono aggiudicati arbitrariamente un controllo ovunque in Palestina.
Il rapporto Sasson del 2005 è un'accusa gravissima all'amministrazione israeliana.
Per non parlare delle recenti esternazioni di Natanyahu che non fa mistero di volere un solo territorio e non più due territori e due stati indipendenti.
C'è un dato di fatto: i Palestinesi non hanno nessuna gestione autonoma. Tutto passa per il potere di Israele. E la popolazione palestinese continua a vivere in situazione di estrema emergenza.
Questo mentre i politici israeliani giustificano tutto dietro il loro diritto a difendersi, mentre non si decidono a dare un libero territorio ai Palestinesi.
E' sorprendente che la leadership israeliana non sia mai stata convocata dal Tribunale Speciale dell'Aja che si occupa di crimini contro l'umanità.
L'America può fare moltissimo per risolvere la questione, ma deve essere più obiettiva. Conviene a tutti, anche ai soldati americani che anche ora rischiano la vita in Afghanistan.

Esame di dialetto per insegnanti che cambiano regione

Ennesimo 'colpo di genio' della Lega:
gli insegnanti che vogliono lavorare in una regione diversa dalla propria dovrebbero superare un esame sul dialetto della regione.
(In Italia si va indietro anziché avanti)

Obiezioni:

1. Perché solo gli insegnanti? Chiunque vada a lavorare in un'altra regione, è tenuto, allora, a conoscere il dialetto locale, incluso gli altri impiegati statali, i medici, gli imprenditori e i commercianti, e anche i politici. Quindi anche Bossi & C. si studino il dialetto di Roma, prima di pretendere di lavorare al Parlamento.

2. Molti politici italiani sono rappresentanti del Parlamento Europeo. Si legge che gli italiani, oltre che i più assenteisti, sono anche i più ignoranti in inglese. Si pretenda che tutti i politici italiani imparino almeno l'inglese, lingua comune indispensabile in Europa e nel mondo.

Tuesday, July 28, 2009

Condono per le vecchie multe.

Questa storia del condono per le multe vecchie, che lo stato doveva risuotere tra il 2000 e il 2004, mi sembra quanto meno ridicola.
Secondo me la legge sul condono sancisce semplicemente il fallimento delle istituzioni nel riscuotere quelle multe.
Dal 2000 al 2004 vari enti pubblici dovevano riscuotere penali. Non ci sono riuscite e stanno ancora aspettando che i debiti vadano da loro.
Ma perché le istituzioni non hanno ancora ottenuto quei soldi?
Evidentemente perchè non hanno documenti precisi con cui dimostrare il debito nei loro confronti, oppure perché sono sprovvisti di personale per la riscossione, o di avvocati per far causa ai debitori.
Praticamente hanno fallito nel compito di controllare e imporre questa serie di debiti.
In un mio vecchio post parlavo dei mille espedienti che, ad esempio, a Napoli, sono usati per non pagare le multe:

http://rbarazza.blogspot.com/2009/01/larte-di-non-pagare-le-multe.html

La cosa strampalata e patetica è che lo stato, che non è riuscito a farsi pagare finora, pretenderebbe che a questi civili debitori gliene fregasse qualcosa di pagare adesso, pur a prezzi da condono.
Ma chi glielo fa fare? Lo stato non è riuscito a imporre il pagamento finora, e pretenderebbe di riceverlo oggi?
Non è invitando più gentilmente a pagare che si ottiene quanto dovuto, bensì imponendo, in termini legali, la riscossione.

Monday, July 27, 2009

Internet salva la vita

Per fortuna siamo nell'era di Internet.
Come ho scritto spesso, subisco da anni uno stalking pesantissimo. Un idiota di Venezia continua a cercare di imporsi. Mi ha costruito una sorta di rete fittissima di molestie che trova nella gente ignorante dei conniventi crudeli e maschilisti.
Questa situazione dura da molti anni. E' anche molto nota ormai (tranne che per la polizia, evidentemente, che dice che è per loro troppo difficile identificare lo stalker!) e ovunque io mi trovi, devo sorbirmi discorsi e allusioni fastidiosissime che hanno per tema quel delinquente di Venezia.
Ormai io non mi muovo quasi più da casa. E, quando esco, ho cancellato del tutto le persone: mi rifiuto di vederle e quindi di comunicare. Questo mi tranquillizza, ed è una reazione fin troppo gentile da parte mia.

Ciò che colpisce è che, se io fossi vissuta vari anni fa, sarei vissuta in un isolamente feroce.
Invece, vivere nell'era di Internet ... salva la vita.
Non sono per niente isolata. E' vero che non vedo quasi completamente le persone fuori, ma ... forse è meglio, vista l'ignoranza e la mancanza di rispetto dei più. I miei contatti sono quelli che ho nell'agenda, in internet o nella mia rubrica telefonica, e da questi contatti selezionati possono poi essere organizzati incontri reali.
Oltre a comunicare in Internet, quindi, la rete mi serve per filtrare i miei contatti e i miei appuntamenti. Ovviamente incontro varie persone, ma non per caso, per strada: i contatti devono essere tutti prefissati.
In fondo tale situazione è simile a quella di chi viaggia con le guardie del corpo, o di chi accetta solo appuntamenti mediati da una segreteria. E' una situazione anomala, ma l'unica che mi permette di evitare le molestie, e quindi di star tranquilla.
La cosa un po' strana è che si è quasi capovolto, nella mia vita, il piano della realtà concreta con quello della realtà virtuale: le persone reali, fisiche, che incrocio per caso, per me non esistono, non le vedo, sono meno che virtuali. La mia comunicazione reale, invece, si realizza in rete o viene organizzata tramite pre-contatti virtuali.

Storie di emigranti

Non perché il libro l'ho scritto io, ma trovo che la prima storia del mio libro

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=258937

meriterebbe di diventare un film.

Maastricht. Architettura ecologica.

A Maastricht (Olanda), che è una città famosa per il Trattato ma ingiustamente meno famosa per la sua grande bellezza, mi ha colpito una scala, vicino ad un ponte in centro città, che sembrava costruita attorno ad un albero.
Tutta questa grande struttura architettonica sembrava essere stata progettata per valorizzare l'albero: la scala, infatti, ruota attorno ad un grande albero, che diventa quasi il protagonista della costruzione.
Di solito gli alberi vengono abbattuti per costruire questo o quell'edificio. In questo caso, invece, non solo l'albero non è stato abbattuto, ma, al contrario, sembrava che l'edificio fosse stato costruito in funzione dell'albero.



Madrid. Nomi delle vie su piastrelle colorate.

Tra le tante cose belle viste a Madrid, trovo deliziosissime le piastrelle colorate con cui vengono indicate e rappresentate molte vie della città.
Ricordano i 'ninziolet' di Venezia, cioè quei riquadri in cui sono indicate le calli, ma a Venezia non ci sono immagini e il loro interesse sta nei rimandi culturali, storici e nei riferimenti a episodi ed aneddoti di vita popolare.






'I Bassifondi' di Akira Kurosawa

Bellissimo film, I Bassifondi di Akira Kurosawa.
Tanto straordinaria la figura del vecchio che viene a vivere nei bassifondi, che mi è quasi venuta l'intenzione di farmi buddista.

Il film è tratto da un'opera di Gorkij.
Un dormitorio pubblico ospita vagabondi che sognano un'esistenza dignitosa, ma che sono capaci solo di insultarsi e trattarsi male.
Giunge un altro vagabondo, vecchio e gentile, che porta un'aura di speranza e delicatezza in questo mondo di disperati e malvagi.
E' saggio e generoso; sembra che non abbia altro da fare che far attenzione agli altri e aiutarli nei momenti più difficili. Sembra una creatura di un altro pianeta, una presenza quasi divina, capitata in quel tugurio per far capire che anche in quell'inferno, in cui egli stesso è povero tra i poveri, si può essere diversi e offrire qualcosa di prezioso e positivo.

In Italia chi sbaglia non paga.

In Italia chi sbaglia non paga.
Abbiamo un eccellente esempio nel Primo Ministro che è coinvolto nientemeno che in giri di prostituzione e non sente neanche il bisogno di spiegare il suo operato in Parlamento.
Io subisco stalking da anni. L'ho denunciato alla polizia e sembra che non vogliano scomodarsi troppo.
Ho subito dei danni enormi: mesi di lavoro persi, una macchina distrutta in un incidente stradale, impossibilità di una vita di relazione normale, un disturbo continuo al mio lavoro e alla mia vita personale, ho dovuto tornare a vivere dai miei per mesi perchè scappare da Venezia mi ha rovinato la vita lavorativa.
E in Italia sembra che sia cosa da poco.
Allora facciamo così: finché non ricevo un risarcimento di circa 10.000 € mi rifiuto di vedere la gente che passa per strada, cioè rifiuto di comunicare con gli italiani. Ritengo la società italiana in debito nei miei confronti. E' un comportamento che già adotto spesso. Ora mi comporterò così non solo finchè non si smette di molestarmi, ma anche finchè ottengo questo risarcimento simbolico per i danni subiti.

Sunday, July 26, 2009

'Bad boy, Obama!'

Obama è proprio un bad, bad boy. Ha detto cretino ad un poliziotto cretino, e non sta bene: non si dicono le parolacce. E' giusto che chieda scusa.

Dante, l'Antitaliano.

Volevo riportare una citazione, che mi sembra bellissima, tratta da

Prezzolini, L'Italia finisce. Ecco quel che resta, Rusconi, Milano, 1984 (scritto nel 1948), pp. 47-48.



Cap. IV
Dante. L'Antitaliano

La prima cosa da dirsi intorno a Dante, in un libro sulla civiltà italiana, è che egli resta il più grande degli Antitaliani, come potrebbero chiamarsi i giudici severi e i critici implacabili degli Italiani. La forza dominante, la probità e la fede incomparabili, l'unità di poesia, pensiero e d'azione, fanno di lui l'eccezione più impressionante e l'antitesi più grande del caratere degli Italiani.
Quanto alla sua fama nel mondo, Dante è l'Italiano più famoso, proprio come Shakespeare è l'Inglese più famoso. Ma Dante occupa una posizione unica e sola nella civiltà italiana, perchè la sua opera influì poco e produsse scarsi effetti sulle abitudini e sui costumi nazionali. Forse si può dire lo stesso di Shakespeare, dell'autore, cioè, di tutta la letteratura inglese, più citato dagli anglosassoni; ma ai Latini questi non sembra così moralista, né così formalista e puritano come appaiono gli Anglosassoni. Si direbbe quasi che questi due autori ebbero molti lettori e pochi imitatori.
Sarebbe il caso di chiedersi se Shakespeare non sia più meridionale di Dante, e Dante più nordico di Shakespeare. Certo, la libertà e la franchezza di espressione di Shakespeare mal si conformano alla abituale ipocrisia del comune modo di parlare del tipico 'gentleman' inglese, mentre il rigore logico e l'unità di pensiero e di azione di Dante poco han da fare con la rilassatezza morale comunemente associata al carattere italiano. E' difficile ammettere che la civiltà inglese sia stata 'shakespiriana'.
Quella del Comune, la civiltà più sincera, naturale, vigorosa, originale mai esistita nella penisola, può dirsi civiltà finita con Dante. In maniera alquanto analoga, allo Shakespeare succedette un'Inghilterra protestante e ipocrita la cui ristrettezza mentale fu la negazione della larga comprensione umana e della libertà spirituale con cui Shakespeare aveva contemplato il mondo.

Indulgenze / Condoni

La Chiesa di Roma ha sempre avuto una certa facilità a concedere indulgenze. Cosa che ha spesso suscitato critiche e condanne, fino alla presa di posizione drastica che ha portato alla rottura con la Chiesa e alla Riforma Protestante.
Mi chiedevo se la pratica delle indulgenze può vagamente essere accostata alla facilità con cui il presente governo concede condoni. Condoni che, come le indulgenze, sacrificavano il rigore morale ad un interesse pecuniario immediato che fa comodo sia a chi deve pagare la pena, sia a chi la riscuote, tanto più che, molto spesso, i ruoli non sono così chiaramente distinti.

Germania: borse di studio e impegno politico.

Sto dando un'occhiata alle borse di studio nel mondo tedesco.
Sono rimasta colpita dal fatto che molte richiedono, oltre a un buon CV e progetti interessanti, anche la dimostrazione di un attivo impegno politico o sociale.
Anche nelle borse di studio italiane o straniere spesso viene preso in considerazione il volontariato o l'impegno sociale, ma in quelle tedesche la cosa sembra molto più esplicita a spesso implica un lavoro espressamente politico.

Saturday, July 25, 2009

Cina: minaccia o fortuna per l'economia globale?

Qualche tempo fa molti vedevano nella Cina una minaccia per lo sviluppo delle economie del resto del mondo: tra questi i catastrofisti, i protezionisti, i razzisti ...
Qualche anima nobile ed idealista diceva invece: la vera minaccia non è la ricchezza di un paese, bensì la sua povertà.

Pochi giorni fa rimbalza nei TG una notizia importante: nell'ultimo anno c'è stato in Italia un calo delle esportazioni verso tutti i paesi stranieri. Tutti, tranne la Cina, che ha aumentato del 10% gli acquisti nel nostro paese.

Cina: una minaccia per l'economia mondiale?

Thursday, July 23, 2009

Servizi sanitari in USA

Sarà che noi, da questo punto di vista, siamo abbastanza fortunati, ma certe situazioni made in USA sembrano davvero contradditorie:
gli USA sono il paese più ricco del mondo, e la maggior parte dei suoi cittadini rischia la rovina se si ammala gravemente, mentre molti non possono ricevere cure mediche essenziali se non hanno un buon conto in banca.
Si oscilla dal primissimo mondo a, quasi, il terzo mondo.
Ho conosciuto in USA giovani che hanno potuto curarsi dal cancro solo con debiti enormi e grazie all'aiuto delle charities.
In effetti gli americani sembrano molto solidali e generosi. Se una persona si ammala, molto spesso riceve grandi aiuti da associazioni di volontariato, amici e colleghi.
Però è terribile che, se uno ha già la disgrazia di ammalarsi gravemente, debba preoccuparsi in più anche di una situazione economica che lo sta portando alla rovina. Temo che così si riduca di molto il numero di chi sopravvive.
Go on, Obama!, of course.

Monday, July 20, 2009

Regine inglesi

Nella storia inglese, come, aimé, più o meno in tutte le storie, i sovrani maschi sono la grande maggioranza, anzi la quasi totalità.
Tra i sovrani donna vi sono la Regina Ann, Elisabetta I, Elisabetta II, la Regina Vittoria ...
Sorprende che tra i sovrani più brillanti della storia inglese spicchino proprio due donne: Queen Elisabeth I, regina dell'epoca elisabettiana, cioè del periodo più brillante della cultura inglese, e Queen Victoria, la regina dell'impero coloniale britannico.
Come a dire: pochissime donne, ma, tra queste, i regnanti più importanti della storia inglese.
Un vero peccato che i talenti femminili siano, anche oggi, così sprecati.

Sunday, July 19, 2009

Dedica

Dedico questo post ad una persona che non vedo dal 2002.
La incontravo più volte la settimana, da vari anni.
All'improvviso un problema nella mia vita ha interrotto drasticamente ogni contatto.
Non ho più rivisto questa persona, neanche in foto, fino ad oggi, quando ne ho trovato una rara immagine in internet.

Saturday, July 18, 2009

Friday, July 17, 2009

Stalking. Legge insufficiente.

Da La Repubblica di venerdì 17 luglio 2009, pag. 3.

Come si legge nello spot,
'Ora lo stalking è un reato punibile fino a 4 anni di reclusione (art. 612-bis c.p.).

Anche in Italia abbiamo ottenuto, nel 2009, la legge contro lo stalking, pur con lunghissimi ritardi rispetto ad altri paesi avanzati.
Purtroppo la legge non risolve di molto il problema.
So bene, purtroppo, cos'è lo stalking. Finalmente l'ho denunciato alla polizia. Dal 2001, quando è cominciato il problema, ho dovuto aspettare il 2009 per denunciarlo.
Ma il problema non è ancora risolto.
Il motivo: non so il cognome dello stalker. Conosco solo il nome e qualche dato descrittivo.
Non lo so perchè da quando è cominciato questo problema, ho evitato sempre di più tutti, pur di evitare lo stalker. Una chiusura che è evidentemente anomala.
Sono andata dalla polizia e mi hanno detto che se non posso dire io esattamente chi è lo stalker, non possono farci niente.
Ma come, ho protestato, se una persona subisce un furto o una violenza, pretendono che la vittima fornisca nome, cognome e indirizzo del criminale?
Evidentemente no. Il problema è che lo stalking in Italia non è ancora considerato grave, neanche da chi dovrebbe rappresentare la legge.
Quindi, anzichè evitare il criminale in questione, perchè sembra appunto che questo sia un crimine, dovrei cercare di avvicinarlo, averci a che fare, conoscerlo, per poi poterlo denunciare?
In una delle storie di emigrazione che ho raccolto in 'Storie di emigranti' di Ilmiolibro.it , una protagonista, che in Moldova ha subito uno stupro, raccontava che non valeva la pena di rivolgersi alla polizia moldava perchè la colpa delle violenze la facevano sempre ricadere sulle donne.
Purtroppo non sorprende molto: in Italia solo negli anni '70 c'è stato un primo processo contro uno stupratore.
Se in Italia lo stupro è considerato un reato (notevole!), lo stalking non lo è ancora. Purtroppo questo dice solo quanto siamo ancora in ritardo nella difesa dei diritti individuali.
La legge non basta a risolvere il problema dello stalking.
Credo che sarebbe molto importante se la polizia fosse istruita sulla gravità di questo reato.
Sembrano proprio terribilmente ignoranti, come le persone più volgari che ridacchiano dei molestatori o, anzi, li sostengono se questi cercano di farsi questa o quella tipa, perseguitandola.
Davvero deprimente l'impressione avuta dal colloquio con la polizia.

E' stata fatta la legge. Ora occorre creare la mentalità che riconosca nel reato un crimine da punire.

Thursday, July 16, 2009

TV monolingue nell'Europa meridionale.

Sono stata di recente in Spagna e Portogallo e ho notato che anche lì, come in Italia, i programmi televisivi sono quasi tutti in lingua locale.
Ovviamente esistono antenne satellitari e parabole, ma sono una minoranza. Nei vari viaggi che ho fatto in Europa del nord e dell'est, ho trovato ovunque canali televisivi in varie lingue.
Ed è in effetti noto che nell'Europa del sud prevale questa tendenza monolingue. Non a caso in questi paesi si parlano meno bene le lingue straniere.
Quando studiavo all'Università di Venezia, avevo vinto una borsa di studio per partecipare ad una sessione del Parlamento Europeo di Strasburgo dedicata agli studenti universitari e alle loro proposte per il Parlamento dell'EU.
Tra le altre idee era affiorata quella di intensificare gli sforzi per diffondere programmi televisivi e proiezioni cinematografiche in lingua originale o con sottotitoli.
Sono passati più di dieci anni da allora, ma sembra che non se ne sia fatto ancora molto nell'Europa del sud.

Sunday, July 12, 2009

Germania. Poche chance per i figli di stranieri.

http://www.zeit.de/2009/27/Migranten?page=1

Articolo molto interessante.
Per i pochi che non conoscono il tedesco riassumo in due parole.

In Germania sembra che non vi siano esattamente le stesse opportunità per tutti.
I figli di emigranti sono molto penalizzati nel campo scolastico e formativo e, di conseguenza, anche in quello professionale.
Qualche superbrillante ce la fa, e viene aiutato a proseguire gli studi e a far carriera.
Ma per la maggior parte dei ragazzi di origine straniera è molto più difficile che per i tedeschi laurearsi e proseguire gli studi.
I motivi sono le maggiori difficoltà economiche, la minore informazione su programmi e possibilità, le difficoltà linguistiche, il disinteresse da parte degli insegnanti, i sostegni economici che spesso privilegiano i tedeschi.
Su 100 figli di accademici, 83 si laureano. Su 100 figli di operai, solo 18. Non perchè meno intelligenti dei primi, bensì perchè hanno meno possibilità economiche e meno sostegno da parte delle istituzioni.

Obama a Berlusconi. Niente stretta di mano.

E' interessante come i mezzi di informazione a volte colgano e sottolineino, a distanza di fusi orari, notizie molto diverse.
L' 8, il 9 e il 10 luglio ero a Madrid. Erano i giorni del G8 a L'Aquila.
Nei TG spagnoli ha colpito molto il fatto che Obama non abbia risposto alla stretta di mano di Berlusconi. Ho visto vari servizi sull'argomento; gli spagnoli hanno dato molta importanza alla notizia.
Tornata in Italia, chiedo a parenti e amici se ne hanno parlato molto anche qui.
Nessuno ha confermato il particolare. Anche in internet sembra che non sia molto in evidenza.

Si veda il filmato, per quanto un po' volgare, su YouTube:

http://www.youtube.com/watch?v=7lbbZ677i8o

Saturday, July 11, 2009

Berlusconismo e berlusconisti

Oggi, 11 luglio, leggo su 'Repubblica' un breve commento ad un articolo di 'El Pais' riguardo l'Italia.
Secondo il giornale spagnolo il dramma dell'Italia è il berlusconismo.
Il commento di Repubblica però, per brevità o faziosità, non rende bene l'idea.
L'articolo del 'Pais', che mi è capitato di comprare a Madrid proprio il 10 luglio, considera Berlusconi come colui che rappresenta i mali degli italiani stessi.
Di Berlusconi si cita il coinvolgimento in giri di prostituzione (sembra una frase scioccante, ma credo si possa proprio dire così), il conflitto di interessi, la presunta corruzione nel caso Mills, le leggi ad personam ...
Tutto questo, però, in un paese in cui la gente, o non sa abbastanza di queste cose (RAI 1 per vari giorni ha negato informazione al riguardo), o non le considera troppo gravi. Un paese in cui Berlusconi ritiene violazione della privacy parlare delle sue storie private, ma in cui anche certi magistrati ritengono violazione della privacy riferire se sono stati invitati a cena dal Premier. Un paese in cui ci si compiace della violazione delle regole stradali e in cui è quasi una norma l'evasione fiscale. Un paese in cui il clientelismo nelle università supera la decenza. Un paese in cui il Presidente della Repubblica invita la stampa a non rompere troppo durante i giorni del G8.
Con berlusconismo la giornalista Shukri Said intende uno stile corrotto e immorale che, e questa è la vera tragedia, sembra il modo di comportarsi di tutti gli italiani.


Sopra. 'La Repubblica' di giovedì 11 luglio 2009, pagina 14.


Sopra. Da 'El Pais' di giovedì 10 luglio, pagine 25 e 26.
Sotto. Le stesse pagine in dettaglio.




Saturday, June 27, 2009

The Slovak Spectator: Slovakia to lose its Special Court


Quando ero a Bratislava, all'inizio di giugno, mi ha colpito un articolo di 'The Slovak Spectator', intitolato 'Slovakia to lose its Special Court'.
Il Tribunale Speciale di cui si parla è una corte di giustizia diversa dal tribunale comune, creata nel 2004 per reati particolarmente gravi come la corruzione o gravi delitti da parte di privati o enti pubblici.
Ha risolto questioni importanti mandando in galera, tra gli altri, un ex-sindaco, un arbitro sportivo corrotto e feroci gangster della malavita slovacca.
Ora hanno deciso di abolirla perché, dicono, costa troppo, perché ha poteri così speciali da scntrarsi con la costituzione, o forse perché, dice chi avversa questa scelta insieme alla maggior parte dei rappresentanti dei paesi occidentali, ha toccato in alto poteri troppo forti, così forti che ne hanno potuto decidere la chiusura.

Friday, June 26, 2009

'Michael Clayton' di Tony Gilroy.

Mi è piaciuto molto il film 'Michael Clayton' di Tony Gilroy, con George Clooney.
Un avvocato lavora per una multinazionale finché scopre che la ditta è colpevole di gravi reati.
Nonostante le difficoltà economiche, decide che denunciare la verità vale più del guadagno.

Sunday, June 21, 2009

Il Bel (?!) Paese

Italia. Un Presidente del Consiglio che ha una fretta sospetta di far approvare nuove leggi per limitare le intercettazioni telefoniche (personali?) e che vorrebbe, dichiaratamente, imbavagliare la stampa perchè organizza complotti contro di lui (sic).

Giovani belle donne che entrano in politica perché, parole del Premier, sono molto belle.

Lo stesso Presidente del Consiglio che si mostra insolitamente generoso con ragazzine avvenenti, star e veline, escort e accompagnatrici, tanto da pagare (come si pagano le prostitute) la loro presenza nelle sue ville private.

Un Presidente del Consiglio che continua ad avere un buon successo tra gli italiani.

Un paese in cui lo stalking, scoperta recente della giurisprudenza italiana, sembra più la regola che l'eccezione, e in cui la polizia non è troppo interessata ad indagare questi reati perché, ufficialmente, è difficile identificare gli stalker, ma in realtà perché il machismo in Italia è ancora troppo radicato, anche tra chi rappresenta la legge.

Un paese in cui una donna un po' attraente è costretta a sentire, quando passa tra la gente, solo volgarità o discorsi da bordello, e in cui una 'deve starci' a priori altrimenti è vista come una disadattata e un'asociale.

E tipi strani, in Italia, che vanno sempre in giro con un giornale davanti agli occhi perché trovano questo paese e i suoi abitanti, letteralmente, inguardabili, per i motivi sopra riportati.
Che ci vedano, in realtà, nonostante il giornale sugli occhi, meglio di altri?

Friday, June 19, 2009

'Storie di emigranti' di Roberta Barazza

Al link

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=258937
(oppure www.ilmiolibro.it - in 'cerca' scrivere 'Roberta Barazza')

il mio nuovo libro

Storie di emigranti.
Viaggi incredibili, per poter vivere dignitosamente.


'In questo libro ho raccontato alcune incredibili storie vere di stranieri giunti in Italia con la sola speranza di vivere in modo normale, lontano dalla povertà, la violenza e le ingiustizie subite nei loro paesi. In appendice una serie di articoli e documenti aiutano a capire le drammatiche situazioni da loro vissute.'

I protagonisti sono giovani conosciuti a Bologna. Gli sono molto grata per avermi raccontato la loro storia.

Tuesday, June 16, 2009

"Il ritorno di Cagliostro", film di Ciprì e Maresco

Se si vuol avere un'idea (raccapricciante) di com'era la società italiana alla fine degli anni '40, si veda il film "Il ritorno di Cagliostro" di Ciprì e Maresco.

Nuove elezioni in Iran

Che ci siano stati brogli elettorali nelle recenti elezioni in Iran, sembra piuttosto scontato.
Ahmadinejad propone di ricontare le schede elettorali.
E' pochino.
Ho letto, in un articolo tratto dal New York Times, che i brogli erano possibili anche in altri modi, oltre al conteggio falsato delle schede.
Il numero del candidato progressista Moussavi nelle schede era 4, e quello di Ahmadinejad 44; mettere un 4 davanti al primo 4 sarebbe stato, dunque, piuttosto facile.
Come dice Moussavi, solo una nuova elezione, trasparente questa volta, può risolvere il problema.

Sunday, June 14, 2009

'La spia che andò al fresco' di Odifreddi

Avevo sentito del capitolo 'La spia che andò al fresco' del libro di Odifreddi "La Repubblica dei numeri", Raffaello Cortina Edizioni.

Ho preso il libro perché mi incuriosiva, appunto, quel che gli era successo in Siberia negli anni '90.

Odifreddi era andato in Russia ad insegnare matematica in un'università della Siberia. Non per punizione; aveva vinto un importante premio per matematici.
Sapeva che non era permesso cambiare dollari, ma l'ha fatto ugualmente, pensando che non sarebbe stato così grave. E invece per questo è finito in galera.
Rischiava addirittura una decina d'anni, ma aver cambiato dollari sembra essere stato solo un pretesto per mandare al fresco un italiano famoso, accusarlo di spionaggio, e ottenere dal governo italiano, in cambio del suo rilascio, la scarcerazione di spie sovietiche detenute in Italia. Per la sua liberazione è dovuto intervenire il Presidente Pertini.

Liceo musicale, matematica e inglese.

Molto positiva la nascita del liceo musicale in Italia. Anzi, forse, ancora non del tutto sufficiente. Forse meglio mettere musica anche in altre scuole.

L'Italia è un paese con una tradizione musicale tra le più ricche, e con un insegnamento della musica nella scuola tra i più scarsi.
Nel libro "La Repubblica dei numeri", Raffaello Cortina Editore, nel capitolo 'La spia che andò al freddo', Odifreddi dice che una cosa i russi sanno che noi italiani non sappiamo: leggere le note.
In Italia solo uno specialista sa leggere le note, oppure un bambino nei tre anni di scuola media in cui la musica è obbligatoria. Dal primo anno delle superiori, invece, comincia a dimenticarsele.

Sembra che il pacchetto Gelmini potenzi la conoscenza della matematica e dell'inglese.
Non so se è bene o male (cioè se altre materie verranno penalizzate), ma so che se io volessi ottenere l'abilitazione all'insegnamento nelle scuole secondarie in UK, devo dimostrare un'ottima conoscenza, oltre che della materia che insegnerei, di due materie, valide per qualsiasi abilitazione: inglese e matematica.

Tuesday, June 9, 2009

Regole vaghe nelle scuole italiane

In una delle scuole in cui ho insegnato c'erano regole troppo vaghe per l'attibuzione dei voti.
Non si tratta di considerare se uno è partecipe o molto partecipe, se dimostra interesse o non molto interesse, cioè quelle sfumature piuttosto opinabili che, giustamente, dipendono dall'osservazione degli insegnanti e su cui è difficile stendere griglie precise di valutazione.
Mi riferisco piuttosto ai dati oggettivi della frequenza, del numero di compiti, dei periodi entro cui devono pervenire le prove.
Se nel primo caso è comprensibile che le valutazioni siano un po' vaghe e poco oggettive, nel secondo credo sia importante che una scuola abbia regole abbastanza precise e che gli alunni stessi ricevano al momento dell'iscrizione l'elenco delle regole essenziali da rispettare per ottenere i titoli in una certa scuola. Altrimenti finisce che una persona che in tutto un anno si è presentata solo tre volte e che in una di quelle volte ha fatto un compito sufficiente, ottiene la sufficienza a fine anno.

Criteri per la valutazione della condotta

In uno degli ultimi consigli di classe mi ha un po' sorpreso il criterio con cui vari colleghi considerano virtuoso il comportamento degli alunni.
In una classe ci sono alunni molto bravi: alcuni sono buonissimi, silenziosi, attenti e ligi al dovere; altri sono molto interessati ma anche molto partecipi: intervengono spesso e dicono sempre la loro.
Mi ha un po' colpito che i colleghi considerino da 10 il primo comportamento, e non da 10 il secondo. Ho avuto l'impressione che si considerino molto virtuosi gli alunni che non disturbano, mentre quelli che intervengono spesso, ma sempre per partecipare alla lezione e dire la propria opinione, fossero visti come meno virtuosi perchè un po' rompiscatole.
Mi sembra una visione un po' pre-sessantottina.

Saturday, June 6, 2009

Vita quasi normale di una persona diversamente abile. Conversazione con MS.

http://www.luigiboschi.it/?q=node/23725

VITA QUASI NORMALE DI UNA PERSONA DIVERSAMENTE ABILE. CONVERSAZIONE CON MS.

Roberta Barazza

Una persona senza particolari difficoltà fisiche non si rende spesso conto di quante piccole quotidiane difficoltà possa incontrare una persona diversamene abile.
Questo articolo è il risultato delle conversazioni con MS, un signore di circa quarant'anni che, dopo un grave incidente in macchina, usa la sedia a rotelle.
MS è fortunato perchè può anche alzarsi e camminare autonomamente per qualche metro. La maggior parte delle persone in sedia a rotelle è completamente immobile ed è molto meno autonoma di lui.
Vediamo cosa vuol dire essere costretti alla sedia a rotelle.
La casa in cui si vive deve avere arredamento e attrezzature adatte all'handicap.
Quando arriva a casa, di solito MS lascia la carrozzina fuori della porta. La sua casa ha le pareti del tutto sgombre perchè MS ha bisogno di appoggiarsi alle pareti. Può muoversi per qualche metro, ma poi deve sedersi o sdraiarsi, prima di rialzarsi.

Il bagno deve poter essere usato da una persona che non può stare in piedi. La doccia o i lavandini devono essere alla portata di una persona seduta.
Una persona che può muoversi solo in carrozzina non può stare in casa da solo. Ha bisogno di qualcuno che, ad esempio, lo sposti dalla sedia a rotelle al bagno o al letto. Se non si ha una corporatura molto forte e non si riesce a far leva sulle proprie braccia, è necessaria la presenza di altre persone.
Molto spesso le persone diversamente abili ricevono l'aiuto di assistenti incaricati dal comune o da istituzioni sanitarie. Vengono in casa a portare la spesa o i pasti preparati, o ad aiutare a lavarsi o a riordinare la casa.
Esiste una macchina, l'elevatore, molto utile per chi è incapace di muoversi. E' una specie di piccola gru a cui il malato si lega con corde e fasce. Una volta azionato, l'elevatore solleva la persona, la sposta e la fa poi scendere da qualche altra parte.

Questa macchina non è molto diffusa. Costa molto e a volte non la si trova neanche negli ospedali. Negli ospedali non servirebbe troppo, in realtà, perché lì vi sono sempre persone che possono aiutare a compiere movimenti, ma se si vive soli contribuirebbe molto all'autonomia della persona.
Molto spesso le istituzioni comunali o statali aiutano a sostenere le spese per il riadattamento di una casa per portatori di handicap. Le spese possono essere detratte dalle imposte. Se una persona si compra una casa attrezzata per handicap, gli enti pubblici aiutano a pagare le spese in più rispetto ad una casa normale.
Un altro elemento importante è l'ascensore. Non tutti i condomini hanno ascensori abbastanza grandi da far entrare una sedia a rotelle. Ora tutte le abitazioni devono essere costruite secondo queste norma, ma fino a pochi decenni fa non vi era quest'obbligo.
MS racconta che, subito dopo l'incidente che gli è costato vari mesi di coma e la parziale invalidità, era costretto a chiamare il taxi per spostarsi da un luogo all'altro. Non sapendo ancora come organizzarsi, nei primi mesi di invalidità spendeva quasi l'intero stipendio in taxi.
Adesso MS ha la patente speciale Bs. Molti portatori di handicap possono avere la patente perchè vi sono macchine costruite in modo tale che freni o marce siano azionabili con le mani anzichè con i piedi.
MS racconta che quando stava conseguendo la patente Bs, aveva conosciuto una ragazza completamente paralizzata dalla vita ai piedi. Anche lei ha potuto avere la patente. Aveva grande determinazione e anche molta forza fisica nelle braccia e, nonostante la paralisi totale degli arti inferiori, riusciva da sola a spostarsi dalla sedia a rotelle alla macchina o ad altri luoghi.
Il problema del trasporto è uno dei più importanti per una persona costretta all'immobilità.
Prendere bus o treni è quasi impossibile in Italia. Non lo è in altri paesi del nord Europa, dove vi è maggiore attenzione all'handicap.
Nelle città pochissimi sono gli autobus forniti di una pedana apposita per chi deve salire con la sedia a rotelle. Il massimo che si può pretendere è che l'autista gentilmente aiuti la persona con handicap. E' tenuto a farlo, ma sono situazioni del tutto sporadiche.

Le porte dei treni, in certi paesi del nord Europa, scendono fino a terra per permettere l'entrata o l'uscita dei passeggeri. Non è così in Italia, dove chi sale o scende deve passare qualche gradino. Nelle metropolitane vi è questa possibilità, non nei treni normali. Ma una persona in sedia a rotelle può addentrarsi facilmente in una metropolitana? Se non ci sono ovunque ascensori sembra piuttosto problematico anche lì.
A volte neanche nelle stazioni più grandi d'Italia ci sono ascensori: a Mestre, ad esempio, stazione situata a pochi km da Venezia e nodo ferroviario importantissimo per tutto il nord d'Italia, non ci sono ascensori; i passeggeri devono trascinare i bagagli su e giù per le scale se vogliono raggiungere uno dei dieci binari della stazione. A volte in Italia non ci sono servizi essenziali neanche per chi non ha problemi a muoversi. Per i portatori di handicap i problemi possono diventare insormontabili.
Nelle scale di certi luoghi pubblici sono installati scorrimano meccanici che aiutano a spostare le valigie, ad esempio.
Esistono anche simili strutture appositamente costruite per le sedie a rotelle. Aiuterebbero molto, ma sono ancora molto rare.
Chiedo a MS quali sono le difficoltà che si possono incontrare nel posto di lavoro.
Mi spiega che tutte le ditte di medie o grandi dimensioni sono obbligate ad assumere almeno un portatore di handicap ogni dieci lavoratori. Per questo la ditta deve avere anche le attrezzature necessarie per permettere a tutti una vita normale: i bagni, ad esempio, devono essere adatti ai portatori di handicap; gli ascensori devono rispettare le norme apposite, bar o caffè devono essere raggiungibili da chi si muove con difficoltà.
Chiedo a MS se gli è mai capitato qualche grave inconveniente come, ad esempio, un black-out. Dice di no, ma non occorrono i black-out per complicare la vita: è sufficiente, ad esempio, che l'ascensore di casa sia momentaneamente fuori servizio e si rimane bloccati fuori della propria abitazione.

Può sembrare una sciocchezza, ma per una persona in sedia a rotelle, anche spedire una lettera è un problema perchè le cassette delle lettere non sono abbastanza basse.
Per non parlare delle cabine telefoniche: non vi si può entrare con la sedia a rotelle; la cornetta è troppo alta; non si riesce a infilare le monetine o la scheda telefonica, nè tantomeno comporre il numero. E' vero che esistono in poche aree della città alcune cabine telefoniche speciali, ma son talmente poche che il malcapitato dovrebbe percorrere mezza città ogni volta che gli serve una cabina attrezzata per l'handicap.
Altre difficoltà sono, semplicemente, le strade dissestate, o i marciapiedi che non sempre hanno piccole rampe per far salire una sedia a rotelle. Ci si può forse rendere conto di tali difficoltà quando si cammina con una grande valigia con rotelle. Quante volte siamo costretti a sollevare la valigia piuttosto che continuare il percorso senza interruzioni? Quante volte abbiamo rotto le rotelle perchè le strade sono piene di irregolarità?
Anche la pioggia complica la vita: MS ammette di non aver mai visto sedie a rotelle con coperture in caso di maltempo; si deve usare copricapi o ombrelli.
Qualche tempo fa una studentessa spagnola in sedia a rotelle che doveva passare qualche mese all'università di Bologna, si lamentava, ai microfoni del TGR, delle pochissime attrezzatture a disposizione dei portatori di handicap. Raccontava che, per lei, era stato molto difficile poter frequentare i corsi all'università perchè, ovunque, i percorsi erano un grande ostacolo: ascensori, pedane insufficienti, scale non adatte a portatori di handicap. Per poter frequentare dei corsi è stata costretta a chiedere ai vari professori di spostare le lezioni al piano terra. I piani superiori non erano accessibili.
Figuriamoci se uno vuole anche solo andare ad una conferenza, ad una mostra d'arte o ad un incontro: deve sempre informarsi se le attrezzatture permettono l'accesso ai diversamente abili, e, probabilmente, dovrà rinunciare a una grande parte delle iniziative.

Mi spiega MS che, se si vuole andare al cinema, bisogna sempre telefonare prima. Se i locali sono accessibili, di solito i posti riservati a chi è in sedia a rotelle sono o vicini al palcoscenico, qundi a piano terra per evitare le scale, o nel loggione in alto, raggiungibile in ascensore, dove vi è uno spazio più vasto per sistemare una sedia a rotelle.
Se si vuole andare allo stadio ci sono entrate e spazi appositi per guardare la partita.
MS non ha mai preso l'aereo dopo l'incidente, ma mi dice che in aeroporto vi sono addetti tenuti a garantire ai portatori di handicap un percorso senza troppe difficoltà fino all'aereo. Sarà. Ogni volta che prendo l'aereo, io salgo in cabina di volo tramite una scala normale; non ho mai visto rampe lisce di accesso. Ho notato comunque che, quando si compra un biglietto in internet, si è tenuti ad indicare eventuali problemi fisici.
E fare acquisti? Mi risponde MS che andare nei negozi comuni è piuttosto problematico: sono di solito piccoli, senza rampe e non attrezzati per l'handicap. Conviene frequentare i grandi centri commerciali, più accessibili da questo punto di vista.
Anche andare semplicemente al bar è un'impresa. In quasi tutti i bar, racconta MS, si può entrare solo salendo qualche gradino; non vi sono quasi mai bagni per portatori di handicap; il banco del barista è di solito troppo alto per chi è costretto a star seduto. MS ormai c'ha rinunciato: ha sempre trovato molto difficile andare, semplicemente, a prendersi un caffé con gli amici.
Qualche altro particolare: le spiagge. Praticamente impossibile muovere la sedia a rotelle nella sabbia.
Le scale mobili: quelle piatte sono frequentabili; quelle a gradini inaccessibili.
Le palestre sono di solito ben attrezzate per i portatori di handicap; hanno strumenti e percorsi facilmente raggiungibili.
Molte cose sono cambiate negli ultimi anni. C'è molta più attenzione a questi problemi, ma molto c'è ancora da fare per rendere la vita più semplice a chi non si muove facilmente. E non è solo un problema di strutture: comunicare o far amicizia, per queste persone, è spesso più difficile a causa della diffidenza e della paura di chi non conosce questi problemi.